Il Leica Gun di Robert Bingham

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; il protagonista odierno è un pezzo unico realizzato artigianalmente da un famoso appassionato e collezionista Leica del recente passato, Robert Bingham, che fornisce il pretesto anche per parlare del rarissimo accessorio al quale si ispira, il famoso Leica Gun realizzato autonomamente da Ernst Leitz New York a fine anni ’30 e prodotto in pochissimi esemplari la cui quotazione attuale è stellare; introduciamo quindi preventivamente il modello originale Leitz New York.

 

 

Il Leica Gun è in pratica un foto-fucile con calcio in legno disegnato per realizzare istantanee con lunghi teleobiettivi sfruttando l’ergonomia che caratterizza la sagoma e l’impugnatura di un’arma dello stesso tipo; esperimenti analoghi erano già stati realizzati in casa Leitz ai tempi delle Olimpiadi di Berlino, quando vennero approntati rudimentali prototipi concepiti per facilitare le operazioni assieme ai corpi Leica equipaggiati col teleobiettivo Leitz Telyt 20cm 1:4,5 di recente introduzione.

 

 

L’evoluzione dell’idea proseguì nel 1936-37 sfruttando la consulenza del Comandate milanese Attilio Gatti, un celebre esploratore che organizzava spedizioni in Africa ed era solito documentare i suoi viaggi con un corredo Leica; proprio al Comandante Gatti venne affidato un prototipo di foto-fucile su base Leica (col quale venne anche immortalato in una famosa immagine) e la sua esperienza sul campo fornì utili suggerimenti per ottimizzare il design definitivo.

Alla Leitz New York fecero tesoro dei suggerimenti forniti dal Comandante Gatti e nel 1938 misero finalmente a listino il Leica Gun, destinato a diventare una leggenda fra i collezionisti Leica; la struttura meccanica di questo complesso venne disegnata e ottimizzata da Friedrick Schenk e fu persino depositata una richiesta di brevetto statunitense in data 15 Marzo 1938; trattandosi di un oggetto prodotto nel 1938-39 in appena 9-10 esemplari è naturalmente uno dei pezzi più ambiti e costosi del panorama Leica, pertanto a titolo di documentazione storica condivido l’intero contenuto del brevetto, peraltro abbastanza laconico.

 

 

La prima pagina del documento descrive in una singola illustrazione gli elementi meccanici del sistema, dettagli che vedremo meglio in seguito; tuttavia si intuisce facilmente che il Leica Gun si basa su un corpo Leica equipaggiato con scatola reflex, relativo mirino e teleobiettivo, il tutto fissato ad una struttura con calcio di fucile e grilletti che consentono di scattare e anche avanzare velocemente il film grazie allo speciale fondello al quale viene fissata la fotocamera.

 

 

Il resto del brevetto prevede unicamente 2 facciate di testo che descrivono in dettaglio gli elementi visibili nell’illustrazione, confermando altresì la paternità di Friedrick Schenk per conto di Ermst Leitz Inc., New York e la data di consegna per la registrazione, 15 Marzo 1938.

 

 

L’illustrazione del brevetto ci mostra come il Leica Gun sia costituito da un calcio di fucile con una piattaforma metallica alla quale è fissato un corpo Leica a vite con scatola reflex PLOOT e teleobiettivo; per il Telyt 40cm 1:5, la più lunga delle 3 focali previste, era disponibile anche una staffa di supporto supplementare da applicare all’impugnatura che forniva un solido attacco sia al PLOOT che all’obiettivo; il PLOOT era inoltre dotato di un mirino a specchi con un rinvio per l’oculare sufficientemente lungo da collocarlo in prossimità dell’occhio di chi imbracciava la struttura, agevolando le operazioni di inquadratura e messa a fuoco.

L’impugnatura prevede 2 grilletti distanziati fra loro, uno dei quali (11) aziona una serie di biellismi (36-37-38-39) che attivano il comando di un doppio scatto flessibile (42); quest’ultimo tramite cavi separati e con tolleranze opportunamente calibrate provvede a sollevare preventivamente lo specchio del PLOOT (26) e quindi ad attivare il pulsante di scatto della Leica (12), impressionando la fotografia; dopo lo scatto, per riarmare l’apparecchio ed avanzare la pellicola, si aziona il secondo grilletto (22) che tramite la cremagliera (17) e la cascata di ingranaggi (18) presenti nello speciale fondello (abbinato per l’occasione alla fotocamera) provvede a tali funzioni, tornando poi alla posizione iniziale grazie alla molla antagonista (21); la fotocamera prevista al momento della produzione era la Leica IIIb.

All’epoca la Ernst Leitz New York creò il pamphlet n° 1261 col le istruzioni per l’uso del Leica Gun, oggi rarissimo; ecco un paio di stralci da tale documento che mostrano la complessione del prodotto e descrivono sommariamente i principali componenti.

 

 

Questo schema mostra l’aspetto inusitato del Leica Gun, a metà strada fra un fucile convenzionale e un’attrezzatura per fotografo naturalista; all’impugnatura in legno (1) è fissato l’elemento metallico (B) con i relativi grilletti (F, G) e la piastra (C) con l’attacco filettato per fissare la fotocamera e relativi accessori al dispositivo; il corpo Leica a vite (3) è completato dalla scatola reflex PLOOT (4) e da un teleobiettivo Leitz (5) mentre sul PLOOT è fissato un mirino (6) munito di prolunga per l’oculare (H) sostenuta dalla staffa ausiliaria (D), mentre la funzionalità del sistema è garantita dal doppio scatto flessibile (2) azionato dal rinvio (B) e tenuto in sede dalla staffa (2).

 

 

Questo testo aggiuntivo introduce altri dettagli: ad esempio, nei terminali filettati del doppio scatto flessibile quello da applicare alla scatola reflex PLOOT prevede una bordatura nera, rendendo impossibile l’equivoco, mentre lo speciale fondello collegato al secondo grilletto e che finalizza l’avanzamento può essere utilizzato solo con Leica a vite dalla matricola superiore a 159.000, quindi gli esemplari più vecchi richiedono un adattamento preliminare presso un laboratorio della casa; fra le altre curiosità, se l’acquirente del Leica Gun possedeva già una scatola reflex PLOOT ed acquistata il sistema privo della medesima, il suo esemplare andava inviato in assistenza per adattarlo all’utilizzo con lo speciale mirino ad oculare arretrato previsto dal Leica Gun; il mirino con prolunga telescopica restituisce un’immagine normale e a lati non invertiti, rendendo ovviamente molto più facile l’uso.

 

 

La Leitz New York aveva previsto l’utilizzo del Leica Gun con 3 specifici obiettivi Leitz: il Telyt 40cm 1:5, il Telyt 20cm 1:4,5 e l’Hektor 13,5cm 1:4,5, ovviamente predisposti con le opportune montature corte compatibili con la messa a fuoco ad infinito utilizzando la scatola reflex PLOOT; notate come nella configurazione col pesante Telyt da 40cm sia presente la citata staffa ausiliaria per sostenere adeguatamente il suo peso non indifferente (2,35kg); utilizzando il tele da 40cm l’azienda suggeriva addirittura di fissare il Leica Gun ad un treppiedi con testa a snodo sferico, avvitata nelle corrispondente presa filettata.

Il Leica Gun con tele da 40cm assume l’aspetto e le proporzioni di un autentico fucile tradizionale, mentre la configurazione con i più compatti obiettivi da 20cm e 13,5cm appare come monca.

 

 

Lo speciale mirino telescopico a lati correttamente posizionati merita una menzione perché si tratta di una realizzazione autarchica della Leitz New York, con tanto di denominazione PATENT PENDING, e per l’epoca era un prodotto molto moderno che incorporava addirittura la correzione diottrica regolabile al mirino; l’applicazione sul PLOOT richiedeva una piccola modifica a quest’ultimo che tuttavia non inficiava l’utilizzo del mirino standard convenzionale.

 

 

In questa immagine ravvicinata di un Leica Gun senza ottica si può osservare la staffa metallica sagomata che sostiene il corpo e la scatola reflex PLOOT, lo speciale mirino con logo E. Leitz New York e il sistema di vincolo del doppio scatto flessibile che consentiva di rimuoverlo rapidamente dalla sede.

 

 

Quest’altra immagine del Leica Gun privato di accessori consente di apprezzare la piccola staffa prevista per sostenere il lungo mirino telescopico del sistema; notate anche il rinvio che aziona il doppio scatto flessibile e la sede di quest’ultimo, vuota.

 

 

Il dettaglio sui 2 grilletti evidenzia la guida per la lunga corsa di quello anteriore, necessaria per l’avanzamento e il riarmo del film; la sagoma e il movimento del grilletto presentano molte similitudini con l’analogo particolare del classico fondello SCNOO ad avanzamento rapido per Leica a vite.

 

 

Durante il breve periodo di effettiva disponibilità la Ernst Leitz New York ha previsto la vendita del Leica Gun in numerose configurazioni, identificate dal relativo codice; il cliente poteva infatti scegliere fra le seguenti opzioni:

RIFLE – impugnatura Leica Gun con speciale fondello di riarmo

RITOO – impugnatura Leica Gun con speciale fondello di riarmo, corpo Leica IIIb, scatola reflex PLOOT con mirino telescopico e obiettivo Leitz Telyt 20cm 1:4,5

RITEL – impugnatura Leica Gun con speciale fondello di riarmo, corpo Leica IIIb, scatola reflex PLOOT con mirino telescopico e obiettivo Leitz Telyt 40cm 1:5

RIPBO – impugnatura Leica Gun con speciale fondello di riarmo, corpo Leica IIIb, scatola reflex PLOOT con mirino telescopico e obiettivo Leitz Hektor 13,5cm 1:4,5

Erano inoltre disponibili 2 differenti borse per il trasporto del corredo, una destinata al Leica Gun accoppiato alle ottiche Telyt 20cm 1:4,5 ed Hektor 13,5cm 1:4,5 (codice RIFUN) e un’altra per lo stesso sistema con obiettivo Telyt 40cm 1:5 (codice NUFIR); ovviamente il cliente poteva acquistare separatamente gli elementi necessari a completare il set RIFLE, costituito dalla semplice impugnatura col fondello speciale di riarmo, pertanto nella lista era disponibile il PLOOT con mirino telescopico e doppio scatto flessibile (codice PLOOT) e ciascuna delle 3 ottiche previste col foto-fucile, pronte all’uso sulla scatola reflex: l’Hektor 13,5cm 1:4,5 (codice CHEBO), il Telyt 20cm 1:4,5 (codice TOOLP) e il Telyt 40cm 1:5 (codice TOTEL).

Osservando i prezzi di listino, l’impugnatura Leica Gun con il relativo fondello di riarmo e rinvii meccanici era piuttosto abbordabile (del resto non prevedeva sofisticazioni meccaniche particolari) mentre l’elemento più costoso del sistema risultava essere il potente Telyt da 40cm, che da solo costava quasi il doppio del Leica Gun assemblato e privo di ottica (450 Dollari contro 246).

Come ho anticipato, il numero di Leica Gun ufficialmente ed effettivamente prodotti da Leitz New York nel 1938-39 fu realmente esiguo e compreso fra 6 e 12, con valutazione più comunemente accettata intorno ai 9-10 esemplari; nonostante l’interesse che suscitò fin dall’esordio furono quindi ben pochi i fortunati con la possibilità di possederlo ed utilizzarlo fattivamente, pertanto accadde persino che qualcuno decidesse di realizzare in autonomia qualcosa di simile per utilizzarlo col proprio sistema Leica, e qui entra finalmente in campo il vero protagonista del racconto: il Leica Gun di Robert Bingham.

Lo statunitense Robert Bingham fu un grande appassionato Leica fin dall’Anteguerra e nel corso dei decenni ha raccolto migliaia di pezzi, poi donati nel 1973 per convertirli in esposizione museale (Bingham Technology Collection, presso the University of California, Riverside Museum of Photography); al momento del lancio del Leica Gun Bingham fu subito entusiasta di questa inaspettata proposta di Leitz New York e iniziò subito a progettare un esemplare da realizzare in proprio, proponimento poi condottoi in porto.

Questo pezzo unico è stato proposto all’asta da Dan Tamarkin e possiamo quindi analizzarlo in dettaglio.

 

 

L’elemento sicuramente interessante del Leica Gun di Robert Bingham è l’ìmpugnatura con calcio di fucile; infatti Bingham, valutando eccessivo il peso del corrispondente elemento originale, fece realizzare da un armaiolo californiano un esemplare con 2 massicci scarichi di alleggerimento nella parte superiore, prevedendo nel contempo una impugnatura anatomica assente nel Leica Gun di Leitz New York e che aiutava a stabilizzare il complesso.

L’esemplare “one of one” di Bingham è arrivato a noi con la borsa in cuoio da lui stesso utilizzata per trasportare il complesso, un corpo Leica IIIa del 1936, una scatola reflex PLOOT con normale mirino a 90°, un più tardo obiettivo Leitz Telyt 40cm 1:5 e relativo paraluce, con matricola del 1953, un collare artigianale di sostegno per l’ottica e il doppio scatto flessibile Leitz; la sua versione faceva quindi a meno di raffinatezze come il riarmo della fotocamera tramite il doppio grilletto e il mirino telescopico a lati dritti con oculare arretrato, e anche in rinvio per lo scatto era più diretto e semplice rispetto al Leica Gun originale; l’assenza di mirino telescopico imponeva di focheggiare incombendo fisicamente con la testa sopra il PLOOT e la necessità di armare manualmente la Leica, ruotando il corrispondente nottolino, impediva ovviamente di finalizzare scatti in rapida sequenza; tuttavia, passando sopra queste limitazioni e semplificazioni operative, il Leica Gun di Robert Bingham è sicuramente un pezzo importante che ci racconta una vecchia storia di grandi entusiasmi e passione e permette di puntare i riflettori su uno dei pezzi più rari e favoleggiati del corredo Leica, non a caso protagonista della copertina per questa asta di Christie’s del 18 Ottobre 2000 nel corso della quale tale esemplare fu messo all’incanto.

 

 

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

 

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