Il brevetto che fermò le ottiche Leica per 20 anni

Il brevetto che fermò lo sviluppo dei 50mm luminosi Leitz per 20 anni

 

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; la registrazione di un brevetto svolge il ruolo fondamentale di tutelare i diritti su un’idea, proteggendo il progettista e l’azienda che eventualmente rappresenta dal relativo sfruttamento o plagio da parte di terzi o aziende rivali; spesso il brevetto di un’idea geniale in contesti chiave di una particolare tecnologia ha tenuto in scacco i concorrenti fino alla scadenza della relativa tutela, specialmente in situazioni particolari in cui non fosse possibile ideare qualcosa che perseguisse lo stesso scopo sfruttando idee e disegni alternativi.

Nel settore fotografico, un esempio facilmente visualizzabile da qualsiasi appassionato è costituito dal mirino a pozzetto della Rolleiflex biottica: il suo cinematismo di apertura è geniale e consente di aprirlo e chiuderlo istantaneamente usando solo tre dita, mentre la rivale Hasselblad ha dovuto accontentarsi del classico pozzetto con 3 ante perimetrali da richiudere manualmente, in sequenza, una dopo l’altra prima di completare l’operazione abbassando il coperchio, mentre in fase di apertura la propulsione della molla fa strisciare le ante metalliche l’una contro l’altra, deteriorando progressivamente la finitura nera; soltanto alla scadenza del brevetto Franke & Heidecke la ditta di Goteborg ha potuto finalmente adottare a sua volta una pratica soluzione simile a quella Rollei, rendendo felici i suoi clienti!

 

 

Un altro esempio di come un singolo brevetto focalizzato su un dettaglio abbia avuto grandi ripercussioni sullo sviluppo dei prodotti di un’azienda è rappresentato da questo documento, registrato come U.S. 2.019.985; si tratta del brevetto di uno schema ottico tipo Doppio Gauss molto luminoso presentato per la registrazione presso l’ufficio brevetti statunitense da Horace William Lee il 26 Dicembre 1930 e ratificato il 5 Novembre 1935; Horace William Lee era un geniale progettista ottico e collaboratore della Kapella Limited di Leicester, Regno Unito, uno studio di progettazione e consulenza conto terzi che intratteneva stretti rapporti con la Taylor, Taylor & Hobson, famosa azienda ottica anch’essa con base a Leicester.

Come ho evidenziato in grafica, un elemento chiave nel brevetto di questo schema ottico (destinato ad un obiettivo normale luminoso) consiste nell’adozione di due menischi convergenti spaziati e situati nella parte posteriore della struttura; questa soluzione consente di correggere efficacemente le aberrazioni in un Doppio Gauss di grande apertura e questo schema risalente al 1930 diventerà nel tempo lo standard utilizzato nei classici 50mm 1:1,4 realizzati da molti fabbricanti.

 

 

A inizio anni ’30 l’arrivo della fotocamera 35mm Zeiss Ikon Contax con i suoi normali luminosi Carl Zeiss Jena Sonnar 5cm 1:2 e 5cm 1:1,5 impose a Leitz una pronta replica, tuttavia lo schema ampiamente brevettato del Sonnar e i limiti tecnici di quegli anni impedirono all’azienda di realizzare autarchicamente un normale così luminoso in tempi rapidi (non dimentichiamo che, con abaco e tabelle logaritmiche, a Bertele e collaboratori erano serviti 5 anni di lavoro per arrivare al Sonnar 5cm 1:1,5, pur partendo da una base tecnica già imbastita e sviluppata per tutti gli anni ’20); si accettò quindi il compromesso di cercare sul mercato un gruppo ottico con apertura 1:1,5 da abbinare alla Leica e l’obiettivo scelto per tale operazione fu proprio il modello derivato dal brevetto di Horace William Lee, sebbene l’architettura a 7 lenti in 5 gruppi con ben 10 passaggi ad aria non fosse l’ideale per mantenere un buon contrasto in assenza di rivestimenti antiriflesso; com’è noto tale obiettivo fu presentato come Leitz Xenon 5cm 1:1,5, fece la sua comparsa nel 1936 e rimase teoricamente a listino fino al 1950.

Leitz aveva dunque quantomeno tamponato l’efficace offensiva del rivale Zeiss Ikon Dresden, tuttavia questa scelta avrebbe innescato un domino di eventi e cause sequenziali che avrebbero condizionato la produzione dei luminosi Leitz fino agli anni ’50.

 

 

Il primo effetto collaterale, siccome si stava sfruttando un gruppo ottico realizzato seguendo il disegno brevettato di Lee (teoricamente registrato per conto dell’ufficio di progettazione del quale era dipendente, la Kepella Limited, ma in realtà commissionato a tale società da Taylor, Taylor & Hobson, che ne rivendicava l’usufrutto), fu l’imposizione di aggiungere il nome Taylor-Hobson e il numero del brevetto statunitense sulla ghiera frontale di tutti i Leitz Xenon 5cm 1:1,5 commercializzati nel Regno Unito e negli States, un dettaglio umiliante per la casa e che sottolineava come l’obiettivo non fosse farina del suo sacco; in effetti il balletto di royalties e diritti che accompagna questo disegno è veramente curioso e merita un chiarimento.

 

 

L’obiettivo fu dunque calcolato da Horace William Lee, che presentò il brevetto nel Dicembre 1930 e quest’ultimo venne ratificato nel Novembre 1935; in realtà Lee era dipendente della Kepella Limited, quindi il brevetto venne registrato a nome di quest’ufficio di progettazione, tuttavia tale lavoro era stato commissionato esternamente dalla Taylor, Taylor & Hobson, con sede nella stessa città, che acquisì i relativi diritti di sfruttamento dietro pagamento dell’onorario pattuito alla Kepella Limited; la Taylor. Taylor & Hobson a sua volta aveva concesso alla Schneider Kreuznach lo sfruttamento di tale brevetto sul suolo tedesco, come da accordi standard e pregressi che intercorrevano fra le due aziende: pertanto la Leitz si relazionò proprio con Schneider per ottenere il suo obiettivo da 5cm 1:1,5.

Questa nuova ottica, in realtà, portava con sè un ingombrante fardello perché da un lato gli accordi di sfruttamento dei diritti sul suolo tedesco da parte di Schneider imposero l’adozione di un suo brand name, appunto Xenon, ovviamente subito riconosciuto da fotografi e appassionati come estraneo al mondo Leitz, e dall’altro – come detto – i modelli esportati in Inghilterra e Stati Uniti dovevano specificare in chiaro l’origine Taylor & Hobson del progetto e il relativo numero di brevetto.

Tutto questo costituiva per Leitz un imbarazzante balzello al quale fare buon viso, nonostante l’obiettivo si configurasse per certi versi come una prova vivente e in chiaro dei limiti tecnici dell’azienda.

Questo fastidioso compromesso costituiva solo una parte della questione: infatti ormai Leitz si era orientata sull’adozione del gruppo Doppio Gauss per i suoi 50mm più luminosi, a partire dal Summar 5cm 1:2 per proseguire col Summitar e i successivi Summicron, dal momento che il tipo Sonnar era protetto e venne prontamente ridisegnato e brevettato nuovamente da Bertele nel Dopoguerra, rendendolo indisponibile, sebbene Max Berek ci si fosse esercitato già a metà anni ’30; questa scelta di campo comportava però un altro rovescio della medaglia: per realizzare obiettivi luminosi di alta qualità ma anche compatti, senza sviluppare il modulo di lenti anteriori con elementi di diametro non compatibile col piccolo apparecchio Leica, i suoi mirini e le sue finestre telemetriche, era necessario sfruttare l’architettura che prevedeva due menischi spaziati ad aria nella parte posteriore, proprio l’elemento chiave del brevetto di Horace William Lee.

 

 

Questo, di fatto, congelò per anni lo sviluppo fattivo del 5cm 1:1,5 per Leica, dal momento che non era possibile realizzare schemi analoghi, sviluppati in proprio, senza infrangere tale brevetto; infatti, quando nel 1949 allo Xenon fu affiancato un erede, il Leitz Summarit 5cm 1:1,5, il nuovo obiettivo rinunciava a qualsiasi perfezionamento o calcolo casalingo da parte dei tecnici Leitz e si limitava a riproporre lo schema del precedente Xenon, semplicemente trattato antiriflessi, una miglioria che sicuramente perfezionava la resa cromatica e il contrasto in molte situazioni ma nulla toglieva al fatto che si stava riproponendo un disegno risalente al 1930 ed estraneo all’azienda, senza alcun progresso tecnico in un momento in cui il calcolo ottico vedeva invece una vertiginosa accelerazione verso il futuro.

In realtà Otto Zimmermann, capo del dipartimento di calcolo ottico a Wetzlar, ed i suoi diretti collaboratori stavano mordendo il freno, chiusi nella sala del nuovo e avanzato computer Zuse Z5 con i recenti vetri agli ossidi delle Terre Rare disponibili sul catalogo, aspettando semplicemente che i termini di validità del brevetto di Lee andassero in scadenza, con la stessa impazienza con cui un militare di leva conta i giorni per il congedo, mantenendosi nel frattempo in esercizio col calcolo di un altro gioiello, il Summicron 5cm 1:2 rigido.

Non appena i termini imposti dal brevetto furono compiuti, il team si fiondò subito sul progetto di un Doppio Gauss molto luminoso da 50m di focale e che sfruttava i tanto discussi menischi posteriori spaziati ad aria.

 

 

Questo intenso lavoro svolto a Wetzlar porterà al primo, celebre Leitz Summilux 5cm 1:1,4 del 1959, un obiettivo che sfrutterà questo schema di Zimmermann con la coppia di menischi posteriori separati fino al 1961, ovvero fino alla matricola 1.844.000, quando invece adotterà il nuovo di segno di Walter Mandler che lo accompagnerà per decenni.

 

 

Questa scheda riassume gli elementi salienti del brevetto tedesco originale del Summilux 50mm 1:1,4 primo tipo; l’obiettivo venne calcolato da Otto Zimmermann assieme ai suoi storici collaboratori Gustav Kelinberg e Eugen Hermanni e il brevetto venne consegnato il 24 Agosto 1957; considerando i termini di validità del brevetto di Lee, possiamo dire che dalla sua scadenza alla presentazione di questo nuovo Summilux è trascorso solo il tempo strettamente necessario a disegnarlo, lavorando a spron battuto.

Naturalmente, rispetto ai precursori Xenon e Summarit vincolati ai materiali di fine anni ’20, il nuovo Summilux si avvale di moderni vetri ottici ad alta rifrazione/bassa dispersione come il tipo indicato nel documento, creato direttamente dai chimici Heinz Broemer e Norbert Meinert nella verteria di Wetzlar, utilizzato negli elementi L1, L6, L7 e poi entrato in produzione regolare come lanthanum Flint LaFN21.

 

 

Tuttavia, a conferma della validità dello schema ottico originale, del resto sfruttato da una miriade di normali di svariate marche, anche il nuovo Summilux utilizza un’architettura analoga a quella degli Xenon e Summarit ricavati dal progetto di Lee, perfezionando le prestazioni soprattutto grazie ai nuovi vetri alle Terre Rare, qui utilizzati in 5 lenti su 7 dello schema con 4 lanthanum Flint e un lanthanum Crown, materiali che consentono di ridurre i raggi di curvatura degli elementi rispetto al modello preesistente, migliorando la correzione delle aberrazioni.

Il brevetto U.S. 2.019.985 di Horace William Lee, apparentemente insignificante e sperduto in una miriade di documenti analoghi, ha invece rivestito un ruolo significativo nel condizionare lo sviluppo dei normali luminosi fino alla fine degli anni ’50, obbligando Zeiss a persistere con gli schemi Sonnar (il primo Doppio Gauss luminoso con due doppietti posteriori spaziati è il Carl Zeiss Planar 55mm 1:1,4 per Contarex, disegnato nel 1959) e tenendo in stand-by i progettisti Leitz che si accinsero al disegno del nuovo Summilux autarchico con 10 anni di ritardo rispetto a quanto teoricamente possibile; pertanto tutti coloro i quali hanno eventualmente stigmatizzato il Summarit 5cm 1:1,5, lamentandone l’immobilismo celato dietro le sue immutabili caratteristiche tecniche, hanno una differente chiave di lettura.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

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