Curiosità vintage

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; questo articolo non è dedicato ad un singolo oggetto o argomento ma vuole passare in rassegna alcune curiosità legate al mondo fotografico anni ’60 ed anni ’70, spaziando fra vari brand.

 

 

Il primo dettaglio singolare è targato Asahi Optical Co. e l’ho trovato in un manuale d’uso e manutenzione della fotocamera reflex 35mm Pentax Spotmatic II; quest’ultima è alimentata con una batteria al mercurio da 1,35v che oggi non viene più prodotta per l’attenzione alle problematiche ambientali ma all’epoca costituiva la principale fonte di alimentazione degli esposimetri al solfuro di cadmio ed era regolarmente adottata da famosi apparecchi come la Nikon F Photomic o l’esposimetro Gossen Lunasix; questo stralcio del libretto Spotmatic condivide le istruzioni standard per utilizzare la batteria, dilungandosi poi in avvertenze, considerazioni e raccomandazioni originali e insolite: la batteria viene infatti paragonata alle caratteristiche di un nastro per registratore fonografico (riferimento realmente curioso), vulnerabile all’acido delle secrezioni cutanee, e si raccomanda di impugnarla solo sui bordi utilizzando un pezzo di tessuto e di inserirla nel vano perfettamente pulita; di seguito, per evidenziare al necessità di tenerla fuori dalla portata dei bambini, anziché limitarsi a definirla semplicemente un oggetto pericoloso a causa  dei chimici contenuti l’ansiogena nota di pericolo ricorda come un bambino ne abbia ingerita una finendo all’ospedale con guai seri all’organismo.

La trattazione di questo argomento da parte di Asahi è stata quindi abbastanza insolita.

 

 

Un’altra curiosità legata al mondo della fotografia di sessant’anni fa è questa pagina di un catalogo Eastman Kodak del 1961 che lascia intendere il livello di specializzazione e competenza che si riteneva comune fra i fotoamatori del tempo: infatti la pagina pubblicizza non solo paste adesive e fermi angolari per applicare le copie nell’album, ovviamente di utilizzo facile e intuitivo per chiunque, ma reclamizza anche una cospicua serie di colori di vario tipo oltre al primer trasparente e all’olio di fondo per ritocco a pastello destinati alla colorazione e rifinitura di copie e negativi secondo procedure ormai inconsuete che sicuramente richiedevano un lungo apprendistato iniziale per ottenere risultati soddisfacenti; stupisce quindi che questi prodotti venissero reclamizzati in gran numero su cataloghi consumer come se il loro acquisto ed utilizzo fosse una prassi consueta anche per i fotografi domenicali.

 

 

Un altro prodotto curioso che faceva furore a quei tempi era il visore stereo View-Master creato da William Gruber; si trattava di un economico visore in plastica con 2 oculari e relativo, semplice sistema ottico che accoglieva una serie di dischi in cartone prodotti dalla stessa azienda (View-Master reel) e sui quali erano presenti 7 coppie di immagini stereo di luoghi o scenari famosi che era possibile osservare in tutta la loro bellezza posizionando il visore controluce; il doppio oculare permetteva di osservare la coppia di immagine con un effetto stereo decisamente pronunciato e una leva sul fianco provvedeva a ruotare il disco e cambiare la coppia di fotografie.

Per creare i dischi l’azienda sfruttava duplicati su materiale sensibile Eastman Kodak, e questo portò ad una forma di collaborazione per cui i visori View-Master venivano pubblicizzati direttamente nei cataloghi dell’azienda di Rochester.

I visori stereo View-Master erano un sistema semplice ed economico per ammirare le bellezze più famose e nonostante la fattura da giocattolo garantiva una visione molto immersiva; un elemento molto interessante era sicuramente l’ampia scelta di soggetti disponibili e visionabili in questa pagina di catalogo, anche se curiosamente per il “Bel paese” sono presente solo 2 titoli (Roma e Venezia) mentre il continente Australiano è trattato con molto riguardo e prevede la bellezza di 15 opzioni diverse; naturalmente l’azienda aveva pensato anche ai più piccini e il catalogo elenca reel con immagini tratte da favole e cartoni animani.

 

 

Un’altra curiosità introdotta da Eastman Kodak nei suoi cataloghi a inizio anni ’60 è un insolito regolo misuratore che consentiva di verificare rapidamente il passo filtri compatibile con il proprio obiettivo; il regolo prevede tutte le misure connesse con ottiche prodotte da Kodak comprese fra 19mm e 67mm di diametro e fornisce anche indicazione sui relativi filtri Series applicabili con ghiere di ritenuta o paraluce muniti di relativa sede.

 

 

In questa immagine osserviamo sul monitor il regolo alle dimensioni reali di stampa sul catalogo e, ovviamente, corrispondenti alle misure riportare nella sua grafica.

 

La parte inferiore del regolo coincideva con il bordo della pagina ed era sufficiente accostare quest’ultimo alla montatura anteriore dell’obiettivo, posizionando la freccia di riferimento sulla filettatura a sinistra, per conoscere il passo filtri corrispondente; in questo caso ho utilizzato un obiettivo con attacco da 39mm che non trova esatta corrispondenza nella serie di valori predisposti (quello più simile è 39,5mm) ma l’illustrazione serve solo per chiarire il concetto.

 

 

Procedendo in avanti di un paio d lustri vedremo adesso qualche curiosità legata al nome Miranda; la Miranda Camera Company, gia Orion Camera Company, ha prodotto fotocamere fino alla fine degli anni ’70 e in questa decade ha proposto reflex 35mm anche interessanti ma che non sono riuscite a compiere il balzo di competitività necessario per mantenere in vita l’azienda; la Miranda, sebbene avesse a ruolo progettisti ottici competenti come Shimada-San che hanno brevettato a suo nome ottiche di varie focali, aveva scelto come politica aziendale di non produrre direttamente i propri obiettivi ma di farli produrre ad aziende esterne, principalmente Soligor; questa decisione ha portato ad alcune spigolature che ora vedremo.

 

 

Sebbene le ottiche “originali” siano marcate Miranda, il fatto che fossero prodotte da Soligor ha comportato una curiosa strategia di marketing, assecondando la quale l’azienda suggeriva direttamente e in chiaro di utilizzare prodotti a marchio Soligor, come nel caso di questo aggiuntivo fisheye piuttosto sofisticato (è presente una ghiera per adattarlo otticamente a focali da 30mm a 200mm) e all’epoca abbastanza famoso; in questa pagina di catalogo tale aggiuntivo e il suo fabbricante Soligor sono pubblicizzati esplicitamente e il documento include anche dettagliate istruzioni per il corretto utilizzo, come se si trattasse di un accessorio originale.

 

 

Allo stesso modo, parlando di obiettivi, il catalogo ricorda che la fotocamera prevede come soluzione esclusiva un secondo attacco filettato (da 44mm) interno e coassiale alla baionetta standard e dedicato ad ottiche non originali, fra le quali l’unico marchio citato direttamente è nuovamente Soligor, una scelta commerciale insolita perché, come detto, anche gli “originali” marcati Miranda e forniti in attacco a baionetta con diaframma automatico erano in effetti prodotti dallo stesso brand.

Naturalmente altre fotocamere 35mm scelsero di adottare un parco ottiche fornito da terzi, come ad esempio Alpa o Exakta, tuttavia in questo caso sull’obiettivo era indicato il brand name e il modello originale (ad esempio: Angenieux Alfitar, Schneider Xenon, etc.), mentre nel caso di Miranda le ottiche originali prodotte da Soligor erano denominate Miranda e convivevano in parallelo con quelle universali “suggerite”, sempre prodotte e stavolta anche marcate in chiaro da Soligor.

Il fatto di non ricavare un particolare utile dal reparto obiettivi (la fornitura esterna evidentemente assottigliava i margini rispetto al prezzo di vendita finale) ha portato Miranda a non proteggere commercialmente a spada tratta la sua gamma di ottiche originali, come solitamente avviene, e per espandere la serie di opzioni disponibili per il cliente ha adottato una strategia che anticipava di decenni il trend attuale, realizzando e commercializzando direttamente una serie di anelli adattatori che consentivano di applicare sulla reflex Miranda ottiche di vari marchi, anche prestigiosi.

 

 

Ad esempio, nel catalogo della Miranda Sensomat venivano pubblicizzati ben 8 anelli adattatori forniti direttamente dalla casa, 7 dei quali consentivano di applicare ottiche di terze parti sul corpo e un ottavo era invece concepito per convertire le ottiche Miranda ad un passo 39x1mm e adattarle quindi su ingranditori; i restanti modelli permettevano invece di applicare sul corpo Miranda obiettivi a vite 42x1mm, a baionetta Exakta-Topcon, a baionetta Exakta con automatismo del diaframma, a vite 39x1mm per ottiche Leitz e Canon a telemetro (con messa a fuoco solo ravvicinata per incompatibilità di tiraggio), a baionetta Contax e Nikon a telemetro per focali da 50mm (nuovamente con messa a fuoco solo ravvicinata per problemi di tiraggio), a baionetta esterna Contax e Nikon a telemetro per grandangolari e teleobiettivi (anche in questo caso senza infinito) e a baionetta Nikon F; escludendo opzioni più di nicchia, anche soltanto la possibilità di utilizzare fino ad infinito obiettivi esterni in attacco a vite 42x1mm o a baionetta Nikon F espandeva a dismisura le possibilità della fotocamera.

 

 

Una pagina analoga diffusa a quel tempo da Miranda conferma vari modelli già descritti e aggiunge ulteriori opzioni, come ad esempio l’anello per accoppiare ottiche originali a diaframma automatico su tubi di prolunga e soffietti o quello per applicare le ottiche Miranda (sia quelle con baionetta e diaframma automatico sia le versioni di terze parti con attacco a vite 44mm e diaframma manuale) su cineprese 16mm in attacco “C”; pertanto Miranda già cinquant’anni fa promuoveva l’universalità dei parchi di ottiche, con la possibilità di adattare liberamente obiettivi e apparecchi a prescindere dal marchio e dall’attacco originale, una soluzione che oggi si è ampiamente concretizzata grazie ai nuovi corpi macchina mirrorless.

La storia della fotografia e dei brand coinvolti non ci ha lasciato quindi soltanto eventi eclatanti ma anche tante, piccole spigolature minori, a volte specchio dei costumi e delle mode del tempo, che un appassionato ricorda comunque con piacere.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

 

 

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