Curiosità assortite del mondo fotografico (#6)

Riprende dalla quinta parte.

 

 

La vista posteriore mostra il collare di serraggio che caratterizzava le ottiche FD antecedenti alla serie FD New introdotta nel Giugno 1979, un sistema ereditato da serie precedenti che prevedeva una prassi leggermente più lunga ma garantiva un accoppiamento solido e con recupero automatico del gioco dovuto all’eventuale usura (compensato serrando maggiormente); in questo esemplare la parte posteriore del collare prevede 3 fori di servizio per accedere a corrispondenti viti nascoste e che richiedono queste aperture per lo smontaggio, mentre la grafica evidenzia la lettera “R” che corrisponde all’anno di produzione 1977; infatti Canon associava ogni anno alla sequenza delle lettere dell’alfabeto, una curiosità nota ai fan del marchio che funzionava nel modo seguente.

A partire dal 1960 sulle ottiche venne stampata una lettera dell’alfabeto che definiva appunto l’anno corrispondente, e la sequenza è articolata come segue:

A= 1960; B= 1961; C= 1962; D= 1963; E=1964; F= 1965; G= 1966; H= 1967; I= 1968; J= 1969; K= 1970; L= 1971; M= 1972; N= 1973; O= 1974; P= 1975; Q= 1976; R= 1977; S= 1978; T= 1979; U= 1980; V= 1981; W= 1982; X= 1983; Y= 1984; Z= 1985

Riprendendo quindi da capo la sequenza dopo l’esaurimento delle lettere, ovvero:

A= 1986; B= 1987, C= 1988; D= 1989 e via discorrendo (questo potrebbe creare teoricamente confusione ma ovviamente è impossibile confondere un atricolo del 1986 con uno del 1960); nei prodotti più recenti occorre attenzione perché è stata aggiunta una seconda lettera (ad esempio “U”) per definire anche lo stabilimento di produzione (“U” indica infatti la Utsunomiya plant), tuttavia è un utile supporto per inquadrare cronologicamente i pezzi.

Notate anche il grande diametro della lente posteriore che sfrutta tutte le quote utili e in questo caso risulta stazionaria, consentendo il flottaggio del sistema.

Anche se ho già trattato l’argomento in altri articoli specifici voglio definire nuovamente e con chiarezza la sistematica del Canon FD 55mm 1:1,2 asferico, evidenziando il modello più interessante ed appetibile dal punto di vista collezionistico.

 

 

La premessa necessaria è che nel Marzo 1971 Canon presentò simultaneamente 2 obiettivi luminosi da 55mm 1:1,2: il primo, con consueto schema Gaussiano a 7 lenti e privo di flottaggio o lente asferica, nacque come FD 55mm 1:1,2 “Chrome Nose” (con l’inconfondibile baionetta anteriore cromata, in alto a sinistra nella foto), passando poi ad FD 55mm 1:1,2 S.S.C. nel Marzo 1973 (con baionetta anteriore nera, trattamento multistrato e scritta S.S.C. rossa, in alto a destra nella foto); il secondo utilizzava invece uno schema ottico molto più sofisticato, con una struttura Gaussiana ad 8 lenti, delle quali le prime 7 mobili per la messa a fuoco e l’ottava statica per generare il flottaggio di compensazione, e una superficie asferica sul raggio anteriore della seconda lente; di questo modello pregiato e dalle prestazioni superiori vennero realizzate 3 versioni: il Canon FD 55mm 1:1,2 AL del Marzo 1971, con baionetta anteriore cromata, scritta AL di colore azzurro nella ghiera anteriore e filetto dorato perimetrale (in basso a sinistra nella foto), il Canon FD 55mm 1:1,2 AL S.S.C. del Marzo 1973, con baionetta anteriore nera, scritta S.S.C. rossa accanto alla dicitura AL azzurra e filetto perimetrale dorato (non illustrato nella foto), e infine il Canon FD 55mm 1:1,2 S.S.C. Aspherical del Marzo 1975, con baionetta anteriore nera, dicitura S.S.C. in rosso, nessun filetto dorato perimetrale e la scritta AL azzurra sostituita da un ASPHERICAL cubitale in senape, in analogia col Canon FD 24mm 1:1,4 S.S.C. Aspherical appena introdotto all’epoca; in basso a destra nella foto abbiamo appunto un ASPHERICAL terza serie, tuttavia in questo caso osserviamo l’esemplare unico in finitura satinata cromo, mentre il modello convenzionale è nero.

 

 

E’ bene anche specificare che le 3 versioni del 1971, 1973 e 1975 differiscono leggermente per quei dettagli estetici che consentono di distinguerli ma hanno sempre condiviso lo stesso gruppo ottico, qui illustrato; lo schema si basa su un classico Doppio Gauss da normale luminoso a 7 lenti con l’ottava lente aggiuntiva nella parte posteriore che è solidale alla montatura meccanica e quindi definisce uno spazio che aumenta progressivamente quando il modulo Gaussiano principale a 7 lenti avanza focheggiando a distanze brevi, e questo flottaggio del sistema complessivo consente in una certa misura il controllo delle aberrazioni in ogni condizione.

Tornando all’architettura, Canon ha adottato un Doppio Gauss di concezione classica, con il doppietto davanti  al diaframma cementato (mentre, a partire dall’Ultron Voigtlaender, tali schemi cominciavano a sfruttare tale elemento separato in 2 lenti singole e spaziate fra loro) e caratterizzato da un raggio di curvatura infinito nel punto di incollaggio, con superfici piatte; nello schema, la superficie anteriore della seconda lente (colore verde) prevede un profilo asferico mentre l’obiettivo utilizza 4 elementi in vetri agli ossidi delle Terre Rare ad alta rifrazione e bassa dispersione (lenti L1, L5, L6 ed L7, in colore giallo).

Si tratta quindi di un gruppo ottico notevolmente sofisticato e infatti il Canon FD 55mm 1:1,2 in versione asferica era un obiettivo molto costoso, tuttavia il prezzo era giustificato dai contenuti tecnici, dalla fattura complessiva e dalle prestazioni.

Tornando alla tassonomia delle versioni, il tipo più raro e appetibile dal punto di vista collezionistico è sicuramente il primo, ovvero la versione AL prodotta dal Marzo 1971 al Marzo 1973, il capostipite di una schiera di ottiche Canon asferiche che ha dato lustro al marchio e fornito risultati eccellenti.

Vediamo quali sono i dettagli distintivi di questo modello.

 

 

Lo scorcio frontale è già sufficiente a definirlo inequivocabilmente, perché la compresenza della sigla AL di colore azzurro con la baionetta anteriore cromata è unica e caratteristica di questa prima serie del 1971; notate come non sia presente la sigla S.S.C. di colore rosso perché all’epoca il rivestimento multistrato non era ancora universalmente adottato nella serie, sebbene immagino che alcune superfici di questo complesso obiettivo con 12 passaggi aria-vetro ne beneficiassero fin dall’origine (il multicoating in realtà era già noto, molte ottiche nipponiche realizzate per le Olimpiadi di Tokyo 1964 lo utilizzavano).

 

 

Un terzo elemento distintivo, tuttavia condiviso con la seconda serie AL S.S.C. del Marzo 1973, è il filetto perimetrale dorato, antesignano del celebre e corrispondente elemento di colore rosso che dal 1979 definisce le ottiche Canon serie “L” al top di gamma (il primo a fregiarsene fu il Canon FD 300mm 1:4 L primo tipo, curioso ibrido che adottava già il filetto rosso con la sigla “L” ma prevedeva ancora il vecchio collare di serraggio “breck-lock” per la baionetta, unico caso noto).

Acquistando un Canon FD 55mm 1:1,2 AL prima serie ad uso collezionistico è molto importante verificare che l’obiettivo venga fornito col tappo anteriore originale: infatti in questa prima serie tale elemento non era standard ma al brand name Canon consueto aggiungeva la sigla AL in oro bordata da un filetto dello stesso colore e la dicitura ASPHERICAL LENS; ovviamente un AL della prima serie privo del tappo dedicato che vedete qui illustrato risulta meno appetibile.

 

 

Altri elementi distintivi del Canon FD 55mm 1:1,2 AL prima serie prodotto dal Marzo 1971 al Marzo 1973 sono il riferimento per la posizione di automatismo a priorità di tempi sulla ghiera del diaframma, ancora conforme al primo standard con un cerchietto verde e nessun pulsante di sblocco, e la presenza di un vetro che contiene ossido di torio e nel tempo ha fatto ingiallire le lenti dello schema con la sua blanda radioattività; esemplari più tardi dello stesso obiettivo non presentano l’ingiallimento e questo può far supporre cambi di vetri e conseguenti modifiche nello schema, tuttavia pare che per questo specifico lanthanum Dense Flint LASF43 le vetrerie da un certo momento abbiano eliminato il torio trovando una nuova formulazione che manteneva invariate le caratteristiche rifrattive e dispersive, permettendo quindi di introdurre il nuovo materiale nella serie, quando i lotti del vecchio vetro fossero esauriti, senza modificare il calcolo dello schema.

Naturalmente il vistoso ingiallimento delle lenti e l’assenza di un antiriflesso multistrato completo, causa di maggiore flare in controluce e con soggetti abbaglianti e di vistose dominanti cromatiche calde nel colore, paradossalmente rendono il 55mm 1:1,2 AL prima serie il meno consigliabile per un impiego effettivo sul campo per chi volesse invece farne un uso continuativo, e visto anche il prezzo decisamente più elevato che lo caratterizza ritengo che vada selezionato principalmente come oggetto da collezione, sebbene si possa eventualmente tentare una correzione dell’ingiallimento con una prolungata esposizione ad una forte sorgente UV.

 

 

Una vista di profilo del tipo AL consente di apprezzare l’eccellente finitura e anche il classico filetto dorato, del quale possiamo osservare il punto di congiunzione fra le 2 estremità; Canon fu pioniera in questo dettaglio atto a sottolineare l’appartenenza ad una linea di ottiche di livello superiore, prevedendo a quei tempi anche un filetto verde per i teleobiettivi con lenti in fluorite, e questa scelta ha poi fatto scuola ed è stata imitata da vari concorrenti.

 

 

IL Canon FD 55mm 1:1,2 convenzionale della stessa epoca condivide un barilotto molto simile, con la stessa e caratteristica baionetta anteriore cromata, tuttavia l’assenza della dicitura anteriore AL azzurra e del filetto perimetrale dorato distingue immediatamente questa versione più economica dal corrispondente obiettivo asferico.

 

 

La vista posteriore del 55mm 1:1,2 AL mostra nuovamente i 3 fori di accesso nel collare di serraggio e, i questo caso, il gruppo ottico visibilmente e tipicamente ingiallito; la lettera “L” evidenziata in grafica definisce una produzione del 1971, quindi si tratta di uno dei primi esemplari messi in commercio.

 

 

Infine, come chicca per gli appassionati, propongo questo confronto con i diagrammi MTF (funzione di trasferimento di modulazione del contrasto, misurando la percentuale di contrasto residuo a frequenze spaziali sempre più ridotte e quindi su dettagli sempre più piccoli); queste misurazioni sono state eseguite entrambe con un banco MTF Zeiss K8 alle frequenze spaziali di 10, 20 e 40 cicli/mm, misurando sulla semidiagonale del formato dal centro (a sinistra) ai bordi (a destra) e prevedendo per ogni frequenza spaziale una doppia lettura, con mire parallele alla semidiagonale (orientamento sagittale, linea continua) o con mire perpendicolari alla medesima (orientamento tangenziale, linea tratteggiata.

Gli schemi sono riferiti al Canon FD 55mm 1:1,2 AL del 1971 e al Leitz Noctilux-M 50mm 1:1,2 del 1966, capostipite dei normali asferici; i diagrammi a sinistra sono misurati a tutta apertura 1:1,2, quelli a destra al valore medio 1:5,6.

I valori misurati risultano abbastanza equivalenti fra i 2 modelli, l’unica differenza “caratteriale” che si può inferire sul piano di fuoco riguarda il flesso presente in entrambi ad 1:5,6 e a circa 2/3 di campo: nel Leitz abbiamo una caduta complessivamente più brusca ma con la coppia di curve ravvicinate, ad indicare come causa sostanziale la curvatura di campo, invece nel Canon abbiamo la curva tratteggiata con le mire perpendicolari alla semidiagonale che mantiene valori elevati in tale zona, mentre quella continua con le mire parallele alla stessa semidiagonale scende vistosamente, pertanto abbiamo un comportamento dissimile nelle due “calotte” con diverso orientamento, ad indicare preferibilmente un residuo di astigmatismo che, rispetto al centro, tiene più a fuoco una delle due rispetto all’altra.

Si tratta in ogni caso di 2 ottimi obiettivi, specialmente considerando la grande apertura relativa e l’anzianità; quello che stupisce è anche l’elevato trasferimento di contrasto sull’asse a tutta apertura 1:1,2, circa 80% a 10 cicli/mm e quasi 40% a 40 cicli/mm, probabilmente promosso dalla soppressione del flare di aberrazione sferica  longitudinale obliqua che sovente affligge le ottiche Gaussiane luminose e che in questo caso è controllato dalle lavorazioni asferiche.

Dopo questo approfondimento in casa Canon passiamo all’altro storico brand nipponico, ovvero Nikon o – meglio –  la Nippon Kogaku, denominazione sociale rimasta attiva fino a fine anni ’80; in questo caso voglio descrivere una piccola e caratteristica serie di obiettivi Nikkor che corrispondono ai primissimi esemplari prodotti nel 1959 per accompagnare la neonata Nikon F; questi obiettivi iniziali prevedevano caratteristiche specifiche che vennero immediatamente rimosse dalla serie dopo pochissimo tempo, e fra i collezionisti del marchio sono noti come “Tick Mark”.

 

 

Questa immagine è proprio relativa al normale Nikkor-S Auto 5cm 1:2 della primissima serie, appartenente alla generazione “Tick Mark” e qui illustrato con tappo e paraluce congruenti; ad una prima occhiata sembra analogo a qualsiasi Nikkor 50mm 1:2 tipo F, tuttavia sono presenti diversi dettagli esclusivi che andiamo ad evidenziare.

 

 

Innanzitutto, la sistematica: quest’obiettivo appartiene come detto alla primissima serie di Nikkor 50mm 1:2 messi in produzione nell’Aprile del 1959; e questo lotto con caratteristiche “Tick Mark” è teoricamente compreso fra le matricole 520.101 e 525.643, per corrispondenti 5.542 esemplari; come si può notare quest’obiettivo prevede un seriale che rientra proprio in tale intervallo.

Altri obiettivi iniziali della serie “Tick Mark” furono:

Nikkor-H Auto 2,8cm 1:3,5 (limitatamente ad un singolo assemblato del 1959);

Nikkor-S Auto 3,5cm 1:2,8, prodotto in alcune centinaia di pezzi con seriali non lineari nel 1959;

Nikkor-P Auto 10,5cm 1:2,5, prodotto fra i seriali 120.101 e 121.082 nell’Aprile 1959;

Nikkor-Q Auto 13,5cm 1:3,5 prodotto fra i seriali 720.101 e 721.098 nel Giugno 1959.

SI può quindi ipotizzare una produzione complessiva intorno agli 8,000 pezzi, e considerando che solamente il 50mm 1:2 ne opziona oltre 5.500 si comprende come gli altri 3 obiettivi “Tick Mark” (il 28mm non venne mai prodotto in questa configurazione, esiste solo un esemplare sperimentale) siano rari e ricercati.

 

 

In linea di principio i “Tick Mark” erano prodotti con materiali e standard superiori alla serie successiva, e sembra che proprio i relativi costi all’origine abbiano suggerito una revisione delle montature che mise rapidamente fine a tale lotto; fra gli elementi più distintivi abbiamo una sequenza di trattini che raccorda verso l’alto i numeri per le aperture del diaframma in direzione del punto di fede nero, consentendo un settaggio più preciso, e il riferimento per la messa a fuoco ad infrarosso definito da un punto con lettera “R” di colore rosso, elementi entrambi scomparsi nei lotti successivi; proprio gli spessi trattini sopra le aperture che caratterizzano questa serie iniziale gli valsero il nomignolo di “Tick Mark”.

 

 

Un altro elemento distintivo dei Nikkor “Tick Mark” (e qui purtroppo non chiaramente visibile) è il diaframma composto da ben 9 lamelle, poi ridotte nelle serie successive passando a 7 oppure, come nel caso del Nikkor-H Auto 50mm 1:2, solamente a 6; questo riduceva i costi e minimizzava anche i rischi di intoppi durante il rapido azionamento sul corpo F, una problematica inesistente sui precedenti Nikkor per S a telemetro con chiusura manuale didetta.

 

 

Altro elemento caratteristico dei “Tick Mark” è la flangia d’innesto che non risulta applicata con viti come nei modelli successivi ma è monolitica e solidale con la parte posteriore del barilotto, quindi l’intero elemento è realizzato in ottone da un singolo blocco di pregiata lega.

Per quanto riguarda l’origine dei “Tick Mark”,  questo dettaglio era stato ripreso dalla precedente produzione di ottiche per Nikon serie S a telemetro.

 

 

Infatti, se osserviamo ad esempio questo Nikkor-Q.C 13,5cm 1:3,5 di inizio anni ’50, possiamo notare la presenza dei famosi trattini, precursori dei “Tick Mark” presenti nella primissima serie di obiettivi per Nikon F del 1959; a loro volta le ottiche Nikon a telemetro avevano “ereditato” tale elemento da obiettivi Carl Zeiss Jena per Contax o Leitz per Leica a vite, che in effetti lo utilizzavano già in precedenza; probabilmente dalla serie Nikkor per F vennero poi eliminati non perché comportassero un costo aggiuntivo superiore (come il diaframma a 9 lamelle o la parte posteriore in ottone monolitica) ma considerando che tali obiettivi avevano già un click-stop di arresto ad ogni valore intero, pertanto l’utilità di tale grafica aggiuntiva era opinabile.

 

 

In questo specifico dettaglio il trait-d’union  fra le ottiche Nikkor S a telemetro e le Nikkor per Nikon F fu il supergrandangolare Nikkor-O 2,1cm 1:4; quest’ultimo venne infatti lanciato nel Giugno 1959, quando le ottiche Nikkor per F erano effettivamente in produzione e i relativi lotti “Thick Mark” già presentati (solo il 13,5cm 1:3,5 era in fase di assemblaggio nello stesso momento); questo 21mm, essendo arrivato proprio in concomitanza con la nuova ammiraglia reflex e coprendo una focale supergrandangolare che all’epoca era difficile da calcolare con lo schema retrofocus necessario allo specchio della F, venne rapidamente montato anche in un barilotto molto rientrante (da utilizzare a specchio sollevato e con mirino esterno, come il coevo Carl Zeiss Biogon 21mm 1:4,5 per Contarex) e nell’Ottobre dello stesso anno fu aggiunto al neonato corredo F anche il corrispondente Nikkor-O 2,1cm 1:4.

 

 

Se vogliamo anche quest’ultimo include dettagli che sono stati esclusivi dei “Tick Mark”, come la baionetta priva di viti di svincolo e in blocco unico con la struttura, tuttavia è privo dei trattini colorati solidali alla numerazione del diaframma e anche l’ìride prevede soltanto 7 lamelle anziché 9.

I Nikkor “Tick Mark” congruenti alle specifiche ed effettivamente commercializzati furono quindi solamente 4: il grandangolare 3,5cm 1:2,8, il normale 5cm 1:2 e i teleobiettivi 10,5cm 1:2,5 e 13,5cm 1:3,5, e da sempre costituiscono un’ambita sub-collezione nella raccolta degli appassionati Nikon.

Al termine di questa nuova tornata non possiamo che apprezzare nuovamente come questo mondo fornisca all’appassionato una serie di stimoli e curiosità molto variegato, pascoli sterminati per la passione e la curiosità intellettuale nei quali avventurarsi e divertirsi!

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

 

 

 

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