Un cordiale saluto a tutti i followers di Nocsensei; in altri articoli ho già affrontato l’origine e la storia del vetro Nikon ED a bassissima dispersione e dei primi obiettivi Nikkor ad avere utilizzato un materiale del genere, fondamentale per limitare l’aberrazione cromatica in ottiche a lunga focale; in particolare, gli obiettivi della casa con tali caratteristiche prodotti dal Gennaio 1972 fino al 1975 non utilizzavano il vetro a bassissima dispersione Nikon ED propriamente detto, le cui basi teoriche esistevano già ma non era ancora possibile fonderlo in modo consistente e in quantità industriali, pertanto i modelli più datati, come già anticipato altrove, sfruttarono il costoso vetro Schott FK50, prodotto dalla Jenaer Glasswerk Schott und Genossen di Mainz (in pratica la vetreria di casa Zeiss) e già a listino da metà anni ’60.

 

 

Come specificato in un altro articolo. il primo obiettivo Nikon con vetro Schott FK50 a bassissima dispersione prodotto in serie (se tale si può considerare un lotto di appena 72 esemplari) fu il Nikkor-H 300mm f/2,8 a preselezione manuale del diaframma svelato nel Gennaio 1972 e fornito ai fotografi accreditati presso le Olimpiadi Invernali che si svolgevano proprio in Giappone (evento che fruttò all’obiettivo il nomignolo di 300mm f/2,8 “Sapporo”); questo modello prevedeva effettivamente che gli elementi di grande diametro L1 ed L3 fossero realizzati con tale materiale d’importazione, il cui indice di rifrazione nD era 1,48606 e il numero di Abbe vD relativo alla dispersione arrivava a 81,5, valore analogo a quello dei vetri ED-UD-SD impiegati ancora oggi.

Pertanto questo è il primo obiettivo Nikkor con vetro a bassissima dispersione ad essere prodotto in serie, tuttavia se andiamo a considerare il primo Nikkor effettivamente assemblato utilizzando tale materiale il discorso prende un’altra piega; infatti entro il Dicembre 1970 i tecnici Nippon Kogaku avevano progettato e brevettato lo schema ottico di almeno 4 obiettivi che includevano nel calcolo in vetro Schott FK-50: Nikkor 300mm f/4,5, Zoom-Nikkor 180-600mm f/8, Zoom-Nikkor 360-1200mm f/11 e Nikkor 400mm f/5,6.

 

 

Contariamente alle altre versioni citate, per le quali si rimandò la produzione fino al 1975 e all’avvento del vetro Nikon ED proprietario, per il 400mm f/5,6 vennero subito assemblati prototipi da esibire alla Photokina di Colonia dell’Ottobre 1970, evento fondamentale nell’evoluzione del corredo Nikkor perché in tale occasione furono svelati numerosi modelli dalla tecnologia avanzata.

Questa scheda fa parte di una brochure realizzata dall’importatore italiano dell’epoca, la Cofas S.p.A., per annunciare le varie novità del sistema Nikon presentate a quella fiera del settore, e come si può osservare nell’Ottobre 1970 esistevano già prototipi di Nikkor-P Auto 400mm f/5,6 definitivi ed assemblati; il documento cita esplicitamente l’impiego di un nuovo vetro con speciali caratteristiche di dispersione, e infatti la lente anteriore dello schema ottico era realizzata proprio col vetro Schott FK50, antesignano di tutti i materiali ED-UD-SD commerciali.

Quindi, a rigor di termini, il primo Nikkor con vetro FK50 a bassissima dispersione ad essere effettivamente assemblato non fu il 300mm f/2,8 “Sapporo” del Gennaio 1972 bensì il Nikkor-P Auto 400mm f/5,6, già presente nell’Ottobre 1970; questo è dunque il nuovo antequem del settore che retrodata tale introduzione di 15 mesi.

Notate come il documento specificasse la disponibilità effettiva a distanza di un anno intero dall’introduzione, nell’Ottobre 1971, tuttavia per ragioni non chiare l’attesa si prolungò, superando anche la fase in cui Nippon Kogaku introdusse il suo nuovo rivestimento antiriflesso a strati multipli NIC, applicandolo ai suoi obiettivi.

 

 

Notate infatti come il prototipo dell’Ottobre 1970 fosse denominato Nikkor-P Auto 1 : 5,6  f = 400mm e non prevedesse l’antiriflesso multistrato, ancora da introdurre, e dopo aver mancato il lancio promesso ad Ottobre 1971 l’azienda rese disponibile l’obiettivo solamente nel Febbraio 1973; all’epoca l’antiriflesso NIC era già in uso e veniva indicato dalla lettera C accostata a quella che definisce il numero di lenti dello schema ottico, pertanto il modello entrato finalmente in produzione era denominato Nikkor P.C Auto 1 : 5,6  f = 400mm, mantenendo tuttavia le caratteristiche meccaniche, lo schema ottico e la lente anteriore in vetro Schott FK50 già presenti nel prototipo del 1970.

 

 

Nel 1975, dopo innumerevoli tentativi ed esperimenti che si susseguivano da circa 3 anni, l’azienda fu finalmente in grado di effettuare colate industriali di un vetro con caratteristiche molto simili a quelle dello Schott FK50 (sembra che inizialmente ci sia stato anche una sorta di reverse engineering per analizzarne i componenti e le relative quantità); questo nuovo vetro venne denominato Nikon ED e chiaramente il suo utilizzo era meno dispendioso rispetto al tipo FK50 importato dalla Germania ed impiegato (con moderazione) fino ad allora, quindi il nostro 400mm f/5,6 venne ulteriormente aggiornato.

Dal punto di vista meccanico questa nuova versione del Settembre 1975 rientra nella style policy denominata “tipo K”, in pratica con livrea già analoga al successivo tipo Ai del 1977 ma ovviamente senza la relativa interfaccia innovativa all’esposimetro; abbiamo quindi un settore gommato per la ghiera di messa a fuoco con nuovo disegno, a sbalzi rettangolari, la ghiera del diaframma con file di piccoli rilievi romboidali in luogo degli sbalzi alternati con godronature lineari, paraluce estraibile privo di settore zigrinato alla base, assenza di anello cromato con linea di fede e collare di attacco per treppiedi dal basamento rivisto.

Lo schema ottico rimase invariato ma la lente frontale risultava realizzata col nuovo vetro Nikon ED, e la sua presenza era sottolineata da un filetto dorato nella ghiera di messa a fuoco, mentre la denominazione per questo modello del 1975 passò a Nikkor * ED 400mm 1 : 5,6

 

 

Queste schede ufficiali risalgono rispettivamente al 1972 e al 1976 e descrivono i 2 modelli di produzione citati, il primo Nikkor-P.C. Auto con vetro Schott FK50 e in successivo Nikkor * ED con vetro Nikon ED proprietario; in entrambi i casi viene dichiarata la presenza di un vetro con speciali caratteristiche di dispersione che aiuta nel controllo delle aberrazioni cromatiche, tuttavia nella prima scheda la descrizione è generica e di passaggio, senza eccessiva enfasi, trattandosi di un materiale che andava acquistato all’estero dalla vetreria di un concorrente, un dettaglio forse imbarazzante per manager e progettisti; peraltro, a ben vedere, l’utilizzo di un vetro Schott costituiva anche un flash-back temporale agli anni di guerra in cui Carl Zeiss Jena e Schott collaboravano attivamente e ufficialmente con Nippon Kogaku, fornendo calcoli di schemi ottici e, appunto, anche forniture di vetri.

Invece nella seconda scheda la presenza del vetro Nikon ED realizzato in seno all’azienda viene logicamente magnificata con più entusiasmo.

Proprio l’assenza di sigla “ED” e di altri elementi identificativi esteriori, nonché la descrizione un po’ sibillina, non hanno mai lasciato intendere ai clienti che questi modelli utilizzassero già a tutti gli effetti un vetro di tipologia ED, e infatti nell’immaginario collettivo la sequela di Nikkor 400mm f/5,6 vide comparire tale materiale solamente col tipo Nikkor * ED del 1975, dove la sua presenza era ampiamente evidenziata sul barilotto e dalla comunicazione, mentre in realtà quel tipo di vetro era presente fin dal prototipo dell’Ottobre 1970 e venne poi mantenuto nel successivo Nikkor-P.C Auto del Febbraio 1973.

 

 

Peraltro questa transizione nei 2 modelli di serie dal vetro Schott a quello Nikon è interessante anche per un altro fattore: infatti i 2 vetri, sebbene molto simili come caratteristiche ottiche, non sono esattamente coincidenti, perché l’indice di rifrazione nello Schott FK50 è nD= 1,48606 e nel Nikon ED invece nD= 1,50032, mentre il numero di Abbe che definisce la dispersione (più ridotta all’aumentare di tale valore) risulta rispettivamente vD= 81,5 e vD= 81,9.

Pertanto, teoricamente, i 2 vetri non sono dovrebbero essere intercambiabili tout court, richiedendo quindi un leggero ricalcolo per la sostituzione, tuttavia se prendiamo gli schemi ottici dei 2 modelli di 400mm f/5,6 non soltanto risultano visivamente identici ma anche le quote numeriche principali che li caratterizzano (qui evidenziate con punti colorati) risultato esattamente le stesse, quindi se il passaggio al vetro ED proprietario ha imposto modifiche di qualche genere, queste sono così modeste da non essere praticamente percettibili.

Il primo Nikkor effettivamente assemblato ad utilizzare un vetro a bassissima dispersione con numero di Abbe superiore ad 80 risale quindi all’Ottobre 1970, e in questi primi 5 anni di sperimentazione su tali materiali l’adozione di vetro Schott FK50 fu un compromesso accettato per rispondere in qualche modo all’intraprendenza del rivale commerciale Canon, che dal 1969 aveva iniziato a sfornare interessanti ed ottimi teleobiettivi con lenti in fluorite cristallizzata artificialmente, una via che Nippon Kogaku aveva deciso di non seguire per le caratteristiche fisiche sfavorevoli di tale materiale, puntando invece decisamente su materiali a bassissima dispersione ma con specifiche vetrose.

 

 

Lo Schott FK50 deriva da studi e brevetti che risalgono al 1955 e già a metà anni ’60 era a listino (nella foto osserviamo la sua scheda sul catalogo Shott Mainz del 1966); per una decina di anni questo vetro non ebbe equivalenti nell’offerta delle vetrerie concorrenti, pertanto Nippon Kogaku fu obbligata ad acquistare questo materiale, indubbiamente molto costoso, utilizzandolo quindi col contagocce fino al momento in cui si rese indipendente.

 

 

Un altro documento dal catalogo Schott Mainz del 1966 è questa tavella di Abbe che identifica tutti i vetri prodotti dall’azienda tedesca individuandoli sul piano con l’incrocio fra i relativi valori rifrattivi e dispersivi; il tipo FK50 si trovava in una posizione estrema, con una dispersione largamente inferiore a qualsiasi altro tipo, anche considerando gli altri  Fluor Crown FK della categoria che tradizionalmente eccellono in tale settore; questo materiale poteva fare realmente la differenza nel disegno di potenti teleobiettivi ma il fatto che in pratica sia rimasto inutilizzato, persino in casa Zeiss, lascia intendere quanto dovesse essere elevato il suo listino.

 

 

Queste tabelle sono invece ricavate dal catalogo Schott Mainz del 1968 e si può osservare come nel frattempo al tipo FK50 se ne fosse aggiunto un secondo con caratteristiche ancora pià spinte, la versione FK51; quest’ultima prevede un numero di Abbe vD= 84,47 ancora superiore a quello dell’FK50, ad indicare una dispersione più contenuta.

Nelle caratteristiche fisiche e meccaniche di questi vetri si nota un peso specifico decisamente superiore a quello degli altri Fluor Crown meno spinti e privi di specifiche ED (dal 2,45 del noto FK5 si passa a 3.63 nell’FK50 e a 3,73 nell’FK51), mentre anche la dilatazione termica di questi ultimi risulta ben superiore a quella degli altri FK, sebbene anch’essi siano su valori superiori alla media, un dettaglio che sottende la grande quantità di fluoruri e metafosfati che evidentemente li compongono.

Un elemento interessante che ho evidenziato è la resistenza allo staining, cioè la capacità per il vetro di rimanere direttamente esposto al’esterno senza opacizzarsi o creare aloni: mentre in altri vetri FK privi di specifiche ED sono più proni a tale deterioramento, per i tipo FK50 ed FK51 il relativo valore è pari a zero, indicando quindi materiali più stabili.

 

 

Proprio questo dettaglio ha forse incoraggiato il progettista dello schema ottico usato sul 400mm (del quale non esiste alcun brevetto o documento formale) ad applicare la lente in vetro Schott FK50 in prima posizione (sebbene protetta in ogni caso dall’antiriflesso), esposta direttamente all’aria.

 

 

Il Nikkor 400mm f/5,6 non IF è quindi un’ottica solitamente lontana dai riflettori e che invece incarna un ruolo fondamentale dal punto di vista storico, perché fu il primo obiettivo Nikkon Kogaku ad essere effettivamente assemblato utilizzando un vetro con specifiche ED, ancora nel 1970, e uno dei due ad essere anche prodotto in serie e commercializzato incorporando il vetro Schott FK50 acquistato in Germania.

La presenza del prototipo con vetro tedesco dalle specifiche ED già nel 1970 evidenzia come l’azienda premesse per lanciare sul mercato ottiche di lunga focale ad altre prestazioni equipaggiate con quel tipo di materiali, tuttavia nonostante la presenza di vari progetti e brevetti già in tale anno venne tutto rimandato al 1975 e all’introduzione del vetro Nikon ED prodotto direttamente in casa, con le sole eccezioni dei citati 300mm f/2,8 e 400mm f/5,6, peraltro prodotti in numeri limitati; evidentemente l’idea di un utilizzo più diffuso e massiccio dello Schott FK50 risultava sgradita al management, sia per i costi evidentemente alti ma anche,e forse soprattutto, per una questione di orgoglio di brand.

In questa delicata fase durata un lustro il Nikkor 400mm f/5,6 prima versione costituisce un protagonista assoluto che sublima il passaggio in casa Nikon dai teleobiettivi di concezione più tradizionale a quelli moderni, e come tale meriterebbe una considerazione maggiore da parte di collezionisti ed appassionati.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 


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