Curiosità assortite del mondo fotografico (#1)

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; analizzando attrezzature che compaiono sul mercato, brochure, documenti o quant’altro legato al mondo della fotografia, a volte mi capita di notare curiosità o anomalie che provvedo naturalmente ad archiviare; la descrizione di ciascuna di esse si esaurirebbe troppo rapidamente per meritare un articolo monotematico, tuttavia questi dettagli meritano di essere condivisi, quindi di tanto in tanto creo un pezzo che ne raggruppa una piccola serie eterogenea, come in questo caso; passiamo dunque in rassegna alcune spigolature legate al settore, partendo dalla Zeiss di Oberkochen.

 

 

E’ noto che il famoso normale luminoso Zeiss Planar 50mm 1:1,4 venne inizialmente proposto come prototipo per i corredi Contarex e Weber (quest’ultimo rimasto solo a livello ideale) e quindi commercializzato nei sistemi Rolleiflex SL35 e Contax-Yashica; il Planar 50mm 1:1,4 in attacco Contax-Yashica esordì nel 1975 e in questa immagine è possibile osservare un esemplare AE appartenente ai primissimi lotti di produzione, con matricola 5.8xx.xxx; curiosamente, questo simbolo dell’ottica Zeiss moderna in realtà non venne mai prodotto in Germania nella versione per Contax/Yashica perché, prevedendo volumi produttivi di un certo livello e cercando anche di contenere i costi, fu assemblato in Giappone fin dal primo esemplare.

Naturalmente tutti questi obiettivi sono sempre stati equipaggiati con celebre pieghevole stampato che includeva anche i diagrammi MTF del rendimento ottico; la versione immortalata accanto all’obiettivo apparteneva proprio ad un Planar 50mm 1:1,4 delle primissime serie ed è riconoscibile dalle edizioni successive perché nella pagina principale erano indicate in chiaro le fotocamere allora in produzione che risultavano compatibili con quel normale, cioè la Contax RTS e la Yashica FX-1; questo pieghevole risulta anomalo perché subito dopo tale specificazione scomparve, evidentemente ritenendo che ormai fosse noto a tutti quali apparecchi potessero montare quella dotazione Zeiss.

La parabola del sistema Contax-Yashica è altrettanto nota, con il controllo di Yashica da parte di Kyoto Ceramics (Kyocera), lo stop alla produzione di apparecchi reflex 35mm manual focus a favore della serie AF Contax N e Contax 645 e quindi la dismissione totale del marchio nel 2005; nei registri di produzione gli ultimi Planar 50mm 1:1,4 in versione manual focus per attacco Contax-Yashica arrivarono all’incirca alla matricola Carl Zeiss 9.500.000, tuttavia per questa specifica storia esiste un inedito tempo supplementare.

 

 

Infatti raramente riappaiono obiettivi Carl Zeiss Planar 50mm 1:1,4 in attacco Contax-Yashica MM con matricola decisamente più alta, superiore a 15.000.000, tuttavia inequivocabilmente appartenenti a tale serie; ad esempio, questo esemplare prevede una matricola 15.176.518.

 

 

Questo secondo esemplare, come si inferisce dalla documentazione cartacea, è a sua volta molto tardo e prevede la matricola 15.177.859, definendo quindi un intervallo di 1.341 esemplari rispetto al precedente; anche in questo caso l’obiettivo è inequivocabilmente parte del sistema Contax-Yashica reflex manual focus e conforme alla style policy degli Zeiss MM.

Approfitto di questa immagine anche per esprimere la mia personale opinione su questa documentazione con relative schede di ispezione finale rigorosamente scritte in Tedesco in obiettivi come questo che sono sempre stati prodotti in Giappone: capisco le ragioni di marketing perché il made in Germany è da sempre un elemento di forte presa sugli appassionati, tuttavia in questo caso l’abbinamento con l’ottica made in Japan appare un po’ ridicolo; peraltro ogni esemplare arrivava con una scheda sulla quale i vari elementi e funzioni dell’ottica risultavano testati singolarmente con relative sigle di conferma in Tedesco e firma finale, mentre personalmente ho potuto documentare nel tempo una difettosità non trascurabile in esemplari anche brand new legata a carenze proprio nella verifica finale: problemi come tiraggio di infinito scorretto, diaframmi che chiudevano con 1 f/stop di ritardo o che producevano una forma poligonale completamente sbilenca non solo risultavano irritanti in ottiche di tale blasone e prezzo ma la presenza di questa cedola secondo la quale ciascuno di tali dettagli sarebbe stato testato individualmente aggiungeva anche il sapore della beffa.

 

 

A rendere ancora più curiosa l’anomalia abbiamo anche i dati ufficiali di produzione che proprio in questo intervallo prevedono un buco nella numerazione con produzione indeterminata; infatti, come detto, gli ultimi Planar 50mm 1:1,4 di questa serie sono ufficialmente relegati a matricole intorno a 9.500.000 (e le ultime matricole ufficiali per ottiche Zeiss Contax-Yashica sono relative a dei Vario-Sonnar 80-200mm 1:4, intorno a 10 milioni), mentre nei seriali dell’anno 2002 compresi fra 15.174.576 (ultimo esemplare di un lotto di Tele-Apotessar 400mm 1:4 per Contax N) e 15.177.391 (primo esemplare di un lotto di vario-Sonnar 70-200mm  1:3,5-4,5 per Contax N) esiste un vuoto nelle numerazioni assegnate per 2.815 obiettivi proprio in corrispondenza delle matricole riportate sui 2 Planar 50mm 1:1,4 appena visti.

La soluzione dell’arcano è la seguente: molti ritengono che l’ultima fotocamera Contax manual-focus con baionetta Contax-Yashica prodotta da Kyocera sia stata la Aria del 1998, tuttavia nel 2002 venne impostato un piccolo lotto definitivo di un ulteriore modello, la Contax RX II, una reflex che rappresentava una versione semplificata della nota RX e privata dei sistema di conferma di fuoco nel mirino (le sue caratteristiche generali erano simili s quelle della Contax ST lanciata nel 1992); questi Planar C/Y anomali con matricola superiore a 15 milioni vennero prodotti nel 2002 proprio per equipaggiare questi esemplari di RX II perché, evidentemente, le scorte di magazzino con gli esemplari prodotti quando la matricola era ancora sotto 10 milioni si erano definitivamente esaurite.

Questi Planar 50mm 1:1,4 MM per Contax-Yashica con matricola eccezionalmente elevata sono quindi delle sorte di dinosauri viventi, prodotti nel nuovo millennio e circa 30 anni dopo i primi esemplari per Contarex e Weber; incidentalmente, il nocciolo ottico di tale obiettivo continuò a vivere ancora per anni nella nuova montatura con attacchi dedicati a sistemi Canon, Nikon o Pentax (ZE, ZF e ZA), senza scordare la corrispondente versione autofocus per Contax N; un altro dettaglio che li definisce fuori dal loro tempo è il tappo posteriore fornito a corredo: in questo caso abbiamo la versione tronco-conica con vistose costolature a rilievo che caratterizzava la produzione di ottiche originali Yashica, mentre i Carl Zeiss C/Y sfruttavano un tappo cilindrico, più compatto e con superficie esterna liscia e lucida: il fatto che uno Zeiss arrivasse imballato col tappo da Yashica ML suggerisce nuovamente qualche carenza di magazzino.

UN altro obiettivo Carl Zeiss che consente interessanti considerazioni è il luminoso catadiottrico Mirotar 500mm1 :4,5, anch’esso nato per Contarex e poi passato ai sistemi Contax-Yashica e Rolleiflex SL35 (quest’ultimo almeno teoricamente, perchè non ho mai visto dal vivo un singolo esemplare con tale attacco); come ho già descritto in altri articoli, ci sono evidenze secondo le quali la produzione di quest’obiettivo sarebbe in realtà tutta circoscritta al primo lotto di 200 pezzi assemblati nel 1963 in attacco Contarex, modificando poi gli esemplari invenduti ed applicando l’attacco Contax-Yashica per continuare a commercializzare le rimanenze anche negli anni in cui era sul mercato quest’ultimo sistema; solamente intorno al 1985 sarebbero stati assemblati 15 nuovi esemplari (evidentemente dopo aver lentamente esaurito la scorda dei 200 pezzi originali nati per Contarex), tuttavia anche questa nuova produzione avrebbe in realtà utilizzato semplicemente la serie di ricambi approntati contestualmente nel 1963, dal momento che anche i Mirotar anni ’80 sono identici a quelli anni ’60, ivi comprese le scritte obsolete, l’antiriflesso dell’epoca e ogni dettaglio meccanico o estetico, con pochissime eccezioni di contorno che ora vedremo.

 

 

Questa vista frontale di un Mirotar 500mm 1:4,5 prodotto a metà anni ’80 è riconoscibile unicamente per la matricola aggiornata (quelli anni ’60 rientrano nel lotto 3.513.xxx) ma, per il resto, ogni elemento è identico ai Mirotar originali, partendo dall’antiriflesso e arrivando alla scritta 1:4,5 f = 500mm, ormai obsoleta da molti anni nella produzione Zeiss.

 

 

Questo esemplare del 1963 evidenzia come antiriflesso e scritte obsolete siano identiche all’esemplare della nuova produzione anni ’80, proprio come se si trattasse del semplice assemblaggio utilizzando componenti in esubero prodotte all’epoca.

 

 

Nel Carl Zeiss Mirotar 500mm 1:4,5 anni ’80 gli unici elementi aggiornati sono banali sovrastrutture di semplice produzione e facilmente sostituibili, come ad esempio il logo aziendale sul monumentale tappo anteriore che nell’esemplare anni ’80 è aggiornato allo standard del tempo, tuttavia si tratta di una semplice placchetta adesiva.

 

 

Sul tappo dell’esemplare originale del 1963 si può invece ammirare il classico logo Carl Zeiss nel doppietto acromatico in uso a quel tempo.

 

 

Tralasciando le slot per l’inserimento dei filtri, anch’esse leggermente modificate rispetto al tipo del 1963 probabilmente perché non esistevano più ricambi e fu necessario produrle ex-novo, il dettaglio con modifiche più sostanziali nel Mirotar anni ’80 risulta essere la borsa a corredo; infatti la versione del 1963 era fornita dal partner Zeiss dell’epoca e risultava meno ingombrante e protettiva, più simile a una semplice borsa da portare appesa in spalla, mentre il 500mm 1.4,5 anni ’80 arrivava con una vera e propria valigetta, sicuramente più ingombrante ma anche in grado di fornire più garanzie al costosissimo obiettivo.

 

 

La borsa fornita col Mirotar del 1963 era invece di foggia radicalmente differente, più compatta, e in questo caso tutta la parte superiore dell’obiettivo era protetta semplicemente da una palpebra di pelle flessibile assicurata anteriormente al resto della borsa; naturalmente a metà anni ’80 non esistevano ricambi brand new di questo particolare né probabilmente era più possibile ottenerlo dall’azienda che in origine la produceva, pertanto fu necessario trovare una soluzione alternativa, adattando questa valigia con l’aggiunta artigianale di fermi emisferici interni.

Per quanto riguarda il resto, invece, i 15 Mirotar 500mm1:4,5 anni ’80 dovrebbero essere stati confezionati utilizzando surplus di componenti risalenti al lotto originale del 1963.

Cambiamo brand e anche continente, volando in Estremo Oriente; gli appassionati di fotografia e specialmente i fan del marchio Nikon sapranno che questa azienda, con l’originale ragione sociale Nippon Kogaku mantenuta fino al 1988, venne fondata nel 1917 raggruppando realtà del settore più piccole e fin da subito costituì il dipartimento ottico del colosso Mitsubishi, un marchio che noi conosciamo soprattutto per automobili e fuoristrada ma che è sempre stato molto più diversificato e ha prodotto anche navi da guerra per la Marina Imperiale nipponica; proprio l’esigenza di controllare un dipartimento per produrre gli strumenti ottici necessari (telemetri di puntamento per artiglieria, sistemi di visione a grande distanza, etc.) convinse Mitsubishi a fondere piccole aziende che già operavano nel settore militare a produzioni del genere, dando appunto vita alla Nippon Kogaku.

 

 

Un esempio eclatante di questo ruolo in seno alla Mitshubishi fu la progettazione dei mastodontici telemetri da marina (fino a 15 metri di base, con una precisione di misura pari a +/- 1 metro a 36 chilometri di distanza) adottati nelle supercorazzate nipponiche Yamato e Musashi, mostruosi battelli da 73.000 tonnellate messi in campo al termine del Secondo Conflitto; questa immagine è relativa alla corazzata Yamato in costruzione all’Arsenale Navale di Kure, tuttavia la gemella Musashi fu assemblata proprio nei cantieri navali della Mitsubishi Heavy Industries di Nagasaki, e gli elementi ancora vuoti evidenziati nella grafica sono le sedi degli enormi telemetri di puntamento che vennero progettati e prodotti proprio da Nippon Kogaku, un’azienda che è rimasta in seno alla Mitshubishi fino ai giorni nostri, sebbene il grande complesso non abbia mai palesato in chiaro questo suo coinvolgimento nel settore dell’ottica e poi della fotografia… Oppure no?

 

 

Questa immagine composita evidenzia un paio di rarissime eccezioni: a destra possiamo ammirare un advertising nipponico della Nikon F, nel quale un’avvenente modella porta al collo una F nera con ottica 200mm 1:4, che costituisce l’unico esempio a me noto di pubblicità Nikon nel quale compaia in chiaro il logo Mitsubishi, ovvero il complesso industriale che la gestisce.

Nell’illustrazione ho inoltre aggiunto una serie di confezioni che contengono carta da stampa bianconero (a gradazione 3, quindi per contrasto medio-alto) caratterizzata dal marchio Mitsubishi Phototographic Paper e prodotta dalla sussidiaria Mitsubishi Paper Mills Limited, un’azienda con sede a Tokyo che è tuttora florida e operativa; i pacchi di carta da stampa sono più o meno coevi alla pagina pubblicitaria e quindi all’epoca il cliente Nikon nipponico poteva contare su una catena cinematica completa con origine in Mitsubishi, dalla fotocamera all’ottica da ingrandimento (EL-Nikkor) alla carta da stampa!

 

 

Un esempio della produzione attuale di Mitshubishi Paper Mills (che testimonia la diversificazione del complesso industriale, da noi noto quasi esclusivamente per Mitsubishi Motors) è costituito da questa carta Mitsubishi Grace Color Paper, ovviamente destinata a stampanti a getto d’inchiostro; notate l’inedito marchio Mitsubishi Color Paper sul retro del prodotto.

Restiamo nella terra del Sol Levante e passiamo ad un’altra celebre e storica azienda del settore fotografico, la Asahi Kogaku con i suoi rinomati prodotti Pentax.

 

 

In questo caso stiamo ammirando un famoso obiettivo della serie compatta “M” introdotta a metà anni ’70, l’SMC Pentax-M 300mm 1:4 Star con vetri a bassissima dispersione; l’esemplare a sinistra è conforme allo standard di produzione e prevede la stella verde che identifica i modelli speciali ad alte prestazioni, mentre quello a destra è anomalo perché, pur trattandosi della stessa ottica, non è presenta la stella accanto alla lettera M; notate anche come il proprietario avesse evidentemente ovviato in modo autarchico all’assenza di un collare per il treppiedi (problema largamente sentito e condiviso per questo modello), evidentemente applicandone uno prodotto da terze parti nel settore della scala di messa a fuoco, previa rimozione del pallino di allineamento sporgente, rovinando poi il barilotto con ripetute rotazioni dell’obiettivo all’interno di un collare certo non predisposto per tale accoppiamento: è un peccato perché l’assenza della stella verde rende l’obiettivo una interessante anomalia statistica, e col senno di poi sarebbe stato opportuno conservarlo intonso.

 

(prosegue nella seconda parte lunedì 11 dicembre)

 

 

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