Fotocamere condannate al rogo

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; seppure da tutti esecrati, è naturale che possano verificarsi circostanze sciagurate o incidenti nei quali le nostre attrezzature fotografiche possono risultate danneggiate o irrimediabilmente compromesse; la casistica è varia e diversificata, partendo dal tappo anteriore finito inavvertitamente nello strapiombo del belvedere, passando per l’obiettivo o la fotocamera sfuggiti di mano e finiti in terra o – peggio – in acqua, per arrivare a contesti ben più pericolosi come nel caso dei reporter di guerra che spesso devono la vita proprio alla loro fotocamera, mai così preziosa come in questo caso, che si è sacrificata offrendosi come schermo per il proiettile o le schegge di ordigno, come recenti fatti di cronaca hanno nuovamente portato alla ribalta, ed esistono diversi corpi macchina Leica vintage che portano l’inequivocabile segno d’impatto con un proiettile che portava il nome del fotografo.

 

 

Naturalmente le cause di un danno catastrofico alle nostre amate attrezzature possono essere anche frutto di circostanze indipendenti dalla nostra volontà, come nel caso di questa fotografia diffusa dal Leica Store Manchester e che documenta lo stato in cui, dopo un volo aereo, è riemerso dal bagaglio dell’attonito proprietario un prezioso Leica Noctilux-M 50mm 1:0,95 Asph. satinato cromo.

Senza arrivare ad estremi così luttuosi, sono certo che ciascuno di voi conservi il ricordo di qualche sgradita esperienza di questo tenore, e in questa circostanza voglio presentare due sventurate fotocamere che hanno dovuto fronteggiare un cimento veramente arduo: la prova del fuoco.

Naturalmente entrambe non sono “sopravvissute”, se così possiamo dire, all’evento fatale e la loro condizione magari potrà fornire una nuova prospettiva di riferimento e mitigare la nostra angoscia per un graffietto o una piccola ammaccatura rimediata dal nostro apparecchio preferito…

 

 

La prima sfortunata testimone è una classica Contarex I “Cyclope” anni ’60 della Zeiss Ikon Stuttgart, in questo caso addirittura equipaggiata col luminoso e pregiato normale Carl Zeiss Planar 55mm 1:1,4; questo esemplare era conservato in un’abitazione che è stata interamente divorata dalle fiamme e la temperatura raggiunta dall’apparecchio è stata così alta da fondere le parti metalliche in lega leggera e addirittura rammollire il vetro delle lenti!

Le calotte e altre parti in ottone sono invece rimaste integre; considerando che l’ottone fonde ad una temperatura appena superiore ai 1.000°C e che il vetro ottico rammollisce ad un valore compreso fra i 650° C dei Flint al piombo e gli 800° dei borosilicate Crown, con una media di circa 700° C, questa fotocamera dev’essere stata esposta ad una temperatura compresa in questo intervallo, sufficiente a rammollire il vetro ma non a fondere l’ottone; viceversa i componenti di alluminio, che liquefa a circa 660°, si sono sciolti; nell’immagine possiamo ammirare un esemplare analogo equipaggiato con lo stesso obiettivo, utile per valutare fino in fondo lo scempio perpetrato dal fuoco.

 

 

Un’altra fotocamera distrutta dalle fiamme ci racconta una storia molto più avventurosa e drammatica, se possibile: si tratta infatti dell’ apparecchio fotografico in dotazione ad un reporter di guerra che, nel corso del Secondo Conflitto Mondiale, era in Africa al seguito del Deutsches Afrikakorps, a bordo di un carro armato inquadrato nella Panzerarmee Afrika ai comandi del Generalfeldmarschall Erwin Rommel, qui ritratto assieme ad un carro in fiamme immortalato nel corso di questa campagna; infatti, proprio un blindato a fuoco nel deserto è il palcoscenico di questa storia.

 

 

L’apparecchio in questione è una prestigiosa e oggi rara Contaflex biottica della Zeiss Ikon Dresden, un raffinato apparecchio TLR per pellicola 35mm lanciato nel 1935 che, all’epoca, si collocava al vertice della gamma Zeiss ed era una delle fotocamere più costose mai prodotte; il carro armato sul quale si trovava il reporter che la utilizzava fu centrato da colpi di artiglieria nemica e andò a fuoco, bruciando completamente; purtroppo ignoro la sorte dell’equipaggio e del fotografo di guerra, tuttavia la carcassa del Panzer ha restituito la Contaflex, sulla quale gli effetti del fuoco sono stati meno distruttivi rispetto alla Contarex del caso precedente, lasciando intatte le parti metalliche e il vetro del Sucherobjektiv da visione, mentre l’ottica da ripresa non era montata in macchina al momento in cui in carro fu colpito; se da un lato le condizioni dell’apparecchio sono meno impressionanti, un brivido corre lungo la schiena riecheggiando il contesto dell’evento e cercando di immaginare ad occhi chiusi lo stato d’animo angosciato degli sventurati uomini chiusi nel blindato, mentre la situazione rapidamente precipitava.

Anche in questo caso ho affiancato al relitto un’immagine dell’apparecchio in condizioni ottimali; è curioso notare come in entrambe le fotocamere incidentate la cromatura sia stata ablata dal fuoco a temperature sostanzialmente ridotte, considerando il punto di fusione del cromo decisamente elevato; non ho competenze specifiche nel settore e mi limito ad annotare il particolare dettaglio.

Immagino che ogni fotografo o appassionato genuinamente innamorato del proprio corredo e amante delle attrezzature fotografiche in senso generale abbia provato una stretta al cuore vedendo apparecchi così pregiati ridotti a rottami bruciacchiati; spero che questo contatto traumatico moltiplichi in ciascuno di noi la cura e l’attenzione per i nostri preziosi compagni di tante avventure fotografiche, sperando che un simile evento non incroci mai il nostro cammino!

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

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