Il design della Pentax 645 (prima parte)

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; l’azienda giapponese Asahi Kogaku, per lungo tempo titolare del celebre marchio Pentax, per decenni ha prodotto apprezzate reflex 35mm, tuttavia un contributo tecnicamente molto importante lo ha portato anche nel settore del medio formato, introducendo nel tempo 2 corredi per il formato 6x7cm e 6×4,5cm su pellicola in rullo 120-220 che sono stati universalmente apprezzati da professionisti e fotoamatori evoluti per il livello dei risultati, il rapporto qualità-prezzo e anche le soluzioni tecniche adottate; nello specifico, se la Pentax 6×7 per ragioni anagrafiche (lancio nel 1969) in sostanza era una sorta di Nikon F on steroids che ne replicava le forme e varie caratteristiche, la serie di agili fotocamere Pentax 645 lanciate a partire dal 1984 e oggetto di importantissime evoluzioni come l’autofocus e l’approdo al digitale con sensore MF introdussero invece in questo settore molte primizie che la resero veloce e pratica nell’uso sul campo, lasciando un segno indelebile; questo articolo vuole proprio ripercorrere l’evoluzione della serie Pentax 645 relativamente al design e alle caratteristiche tecniche.

 

 

Il primo modello della serie, la Penta 645 con messa a fuoco manuale, venne lanciata nel 1984, tuttavia, come spesso avvenne per corredi sofisticati nati dal nulla, la gestazione del sistema era iniziata alcuni anni prima; non ho trovato documentazione disponibile relativa al corpo macchina, tuttavia questo brevetto di Masaharu Hisada per Asahi Kogaku è relativo allo schema ottico del medio grandangolare SMC Pentax A 45mm 1:2,8 destinato proprio alla Pentax 645, e come si può osservare la richiesta proprietaria giapponese risale al 30 Ottobre 1981, quindi 3 anni prima della presentazione ufficiale; si può quindi supporre con ragionevole sicurezza che l’impostazione teorica del progetto Pentax 645 risalga addirittura a fine anni ’70.

 

 

La Pentax 645 arrivò quindi nel 1984 e al momento del lancio fece invecchiare all’istante tutti i corredi di medio formato concorrenti; infatti l’apparecchio trasferiva di fatto le varie funzionalità di una reflex motorizzabile multi-mode come la Pentax Super A del 1983 in un  corpo che impressionava fotogrammi 6×4,5cm, e dal punto di vita della praticità e rapidità operativa il confronto con un’Hasselblad del tempo era impietoso; naturalmente i fan della seipersei di Goteborg sottolineavano l’accesso ad ottiche Carl Zeiss e al pieno formato 56x56mm, tuttavia il progetto Asahi era logico e funzionale perché nel 99% dei casi anche il fotogramma 6×6 veniva stampato su carta rettangolare, perdendo quindi una porzione dell’immagine originale, e d’altro canto le specifiche ottiche SMC Pentax 645 discendevano dai lombi di un’azienda con un know-how nel campo dell’ottica secondo a nessuno e si avvantaggiavano per una progettazione modernissima, mentre all’epoca la struttura portante del corredo Zeiss Hasselblad C condivideva un calcolo risalente agli anni ’50.

La Pentax 645 era realmente figlia della nuova generazione: il corpo risultava alleggerito grazie all’uso di resine rinforzate con fibra di vetro che garantivano resistenza e stabilità dimensionale, il complesso mirino ottico kepleriano con visione all’altezza dell’occhio e ampia correzione diottrica era fisso ma con 5 vetri intercambiabili dall’interno e garantiva una luminosità e una precisione di fuoco conosciuta al coevo ground glass Hasselblad, l’otturatore a tendina sul piano focale a controllo elettronico e con pulsante di scatto elettromagnetico spaziava in un range di tempi da 15” a 1.000” e l’avanzamento del film era motorizzato con scatto in sequenza fino a 1,5 fotogrammi al secondo, l’esposimetro con cellula al fosfoarseniuro di gallio e lettura media a prevalenza centrale consentiva di esporre in manuale, automatismo a priorità di diaframmi, automatismo a priorità di tempi e program, mentre il flash era gestito direttamente in TTL con misurazione della luce riflessa dal film e le indicazioni esposimetriche nel mirino erano garantite da un display LCD; le doppie esposizioni risultavano possibili e la macchina era alimentata da 6 batterie tipo AA da 1,5v, anche ricaricabili; l’otturatore a tendina limitava la sincronizzazione flash a 1/60”, tuttavia la presenza a corredo di 2 obiettivi SMC Pentax 645 LS con otturatore centrale incorporato e presa di sincronizzazione consentiva l’utilizzo del lampeggiatore fino a 1/500”, pareggiando quindi i conti con le concorrenti che sfruttavano obiettivi di questo tipo.

Se paragoniamo queste caratteristiche funzionali alle classiche medio-formato dell’epoca possiamo apprezzare l’accelerazione impressa dalla Pentax 645 che, in pratica, costituiva nel medio formato l’equivalente di una Canon A1 con motore o macchine simili.

 

 

Osservando la struttura del corpo, notiamo come la Asahi avesse rinunciato ad un magazzino intercambiabile vero e proprio, prolungando il corpo macchina nella parte posteriore e prevedendo caricatori per pellicola non a tenuta di luce che andavano applicati sul retro dell’apparecchio, scelta che permetteva effettivamente di tenerne vari esemplari caricati e già pronti per sostituire quello montato all’esaurimento del film (che garantiva comunque 15 fotogrammi su pellicola 120 e 30 sul 220 grazie al fotogramma da 56×41,5mm), pertanto l’unica limitazione rispetto ai concorrenti con magazzini intercambiabili era l’impossibilità di sostituire il film a metà rullino.

La sagoma del corpo ha imposto lo sviluppo di un lungo e complesso mirino, tuttavia le competenze Asahi hanno permesso una chiarezza di visione davvero soddisfacente e molto superiore a quella garantita dai coevi mirini a pentaprisma semplice e TTL della Pentax 6×7, penalizzati da una progettazione ben più datata.

Una soluzione molto intelligente che caratterizza la Pentax 645 è l’impugnatura laterale ergonomica che prevede l’interruttore generale e il pulsante di scatto elettromagnetico, contiene le 6 batterie AA di alimentazione e garantisce una presa anatomica molto confortevole; questa impugnatura era smontabile, con un sistema di vincolo vagamente ispirato al modello in legno usato sulla Pentax 6×7, mentre sul fondello del corpo macchina è visibile il vano per una batteria tampone al litio necessaria a mantenere in memoria i preset mentre si sostituiscono quelle principali e che garantiva una vita utile di 5 anni.

Altri dettagli molto moderni erano la visualizzazione dati su display LCD e il cambio di tempi e funzioni tramite una coppia di pulsanti up-down, elemento peraltro già introdotto da Asahi fin dal 1977 sulla Pentax ME Super.

 

 

L’immediato successo della Pentax 645 non fu dovuto solamente a queste caratteristiche operative moderne e avanzate ma anche alla contemporanea presentazione di un corredo ottico inedito e appositamente realizzato per tale fotocamera, nell’ambito del quale spiccarono subito pezzi molto interessanti come il normale 75mm 1:2,8 LS con otturatore centrale e sincronizzazione flash estesa, il 120mm 1:4 macro flottante e in grado di spingersi fino ad 1:1, il grandangolare spinto da 90° 35mm 1:3,5, lo zoom 80-160mm 1:4,5 o il tele apocromatico e a messa a fuoco interna 300mm 1:4 Star ED IF a 8 lenti con 2 elementi ED a bassissima dispersione, obiettivo dalle ottime prestazioni che lanciava un guanto irriverente di sfida persino al leggendario Carl Zeiss Sonnar 250mm 1:5,6 Superachromat per Hasselblad; queste ottiche condividevano un multicoating molto efficace e producevano immagini nitide e contrastate, senza incertezze.

L’interfaccia al corpo macchina sfruttava la tecnologia “A” con databus elettrici che consentiva l’utilizzo multimode; col tempo e le successive evoluzioni del sistema il parco ottiche crebbe ulteriormente (alla fine saranno stati disponibili, ad esempio, ben 6 zoom, da 28mm a 300mm di focale), tuttavia – a onor del vero – occorre dire che la corrispondente Mamiya 645 seppe offrire a sua volta una gamma di obiettivi estremamente ampia e arricchita da focali particolari come ottiche fisheye, shift e soft-focus mai previste da Asahi per la sua 6×4,5cm.

La Pentax 645 seppe quindi ritagliarsi la sua fetta di mercato, specialmente fra i fotografi che operavano sul campo e non solamente in studio, e per anni le sue caratteristiche avanzate non fecero percepire alcuna obsolescenza; tuttavia, nel frattempo, la messa a fuoco automatica era diventata uno standard consolidato nel 35mm e alla Asahi decisero di riallungare sulla concorrenza, disegnando una versione evoluta che addirittura incorporasse questa pratica miglioria.

 

 

Nel Dicembre 1997 venne quindi lanciata la Pentax 645n, una versione radicalmente rivista che manteneva l’impostazione di fondo del modello precedente e l’ampia baionetta di innesto per le ottiche ma era declinata ad esponente di potenza, implementando ulteriormente le funzioni e introducendo un efficace autofocus con messa  fuoco singola e continua accoppiato alla nuova generazione di obiettivi SMC Pentax 645 FA con motore incorporato, alcuni dei quali progetti inediti e altri invece rielaborazioni meccaniche di modelli A preesistenti.

La nuova Pentax 645n prevedeva un’impugnatura anatomica solidale al corpo, garantiva tempi lenti fino a 30” in automatico, consentiva di esporre con misurazione semi-spot, spot e a matrice con blocco di memoria manuale sull’automatismo, garantiva la messa fuoco continua o singola su uno spot centrale o su varie zone (a partite da EV 1) ed era anche equipaggiata con la conferma di fuoco per le ottiche manuali, permetteva di eseguire un bracketing in sequenza di 3 fotogrammi predefinendo la differenza di esposizione fra essi e incorporava un dispositivo a matrice che impressionava alla bisogna i dati di scatto nello spazio interfotogramma, aggiungendo informazioni come la focale impiegata (anche con zoom), il tempo di posa e il diaframma selezionato; tutto questo naturalmente aggiunto alle caratteristiche di base del modello 645 precedente, con l’avanzamento continuo portato a 2 fotogrammi al secondo.

Per una medio formato dell’epoca si trattava di caratteristiche molto avanzate e uniche nel settore, infatti quando la utilizzavo ero solito affermare che a mio avviso si poteva equiparare ad una sorta di Nikon F4 di medio formato, replicandone quasi integralmente le funzionalità, e nell’uso pratico risultava molto funzionale, soprattutto con lo zoom SMC Pentax 645 FA 45-85mm 1:4,5 (equivalente ad un 28-55mm nel 24×36, molto utile passeggiando in ambiente urbano).

 

 

La nuova 645n esibiva linee più arrotondate, abbandonando un po’ l’impostazione “boxy” e “wedge-shaped” del primo modello, mentre la differenza più evidente è l’abbandono della selezione tramite display e pulsanti up-down, forse ritenuta troppo macchinosa in un apparecchio professionale, sostituiti da ghiere analogiche tradizionali e con funzioni multiple coassiali.

Un vantaggio era naturalmente la completa retro-compatibilità con gli obiettivi 645 serie A prodotti fin dal 1984, con i quali risultava comunque possibile esporre anche a priorità di diaframmi e sfruttando la messa a fuoco assistita con punto luminoso e segnale acustico di conferma, un dettaglio che rendeva il loro impiego molto più comodo.

 

 

Queste immagini ufficiali dell’epoca permettono di osservare come le 2 ghiere principali sul top incorporino effettivamente funzioni secondarie: selezione ISO (modificabile coi pulsanti up-down sull’impugnatura) e attivazione del bracketing quella di sinistra, selezione della modalità di lettura esposimetrica quella destra; accanto all’oculare sono invece presenti 2 switch che permettono di selezionare la messa a fuoco singola e continua e l’AF singolo su spot centrale o dinamico su varie zone; una soluzione insolita delle Pentax 645 è anche il secondo attacco per treppiedi sul fianco sinistro del corpo, dedicato alle inquadrature verticali: si tratta di una soluzione molto funzionale che consente una grande stabilità al sistema anche in tali condizioni di esercizio.

Dopo circa 4 anni di presenza sul mercato la Pentax 645n venne leggermente rivista e commercializzata come Pentax 645n II.

 

 

In realtà le differenze fra la 645n del 1997 e la 645n II del 2001 sono davvero minime: l’aspetto esteriore è identico e la miglioria più evidente consiste nella possibilità di bloccare lo specchio reflex in posizione sollevata, assente nelle versioni precedenti.

 

 

La Pentax 645n non è solamente un apparecchio versatile e con molte funzioni avanzate ma il suo design risulta moderno e gradevole, con forme armoniosamente integrate; l’autore di questo pezzo di bravura è il designer Akio Fujii che depositò per conto di Asahi Kogaku K.K.K. il relativo brevetto di design nipponico in data 18 Giugno 1997; il corrispondente documento statunitense fu invece richiesto in data 17 Dicembre dello stesso anno e quella che osserviamo è proprio l’intestazione di quest’ultimo; come potete notare la fotocamera illustrata è inequivocabilmente la Pentax 645n nella sua livrea definitiva.

 

 

La vista fronte-retro permette di apprezzare dettagli come la chiavetta di svincolo del caricatore per il film, ruotando la quale in senso antiorario il pannello posteriore veniva svincolato e lo si poteva estrarre assieme ai rulli col film esposto e il relativo pressa pellicola, consentendo di visionare l’otturatore della fotocamera ben incassato all’interno.

Tutti i comandi sono molto ergonomici e disposti logicamente, tuttavia il pulsante per l’AE-lock sullo spigolo posteriore dell’impugnatura richiede un movimento innaturale del pollice per l’attivazione; notate anche come gli attacchi per la cinghia di trasporto siano entrambi sul corpo principale, senza coinvolgere l’impugnatura ed evitando quindi di impacciare la mano del fotografo che arrivasse velocemente a brandeggiare l’impugnatura per uno scatto imprevisto.

 

 

Lo scorcio dall’alto e dal basso permette di apprezzare lo svincolo per il portabatteria sotto l’impugnatura e il maggior numero di comandi su quest’ultima rispetto alla 645 del 1984, con il pulsante di scatto circondato da una ghiera che consente di selezionare l’avanzamento singolo, continuo e lo scatto multiplo sullo stesso fotogramma, il display LCD con i pulsanti up-down, il pulsante AE-lock e l’interruttore principale, curiosamente assegnato ad un comando separato e non alla ghiera coassiale al pulsante di scatto, come spesso avveniva nelle fotocamere del tempo.

 

 

La vista di lato ci mostra invece il secondo attacco per treppiedi sul fianco sinistro, la leva per la chiusura manuale del diaframma e il controllo visivo della profondità di campo accanto alla baionetta e i particolari attacchi per la cinghia di trasporto sul corpo macchina; quest’ultimo dettaglio va tenuto in evidenza per considerazioni future.

La brandeggiabilità garantita dal questo design è molto buona.

Nel brevetto di design della Pentax 645n sono indicati anche documenti preesistenti depositati da altri fabbricanti e che in qualche modo hanno attinenza e/o costituiscono un antequem per il design o le caratteristiche della fotocamera Asahi; ho provveduto a recuperare tutti questi brevetti per visionare quali elementi gli esaminatori del documento Pentax avessero individuato come “citazione” di progetti già esistenti.

 

 

Il primo di essi era firmato da Hiroshi Yamamoto per conto di Canon e in versione giapponese risaliva addirittura al 14 Ottobre 1980, ben 17 anni prima della Pentax 645n; il brevetto descrive una reflex 35mm con impugnatura anatomica laterale integrata (ai tempi non ancora diffusa nel settore, sebbene Giugiaro avesse già disegnato una Nikon F3 alternativa con tali caratteristiche); parte di questa impugnatura sagomata è in realtà costituita da un flash che è possibile estrarre ed applicare nella slitta sopra il pentaprisma per utilizzare il lampo quando necessario senza ricordarsi di portare con sé l’accessorio; ovviamente questo elemento, che costituisce il fulcro del brevetto, non ha alcuna attinenza con le caratteristiche della 645n e immagino che l’associazione fosse in realtà relativa all’impugnatura anatomica integrata, riconoscendo in questo brevetto Canon il primo documento che la illustrasse in modo esplicito.

 

 

Un secondo brevetto venne firmato da Yoshiaki Sugiyama, sempre per Canon K.K., e venne depositato in Giappone il 28 Agosto 1992; in questo caso il documento descrive un apparecchio reflex con funzionalità video il cui assetto richiama effettivamente in modo chiaro la Pentax 645n, specialmente per la struttura allungata del corpo che, in questo caso, dipende dall’aver abbinato un sensore di piccole dimensioni alla classica baionetta EF con tiraggio standard da 44mm dei normali corpi EOS.

 

Prosegue nella seconda parte mercoledì 3 gennaio 2024.

 

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo sito web può essere riprodotta, memorizzata o trasmessa in alcuna forma e con alcun mezzo, elettronico, meccanico o in fotocopia, in disco o in altro modo, compresi cinema, radio, televisione, senza autorizzazione scritta dell’Editore. Le riproduzioni per finalità di carattere professionale, economico o commerciale o comunque per uso diverso da quello personale possono essere effettuate a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da New Old Camera srl, viale San Michele del Carso 4, 20144 Milano. info@newoldcamera.it
All rights are reserved. No part of this web site may be reproduced, stored or transmitted in any form or by any means, electronic, mechanical or photocopy on disk or in any other way, including cinema, radio, television, without the written permission of the publisher. The reproductions for purposes of a professional or commercial use or for any use other than personal use can be made as a result of specific authorization issued by the New Old Camera srl, viale San Michele del Carso 4, 20144 Milan, Italy. info@newoldcamera.it

©2024 NOC Sensei – New Old Camera Srl

 

 

 

One Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Alert: Contenuto protetto!