Curiosità Leitz vintage

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; un marchio come Leitz-Leica costituisce uno straordinario ambito di ricerca per i collezionisti e gli appassionati perché la sua produzione è così ampia e diversificata fino all’accessorio più inconsueto da costituire un delizioso cimento per chi abbia il desiderio e la disponibilità per completare una raccolta; in questa sede voglio quindi descrivere due particolari spigolature del mondo Leitz, realmente insolite e sconosciute, che rafforzano ulteriormente il concetto appena espresso.

Chiedo anticipatamente venia per la qualità delle immagini, inferiore allo standard consueto, perché si tratta di fotografie provenienti da vendite online.

 

 

Uno dei protagonisti dell’articolo è un gadget promozionale distribuito allo stand Ernst Leitz Wetzlar alla Photokina di Colonia del 1950, il primo grande evento postbellico organizzato in Europa per questo settore commerciale; il gadget riproduceva in miniatura un corpo Leica a vite dell’epoca con obiettivo 5cm Elmar ed era realizzato tramite una fusione di lega metallica parzialmente rivestita di vulcanite per simulare la finitura della fotocamera originale; questo omaggio per i visitatori dello stand misurava appena 26mm di larghezza, 13mm di altezza e 14mm di profondità e veniva fornito abbinato ad un cordino nero intrecciato e con inserti di colore rosso.

 

 

Come si può osservare la risoluzione dei dettagli, per utilizzare un termine calzante, è buona ma non eccezionale, tuttavia occorre considerare le piccolissime dimensioni e anche il fatto che si tratta di un omaggio da distribuire in certi quantitativi; inoltre, questo oggetto non intendeva far colpo con il dettaglio dei particolari miniaturizzati perchè il vero atout si nascondeva al suo interno.

 

 

Infatti, andando oltre le modeste apparenze della miniatura di un prodotto commerciale, questo gadget era qualcosa di unico perchè in realtà celava un piccolissimo visore di Stanhope, ovvero un dispositivo compatto di origini antiche per la visione di microfilms o l’ingrandimento di piccolissimi oggetti e campioni medici/istologici che altrimenti avrebbero richiesto l’utilizzo di un ingombrante e costoso microscopio; questo tipo di visore/ingranditore fu creato da Prudent Renè Patrice Dagron nel 1857 e sovente veniva inserito in ciondoli o gioielli che, alla bisogna, si trasformavano in una potente lupe; questi minuscoli dispositivi erano denominati Stanhope scopes perchè sfruttavano come dotazione ottica l’obiettivo di Stanhope, un sistema inventato da Sir Charles terzo Conte di Stanhope ed in pratica costituito da un unico elemento simile alla sezione ristretta sull’asse di una grande e spessa lente convergente, quindi si trattava di un cilindro di vetro allungato con le 2 superfici esterne convesse, con raggio differenziato; questo sistema venne evoluto da Dagron rendendo piatta la superficie in prossimità del soggetto e quest’ottica modificata veniva da lui abbinata a microfotografie di soggetti e paesaggi che erano poi inclusi in gioielli e pendenti, chiamati appunto stanhopes, che consentivano di ammirare il soggetto della microfotografia (talvolta anche licenzioso) accostando l’occhio ad un piccolo foro in prossimità della superficie curva dell’obiettivo; sistemi ottici di questo tipo vennero poi utilizzati anche durante la Guerra Fredda per realizzare strumenti compatti e facilmente celabili destinati a impressionare o leggere microdots, cioè messaggi miniaturizzati fino a diventare minuscoli punti apparentemente insignificanti e sovente applicati sotto il francobollo di una innocua cartolina.

 

 

Il gadget del 1950 che riproduceva una Leica a vite si comportava allo stesso modo: al suo interno era presente un obiettivo Stanhope con anteposta una microfotografia dello stabilimento Leitz assieme alla scritta “Ernst Leitz Wetzlar”, situata nella parte anteriore dell’obiettivo, e accostando l’occhio ad una grande apertura posta sul dorso della miniatura era possibile ammirare l’immagine, il cui orientamento si poteva modificare ruotando la montatura dell’obiettivo stesso.

La minuscola riproduzione di Leica a vite omaggiata alla Photokina 1950 era quindi a tutti gli effetti analoga ai gioielli Stanhopes realizzati da Renè Dagron quasi un secolo prima e costituisce una deliziosa chicca nell’universo delle curiosità Leitz.

 

 

L’altra curiosità riguarda un obiettivo da ingrandimento Leitz VAROB 5cm 1:3,5, un modello nato per ingrandire i negativi Leica, otticamente derivato dall’Elmar 5cm 1:3,5 e prodotto dal 1931 al 1939, inizialmente in finitura interamente nichelata e in seguito con barilotto parzialmente nero.

 

 

Questo particolarissimo esemplare è davvero insolito perchè replica in toto le fattezze del VAROB di ultima generazione, tuttavia in brand name che lo caratterizza, BORAV, costituisce la visione speculare della denominazione originale VAROB, e in luogo della ragione sociale Leitz Wetzlar troviamo la criptica sigla S.T. PARIS; vediamo quindi di risolvere questo apparente mistero.

S.T. PARIS è l’abbreviazione di Spécialités Tiranty Paris, denominazione utilizzata dell’azienda creata da Philippe Tiranty, un prolifico inventore francese nato nel 1883; oltre ad essere il titolare di vari brevetti ed invenzioni, Tiranty era anche appassionato di fotografia e dopo il suo trasferimento a Parigi fondò un’attività per la creazione di strumenti ottici e attrezzature fotografiche e per la distribuzione sul territorio nazionale di analoghi articoli prodotti da aziende esterne; questa attività era denominata Etablissement Philippe Tiranty, o EPT.

Nel 1925 la EPT di Philippe Tiranty acquisì la rappresentanza per la Francia della nuova fotocamera Leica, e avrebbe continuato a distribuire e assistere i prodotti Leitz per 3 decadi, fino al ritiro del titolare; il volume di affari e la buona nomea concretizzati in questi anni portarono Leitz Wetzlar alla decisione di assegnare a Philippe Tiranty una Leica M3 con Summicron-M 5cm 1:2 placcati in oro come riconoscimento del grande lavoro svolto, modello che fu oggetto di un grande dibattito a inizio anni ’90.

La sigla S.T. PARIS veniva applicata su tutti i prodotti Leitz distribuiti in Francia dall’Etablissement Philippe Tiranty per riconoscere i pezzi effettivamente commercializzati da tale azienda e fornire la relativa assistenza in garanzia e anche dopo, distinguendoli da altri prodotti similari ma non passati attraverso la EPT.

 

 

Nel caso di quest’obiettivo per ingranditore si andò anche oltre e Tiranty, evidentemente dopo accordi specifici con la casa madre, provvedeva addirittura ad applicare una nuova ghiera frontale che non riportava solamente la famosa sigla S.T. PARIS ma addirittura modificava il nome del prodotto in BORAV, per ragioni che attualmente non saprei giustificare; questo esemplare costituisce quindi una interessante curiosità prebellica Leitz che sottolinea il particolare rapporto con l’importatore francese Tiranty e la sua notevole libertà di manovra.

 

 

Questa illustrazione di alcuni modelli Leitz VAROB in configurazione originale, fra i quali anche un esemplare tardo in finitura nera analogo al precedente, consente di apprezzare come in questo caso le scritte frontali fossero Leitz Wetzlar Varob anziché S.T. PARIS BORAV.

Questi due oggetti così insoliti mostrano dunque che la tassonomia degli articoli legati all’universo Leitz-Leica è estremamente articolata e il cammino per poter siglare la parola fine è ancora lungo, e forse è proprio in questo si cela il suo fascino.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

 

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