Il design della Pentax 645 (seconda parte)

Continua dalla prima parte.

 

 

Continua dalla prima parte.

Le viste dall’alto e dal basso confermano le similitudini generali, sebbene nel progetto Canon l’impugnatura anatomica sia avanzata a filo della baionetta anteriore mentre nel corpo Pentax risulta molto arretrata; in ogni caso la sagoma generale e l’impostazione di base sono analoghe.

 

 

Anche gli scorci laterali dell’esemplare Canon confermano i punti di contatto nel design, ivi compreso il lungo mirino reflex telescopico che attraversa tutta la parte superiore dell’apparecchio.

 

 

Un ulteriore brevetto citato nel documento Pentax fu invece firmato da Kazuhisa Horikiri per conto di Fuji Photo Film, Co. e venne depositato in Giappone l’8 Agosto 1995; in questo caso siamo in presenza di una bridge camera con zoom integrato fisso e lampeggiatore montato su una struttura che consente un notevole sollevamento per allontanarsi dall’asse di ripresa e minimizzare il noto fenomeno degli “occhi rossi”; anche per questo apparecchio ritengo che l’associazione sia dovuta alla configurazione generale del corpo con ampia impugnatura anatomica.

 

 

L’immagine in dettaglio sottolinea l’integrazione delle fluenti forme e l’impugnatura ergonomica, elemento che tuttavia all’epoca era già ampiamente diffuso; come accennato, in realtà l’elemento preminente del brevetto è la struttura sollevabile che incorpora un piccolo flash e si adagia sulla sede tubolare che incorpora lo zoom e consente di distanziare adeguatamente il lampeggiatore dall’obiettivo.

 

 

Altre viste di questa bridge camera Fuji (definizione che identificava apparecchi con caratteristiche da compatta all-in-one ma con visione e messa a fuoco reflex); le illustrazioni mostrano bene l’integrazione fra impugnatura e corpo macchina (con batterie alloggiate nella prima) che troviamo anche nella 645n.

 

 

Infine, un altro brevetto citato è a nome di Sony Corporation, risulta firmato da Atsushi Fukutomi , venne depositato in Giappone il 13 Ottobre 1988 (la versione illustrata riguarda invece il corrispondente brevetto statunitense) e riguarda una video camera che, a sua volta, prevede un corpo scatolato con impugnatura anatomica integrata; in questo caso le forme risultano meno aggraziate e fluenti dei modelli precedenti proprio per la maggiore anzianità del design, ancora influenzato dagli stilemi precedenti.

 

 

La struttura allungata e squadrata con impugnatura integrata e lungo mirino telescopico richiama comunque in modo evidente il corpo 645n presentato 9 anni dopo.

Questi sono i brevetti citati nel documento che descrive il design della Pentax 645n, un apparecchio al quale venne riconosciuto lo stesso apprezzamento della 645 originale e che per la prima volta portava l’autofocus nel settore delle reflex di medio formato, permettendo performance operative fino ad allora esclusivo appannaggio del 35mm.

In questa fase la rivoluzione digitale innescò un rapidissimo effetto domino con effetti devastanti per molte società del settore, una fase concitata che vide molti brand uscire dall’ambiente, altri associarsi in fretta e furia e altri cedere i diritti del marchio davanti alla radicale inversione di tendenza del mercato introdotta dalla nuova tecnologia; anche il marchio Pentax non fu immune allo sconvolgimento e la casa madre Asahi, che vantava comunque buoni fatturati anche dal settore ottico medicale e scientifico, nell’Ottobre 2007 formalizzò la fusione fra Pentax e la Hoya Corporation, con la quale da un paio d’anni era già in atto una join-venture tecnologica simile a quella che 3 decenni prima aveva informato il rapporto con Zeiss, perfezionando poi l’operazione nel Marzo 2008 quando ufficialmente Pentax divenne la divisione imaging di Hoya Corporation, con la progettazione dei nuovi corpi affidata a tale azienda.

L’interregno del marchio Pentax sotto l’egida Hoya fu peraltro di breve durata, perché dal primo Luglio 2011 tutti i diritti del Marchio relativi a fotocamere ed elementi ottici vennero ceduti alla Ricoh Corporation, azienda famosa nel settore che in passato aveva a sua volta commercializzato fotocamere ed obiettivi.

La fase di gestione Hoya è comunque molto significativa perché il settore tecnico di tale brand sviluppò la logica evoluzione della Pentax 645nII a pellicola, stipulando un accordo di fornitura con Kodak per il suo sensore CCD KAF40000 da 44x33mm e 40 megapixel che venne applicato alla fotocamera dando vita alla Pentax 645 D, una reflex con sensore di medio formato che venne presentata nel 2010 e si contrappose immediatamente alla ben più costosa Leica S.

 

 

La Pentax 645 D riecheggiava le forme della 645nII, naturalmente affinandole secondo i nuovi indirizzi del design nel settore e l’esperienza d’uso dei fotografi, sfruttando il grande spazio dietro al piano focale che in precedenza era destinato al caricatore di pellicola per predisporre il sensore, un grande display e la relativa elettronica; la ghiera analogica per i tempi di posa venne eliminata per fare posto ad un grande display LCD zeppo di in formazioni e la parte posteriore accoglieva ora la nutrita serie di pulsanti e comandi che caratterizza le fotocamere digitali moderne.

Rispetto al fotogramma originale da 56×41,5mm della 645nII analogica, il sensore CCD Kodak da 44x33mm montato sulla 645 D comportava un fattore di crop tutto sommato contenuto e quantificabile in circa 1,26x, tuttavia la copertura grandangolare risultava penalizzata perché i superwide SMC Pentax A o FA da 35mm 1:3,5 e ben 90° di campo si comportavano in realtà come un 45mm da 76°, in pratica come passare nel formato 35mm da un 21mm a un 28mm, e anche il coevo zoom FA 33-55mm, che sul 6×4,5cm originale si comportava come un 20-35mm del 24×36, passando alla 645 D equivale invece ad un 26-45mm del piccolo formato; queste considerazioni spinsero alcuni anni dopo l’azienda Ricoh a progettare e commercializzare un 25mm fisso e uno zoom 28-45mm per ovviare a questo problema.

 

 

Questa immagine illustra un prototipo col design preliminare ipotizzato da Hoya per la Pentax 645 D; le principali differenze rispetto al modello 645nII riguardano la sagoma del top, con la calotta arrotondata che protegge il pentaprisma caratterizzata da 2 profonde scanalature laterali, mentre nella parte posteriore della copertura troviamo un piano inclinato destinato ad accogliere un ampio display multifunzione e ad orientarlo per una confortevole lettura; da notare anche la comparsa sull’impugnatura degli oggi diffusissimi selettori girevoli da azionare in punta di dito.

 

 

La fotocamera definitiva ha un aspetto piacevole e molto professionale, come del resto era lecito aspettarsi visto il prezzo di listino; il design complessivo evidenzia un moderato ma accurato labor limae per rendere più fluenti e raccordate le linee , pur mantenendo la fisionomia complessiva ormai metabolizzata ed apprezzata dalla clientela.

La ghiera tradizionale a sinistra gestisce ora le modalità operative per l’esposizione, mentre la selezione di tempi, diaframmi e altri elementi è affidata alle 2 ghiere zigrinate nell’impugnatura da azionare col pollice e indice della mano destra; l’apparecchio accetta 2 schede SD in varie configurazioni operative, consente di scegliere fra 2 tipi di file RAW (Pentax PEF o Adobe DNG) e garantisce numerose opzioni, dalla visualizzazione di una precisa bolla sui 2 assi all’applicazione di una sofisticata unità GPS alla presenza di vari programmi, uno dei quali addirittura con priorità fornita all’apertura di diaframma che sull’obiettivo montato garantisce i migliori valori MTF; cioè la più elevata resa ottica.

La Pentax 645 D con sensore CCD Kodak venne sviluppata da Hoya ma la sua produzione in seno a tale azienda fu di breve durata, visto che venne annunciata in Giappone il 10 Marzo 2010, sul mercato mondiale fu distribuita con mesi di ritardo e già il primo Luglio 2011 il brand Pentax era passato a Ricoh, che da quel momento controllò la produzione, la commercializzazione e gli sviluppi; incidentalmente il mio esemplare personale venne assemblato il 21 Giugno 2011, appena 10 giorni prima del passaggio di consegne, e quindi è uno degli ultimi corpi ancora “Hoya branded” sul fondello.

 

 

Un dettaglio di modesta rilevanza e che invece apparentemente fu oggetto di molte attenzioni è l’attacco per la cinghia di trasporto: infatti sulla maquette con la prima ipotesi di design tale elemento non compare, poi nei corpi di preserie venne applicato lo stesso tipo di aggancio già usato sulla 645n a pellicola, e infine negli esemplari di normale produzione si passò ad un elemento più convenzionale, con occhiello passante.

 

 

La gestione Ricoh dovette ben presto affrontare un problema pratico legato al sensore CCD KAF40000, non più disponibile da Kodak, pertanto venne deciso di creare un ulteriore modello equipaggiato con un sensore CMOS da 50 megapixel fornito da Sony e dalle identiche dimensioni rispetto al precedente (ormai il 44x33mm si era consolidato come lo standard per i sensori di “medio formato”); questa ennesima evoluzione, l’ultima della serie, fu annunciata da Ricoh il 15 Aprile 2014 e entrò in produzione come Pentax 645 Z.

La 645 Z introduceva alcune migliorie, come 3 preset utente globali ad accesso rapido, la possibilità di estrarre ed orientare il display posteriore e di sfruttare il live-view per la messa a fuoco diretta o effettuare riprese video grazie alle differenti caratteristiche del sensore CMOS; quest’ultimo proponeva anche un file di alta qualità ma se vogliamo differente rispetto a quello della 645 D con unità CCD; per questo modello la Ricoh mise in commercio anche alcuni obiettivi con schemi molto moderni e ottimizzati per il sensore, fra i quali i citati grandangolari da 25mm e 28-45mm.

Come anticipato, la 645 D venne in realtà sviluppata autonomamente dalla Hoya Corporation, azienda di grandi proporzioni che oltre a produrre tradizionalmente immense quantità di vetro ottico per molte aziende del settore vantava anche con un know-how di alto profilo in vari ambiti; ho passato molto tempo ad esaminare tutti i brevetti Hoya di quegli anni, e se non esiste un documento che ne definisca il design esteriore del corpo 645 D ne ho comunque trovati diversi che descrivono vari elementi tecnici della fotocamera, confermandone la paternità; come anticipato, nel Marzo 2008 la Hoya Corporation assunse il pieno controllo autonomo sul brand Pentax e i suoi prodotti, e i brevetti di questa serie vennero impostati proprio nel 2008 e 2009, ad indicare come l’azienda sia partita immediatamente in quarta per creare questa versione digitale e mantenere la competitività del sistema sul mercato.

Quelli che seguono sono gli elementi principali dei brevetti appena citati; la stragrande maggioranza di questi documenti sono registrati in madrepatria.

 

 

Questo primo documento venne firmato da Toshiaki Yamada per Hoya Corporation e descrive le caratteristiche dello specchio reflex utilizzato nella fotocamera.

 

 

Gli schemi mostrano i vari elementi con i quali è assemblato.

 

 

In questa illustrazione lo specchio è visualizzato di profilo con i vari componenti.

 

 

Un altro brevetto venne firmato per Hoya da Yoshinori Ono e descrive invece i complessi cinematismi che gestiscono il movimento dello stesso specchio riducendo al minimo impatti e vibrazioni.

 

 

Il documento allega numerosi schemi meccanici che mostrano la complessa architettura prevista; le reflex di formato superiore al 35mm prevedono infatti specchi di grandi dimensioni (sebbene in questo caso il sensore limitato a 44x33mm venga in aiuto) ed è quindi necessario che i progettisti prestino molta cura a questi dettagli per evitare mossi involontari dovuti ai relativi movimenti e impatti a fondo-corsa.

 

 

Un altro brevetto nipponico di Yano Takaaki, ovviamente sempre per Hoya, si sofferma invece su una versione migliorata del classico mirino telescopico kepleriano che da sempre è un vanto dei corpi Pentax 645.

 

 

In questo caso il progettista prende in considerazione 4 configurazioni ottiche, tutte molto simili fra loro, allegando al brevetto addirittura i diagrammi che definiscono l’aberrazione sferica, l’astigmatismo e la distorsione dell’intero sistema; non è noto quale di questi “embodiments” sia poi stato scelto per la produzione.

 

 

Un ulteriore brevetto di Makoto Mogamiya per Hoya descrive invece un sistema ad ultrasuoni per rimuovere la polvere depositata davanti al sensore, opzione effettivamente implementata nel corpo Pentax 645 D.

 

 

Lo stesso documento presenta vari schemi ma il testo del brevetto in giapponese rende ostico comprendere i dettagli fino in fondo.

 

 

Un altro brevetto di Masaki Shimizu per Hoya tratta invece la visualizzazione delle aree di messa a fuoco sul vetro smerigliato della fotocamera.

 

 

Anche in questo caso sono presenti vari schemi tecnici aggiunti al testo.

 

 

Infine, un ultimo brevetto di Akira Arimoto e Koichi Sato per Hoya Corporation descrive la logica di funzionamento di questa fotocamera digitale; in questo caso esisteva anche il brevetto statunitense, più comprensibile.

 

 

Questo schema descrive un primo embodiment e ne tratteggia la logica operativa.

 

 

Un secondo embodiment risulta praticamente identico la primo, con l’aggiunta di un circuito di memoria.

 

 

Una sezione molto interessante di questo brevetto scende in dettaglio sulle tipiche problematiche di gestione di un sensore con obiettivi la cui proiezione e illuminazione periferica non siano specificamente progettate per l’accoppiamento al digitale; in questo caso vengono mostrati 2 elementi del sensore con le relative microlenti, uno al centro dell’immagine e uno ai bordi, col relativo intercetto della proiezione da parte dell’elemento, e la grafica mostra un deficit ai bordi perché l’inclinazione della luce non consente di acquisirla completamente come avviene in asse grazie ad una proiezione telecentrica; nel brevetto sono quindi presenti dei pattern con la distribuzione luminosa sul fotogramma di alcuni obiettivi campione e la relativa correzione che il firmware dell’apparecchio deve eventualmente applicare al file per ovviare al problema.

Questa parte del documento è moto importante ed è insolito trovare la trattazione di queste “magagne” così in chiaro, visto che solitamente i fabbricanti preferiscono che tali problemi e le relative correzioni firmware rimangano sotto traccia.

Questa è dunque la storia e l’evoluzione delle reflex Pentax 645 di medio formato, corpi nati da un’idea brillante, ovvero coniugare le molteplici funzioni della Pentax Super A 24x36mm ad un corpo con pellicola 120 e formato limitato a 6×4,5cm per contenere le dimensioni e aumentare l’autonomia operativa, forti del fatto che in stampa le tipiche proporzioni dei fogli di carta sensibile avrebbero imposto una vista rettangolare anche partendo da un classico 6x6cm, rinunciando dunque a parte del fotogramma.

Le numerose funzioni, il design gradevole, l’ergonomia e gli ottimi obiettivi hanno quindi consentito alle varie 645, 645n e 645nII di ritagliarsi una soddisfacente fetta di mercato, mentre le rivoluzioni societarie con ben 2 passaggi di mano in meno di un lustro hanno invece fornito inopinatamente nuova linfa al sistema, e le nuove proprietà hanno voluto lasciare il segno creando ciascuna una versione digitale con sensore di medio formato che ha traghettato il corredo fino ai giorni nostri.

La serie delle Pentax 645 è stata quindi molto importante nel settore perché sdoganò concretamente in concetto che si poteva beneficiare della qualità garantita dal medio formato senza rinunciare alla comodità e rapidità operativa del 35mm, un’idea semplice ma dirompente che ha avuto seguaci illustri come la famosa Contax 645 di Kyocera e le ultime evoluzioni della serie Mamiya 645.

 

 

Pentax 645n + SMC Pentax Zoom FA 45-85mm 1:4,5  1/60” f/9,5 alla focale 85mm su Fujichrome Velvia 50 ISO (foto: Marco Cavina)

 

 

Pentax 645n + SMC Pentax FA 120mm 1:4 Macro  1/180” f/8 su Fujichrome Velvia 100 ISO (foto: Marco Cavina)

 

 

Pentax 645n + SMC Pentax FA 120mm 1:4 Macro  1/125” f/8 su Fujichrome Velvia 100 ISO (foto: Marco Cavina)

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

 

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