Jupiter-8 50mm f/2. Uno sconosciuto prototipo ricalcolato

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; la cruenta resistenza all’avanzata nazista nell’operazione Barbarossa e la lenta controffensiva in territorio tedesco ad Oriente fino alla vittoria finale costarono all’Unione Sovietica una vera carneficina nella quale una generazione di giovani venne immolata senza tanti riguardi per raggiungere l’obiettivo; è quindi comprensibile che sull’argomento del risarcimento dei danni di guerra avesse il dente avvelenato e abbia cercato di sfruttare completamente il proverbiale e avanzatissimo know-how tecnico del nemico sconfitto, smantellando e trasferendo in URSS intere strutture industriali; fra le chicche con massima priorità in questa lista c’era naturalmente la Zeiss Ikon Dresden e la sua celebre fotocamera a telemetro Contax con i relativi obiettivi forniti da Carl Zeiss Jena, la fotocamera più avanzata ed invidiata dell’epoca.

Tralasciamo la lunga, complessa e quasi farsesca fase di trasferimento dei macchinari e delle maestranze, passati anche attraverso binari ferroviari a scartamento differente e aerei precipitati con a bordo preziosi materiali innovativi come le campane a vuoto per la deposizione dei rivestimenti antiriflesso, ovviamente distrutte nell’incidente; dopo anni di travagli la produzione delle fotocamere Kiev strettamente derivate dalle Contax prese avvio e con essa anche quella del relativo corredo di obiettivi, a loro volta clonati dai corrispondenti Sonnar e Biogon che avevano mutuato alla Contax una fama planetaria.

L’argomento di oggi è un rarissimo prototipo, realizzato solo in alcuni esemplari, che testimonia la volontà di evolvere ed implementare il gruppo ottico del popolare 50mm 1:2 sovietico derivato dall’omologo Sonnar di Bertele, un progetto del quale non si aveva alcuna notizia fino ad ora; tuttavia procediamo con ordine.

Per il settore ottico sovietico passare a produrre obiettivi complessi, avanzati e realizzati con tolleranze infinitesimali come i Sonnar e Biogon di Carl Zeiss Jena non era una questione da poco, anche considerando il fatto che erano realizzati con specifici vetri ottici creati dalla Schott, sussidiaria Zeiss, privi di una controparte diretta nei cataloghi delle vetrerie interne: pertanto sarebbe stato necessario trasferire l’intera Schott in Unione Sovietica, con maestranze, apparecchiature, materiali grezzi e documentazione tecnica; sfortunatamente gli statunitensi, giunti per primi nella zona di occupazione che poi gli accordi di Yalta avrebbero concesso all’URSS, avevano provveduto a trasferire nel settore a controllo alleato gran parte delle maestranze e dei materiali della Schott stessa e i pochi tecnici spaesati rimasti al loro posto in locali bombardati e spogliati di tutto, per quanto subito trasferiti nelle strutture di Lytkarino, non erano in grado di replicare la fusione dei vetri necessari.

Fu quindi subito chiaro che, pur avendo acquisito a carissimo prezzo i tanto agognati progetti degli obiettivi Contax, non sarebbe stato possibile produrli tout court in Unione Sovietica ma si rendeva necessario consegnare le schede tecniche al GOI di Leningrado, l’Istituto Ottico Statale, e ricalcolare tutti gli schemi, mantenendone l’architettura ma adattandola ai valori rifrattivi e dispersivi dei vetri ottici disponibili in patria, operazione che prese rapidamente avvio ma impose i necessari tempi tecnici.

Nel frattempo il desiderio di montare finalmente sulle fotocamere sovietiche i famosi obiettivi disegnati da Bertele alla Carl Zeiss Jena era palpabile e, in attesa di avere a disposizione le ottiche ricalcolate al GOI da produrre in grande serie con i vetri ottici disponibili, si adottarono soluzioni palliative; nella prima fase, disponendo di una serie di noccioli ottici completi originali Zeiss per ottiche Biogon 3,5cm 1:2,8, Sonnar 5cm 1;2 e Sonnar 5cm 1:1,5 recuperate nei magazzini a Jena, al KMZ di Krasnogorsk i tecnici applicarono il trattamento antiriflessi a questi moduli e li inserirono in una montatura realizzata in loco, creando di fatto la prima, ridotta tiratura di obiettivi che, in realtà, erano ibridi con il gruppo ottico originale Carl Zeiss Jena prodotto prima o durante la guerra e barilotto sovietico; l’illustrazione mostra un Carl Zeiss Jena Sonnar 5cm 1:2 realizzato durante la guerra, con primitivo antiriflessi T e attacco LTM per le Leica in carico alle Forze Armate tedesche, accanto ad un obiettivo realizzato nel dopoguerra con la procedura appena descritta, applicando ad una montatura sovietica le lenti originali Zeiss.

Questi obiettivi cominciarono ad apparire intorno al 1948 e la loro denominazione era SK per i 5cm 1:2 ed 1:1,5 oppure BK per il 3,5cm 1:2,8; le sigle sono l’acronimo di Sonnar Krasnogorsk e Biogon Krasnogorsk, denominazioni che non fanno nulla per nascondere il DNA composito di questi particolari obiettivi, oggi rari oggetti da collezione.

IN questa immagine possiamo osservare un Sonnar Krasnogorsk 5cm 1:1,5 montato su una fotocamera FED e un Sonnar Krasnogorsk 5cm 1:2 applicato al rarissimo prototipo di una Zorkij 2, un corpo macchina che meriterebbe da solo un intero articolo; questo iniziale escàmotage, protratto fino all’esaurimento delle scorte recuperate, consentì di iniziare la diffusione sui corpi sovietici di ottiche Zeiss nate per la Contax, in attesa di produrre direttamente le versioni ricalcolate al GOI.

Questa fotografia e le altre utilizzate in questo articolo sono state gentilmente fornite dal caro amico Dr. Milos Paul Mladek, grande esperto e collezionista di materiale fotografico sovietico della cui collaborazione mi sono già avvalso e che nuovamente ringrazio di cuore per l’amichevole disponibilità.

La gamma di obiettivi sovietici ottenuti adattando i modelli Carl Zeiss Jena per Contax disegnati da Bertele ai vetri disponibili fu denominata Jupiter, una scelta che alcuni riconducono ad un gioco di parole: Iupiter è il nominativo latino che indica Giove, il padre degli dei, cioè Zeus, nome che per assonanza riconduce, appunto, a Zeiss!

Il primo obiettivo ricalcolato al GOI partendo dai progetti Carl Zeiss Jena è proprio quello più luminoso e interessante, derivato dal Sonnar 5cm 1:1,5 e chiamato Jupiter-3; il disegno di questo gruppo ottico fu completato nel Luglio 1947 e questa scheda informativa originale, così come quelle che seguiranno, proviene dal famoso e monumentale catalogo GOI curato da Lishevskaya e Zarevsky “Obiettivi per fotografia e proiezione calcolati dal GOI”, stampato nel 1964 in appena 300 copie; come si può osservare nella scheda, lo schema ottico del Sonnar è stato mantenuto, adattandolo però ai corrispondenti vetri ottici sovietici, indicati in sigla accanto alla sezione.

Dopo neanche un anno, nel Giugno 1948, il GOI mise a punto anche lo schema dello Jupiter-8, obiettivo derivato dal Sonnar 5cm 1:2 che vedrà una larghissima diffusione, sarà utilizzato ed apprezzato su numerose fotocamere sovietiche e prodotto in un numero ingente di esemplari; proprio in questa fase dalle officine di Krasnogosrk iniziavano ad uscire le versioni SK realizzate con i noccioli ottici originali Zeiss e per alcuni anni questi ultimi furono gli unici obiettivi disponibili perché l’industrializzazione degli Jupiter fu lenta e complicata, approdando di fatto agli anni ’50.

Una volta entrati a regime, i normali luminosi Jupiter-3 e Jupiter-8 derivati dai Sonnar furono largamente apprezzati non soltanto per la tipica compattezza e la grande apertura disponibile ma anche per le prestazioni di tutto rispetto, garantite dalla revisione del progetto Zeiss che infuse nel disegno di Bertele tutta l’esperienza del pool di ottici impiegati al GOI; pertanto questi modelli furono prodotti in grande serie in diversi stabilimenti.

Naturalmente tutto è perfettibile e, sebbene questi obiettivi fornissero prestazioni sicuramente adeguate, a fine anni ’50 il GOI mise mano a nuovi progetti per evolvere questi schemi ottici, abbandonando contestualmente la pedissequa aderenza al modello originale di Bertele.

La prima proposta di revisione riguardò il luminoso Jupiter-3, partendo dal quale nel Dicembre del 1959 fu realizzato il prototipo Orkideja-3 da 52mm 1:1,5.

Quest’obiettivo partiva dallo schema Sonnar originale ma lo stravolgeva, spaziando ad aria il terzo elemento del tripletto anteriore e rendendo fortemente divergente la lente centrale del tripletto posteriore, una configurazione decisamente evoluta che garantiva un picco di risoluzione sull’asse elevatissimo e largamente superiore a quello dello Jupiter-3; purtroppo il nuovo obiettivo non venne mai indirizzato alla produzione di serie, lasciando a listino il noto ed affidabile Jupiter-3; forse fra le ragioni addotte si può ipotizzare anche l’utilizzo previsto di ben 4 lenti in vetro CTK, corrispondente ad un Crown al lantanio con ossidi delle Terre Rare, materiali esotici ed evidentemente troppo costosi per il mercato di un paese socialista.

Per quanto riguarda la versione meno luminosa Jupiter-8, non esiste invece la documentazione ufficiale di alcuna ipotesi migliorativa, e questo affermato ed apprezzato 50mm 1:2 rimase a catalogo per decenni, fino a tempi moderni, registrando volumi produttivi da record; tuttavia, pur in mancanza di una scheda ufficiale, possiamo dire che anche per quest’obiettivo fu previsto un modello con schema ottico evoluto e col quale si sarebbe dovuto avvicendare, un nuovo obiettivo realizzato in un numero molto esiguo di prototipi, forse una manciata, che in via eccezionale possiamo descrivere.

Infatti, intorno al 1961, al KMZ di Krasnogorsk fu assemblato questo prototipo, semplicemente denominato JUPITER 50/2, senza numerazione progressiva, e identificato dalla matricola 000002; quest’ottica evidentemente prevede un gruppo ottico più ingombrante rispetto allo Jupiter-8 perché il suo barilotto è più allungato e anche moderno per i tempi, con finitura nera e settore zebrato per fresatura sulla ghiera metallica di messa a fuoco; quest’obiettivo consente di sfruttare aperture comprese fra 1:2 ed 1:22 con una completa serie di riferimenti per la profondità di campo mentre la chiusura dell’iride ad 8 lamelle è manuale, senza preselettore.

L’accostamento del prototipo ad un classico Jupiter-8 evidenzia immediatamente il maggior ingombro longitudinale del gruppo ottico.

Lo schema ottico del prototipo Jupiter 50mm 1:2 si può ricondurre ad un brevetto sovietico di Maltsev richiesto nel 1960; questo documento illustra un’evoluzione dello schema Sonnar a 6 lenti ottenuta eliminando la lente centrale del tripletto posteriore, sostituendola con una spaziatura ad aria, aumentando contestualmente la sezione dell’ultimo elemento posteriore; in questo modo si ottiene uno schema a 5 lenti in 4 gruppi che risolve un annoso problema del Sonnar classico: la scollatura delle lenti nel tripletto anteriore causata proprio dalla presenza dell’elemento centrale in vetro ai fluoruri a bassa dispersione, un materiale associato ad una dilatazione termica decisamente superiore a quella che caratterizza i vetri contigui ai quali è abbinato e che, in seguito a ripetuti chock termici durante l’utilizzo, produce la separazione del cemento; in questo caso l’eliminazione della lente incriminata risolve drasticamente il problema e configura uno schema Sonnar moderno e simile a quello utilizzato in seguito in altri progetti famosi, come ad esempio quello del Sonnar 40mm 1:2,8 per Rollei 35 disegnato da Erhard Glatzel.

Per verificare se questa ipotesi corrisponde al vero utilizzeremo una radiografia dello Jupiter 50mm 1:2 affiancata a quella dello Jupiter-8 50mm 1:2 di serie, un documento eccezionale realizzato dal Dr. Milos Paul Mladek sfruttando le sue competenze professionali e gentilmente condiviso.

La radiografia conferma come lo schema dello Jupiter 50mm 1:2 prototipo preveda effettivamente un elemento posteriore molto allungato e una spaziatura ad aria in luogo della lente centrale ai fluoruri del tripletto anteriore; occorre notare come tale elemento nello Jupiter-8 a sinistra risulti comunque invisibile perché i vetri di questa categoria trasmettono molto bene le frequenze più brevi e risultano eccezionalmente trasparenti ai raggi X.

Abbinando la radiografia ad un embodiment del brevetto di Maltsev troviamo una sostanziale corrispondenza, con l’unica evidente eccezione della quarta lente, la cui superficie anteriore nel brevetto presenta raggio infinito (superficie piatta) mentre nella radiografia del modello definitivo risulta convessa.

Questo rarissimo prototipo ci conferma dunque come fosse stato calcolato un sostituto anche per il popolare Jupiter-8 50mm 1:2, un progetto che arrivò tuttavia solamente allo stadio di prototipo; probabilmente le piccole dimensioni, le buone prestazioni e la produzione già avviata della versione di serie suggerirono di non modificare il rassicurante status quo, negando al nuovo Jupiter l’avvallo definitivo e trasformando la manciata di prototipi in rarissimi oggetti da collezione.

Datato, economico ma di buona qualità: immagine scattata nel Settembre 2019 con un KMZ Jupiter-8 50mm 1:2 del 1954 in attacco Kiev-Contax all’apertura di diaframma 1:8.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

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One Comment

  1. Luigi Gesi

    Ciao Marco … innanzitutto complimenti.

    Unicamente e relativamente al ricalcolo degli obbiettivi Jupiter nel 1947/48 per adattare gli schemi Sonnar ai vetri di produzione sovietica, ho informazioni diverse da quelle indicate nel tuo bell’articolo … Non fu il GOI ad effettuare lo studio e le modifiche… o meglio, le effettuò ma nn ci riuscì. Sempre che le info che ho raccolto siano veritiere.

    Ciao e grazie ancora.

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