Curiosità assortite Zeiss Jena

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; il colossale agglomerato Zeiss Ikon, del quale Carl Zeiss Jena era un elemento fondamentale, si può dire che abbia rappresentato la Grande Madre nello sviluppo delle attrezzature fotografiche del Novecento, e la sua storia ormai secolare è ricca di circostanze, dettagli o elementi curiosi o interessanti; in questa occasione voglio condividerne alcuni con tutti voi.

 

 

Iniziamo doverosamente dal famoso triunvirato che diede i natali a Carl Zeiss Jena e quindi alla Fondazione Zeiss, il famoso Stiftung: l’imprenditore Carl Zeiss, creatore dell’azienda, il fisico Ernst Abbe, che impostò scientificamente il calcolo ottico, e lo specialista Otto Schott, epigono di una famiglia di vetrai che per la prima volta uscì dell’empirismo del periodo definendo chiaramente i parametri ottici dei vetri prodotti quale viatico di una progettazione cosciente con risultati prevedibili.

 

 

Proprio Ernst Abbe si spinse anche oltre, creando i presupposti per condizioni di lavoro più umane per i suoi dipendenti grazie ad un welfare che non aveva precedenti, e dopo la sua morte si ritenne doveroso preservare il ricordo di una figura così illuminata erigendo un piccolo mausoleo a lui dedicato presso gli stabilimenti aziendali.

 

 

I fatti diedero seguito alle intenzioni e fra il 1908 e il 1911 prese corpo tale monumento, da allora in evidenza in tutte le cartoline e illustrazioni dedicate agli stabilimenti Carl Zeiss Jena; l’interessante del mausoleo di Abbe è che non si limitarono a concretizzarlo ma affidarono progettazione e realizzazione al belga Henry van de Velde, architetto ma anche artista a tutto tondo che fu uno dei principali protagonisti dell’Art Nouveau e all’epoca si trovava a Weimar come consigliere artistico del Granduca Wilhelm Ernst e dove poi dirigerà la Kunstgewerbeschule.

L’architetto van de Velde disegnò quindi una struttura a pianta centrale che tuttora campeggia in Ernst Abbe Platz a Jena.

 

 

Dall’esterno è visibile un’opera composita con un busto di Abbe e vari rilievi plastici; per i rilievi Henry van de Velde si affidò a Constantin Meunier, famoso incisore e pittore originario del Belgio come l’architetto stesso che, evidentemente, conosceva bene i suoi lavori e le sue qualità; va detto che Meunier morì nel 1905, quindi evidentemente la gestazione dell’ “Abbe Denkmal” dev’essere stata abbastanza lunga e quando l’opera venne completata questi rilievi erano già stati prodotti da alcuni anni.

Per il busto di Abbe, Van de Velde si affidò invece a Max Klinger, celebre incisore e scultore nato a Lipsia e famoso anche per le sue pitture; in conclusione, i promotori di questo mausoleo ebbero premura che venisse non soltanto edificato ma anche realizzato da figure di assoluta eccellenza nel campo dell’architettura e delle arti.

Restando nella Germania prebellica, al tempo era in uso corredare le affrancature a timbro degli uffici postali con pubblicità di aziende, il cui messaggio promozionale veniva quindi stampato su tutta la posta affrancata in tal modo, e anche Zeiss Ikon sfruttò tale veicolo propagandistico; vediamo un paio di esempi.

 

 

In questo caso una busta è stata timbrata a Dresden il 29 Ottobre 1930 e il procedimento ha applicato anche una rèclame che suggeriva di utilizzare pellicole a marchio Zeiss Ikon, con tanto di punto esclamativo a dare enfasi.

 

 

In quest’altro esempio, ora sotto l’egida del Dritten Reich, l’affrancatura in pieno periodo bellico (24 Luglio 1943) propone comunque un messaggio promozionale che “garantisce” immagini impeccabili utilizzando la triade composta da fotocamere e pellicole Zeiss Ikon e obiettivi Zeiss.

 

 

Questa moneta commemorativa fu invece realizzata nella DDR e celebra i 70 anni di attività Zeiss; naturalmente l’azienda di riferimento moderna indicata sul conio è la Carl Zeiss Jena postbellica, ovvero la Volkseigener Betrieb (VEB, appunto), forma giuridica d’impresa caratteristica della Repubblica Democratica Tedesca.

Zeiss è da sempre sinonimo di perfezione e ricerca spasmodica della medesima, a qualunque costo, pertanto ci si aspetta che tale precisione accompagni anche i relativi documenti promozionali e brochure.

 

 

In questo caso, invece, un opuscolo dedicato al sistema Contax e dedicato agli utenti statunitensi presenta un refuso proprio in copertina!

 

 

Infatti, nell’elenco dei modelli di fotocamera prodotti da Zeiss Ikon, la celebre biottica 35mm viene definita CONTAFLAX e non Contaflex…

 

 

Par condicio, aggiungo quindi anche la pagina di una brochure Leitz dove, nella descrizione dell’Elmarit 90mm 1:2,8 primo tipo, il fotografo per il quale tale modello sarebbe ideale diviene inopinatamente “fastidious”… Ignoro cosa volesse realmente scrivere il responsabile del documento.

Tornando alla produzione, Carl Zeiss Jena e Zeiss Ikon sono ovviamente celeberrimi per la loro linea di obiettivi e fotocamere, tuttavia nel tempo hanno eventualmente sondato anche settori alternativi.

 

 

E come alla Carl Zeiss di Oberkochen produssero anche apprezzate serrature per porte ed infissi con relative chiavi, presso la Carl Zeiss Jena dell’Anteguerra misero in cantiere una linea di accessori per autovetture!

 

 

Questi prodotti comprendevano fanali anteriori e posteriori e anche indicatori meccanici di direzione, sorte di bandierine che si sollevavano a 90° per indicare l’intenzione di svoltare prima che tale funzione fosse delegata al lampeggio di una lampadina; il retaggio fotografico non riusciva comunque a rimanere troppo distante, infatti potete notare come uno dei prodotti reclamizzati si chiamasse… Contal.

 

 

Questo vecchio faro palesa inequivocabilmente il nobile blasone grazie al logo Carl Zeiss Jena nel doppietto acromatico applicato sul vetro.

Rientrando nei ranghi consueti, se pensiamo alla produzione di obiettivi fotografici immaginiamo subito una clean room pressurizzata con filtri aria micrometrici, sistemi elettrostatici di cattura della polvere, luci UV per evidenziare la medesima e operatori vestiti come astronauti; analizzando invece fotografie scattate nel 1954 presso la Carl Zeiss Jena sulla linea di produzione delle ottiche, quello che osserviamo non potrebbe essere più distante dal quadro ipotizzato prima.

 

 

Infatti gli addetti indossano vesti convenzionali e lavorano in ambienti e con attrezzature che non suggeriscono sicuramente la ricerca della precisione micrometrica e la caccia serrata all’ultimo granello di pulviscolo, un quadro quasi familiare che viene vividamente rievocato grazie a queste eccezionali immagini di Wolfgang Schroeter.

Alla soglia degli anni ’80 questi prodotti, ancorchè ben fatti, non riuscivano più ad essere competitivi fuori dal mercato interno COMECON, pertanto i manager di Jena iniziarono a guardarsi intorno e ad ipotizzare l’acquisizione di articoli realizzati da terze parti da rimarcare col proprio logo, il classico rebranding che oggi è così diffuso e non scandalizza più nessuno, tuttavia per la Carl Zeiss Jena DDR era un salto ideologico non da poco.

 

 

Lascia quindi abbastanza stupefatti vedere questa compatta autofocus motorizzata Carl Zeiss Jena 35AF che in realtà è una Chinon 35 FS II acquisita dal produttore nipponico e paludata sotto mentite spoglie… Sorvoliamo sulle bande cromatiche aggiuntive, applicate per “vivacizzare” la fotocamera ed eventualmente più adatte alla cabina di un semi-articolato.

 

 

E’ ancora più sconcertante osservare come sia stato “speso” uno storico ed altisonante nome Carl Zeiss Jena, ribattezzando Biotar 35mm 1:3,5 l’obiettivo Chinon fornito a corredo con la fotocamera… Evidentemente a Jena stavano imparando in fretta la lezione ma questo, purtroppo, non li salvò dell’inevitabile domino di eventi che tutti conosciamo.

Grandi aziende con storie secolari sono quindi accompagnate da molte curiosità e spigolature e spero che abbiate trovato gradevole osservarne alcune assieme a me.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

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