Custodia subacquea Rolleimarin

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; la celeberrima generazione di fotocamere biottiche Rolleiflex creata dalla Franke & Heidecke di Braunschweig ha avuto successo non soltanto per gli indubbi contenuti tecnici e la qualità dei risultati forniti ma anche perché il fabbricante cercò sempre di ovviare al limite concettuale dell’apparecchio ad ottica fissa con una brillante ed articolata serie di accessori dedicati che lo mettevano in grado di affrontare la maggioranza delle situazioni fotografiche ipotizzabili; l’esempio forse più eclatante di questa gamma è il Rolleimarin, una massiccia e robustissima custodia subacquea creata a inizio anni ’50 che consentiva alla Rolleiflex di scendere negli abissi fino a 100 metri di profondità e per molti anni è stata l’unica via praticabile da chi volesse realizzare fotografie subacquee con velleità professionali; storicamente importante ma anche di nicchia, il Rolleimarin è rimasto ignoto al grande pubblico, pertanto ho deciso di dedicargli una profilatura completa.

 

 

Il Rolleimarin era un’endiadi forma-funzione senza concessioni alla mera estetica e costruito con una robustezza addirittura ridondante rispetto alle pur severe specifiche di impiego subacqueo; la sua struttura da oltre 5kg di peso accoglieva il corpo Rolleiflex TLR e consentiva una comoda inquadratura e messa a fuoco reflex grazie ad un sistema ottico a pentaprisma previsto nella sua parte superiore, mentre tutti i controlli principali dell’apparecchio erano replicati all’esterno sotto forma di comandi robustissimi e sovradimensionati; la profondità di esercizio garantita era di oltre 330 piedi, ovvero 100 metri.

Il Rolleimarin era previsto unicamente per le Rolleflex equipaggiate con obiettivo da 75mm, una scelta probabilmente legata alle caratteristiche rifrattive dell’acqua che incrementano idealmente la focale dell’obiettivo per un fattore 1,33 (in pratica è come utilizzare un obiettivo per full-frame 24×36 su un sensore di formato APS-H), rubando preziosi gradi di campo, una caratteristica che ha quindi suggerito di partire dall’obiettivo leggermente più grandangolare da 75mm e rinunciare al classico modello da 80mm; in immersione il campo inquadrato con i Tessar, Planar e Xenotar da 75mm era equivalente a quello di un 100mm, quindi un normale leggermente lungo (con i necessari distinguo, lo potremmo equiparare ad un 55mm nel 24×36); se ipoteticamente fosse stato disponibile un Rolleimarin compatibile con la Rolleiflex TLR Weitwinkel, il suo DIstagon da 55mm in immersione si sarebbe comportato come un 73mm, rimanendo quindi un moderato grandangolare, più o meno come un 40mm sul 24×36.

 

 

Il Rolleimarin prevedeva a sua volta un corredo ausiliario opzionale che contemplava bracci con torce per flash a lampadina (con innesco alimentato da una batteria la cui sede e relativi circuiti era prevista all’interno della custodia), mirino sportivo esterno, telai con scamottaggio gestibile dall’esterno per filtri e lenti addizionali e relative custodie.

 

 

Il Rolleimarin era costituito da due elementi principali: il corpo con grande oblò circolare in vetro e il coperchio al quale veniva fissato l’apparecchio e che includeva gli elementi ottici per la visione reflex; il coperchio superiore prevedeva un grande mirino ottico (ovviamente sfruttabile con profitto con la maschera da immersione), robusti attacchi per la corda di supporto, 2 grossi nottolini metallici per la selezione di tempi e diaframmi (con i relativi valori incisi sulla superficie) e una grande leva frontale che movimentava il telaio anteposto agli obiettivi della Rolleiflex e consentiva di avvicendare 2 filtri oppure una lente addizionale Rolleinar per ridurre la distanza minima di messa a fuoco, favorendo la ripresa ravvicinata che solitamente si preferisce in immersione per ridurre lo spessore di acqua torbida e migliorare la brillantezza dell’immagine.

I filtri utilizzati erano solitamente giallo, arancio o rosso, sfruttati anche con pellicola a colori per compensare il caratteristico assorbimento spettrale selettivo dell’acqua che taglia subito queste frequenze più lunghe e già oltre i 10 metri di profondità lascia principalmente le componenti fredde, producendo immagini scialbe e con una vistosa dominante (naturalmente occorreva tenerne conto per compensare l’esposizione, soprattutto considerando che le componenti giallo/arancio/rosso privilegiate da questi filtri di selezione erano molto scarse nella luce disponibile, imponendo un incremento di posa superiore a quello teorico standard).

Nella fusione principale dello scafo, realizzato in alluminio con finitura antigraffio, troviamo invece l’oblò principale in vetro ad alto spessore che permette la visione ad entrambe le ottiche, un’impugnatura ergonomica sul lato destro che incorpora la leva rotante per l’avanzamento del film, un comando di scatto sovradimensionato davanti all’impugnatura e, sul lato sinistro, il pomello di messa a fuoco con doppia scala metrica per la messa a fuoco rapida a stima, una da utilizzare in terraferma e l’altra sott’acqua.

Il sistema di chiusura è composto da un massiccio elemento girevole fissato agli stessi perni degli occhielli per la cinghia e che, ruotato di 180° verso l’alto a scafandro aperto, consente di trasportare la parte superiore del Rolleimarin con la Rolleiflex applicata come se fosse una maniglia.

Il dimensionamento e la robustezza di tutti questi elementi consentivano alla custodia di affrontare i cimenti più difficili e un trattamento decisamente ruvido.

Il Rolleimarin venne lanciato nel 1953 e rimase a catalogo, sotto traccia, per vari lustri, passando quindi attraverso le evoluzioni tecniche e funzionali delle fotocamere alle quali era destinato; pertanto esistono addirittura 4 versioni diverse di questo accessorio, ciascuna dedicata e compatibile con specifici varianti del corpo macchina secondo una complesso organigramma di compatibilità descritto nella tabella seguente.

 

 

Puntualizzato nuovamente che il Rolleimarin si rivolgeva unicamente alle fotocamere con ottica da 75mm, la prima versione della custodia era destinata agli apparecchi con baionetta filtri tipo I e pomello di messa a fuoco da 24mm di diametro, modelli compresi fra le matricole 567.000 e 1.427.999; la seconda versione si accoppiava alle fotocamere con baionetta filtri tipo I e pomello di messa a fuoco da 33mm di diametro con matricole comprese fra 1.428.000 e 1.739.999; la terza versione era idonea alle Rolleiflex con baionetta filtri tipo II (75mm 1:3,5 Planar e Xenotar), pomello di messa a fuoco da 39mm di diametro ed eventuale esposimetro con l’indicazione dei valori luce, modelli compresi fra le matricole 1.740.000 e 2.249.999; infine, la quarta ed ultima versione funzionava con gli apparecchi con baionetta filtri tipo II (sempre 75mm 1:3,5 Planar e Xenotar), pomello di messa a fuoco da 39mm di diametro, esposimetro opzionale accoppiato e mirino a pozzetto completamente rimuovibile; quest’ultima variante comparve a partire dalla matricola 2.250.000.

Per applicare la fotocamera all’elemento superiore del Rolleimarin corrispondente alla sua tipologia occorreva intervenire sul mirino a pozzetto: nei modelli con pozzetto rimuovibile era sufficiente sganciarlo e toglierlo, mentre nelle Rolleiflex con mirino fisso occorreva sganciare meccanicamente il suo flap posteriore, tenendo conto che le fotocamere più vecchie, prodotte fino alla matricola 1.099.999, richiedevano un intervento del laboratorio di assistenza per rimuovere integralmente il pozzetto originale e sostituirlo con un mirino differente; inoltre, le TLR comprese fra le matricole 1.100.000 e 1.168.000 prevedevano solamente la sincronizzazione flash tipo X, pertanto con i lampeggiatori a lampadine il massimo tempo ammesso era di 1/25” oppure 1/100” a seconda delle versioni utilizzate; infine, con gli apparecchi equipaggiati con esposimetro era necessario rimuovere il relativo elemento con galvanometro dal pomello di messa a fuoco.

Occorre quindi attenzione quando si abbina una Rolleiflex al Rolleimarin per definire con esattezza il corretto accoppiamento e le relative prassi.

 

 

Dopo il suo lancio nel 1953, il Rolleimarin iniziò a comparire nelle brochure e documentazioni tecniche del sistema TLR, come in questo esempio nel quale il costruttore senza enfasi ma sicuramente con un certo orgoglio sottolinea notevoli caratteristiche come l’impermeabilità fino a ben 100 metri o la possibilità di inserire 2 filtri davanti all’obiettivo anche in immersione; all’epoca non esisteva nulla di simile prodotto in serie.

 

 

Questo documento del 1956 descrive il Rolleimarin negli accessori per TLR ed evidenzia la praticità del mirino reflex con oculare posteriore orientato in modo da consentire una comoda visione nella normale postura assunta mentre si nuota.

 

 

Il Rolleimarin compare nuovamente come elemento qualificante anche i questa illustrazione di accessori Rolleiflex.

 

 

Gli importatori statunitensi dei prodotti Francke & Heidecke erano in realtà 2 e si dividevano il territorio federale, uno attivo sulla East Coast (Burleigh & Brooks Incorporated, New York) e l’altro sulla West Coast (Ponder & Best Incorporated, Hollywood), spesso gestendo in modo indipendente advertising e comunicazione; nel caso del Rolleimarin crearono invece una inserzione pubblicitaria “congiunta” nella quale sottolineavano adeguatamente l’atout principale del Rolleimarin, cioè quello di permettere riprese subacquee di qualità professionale senza compromessi; l’inserzione riassume anche tutte le caratteristiche di rilievo dell’accessorio: struttura in alluminio molto robusta e stagna a 100 metri, comandi riportati all’esterno, mirino a prisma con confortevole visione ingrandita a 30°, filtri incorporati inseribili in azione, batteria per il flash a lampadine incorporata, peso di appena 1,3kg in immersione.

 

 

Questa pagina, dedicata al Rolleimarin tipo 4 in un catalogo del 1965, è interessante perché condivide molti dettagli, sottolineando come la visione reflex sia un grande vantaggio sott’acqua con la relativa variazione ingannevole dell’indice di rifrazione; il documento sottolinea la possibilità di controllare tempi e diaframmi a colpo d’occhio, la comodità del mirino reflex a proiezione inclinata mentre si nuota e la presenza di un sistema di correzione del parallasse manuale per le brevi distanze nel mirino sportivo esterno, ricordando anche la doppia scala metrica sul pomello delle distanze per la messa a fuoco a stima anche sott’acqua.

La pagina descrive anche in dettaglio 2 set di lenti addizionali Rolleinar, ciascuna delle quali poteva essere applicata nel Rolleimarin prima dell’immersione e quindi inserita sul percorso ottico sfruttando la relativa leva sul top dello scafandro; in questo modo l’operatore era in grado di focheggiare da 135mm a 60cm col tipo 1 e da 60mm a 40cm col tipo 2; era anche possibile fissare nella montatura dell’obiettivo da ripresa un filtro privo di telaio metallico e lasciarlo in posizione per tutta l’immersione senza compromettere la funzionalità delle lenti addizionali mobili montate sul relativo telaio comandato dall’esterno.

Descrivendo i bracci per lampadine lampo, viene specificato che la parabola del supporto principale poteva essere ruotata per illuminare i soggetti alle distanze più brevi e che era possibile applicare una seconda unità sull’altro lato per un’illuminazione senza ombre.

 

 

Infine, questo catalogo del 1969 è prezioso perché documenta l’intero sistema costruito nel tempo attorno al Rolleimarin, in questo caso ovviamente riferito alla quarta versione; per questo step definitivo della custodia possiamo registrare alcuni aggiustamenti in corsa: ad esempio, i filtri che in precedenza erano montati in numero di 2 su una torretta girevole comandata dall’esterno, ora vengono forniti in set di 3 (giallo chiaro, giallo medio, arancio) e privi di telaio metallico, limitati quindi ad un disco da 37mm di diametro da applicare direttamente all’interno della baionetta II dell’ottica da ripresa; la possibilità di inserire i filtri in immersione è stata quindi sacrificata per mutuarla alle lenti addizionali Rolleinar, disponibili in 2 differenti set e abbinate alla specifica torretta girevole che consente si applicarle e toglierle sott’acqua quando necessario; è curioso notare come i 2 set di Rolleinar siano dedicati specificamente al Rollimarin 4, tuttavia la corrispondente torretta girevole da inserire all’interno risulta disponibile in 4 versioni, ciascuna destinata ad un modello di Rolleimarin.

Fra gli accessori si nota molta attenzione dedicata ai lampeggiatori; sono infatti presenti 2 differenti unità flash, parabola riflettente opzionale, testa basculante per la torcia, 2 adattatori vari tipi di lampada e 2 tipologie di batteria per l’ìnnesco, una dedicata ai Rolleimarin 1, 2 e 3 e l’altra al Rollimarin 4, differenziate per il tipo di interfaccia alla custodia e rese disponibili anche per modelli precedenti al fine di mantenerli operativi.

Nel corredo Rolleimarin troviamo ancora un elemento di accoppiamento per la messa a fuoco (differenziato per le versioni 1 – 2 e 3 – 4) e custodie flosce per la custodia e i lampeggiatori.

Il Rolleimarin è stato quindi per anni l’optimum per realizzare immagini subacquee senza compromessi e sebbene fosse poco noto alla maggioranza degli appassionati di fotografia era invece lo strumento di riferimento dei professionisti del settore, e fu anche utilizzato come strumento di scena in riprese cinematografiche, come in questo caso.

 

 

Infatti, dal 1958 al 1961 venne trasmessa una serie TV statunitense da ben 155 puntate denominata “Sea Hunt” (nota in Europa come “Avventure in fondo al mare”), nella quale l’ex-sommozzatore molto esperto Mike Nelson (interpretato da Lloyd Bridges, padre del più noto Jeff) deve mettere in campo le sue competenze in svariate situazioni ambientate sott’acqua, e nel fotogramma a destra lo troviamo immortalato proprio con un Rolleimarin in mano, correttamente impugnato e con l’indice sul comando di scatto, sicuramente una contestualizzazione credibile dovendo descrivere un sommozzatore professionista.

Fino all’affermazione della più pratica ed agile Nikonos di Nippon Kugaku il Rolleimarin è stato quindi un’icona della fotografia subacquea, a quei tempi vista come qualcosa di misterioso, avventuroso e ad appannaggio esclusivo di grandi esperti specializzati; il fascino indubbio di questo precursore, dall’aspetto così rozzo e massiccio da sembrare quasi un fossile emerso da epoche passate, si accentua ulteriormente considerando le origini del suo progetto, una storia nella storia davvero poco conosciuta.

 

 

Le origini del Rolleimarin conducono infatti ad Hans Hass; parlare di Hans Hass significa chiamare in causa un pioniere ed un’autentica leggenda della fotografia e cinematografia subacquea: questo celebre oceanografo e fotografo è stato infatti il primo a realizzare immagini e riprese subacquee di qualità e assieme alla moglie Lotte, con lui in questa foto, ha realizzato documentari straordinari che gli sono valsi riconoscimenti e fama imperitura; nell’immagine i coniugi Hass compaiono proprio accanto a vari prototipi sviluppati da Hans e a destra notiamo 2 modelli su base Rolleiflex TLR, uno dei quali ormai in versione definitiva.

 

 

La sua grande esperienza sul campo e la stretta collaborazione con l’Ingegnere Richard Weiss di Franke & Heidecke hanno permesso ad Hans Hass di disegnare attorno alla TLR una custodia robusta, funzionale e in grado di ottenere immagini subacquee di qualità molto elevata; in questa istantanea i coniugi Hass, giovani, belli e famosi, si concedono sorridenti all’obiettivo mentre Hans impugna un modello di preserie del Rolleimarin da lui definito e messo a punto.

 

 

In questa immagine di alcuni anni dopo Lotte Hass impugna un Rolleimarin e l’immagine ne evidenzia le dimensioni e l’aspetto massiccio e minaccioso da strumento squisitamente professionale.

 

 

L’unione nella vita ma anche professionale fra Hans e Lotte, splendida ragazza nonchè abile nuotatrice che spesso fungeva da modella nelle riprese subacquee del marito, ha visto concretizzarsi molte produzioni memorabili, come ad esempio questo documentario del 1954 noto in Europa come “Sotto il mare dei Caraibi” mentre il titolo originale era “Unternehmen Xarifa”, con riferimento al battello “Xarifa” utilizzato da Hass in queste circostanze; proprio in questa impegnativa produzione Hans Hass ebbe modo di collaudare a fondo le prime serie di Rolleimarin create sfruttando le sue idee e suggerimenti.

 

 

Il contributo di Hans Hass allo sviluppo del Rolleimarin fu così determinante che l’azienda produttrice inserì il suo nome nella ghiera frontale con le specifiche del modello, dove troviamo la scritta Hans Hass fra ROLLEImarin e il numero di matricola dell’esemplare, come si può osservare in questa fotografia subacquea dei coniugi Hass con l’esemplare n° 620 nelle mani di Lotte.

 

 

Il lavoro pionieristico di Hans Hass è stato celebrato anche in questo libro postumo edito nel 2016 dall’editore Heel Verlag, sulla cui copertina compare assieme alla moglie e nuovamente con un prototipo di Rollimarin in mano (notate le scritte anteriori non ancora definitive).

 

 

Il legame che unisce a doppio filo Hans Hass e il Rolleimarin è ulteriormente ribadito in questa immagine, nella quale ormai molto anziano si fa ritrarre nuovamente con la storica custodia subacquea orgogliosamente esibita; non è nota la sistematica esatta con i numeri di produzione, tuttavia la versione 4 di questo accessorio dovrebbe essere subentrata intorno al numero 1.400 mentre l’esemplare molto tardo di questa istantanea prevede la matricola 2.236, e questo fornisce un riferimento approssimativo; si tratta sicuramente di un oggetto realizzato in quantità non eccessive, fatto comprensibile considerando la destinazione di nicchia e il prezzo non irrilevante.

Il grande subacqueo ed oceanografo concepì quindi il Rolleimarin ricavando dalla sua esperienza personale di fotografo le specifiche e le caratteristiche più opportune; questi input, per quanto competenti e azzeccati, dovevano in ogni caso essere traslati in un progetto ingegneristico idoneo all’industrializzazione dell’oggetto e alla sua produzione di serie, e il tramite fra le idee nate dalla pratica di Hass e l’oggetto come lo conosciamo fu l’Ingegnere Richard Weiss, che nell’anno 1953 praticamente si dedicò anima e corpo a convertire tali suggerimenti astratti in progetti meccanici rigorosi e fattibili; complessivamente esistono 7 brevetti firmati da Weiss relativi al Rolleimarin, alcuni dei quali apparentemente basati sulle stesse descrizioni, e a seguire vi proporrò gli estratti con i dati significativi presenti in ciascuno di essi.

 

 

Il primo brevetto in ordine cronologico fu presentato in Germania il primo Luglio 1953 (per comodità di comprensione utilizzeremo la corrispondente versione richiesta in seguito degli Stati Uniti); i dati evidenziano subito che il brevetto è a nome di Richard Weiss come dipendente di Franke & Heidecke, senza alcuna citazione o riferimento ad Hans Hass: evidentemente esistevano accordi pregressi con tale personaggio per registrare la proprietà intellettuale del progetto solo a nome dell’azienda di Brauschweig.

I principali capisaldi del brevetto, evidenziati, chiamano in causa una custodia per fotocamera con pellicola in rullo idonea a realizzare fotografie subacquee e concepita in modo da potervi adattare l’apparecchio al suo interno con semplici procedure, utilizzando una fotocamera regolarmente in commercio con minime modifiche, sfruttando le identiche procedure previste per l’uso terrestre e avendo a disposizione gli stessi controlli del corpo macchina standard.

 

 

Già questo primo brevetto lascia intendere che il brainstorming fra Hans Hass, Richard Weiss e l’azienda era in corso da molto tempo, infatti l’illustrazione di massima proposta dal documento mostra un Rolleimarin praticamente definitivo, con tutti gli elementi caratteristici e connotanti già al loro posto.

 

 

Altre illustrazioni del brevetto mostrano come la custodia fosse divisa in 2 moduli e la fotocamera veniva fissata a quello superiore in modo solidale; nelle immagini si notano i rinvii che consentono ai pomelli superiori di modificare il settaggio di tempi e diaframmi sull’apparecchio, mentre il robusto elemento mobile n° 31, ruotato verso il basso di 180°, permette di fissare assieme di 2 elementi della custodia, serrandoli e assicurandoli adeguatamente; la sezione a destra evidenzia il massiccio modulo ottico del Rolleimarin che preleva l’immagine dal vetro di messa a fuoco e consente di visionarla da un enorme oculare con adeguata estrazione pupillare ed inclinazione favorevole.

 

 

Queste ultime illustrazioni del brevetto mostrano l’accoppiamento col pomello di messa a fuoco e un’ipotesi alternativa per il controllo di tempi e diaframmi, con i relativi pomelli non più applicati in posizione verticale sul top della custodia bensì orizzontalmente nella parte posteriore, accanto al grande oculare de mirino, prevedendo quindi un rinvio a 90° per trasmettere il moto ai comandi della fotocamera, un sistema probabilmente ritenuto troppo complesso dal punto di vista meccanico e che venne abbandonato in favore della soluzione che tutti conosciamo.

 

 

Nello stessa giornata, primo Luglio 1953, Richard Weiss e Franke & Heidecke depositarono presso il Deutsches Patentamt la richiesta per un secondo brevetto, questa volta relativo ad un sistema per applicare lenti addizionali davanti all’obiettivo e movimentarle a distanza.

 

 

Questo brevetto è interessante non solo in quanto discute per la prima volta l’ipotesi di un telaio mobile per applicare o togliere elementi ottici dall’obiettivo da ripresa ma perchè illustra anche una ulteriore ipotesi alternativa per il comando di tempi e diaframmi all’interno di un’ipotetica custodia stagna, questa volta applicandoli in basso, sotto il fondello, con i relativi alberi di rinvio che salgono e si interfacciano ai comandi della biottica; l’illustrazione fa anche capire come si posiziona in grande mirino a pentaprisma per uso subacqueo, con l’anta posteriore del mirino a pozzetto della fotocamera rimossa per fare spazio a tale modulo.

 

 

Sempre il primo Luglio 1953 Weiss e l’azienda depositarono in Germania la richiesta per un terzo brevetto, relativo ad una fotocamera reflex munita di speciale custodia.

 

 

L’illustrazione del primo schema mostra nuovamente la sezione del Rolleimarin, questa volta con i pomelli di controllo per tempi e diaframmi regolarmente collocati nella posizione definitiva e con l’aggiunta di un mirino sportivo esterno che poi sarà effettivamente disponibile in commercio; notate il notevole spessore del vetro anteriore, sicuramente non il massimo per i light pencils ai bordi dell’immagine che lo attraversavano con una certa incidenza.

 

 

La seconda illustrazione del brevetto mostra nuovamente i complessi sistemi di rinvio già visti nel primo brevetto.

 

 

Per buona misura, il primo Luglio 1953 Richard Weiss e Franke & Heidecke depositarono in Germania addirittura la richiesta per un quarto brevetto legato al concetto Rolleimarin, indicando specificamente una custodia per fotografia subacquea.

 

 

In realtà questo brevetto illustra schemi già visti, con la sezione del Rolleimarin già descritta in precedenza e l’ipotesi alternativa con i nottolini per tempi e diaframmi nella parte posteriore del top; evidentemente ogni singolo brevetto puntualizzava specificamente un dettaglio ben preciso,  impedendo quindi alla concorrenza di sfruttare le idee in qualsiasi modo.

 

 

Anche la seconda serie di illustrazioni del quarto brevetto richiesto il primo Luglio 1953 riproduce nuovamente rinvii meccanici già visti, e comprendo che il lettore possa iniziare ad annoiarsi, tuttavia condivido tutti i documenti esistenti come documentazione storica.

 

 

Un quinto brevetto venne richiesto in Germania il giorno successivo, 2 Luglio 1953, sempre ed invariabilmente a nome di Richard Weiss e Franke & Heidecke, anche in questo caso relativo ad una custodia per foto subacquee destinata ad una fotocamera per pellicola in rullo.

 

 

In questo caso le illustrazioni corrispondono nuovamente a quelle del quarto brevetto richiesto il primo Luglio 1953, presentando però l’ipotesi con comandi per tempi e diaframmi sul top anziché a fianco dell’oculare posteriore.

 

 

Un sesto brevetto venne richiesto dagli stessi soggetti a stretto giro, il 3 Luglio 1953, ed invariabilmente per una custodia dedicata ad apparecchi fotografici per film in rullo.

 

 

Le illustrazioni propongono nuovamente sezioni e schemi noti e già visti, evidentemente concentrandosi di volta in volta in ciascun brevetto su singoli e piccoli dettagli specifici.

 

 

Anche la seconda serie di illustrazioni del sesto brevetto riportano per l’ennesima volta i 2 schemi alternativi del top, con comandi di tempi e diaframmi nelle 2 posizioni già descritte.

 

 

Questo settimo ed ultimo brevetto venne depositato da Richard Weiss in Svizzera il 19 Giugno 1954, tuttavia la richiesta prioritaria tedesca riconduce ancora al famoso primo Luglio 1953, autentico “D-day” per il Rolleimarin; inutile specificare che anche questo documento riguarda una custodia subacquea per apparecchi con film in rullo.

 

 

Questo documento, quantomeno, introduce elementi nuovi, e accanto all’ormai classica vista del top con pomelli di regolazione in posizione posteriore troviamo schemi che descrivono il rinvio per il comando di scatto a tenuta stagna e un altro a 90° per i sistemi ottici.

Il Rolleimarin fu dunque una pietra miliare nell’evoluzione della fotografia subacquea e venne letteralmente amato dagli operatori professionali che lo utilizzarono intensivamente e con profitto; naturalmente l’evoluzione della tecnologia ha reso questa prassi infinitamente più facile, specie dopo l’avvento del digitale (citiamo solamente la possibilità di verificare all’istante la riuscita della foto, l’elevatissima autonomia di scatto garantita dai moderni supporti di memoria e la correzione automatica del bianco che aiuta a compensare le dominanti presenti ad una certa profondità), tuttavia a suo tempo ebbi al possibilità di ammirare la proiezione di diapositive Kodak Ektachrome realizzate con una Rolleiflex 3,5F Planar abinata a Rolleimarin, lenti addizionali Rolleinar e flash, e la qualità d’immagine era realmente ammirevole, a conferma che la geniale intuizione di Hans Hass e la successiva elaborazione di Franke & Heidecke avevano colto nel segno.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

 

 

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