Hasselblad magazzino A20 per film 35mm

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; i fotografi non proprio giovanissimi hanno sicuramente vissuto in prima persona la grande parabola del sistema Hasselbad “V”, le celebri fotocamere svedesi per il formato pellicola 6x6cm equipaggiate con ottiche Carl Zeiss Oberkochen e caratterizzate da una fattura di alto livello.

 

 

La classica “Hassy” è stata per lustri il cavallo di battaglia del fotografo professionista in studio e matrimonialista; una delle caratteristiche più apprezzate di questo sistema era l’adozione di magazzini portapellicola intercambiabili e a tenuta di luce, grazie ad un volet inseribile in acciaio svedese (noblesse oblige!); rispetto al collega equipaggiato con la classica e inossidabile Rolleiflex biottica 6x6cm di Franke und Heidecke, il fotografo targato Hasselblad poteva portare al seguito diversi magazzini caricati con la stessa pellicola per garantirsi una lunga sessione senza interruzioni grazie all’intercambio rapido (tipica situazione da matrimonio), oppure prevedere film negativo a colori, bianconero e invertibile, con la possibilità di cambiare tipo di pellicola a metà rullo, magari realizzare anche un singolo scatto con un materiale sensibile differente e poi tornare al magazzino precedente, il tutto senza perdere un fotogramma.

La generazione attuale, abituata alle meraviglie del digitale con autonomia elevatissima e possibilità di modificare a piacere la sensibilità ad ogni scatto, potrà considerare queste prerogative poco significative ma ai tempi d’oro dell’analogico spesso definivano la differenza fra successo e fallimento in una commessa di lavoro che prevedesse situazioni concitate o un’evoluzione imprevedibile.

 

 

La prima Hasselblad 6x6cm concepita a Goteborg da Fritz Victor Hasselblad col suo team fu presentata nella seconda metà degli anni ’40 (qui stiamo osservando una 1600F prodotta nel 1949), derivandola da un analogo apparecchio che costituì l’opera prima dell’azienda nel settore ed era previsto per riprese aeree; la Hasselblad 6x6cm commerciale fin dall’esordio si caratterizzava per l’inconfondibile magazzino intercambiabile posteriore con rivestimento in pelle e spigoli satinati in simmetria con il corpo macchina; questo magazzino era una diretta evoluzione di quello creato per la fotocamera aerea e nel corso dei decenni le modifiche estetiche e tecniche sono state marginali; all’esterno quella più evidente fu la sostituzione della chiavetta metallica snodata ancora presente nell’esemplare illustrato (ed utilizzata per bobinare l’ultima spezzone di carta al termine del rullino) con una manovella ribaltabile e molto più pratica nell’uso, oltre all’applicazione di una piastrina che identificava il modello di magazzino, non appena furono disponibili tipologie differenti.

Il concetto base del magazzino intercambiabile Hasselblad, e in particolare il percorso del film al suo interno, venne discusso in un brevetto firmato da Lennart Gunnar Oskar Dahlgren per conto di Hasselblad e depositato in Svezia, Stati Uniti e Germania; la richiesta proprietaria svedese fu in data 10 Luglio 1962 mentre i corrispondenti documenti statunitense e tedesco furono presentati rispettivamente il 2 Luglio e il 9 Luglio 1963.

 

 

Non sono riuscito a reperire il brevetto prioritario svedese, in ogni caso la versione statunitense qui condivisa prevede le stesse illustrazioni e testi; la discussione conferma come il brevetto verta sul posizionamento e il percorso del film in un caricatore per il magazzino di una fotocamera.

 

 

Le illustrazioni descrivono il percorso del film dal rullo 120 fino al piano focale e alla spoletta ricevente; è curioso come questo tragitto sia stato evidentemente frutto di studi e risulti addirittura brevettato quando in effetti obbliga il film e la relativa carta protettiva a 2 pieghe brusche che possono comprometterne l’assoluta e necessaria planarità, specie se il magazzino carico non è stato usato per un certo tempo e l’emulsione con la sua copertura sono rimaste ferme in quella posizione a lungo; anni fa mi venne infatti riferito che a suo tempo alla Carl Zeiss di Oberkochen eseguirono accurati test sulla planarità del film negli apparecchi 35mm e medio formato che impiegavano ottiche Zeiss, e proprio i magazzini per Hasselblad rivelarono errori non trascurabili, probabilmente proprio per questo specifico percorso del film all’interno del magazzino.

 

 

Il corrispondente brevetto tedesco, depositato una settimana dopo quello appena visto, ripropone gli stessi dati.

 

 

Anche le illustrazioni sono le stesse e la sagoma dell’apparecchio proposto come esempio è quella inconfondibile di un corpo Hasselblad.

Il magazzino intercambiabile adottato dall’azienda svedese offriva margini di sviluppo, sfruttando differenti formati (tutti ovviamente inferiori al 6x6cm originale, il massimo ammesso dalle quote del corpo e dalla copertura delle ottiche) e vari tipi di pellicola; nel tempo l’azienda offrì anche modelli 6x6cm per pellicola 220 e 24 fotogrammi, magazzini 6×4,5 orizzontale da 12 e 24 fotogrammi, per 6×4,5 verticale e per il formato 4x4cm “supedia”, visionabile con un proiettore convenzionale sfruttando telaietti standard 5x5cm con finestra da 40x40mm anziché 24x36mm.

Un ulteriore incremento di autonomia fu possibile prevedendo magazzini per pellicola da 70mm perforata in speciali cartucce ricaricabili, con i quali era possibile realizzare fino a 70 fotografie 6x6cm.

 

 

In quest’ultima serie la versione più interessante è un modello maggiorato e creato per la NASA (nella foto possiamo vedere un esemplare cutaway di tale magazzino); grazie alle dimensioni e all’utilizzo di speciale pellicola a supporto sottile era infatti possibile stipare film sufficiente per ben 200 esposizioni 6x6cm.

In questa offerta diversificata, con film 120, 220 e 70mm e formati 6×6, 6×4,5 nel duplice orientamento e 4x4cm, mancava tuttavia l’ulteriore opzione di magazzini che sfruttassero anche la comune pellicola perforata da 35mm in caricatori tipo 135, identica a quella utilizzata su tutti i diffusi apparecchi 24x36mm.

 

 

Questa particolare ibridazione aveva in realtà i suoi punti di forza e infatti era già prevista sulle Rolleiflex biottica (accessorio Rolleikin), mentre altri concorrenti coevi, come ad esempio Zenza Bronica con questi magazzini per la sua ETR-Si 6×4,5cm, aveva regolarmente previsto versioni per pellicola 35mm, sia col classico fotogramma 24x36mm ed elevata autonomia (magazzino E 135-N) che sfruttando un formato panoramico accelerato da 24x54mm (E 135-W); i fan della “V” alata di Goteborg (omaggio al fondatore e alla sua passione per l’ornitologia) dovettero invece farsi bastare i 3 formati previsti con pellicole in rullo di dimensioni maggiori, o almeno questa è la convinzione comunemente condivisa nell’ambiente… Oppure no?

Per rispondere al quesito osserviamo il seguente schema con tutti i formati dei magazzini Hasselblad serie “V” e i vari modelli prodotti,

 

 

La grafica ci mostra subito un quarto formato, perché accanto ai classici 6x6cm, 6×4,5cm orizzontale o verticale e 4x4cm “superdia” troviamo anche un 6×2,4cm, ovvero una visione accelerata da 24×55,5mm con pellicola 35mm!

Specificamente, il classico formato 6x6cm era ottenibile con l’originale magazzino 12 e i successivi A12 ed E12 (quest’ultimo con contatti databus) e film 120, oppure con i modelli A24 ed E24 con film 220 oppure con gli A70 ed A200 e pellicola perforata da 70mm;

il formato 6×4,5cm orizzontale era consentito dai magazzini A16 ed E16 su pellicola 120 e dai rari A32 ed E32 su pellicola 220 (ribadisco che a E nella sigla definisce versioni con bus elettrico tramite contatti), mentre il 6×4,5cm verticale era appannaggio dell’altrettanto insolito A16V con film 120;

il formato 4x4cm “superdia”, un tempo abbastanza in auge perché consentiva di sfruttare un formato maggiore e riempire interamente lo schermo con proiettori da 35mm, era invece garantito dal magazzino A16S con pellicola 120.

Il fantomatico formato “panoramico” da 6×2,4cm su pellicola 35mm era invece appannaggio del più raro e sconosciuto modello prodotto da Hasselblad, il tipo A20, che accoglieva un caricatore 135 che, nella versione da 36 pose originali 24x36mm, garantiva 20 fotografie 6×2,4cm.

Questo magazzino A20 per pellicola 35mm fu un’aggiunta tarda nel sistema e la stragrande maggioranza degli appassionati Hasselblad ne ignora l’esistenza; infatti confesso che all’epoca, desiderando qualcosa del genere, ho tagliato e modificato 2 spolette per inserire un caricatore 135 nel magazzino A12 per film 120, dovendo poi riavvolgere il film in camera oscura col dorso aperto e nel buio assoluto, proprio perché anch’io ignoravo che Hasselblad stesse commercializzando qualcosa di analogo ma certamente più funzionale.

Per dovere di cronaca è bene accennare anche ai dorsi Hasselblad per pellicole Polaroid a sviluppo istantaneo, in grado di impressionare un’immagine 6x6cm sull’originale di dimensioni maggiori e caratterizzati da una forma squadrata totalmente dissimile dalla struttura consueta.

 

 

Osservando il magazzino A20 dal lato destro, ad una rapida occhiata lo si può facilmente confondere per un comune modello A12 standard, e se non si nota il punto di fede rosso sulla cornice del contafotogrammi e le scritte specifiche sulla piastrina a fianco della battuta neanche un esperto è colto da dubbi; questo esemplare è in finitura completamente nera, quindi ancora più raro.

 

 

Uno sguardo più ravvicinato anche da questa parte mostra comunque la numerazione 20 e la sigla 35 che identificano lo specifico modello e stanno ad indicare un’autonomia di 20 esposizioni su pellicola 35mm in luogo dei consueti rulli 120 o 220.

 

 

L’illusione di normalità sfuma però immediatamente osservando il fianco sinistro del magazzino: da questa parte troviamo infatti un nottolino snodato supplementare, in qualche modo inserito quasi a forza negli spazi della chiavetta che consente di sbloccare e sfilare il caricatore estraibile, e un pulsante incassato di utilizzo misterioso; visto nella sua totalità questo magazzino A20 appare quindi più complesso rispetto ai modelli che l’utente Hasselblad è abituato ad utilizzare, sebbene la foggia, la configurazione complessiva e l’attacco per il corpo macchina siano identici.

 

 

Questo dettaglio del fianco destro mostra le scritte che identificano il modello e anche il punto di fede rosso sulla cornice che circonda il contafotogrammi e che consente di identificare meglio il numero corrispondente in una scala forzatamente più ravvicinata rispetto alle 12 pose del magazzino convenzionale.

 

 

Una vista d’insieme mostra un mix di elementi noti e in comune agli altri magazzini Hasselblad con altri (indicati in blu) che sono invece caratteristici del tipo A20; nella battuta del corpo macchina abbiamo quindi la classica piastra fissata da una serie di viti e con scanalatura centrale in bassorilievo, coordinata con l’analogo elemento sporgente della fotocamera, che blocca infiltrazioni di luce e stabilizza il magazzino in uso; un’apertura in tale piastra mostra l’ingranaggio di interfaccia al corpo che trasmette il moto durante l’avanzamento del film; accanto a quest’area, nella parte inferiore, troviamo le 2 classiche aperture che consentono ai relativi elementi sporgenti dell’apparecchio di agganciare il magazzino.

Sul fianco destro troviamo la piastrina applicata con l’indicazione del piano focale e la denominazione del modello, in questo caso 20 – 35, e nella stessa area sono presenti anche la classica manovella ribaltabile per l’eventuale avanzamento manuale senza l’ausilio della fotocamera (e nei magazzini standard usata per completare l’avvolgimento della carta protettiva sulla spoletta ricevente dopo aver terminato le pose), la finestrella con l’indice di conferma di magazzino armato (fondamentale per montare e smontare l’accessorio dal corpo con la corretta sincronizzazione d’uso) e quella del contafotogrammi, in questo caso con numerazione specifica e punto rosso di allineamento.

Sul retro del dorso A20 troviamo il classico promemoria che consente di inserire la sensibilità del film grazie ad una ghiera girevole oppure di introdurre la linguetta di apertura della confezione di film 120 con la sigla del film, mentre nella parte superiore, accanto alla battuta, troviamo invece il bottone metallico godronato che consente lo sblocco e la rimozione del magazzino.

Infine, sul fianco sinistro, già descritto, abbiamo la classica feritoia che consente di inserire il volet in acciaio a tenuta di luce prima di rimuovere il magazzino, la chiavetta di svincolo per l’estrazione del caricatore, la seconda manovella telescopica per riavvolgere il film all’interno del caricatore 135 prima di aprire il dorso e il pulsante che mette a frizione il relativo alberino prima di tale operazione, esattamente come avviene nei comuni corpi reflex 35mm; questa seconda manovella non è presente nei magazzini Hasselblad per film 120 e 220 perché in questo caso la pellicola esposta viene avvolta sulla spoletta ricevente e quindi coperta e protetta dall’ultima esca di carta, pertanto la si può rimuovere direttamente, mentre la spoletta del film, ormai vuota, passa a sua volta al ruolo di ricevente per il rullo successivo, mentre nel caso del caricatore 135 è giocoforza necessario riavvolgere il film nella cartuccia originale prima di esporla alla luce, richiedendo quindi l’applicazione della seconda manovella.

 

 

Anche il caricatore estraibile presenta caratteristiche uniche rispetto alle versioni convenzionali, perché da un lato troviamo una speciale spoletta disegnata per accogliere e tenere allineato al centro il film 35mm (spoletta tecnicamente rimuovibile ma senza alcuna necessità funzionale di farlo se non), dall’altro è invece presente una struttura davvero insolita che accoglie il caricatore 135, prevede una battuta per la sua feritoia di uscita con feltrini a tenuta di luce e anche un pin metallico sull’alberino di supporto che vincola la struttura del caricatore, consentendo il relativo riavvolgimento; il caricatore permette di ottenere fotogrammi 6×2,4cm, pari a 55,5x24mm effettivi e apparentemente l’azienda non ha mai contemplato l’ipotesi di utilizzarlo con cartucce 135 di autonomia inferiore a 36 pose 24x36mm, sebbene siano regolarmente disponibili.

 

 

Una vista del caricatore estraibile con la cartuccia 135 applicata chiarisce meglio le dinamiche; come si può osservare la cartuccia viene inserita con la parte inferiore orientata verso la sua manovella di riavvolgimento, la feritoia con feltrini si appoggia nella relativa sede predisposta e quindi il film uscendo compie una brusca curva a 90°, passa su un primo rullo vettore accanto al pressapellicola, su un secondo rullo gemello all’estremità opposta e quindi si avvolge sulla spoletta verso l’interno, in modo da rimanere bel tensionato sul pressapellicola.

Anche in questo caso, apparentemente, i tecnici di Goteborg non hanno attribuito molta importanza alla problematica della planarità del film che, lo ricordo, per garantire la massima nitidezza delle ottiche diviene critica anche con ondulazioni di pochi micron, cioè millesimi di millimetro; nel caso dei magazzini per film 120, come anticipato, alla Zeiss avevano già rilavato una planarità non eccezionale e il problema, mi è stato detto, viene acuito proprio dal lungo inutilizzo col film inserito, dal momento che proprio in corrispondenza di pieghe brusche il film tende ad ondularsi e poi a mantenere un residuo di piega anche quando viene steso sul piano focale per la fotografia; come si può osservare, anche nel caso del tipo A20 queste caratteristiche coesistono, quindi a chi sta per realizzare uno scatto importante e che richieda la massima nitidezza possibile, se l’ultimo avanzamento del film non è recente suggerisco di sacrificare uno scatto a vuoto, avanzare la pellicola e finalizzare la foto subito dopo.

Questo insolito e raro magazzino A20 (con codice interno Hasselblad 63073) consentiva quindi di estendere il range delle pellicole utilizzate su Hasselblad anche al materiale 35mm e, a parte l’eventuale risparmio sul costo di acquisto, consentiva l’accesso a tipologie di film ad esclusivo appannaggio dei caricatori 135, e non disponibili invece in rullo 120 – 220; d’altro canto si potrebbe obiettare che le tipologie di pellicola presenti solo nel 35mm ed eventualmente sfruttabili non sono molte e che lo stesso fotogramma 24×55,5mm, simile a quello panoramico di corpi come l’Horizon 202 ed eventualmente proiettabile nei relativi telaietti 7x7cm con maschera di riduzione, si può ottenere semplicemente ritagliando il formato 6x6cm o 6×4,5cm originale, con la libertà aggiuntiva di scegliere l’altezza di taglio sul fotogramma; in ogni caso questo insolito accessorio, ora proposto in vendita a cifre notevolmente elevate, da collezionista, offriva un’ulteriore opzione operativa in un sistema davvero molto diversificato che ha sicuramente contribuito alla fama leggendaria di questa fotocamera medio formato.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

 

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