Un cordiale saluto a tutti i followers di Nocsensei; a inizio anni ’90, in piena era autofocus, si manifestò un inaspettato ma indiscutibile ritorno di fiamma per il sistema Leica a telemetro, merito anche di brand manager illuminati fra i quali dobbiamo debitamente citare il nostro compianto Dr. Romolo Rappaini di Polyphoto; questo hype emozionale e decontestualizzato dalla logica innescò quindi un domino inaspettato perché altre aziende del settore, monitorando il rinnovato interesse per il telemetro, nel corso del decennio decisero di scendere in campo offrendo a loro volta proposte compatibili con tale sistema o comunque concettualmente analoghe; in questa significativa radiazione filetica troviamo quindi, in ordine sparso e non esaustivo, i corpi e gli obiettivi Bessa di Voigtlander-Cosina, le ottiche Carl Zeiss ZM sviluppate dall’omonimo brand con baionetta Leica M, gli obiettivi GR con attacco a vite LTM realizzati da Ricoh utilizzando i gruppi ottici delle sue compatte GR di alta gamma, il sistema Contax G di Kyocera (con attacco non compatibile ma schemi ottici in vari casi analoghi a quelli Leica) e la Konica Hexar RF proposta da Konishiroku assieme ai relativi obiettivi Hexanon, i cui attacchi e camme telemetriche sono compatibili con i corpi Leica a vite o M.

 

 

In questa occasione voglio quindi concentrarmi sul classico grandangolare leggero da reportage e street-photo offerto da Konica, ovvero quel 35mm 1:2 che in declinazione Leitz Summicron ha trovato tanti entusiasti utilizzatori e prodotto immagini storiche; la versione di Konishiroku merita attenzione perché l’azienda in realtà ha proposto addirittura 3 obiettivi da 35mm 1:2, sia in attacco a vite LTM che a baionetta M, utilizzando 2 differenti schemi ottici; pertanto questo modello prevede una sistematica ben più complessa di quanto si immagini.

 

 

Le ottiche in attacco Leica a vite 39×1 e a baionetta Leica M create e commercializzate da Konica in quel frangente vennero presentate in un intervallo compreso fra il 1996 e il 2002, un interregno molto breve ma occorre considerare che il terremoto indotto dall’improvviso boom del digitale indusse l’azienda ad unirsi a Minolta, con la nascita della Konica Minolta Holdings Inc. nel Gennaio 2003, pertanto dopo questo evento le priorità erano evidentemente altre e legate alla mera sopravvivenza del settore; infatti anche il corpo Konica Hexar RF uscì contestualmente di scena e solo 3 anni più tardi Konica Minolta abbandonava completamente il campo della fotografia, passando la mano a Sony.

In questi 6 anni l’azienda propose 10 versioni di ottiche per corpi a telemetro tipo Leica, 6 con attacco a baionetta (definita KM, ovvero Konica M) e 4 con passo a vite LTM da 39×1/26” (definito dall’azienda LSM, ovvero Leica Screw Mount); gli obiettivi nati per il corredo della Konica Hexar RF erano denominati M-Hexanon, tuttavia le prime proposte arrivarono nel 1996 e 1997, quindi ben prima di questa fase (la Konica Hexar fu disponibile solo nel 1999) ed erano rappresentate da obiettivi di aspetto vintage e attacco LTM per nostalgici appassionati e utenti Leica.

Procedendo in ordine di focale, gli obiettivi Konica con attacco M o LTM sono l’insolito bifocale M-Hexanon 21-35mm 1:3,4-4 Dual Lens del 2002 in attacco KM, l’M-Hexanon 28mm 1:2,8 del 1999 in attacco KM, l’Hexanon 35mm 1:2 in attacco a vite LTM del 1996 con corpo cromato e tiratura di 1000 pezzi, l’M-Hexanon 35mm 1:2 del 1999 in attacco KM, l’UC-Hexanon 35mm 1:2 in attacco a vite LTM del 2001 con corpo nero e tiratura di 1000 pezzi, l’Hexanon 50mm 1.2,4 in attacco a vite LTM del 1997 con montatura cromata collassabile e tiratura di 1000 pezzi, l’M-Hexanon 50mm 1:2 del 1999 in attacco KM, l’M-Hexanon 50mm 1:1,2 in attacco KM del 2001 con tiratura di 2001 pezzi, l’Hexanon 60mm 1:1,2 in attacco a vite LTM del 1999 con tiratura di 800 pezzi e l’M-Hexanon 90mm 1:2,8 in attacco KM del 1999.

Come si può osservare i 4 modelli con attacco a vite LTM furono tutti proposti in tiratura limitata e normalmente commercializzati solo nel mercato interno giapponese; il 35mm 1:2 LTM cromato e il 50mm 1:2,4 LTM rientrante cromato furono gli unici modelli proposti prima che il corpo Hexar RF arrivasse sul mercato, mentre il 60mm 1:1,2 LTM del 1999 e il 35mm 1:2 UC LTM nero del 2001 rimanevano estranei al corredo M-Hexanon della Hexar RF ma vennero comunque lanciati quando tale fotocamera era già sul mercato.

 

 

Pertanto, come si può osservare, esistono 3 differenti obiettivi da 35mm 1:2, qui visibili con immagini di brochure originali nipponiche.

 

 

Nella fattispecie, l’Hexanon 35mm 1:2 del 1996 con attacco a vite LTM e montatura satinata cromo prevedeva un barilotto dall’aspetto genericamente vintage, senza uno specifico riferimento a corrispondenti ottiche Leitz, e venne realizzata in una singola tiratura di 1000 pezzi destinata al mercato interno; l’obiettivo era ovviamente accoppiato al telemetro con standard Leitz, metteva a fuoco fino a 90cm, utilizzava filtri a vite da 46×0,75mm di ispirazione Leica e misurava 55mm di diametro per 28,5mm di lunghezza.

Con l’avvento della Konica Hexar RF con attacco a baionetta Leica, nel 1999, venne offerta una versione in produzione illimitata e per tutti i mercati; questo secondo obiettivo era l’M-Hexanon 35mm 1:2 che si distingueva appunto per la baionetta tipo Leica M, mantenendo ovviamente l’accoppiamento telemetrico con i corpi tedeschi, e inspiegabilmente utilizzava uno schema ottico molto più complesso, con 8 lenti e del tipo a teleobiettivo invertito, che entrava più in profondità nel corpo macchina e imponeva anche ingombri maggiori per il barilotto, rifinito in nero e senza particolari citazioni dei modelli Leica: infatti quest’obiettivo prevedeva un diametro di 55mm e una lunghezza incrementata a 45mm, mentre anche il peso di 260g non era indifferente.

Con la baionetta M la messa a fuoco minima si adeguò allo standard dei relativi corpi Leica, passando a 0,7m, il diaframma utilizzava un’iride a 10 lamelle mentre il passo per i filtri a vite era nuovamente 46×0,75mm.

Infine, la terza versione UC-Hexanon 35mm 1:2 del Settembre 2001 prevede sempre attacco e accoppiamento telemetrico Leica LTM ma l’obiettivo appare ancora più compatto rispetto al primo modello del 1996 ed esteticamente ispirato al classico Leica Summicron-M 35mm 1:2 quarto tipo 11310 – 11311; questo modello torna ad impiegare lo schema ottico di derivazione Xenotar utilizzato nel primo tipo cromato, mantiene la messa a fuoco minima a 90cm e l’iride a 10 lamelle ma passa a filtri a vite da 43×0,5mm, un altro standard Leica ma differente da quello del Summicron-M citato prima, che è 39×0,5mm; la maggiore compattezza rispetto al predecessore cromato col quale condivide lo schema ottico si riflette sulle dimensioni, con diametro di 51mm e lunghezza ridotta a 26,5mm; anche questa versione a vite fu prodotta in una tiratura limitata di 1000 pezzi.

 

 

La prima versione a vite satinata cromo del 1996 prevedeva questo imballo che condivideva anche con le successive ottiche a baionetta M; semplicemente l’etichetta con i dati di targa riportava la scritta “L mount type” anziché “KM mount type”.

 

 

Il secondo tipo a baionetta del 1999 è invece decisamente ingombrante per la categoria, dovendo accogliere uno schema ottico di maggiori dimensioni la cui asimmetria non è stata sfruttata per aumentare lo spazio retrofocale (che, anzi, è inferiore rispetto al tipo precedente del 1996), quindi le ragioni di un ricalcolo completo che hanno portato ad una soluzione così complessa solo 3 anni dopo il lancio del predecessore non mi sono chiare.

Le scale e gli indici del barilotto sono molto leggibili ma complessivamente il design manca di personalità e l’obiettivo appare un po’ anonimo.

 

 

Infine, la versione UC-Hexanon 35mm 1:2 del 2001 in attacco a vite LTM e montatura nera è stata invece sviluppata con l’intento di creare un pancake il più compatto possibile (riesumando a tale proposito anche lo schema originale a 7 lenti sfruttato nel primo obiettivo del 1996, meno ingombrante) e adottando un’estetica che in questo caso richiamava da vicino il barilotto dei celebri Summicron-M 35mm 1:2 quarto tipo 11310 e 11311, un cambio di registro evidente rispetto all’M-Hexanon del 1999.

Questo modello, così come il tipo M, utilizzavano un paraluce circolare a vite con asole perimetrali per rendere funzionale il telemetro di chiara ispirazione Leitz, tuttavia l’accessorio appare troppo ingombrante e vanifica la mirabile compattezza dell’obiettivo; notate anche in questo caso l’evidente family-feeling col corrispondente obiettivo Leitz prodotto negli anni ’80 e ’90.

 

 

Un’analogia che risulta chiara anche affiancando all’UC-Hexanon un Summicron-M di tale serie; dopo 2 versioni con un design ispirato altrove l’azienda volle quindi imitare volontariamente la corrispondente ottica Leica per la sua ultima proposta.

 

 

Passando agli schemi ottici, la Konishiroku non si ispirò direttamente al classico e famoso schema Gaussiano asimmetrico del Summicron 11310, cosa che fece invece smaccatamente Carl Zeiss per il Planar T* 35mm 1:2 tipo 10 22 14 del 1996 destinato alla Contax G2 e per il quale volutamente si desiderava replicare il fingerprint del famoso grandangolare Leica, ma sfruttò invece una struttura gaussiana derivata dal tipo Xenotar (col classico elemento singolo dietro il diaframma) e con l’aggiunta di un doppietto cementato posteriore di ampio diametro che doveva migliorare la luminosità periferica dell’immagine.

Questo schema è dunque idealmente più vicino a quello introdotto da Nippon Kogaku nel 1956 con il Nikkor W 35mm 1:1,8 per Nikon a telemetro, disegnato da Hideo Azuma e concettualmente simile all’Hexanon.

 

 

Lo schema a 7 lenti appena visto venne impiegato nei 2 Hexanon a vite del 1996 e 2001, mentre per la versione M-Hexanon a baionetta del 1999 abbiamo questa moderna ma ingombrante struttura asimmetrica a 8 lenti con elemento anteriore concavo; come si può osservare questo secondo schema rientra più del precedente e denuncia anche una lunghezza decisamente maggiore, imponendo di aggiungere un paio di centimetri al barilotto.

Purtroppo non esiste alcun brevetto o documentazione tecnica originale relativa a questa seconda opzione.

 

 

Tornando all’architettura compatta con 7 lenti sfruttata negli Hexanon 35mm 1:2 a vite, come si può osservare da questa brochure d’epoca il Nikkor W 35mm 1:1,8 per Nikon a telemetro sfruttava effettivamente una configurazione analoga; si tratta di un obiettivo molto ricercato dai collezionisti e anche caratterizzato da varianti del barilotto che lo rendono ancora più interessante.

 

 

Questo schema ottico venne disegnato da Hideo Azuma e la richiesta di brevetto a favore di Nippon Kogaku Kabushiki Kaisha venne depositata il 5 Giugno 1956; curiosamente non esiste alcuna versione prioritaria giapponese, e del resto gli echi dell’occupazione statunitense del territorio nipponico si erano spenti da poco (Aprile 1952), per il sistema Nikon rangefinder gli U.S.A. costituivano il principale mercato e quindi è logico che il brevetto per un obiettivo così importante sia stato richiesto direttamente negli States.

 

 

Dai dati grezzi di brevetto si evince come per questo schema, che ha poi ispirato il corrispondente Hexanon, il progettista abbia utilizzato sostanzialmente 3 tipi di vetro: Lanthanum Crown agli ossidi delle Terre Rare, Dense Flint e Dense Crown; l’obiettivo era sicuramente all’avanguardia per la metà degli anni ’50 ed utilizzava ben 4 lenti con i nuovi vetri: L1 ed L5 in LAK10, L2 il LAK11 ed L6 il LAK9; abbiamo poi un Dense Crown SK15 in L3 e un Dense Flint SF11 ad altissima rifrazione e alta dispersione in L4 ed L7.

 

 

L’analogo schema utilizzato negli Hexanon 35mm 1:2 a vite LTM del 1996 e 2001 venne invece calcolato per Konishiroku Kogaku da Noshio Shimazaki, e la relativa richiesta di brevetto giapponese, l’unico esistente, venne formalizzata in data 12 Dicembre 1991; passarono quindi circa 4 anni fra la disponibilità del calcolo ottico e la commercializzazione della prima versione con barilotto satinato cromo.

 

 

IL documento prevede 2 differenti “embodiments”, il primo dei quali avviato alla produzione, e dalla sezione ridondante degli elementi esterni si intuisce l’attenzione rivolta al controllo della vignettatura ai bordi, problema sempre presente nei grandangolari a schema simmetrico perché tendono a seguire abbastanza pedissequamente la legge di Lembert del cosiddetto “coseno alla quarta di Theta” e che postula come, senza opportune contromisure, la luminanza residua ai bordi rispetto al centro sia funzionale al coseno alla quarta del seminangolo di campo preso in considerazione in quel punto della scena.

Gli schemi con lo stato delle aberrazioni mostrano un’efficace controllo dell’aberrazione sferica, distorsione non ridottissima per un wide non retrofocus ma comunque controllata sotto il 2% a barilotto e curvatura di campo contenuta con la giacitura dei piani in orientamento sagittale (linea continua) e tangenziale (linea tratteggiata) scelta in modo da non allontanarli mai troppo fra loro, contenendo l’astigmatismo in tutto i campo tranne agli angoli estremi.

Ci si può quindi aspettare un grandangolare di elevate prestazioni, come in effetti la pratica conferma, sebbene apparentemente le priorità di correzione non siano identiche rispetto al Summicron-M di riferimento, che sacrifica di più la curvatura di campo per ottimizzare in altri settori.

 

 

Dal punto di vista dei vetri ottici l’Hexanon 35mm 1:2 LTM, in analogia col precursore Nikkor W 35mm 1:1,8, prevede a sua volta 4 lenti con moderni vetri agli ossidi delle Terre Rare ad alta rifrazione e bassa dispersione; in questo caso Shimazaki-San ha sfruttato 4 categorie di materiali: Lanthanum Flint, Lanthanum Crown, Dense Flint e Flint e, osservando i valori rifrattivi/dispersivi delle specifiche tipologie scelte, si può supporre che tali vetri fossero forniti dalla grande azienda nipponica Ohara, che peraltro svolge lo stesso ruolo per molte altri brand, a partite da Canon.

Esordendo dalla lente frontale troviamo quindi un Lanthanum Flint tipo Ohara S-LAH66 in L1 ed L6, un Lanthanum Crown tipo Ohara S-LAL1 in L2 ed L5, un Dense Flint tipo Ohara S-TIH1 in L3, un Flint tipo Ohara S-FTM16 in L4 e infine un Dense Flint tipo Ohara S-TIH10 in L7.

Come si può osservare 6 lenti sulle 7 impiegate prevedono un indice di rifrazione molto elevato e compreso fra 1,717 e 1,772, dettaglio inevitabile in questa categoria di schemi ad alte prestazioni.

 

 

L’azienda nipponica Konishiroku seppe quindi cogliere il ritorno di fiamma per i sistemi a telemetro che permeò gli anni ’90 e offrire proposte alternative a Leica concrete ed interessanti; infatti il corpo Hexar RF, perfettamente compatibile con gli obiettivi Leica M (e a vite LTM, con adattatore), offriva anche l’esposizione automatica a priorità di diaframmi con l’importantissimo AE-lock per memorizzare la lettura in uno specifico settore e una gamma di tempi molto estesa, mentre la serie di obiettivi Hexanon descritti all’esordio e a loro volta applicabili anche su corpi Leica garantivano elevate prestazioni ad un prezzo più ragionevole rispetto agli originali tedeschi.

In questa gamma il fondamentale modello 35mm 1:2 che abbiamo imparato a conoscere risulta poi molto interessante proprio perché il concetto venne ampiamente sviluppato fino ad offrire 3 differenti modelli, sfruttando 2 differenti schemi ottici, attacchi sia a baionetta che a vite e dimensioni e configurazioni estetiche per tutti i gusti.

Queste linee alternative alle ottiche originali Leica M ma perfettamente integrabili nei relativi corpi continuano ad essere interessanti per il favorevole value-for-money e la qualità spesso inaspettata, e costituiscono anche un simpatico ambito per piccole sub-collezioni nell’ambito di una raccolta Leica senza affrontare i costi spesso proibitivi di tali materiali e con l’opportunità di utilizzare questi obiettivi alternativi serenamente e senza il patema di danneggiare o perdere pezzi di elevato valore venale.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 


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