Un cordiale saluto a tutti i followers di Nocsensei; l’azienda ottica Cosina di Nakano fin dagli anni ’70 si era specializzata nella produzione conto terzi di fotocamere ed obiettivi fotografici, realizzando in appalto ottiche che prevedevano grossi volumi di vendita come i normali forniti a corredo con ogni reflex 35mm; la struttura industriale di Cosina crebbe assieme al suo know-how, e nel frattempo venne creata anche una grande vetreria interna; nel 1990 l’azienda rilevò i diritti d’utilizzo del celeberrimo brand tedesco Voigtlaender, introducendo a partire dal 1999 una serie di fotocamere a telemetro in attacco Leica marcate Voigtlaender Bessa e, soprattutto, una cospicua e interessante gamma di obiettivi ad esse dedicati che offrivano un interessante rapporto qualità-prezzo.
Questa offerta di obiettivi universali di lusso, con alte prestazioni e design retrò che occhieggiava famosi modelli del passato, nel tempo si è diversificata, arrivando a proporre ottiche anche in attacco reflex e per le moderne mirrorless digitali; in questa sede vorrei quindi analizzare la struttura ottica relativa a 2 normali Cosina Voigtlaender di recente introduzione e per i quali è stata adottata la celeberrima denominazione Apo-Lanthar: stiamo parlando dell’Apo-Lanthar 50mm 1:2 in attacco Sony E o Leica M e dell’Apo-Lanthar 50mm 1:3,5 in attacco Leica M.
Prima di procedere è doverosa una veloce ricapitolazione su questo famoso obiettivo Voigtlaender.
Voigtlaender esiste fin dal 1756 ma la sua fama nel settore dell’ottica fotografica si diffuse a inizio ‘900 grazie al leggendario schema ottico Heliar, che offriva una notevole tridimensionalità e bellezza soggettiva nelle immagini da ritratto, mentre lo schema Apo-Lanthar venne sviluppato decenni dopo e pur essendo molto simile al precedente offriva un’incisione calligrafica ed una notevole correzione dell’aberrazione cromatica, con destinazione preferenziale non più il ritratto ma la foto tecnica e la riproduzione su grandi formati.
Come si osserva in questa brochure d’epoca, entrambi gli schemi sono una derivazione dal classico tripletto di Cooke, partendo dal quale vennero sdoppiati gli elementi singoli esterni dando vita ad obiettivi con 5 lenti e 2 doppietti collati, e la differenza più evidente fra Heliar ed Apo-Lanthar sta nel raggio di curvatura delle lenti nel punto d’incollaggio di tali doppietti, il cui profilo nel secondo modello risulta invertito rispetto al primo.
La configurazione originale Apo-Lanthar, poi utilizzata in molti obiettivi medio-tele di tipo macro (come Micro-Nikkor 105mm 1:4, Canon FD Macro 100mm 1:4, SMC Pentax Macro Bellows 100mm 1:4, Yashica Medical 100mm 1:4 e altri), si può far risalire a questo brevetto Voigtlaender firmato da Albrecht Wilhelm Tronnier e con richiesta prioritaria svizzera in data 17 Ottobre 1949; Tronnier è stato uno dei giganti dell’ottica del ‘900 e nella sua lunga carriera ha prestato le sue competenze a nomi illustri, fra i quali anche Schneider Kreuznach.
Come si può osservare il progetto originale prevedeva un modello con apertura 1:3,5, poi forzatamente ridotta ad 1:4,5 in modelli di serie destinati a grandi formati.
In questa immagine possiamo apprezzare proprio 2 Apo-Lanthar per apparecchi professionali a lastre, un 210mm 1:4,5 e un 300mm 1:4,5 montato sull’ingombrante e complesso otturatore Deckel Compur Electronic; per sottolineare l’elevata correzione dell’aberrazione cromatica che giustificava il prefisso Apo l’azienda introdusse nella montatura frontale 3 filetti affiancati smaltati con i principali colori dello spettro visibile, blu, verde e rosso, e fu quindi una delle prime a sfruttare elementi grafici esterni sul barilotto per mettere in risalto prestazioni superiori.
Nella gamma di ottiche Voigtlaender moderne prodotte da Cosina questo dettaglio con i filetti tricromici è stato riesumato e applicato agli Apo-Lanthar di attuale produzione, come questo 90mm 1:3,5 per corpi a telemetro, tuttavia risulta un po’ troppo barocco per il gusto moderno e negli esemplari più recenti la grafica a colori è stata minimizzata a 3 semplici trattini.
Nella serie di obiettivi realizzati da Cosina in tempi recenti e caratterizzati da questo celebre nome del passato ho quindi scelto i modelli Apo-Lanthar 50mm 1:2 Aspherical ed Apo-Lanthar 50mm 1:3,5.
Naturalmente la denominazione Apo-Lanthar vuole indicare genericamente l’elevata correzione dell’aberrazione cromatica offerta da questi modelli ma lo storico schema ottico originale è stato abbandonato in favore di architetture più moderne e prestazionali.
Questi modelli sono di recente introduzione (il 50mm 1:2 arrivò nel 2019 e il 50mm 1:3,5 nel 2024) e le loro caratteristiche generiche e funzionali sono state descritte già più volte in varie sedi, compreso sulla piattaforma Nocsensei, quindi il mio compito odierno è aggiungere le informazioni mancanti relative alle specifiche caratteristiche tecniche dei gruppi ottici e alla relativa progettazione.
Partiamo dunque con l’Apo-Lanthar 50mm 1:2, il primo ad essere presentato; quest’obiettivo fu offerto inizialmente in attacco E-Mount per Sony e successivamente anche per Leica M, e le caratteristiche del suo schema ottico hanno impedito di finalizzare una montatura compatta e in sintonia con le fotocamere di piccole dimensioni alle quali l’obiettivo era destinato, subordinando la stazza alla modernità dell’architettura interna e alle prestazioni.
Il barilotto è un mix di citazioni vintage, dalle godronature alternate sulla ghiera con smalti rossi che richiamano le ottiche Leitz anni ’60 al famoso dettaglio della tricromia, qui comunque limitato a 3 discreti trattini diagonali.
Il gruppo ottico di quest’obiettivo venne disegnato per Cosina da Yazuyuki Sugano e la richiesta per questo brevetto giapponese, l’unico esistente, venne formalizzata il 12 Settembre 2019.
Questo brevetto risulta incredibilmente complesso e articolato (ho passato un’intera giornata ad analizzarlo per venirne a capo, essendo anche in giapponese) e comprende addirittura 14 differenti schemi per obiettivi che vanno dal 24mm 1:1,8 al 135mm 1:2, passando per superluminosi come un 35mm 1:1,2 e ben 3 normali da 50mm 1:1,2; in questa illustrazione ho raggruppato i vari schemi corrispondenti con focali e aperture effettive, e alla serie manca il 24mm 1:1,8 per via di un errore di compilazione del brevetto (è stato inserito per errore 2 volte lo stesso schema del secondo 135mm 1:2 al posto del 24mm 1:1,8).
Molti schemi sono basati su un modulo posteriore costituito da 2 doppietti cementati e da una lente divergente singola, spesso asferica, un dettaglio che costituisce un po’ la firma del progettista in questo monumentale lavoro, mentre l’esemplare corrispondente all’Apo-Lanthar 50mm 1:2 Aspherical di serie è il quinto, qui evidenziato a colori; osservate come in tutti gli “embodiments” il piano focale sia relativamente vicino alla lente posteriore, dettaglio che tradisce la destinazione ad apparecchi mirrorless e suggerisce ulteriori difficoltà per garantire una proiezione telecentrica sui sensori nonostante tale vicinanza.
Nell’illustrazione osserviamo lo schema relativo al quinto “embodiment” del brevetto assieme a quello ufficiale del modello di serie; come vedete la struttura abbandona la classica configurazione Doppio Gauss che ha caratterizzato i normali per un secolo, approdando ad una struttura detta “relaxed lens” nella quale la molteplicità delle lenti (ora 10, quando un classico 50mm 1:2 Gaussiano ne utilizza 6) consente di trasferire i valori rifrattivi da un elemento all’altro senza salti bruschi, promuovendo una migliore correzione generale.
Lo schema ufficiale individua 4 lavorazioni asferiche (su entrambe le superfici degli elementi L2 ed L10) e dichiara 5 lenti a dispersione cromatica anomala: questo non significa che essa sia necessariamente ridottissima come un vetro ED tout court ma questi materiali offrono comunque quote di dispersione parziale anomala in certi settori dello spettro che lavorando in sinergia con gli altri elementi finalizza il risultato finale; il fatto di indicare come “ED” o a dispersione anomala anche vetri non particolarmente specialistici è un trend diffuso di questi ultimi anni, in tempi in cui il numero di superfici asferiche e materiali speciali presenti in un obiettivo costituiscono per molti potenziali acquirenti un canto di sirena irresistibile.
Questa tabella riassume i dati grezzi di progetto dell’esemplare di serie, con raggi di curvatura, spessori, distanze e parametri rifrattivi/dispersivi dei vetri; le superfici 3 – 4 e 18 – 19 relative alla seconda e all’ultima lente risultano asferiche, come previsto nel modello di serie, mentre con questo esemplare ho incontrato difficoltà ad identificare chiaramente tutti i tipi di vetro ottico utilizzati, alcuni dei quali non sono presenti in alcun database dei produttori; com’è noto Cosina possiede una propria vetreria ampiamente strutturata e ritengo che in quest’obiettivo abbia fatto largo uso di materiali di produzione interna, prelevati dal proprio catalogo, alcuni dei quali evidentemente non hanno corrispondenza esatta nell’offerta delle altre vetrerie.
La tabella in alto definisce invece i parametri di asfericità delle 4 superfici coinvolte e fa comprendere come il corrispondente profilo venga prodotto con tolleranze ridottissime.
Lo schema ottico contemplato nel brevetto ipotizza addirittura 6 differenti configurazioni di flottaggio interno, mentre i relativi diagrammi con le aberrazioni previste indicano una buona correzione di curvatura di campo e astigmatismo (il fondo scala è permissivo e lo schema non è molto indicativo) e definiscono le curve dell’aberrazione sferica alle 3 frequenze principali dello spetto, sottolineando un ridotto scostamento fra esse che dovrebbe sottolineare l’elevata correzione cromatica dell’obiettivo (in questo caso assenza di sferocromatismo).
Passando ai vetri ottici, in quest’obiettivo Sugano-San ha impiegato bel 8 tipologie differenti: Zinc Crown, Lanthanum Dense Flint, Lanthanum Flint, Barium Dense Flint, Borosilicate Crown, Phosphate Crown tipo ED, Very Light Flint e Phosphate Dense Crown: una ridondanza che sottolinea quanto sia sofisticata l’ottimizzazione dello schema.
Ricordando la questione dell’uso di vetri proprietari, e dei quali Cosina non divulga al pubblico cataloghi, abbiamo un Very Light Flint LLF assimilabile all’Ohara PBL-2 in L1, un Lanthanum Dense Flint proprietario e senza riscontri esterni in L2, un Phosphate Crown tipo ED assimilabile agli Schott N-PK52A e Ohara S-FPL51 in L3, un Phosphate Dense Crown assimilabile all’Ohara S-FPM2 in L4, un Zinc Crown assimilabile all’Ohara ZK4 in L5, un Barium Dense Flint simile allo Schott BASF14 in L6, un Lanthanum Flint analogo allo Schott N-LAF21 in L7, un Lanthanum Dense Flint assimilabile allo Schott N-LASF44 in L8, un Very Light Flint proprietario Cosina e non presente in altri cataloghi in L9 e un Borosilicate Crown assimilabile allo Schott BK7 in L10.
Un assortimento sicuramente complesso e che non punta necessariamente su una profusione di vetri ad altissima rifrazione, curando la scelta in funzione del risultato finale e potendo anche contare su una struttura “relaxed lens” a ben 10 elementi che non richiede ai vetri valori estremi in tutte le lenti; al momento attuale non è possibile dedurre per ogni lente l’origine del vetro, se interna solo limitatamente alle versioni esclusive o generalizzata.
Passiamo ora al Cosina Voigtlaender Apo-Lanthar 50mm 1:3,5, come detto arrivato nel 2024; quest’obiettivo è stato presentato in attacco Leica M e con 4 opzioni meccaniche/estetiche: barilotto rigido nero o satinato cromo e barilotto rientrante con finitura bicolore (nero/satinato cromo) o interamente nera (e più opaca); la scelta di destinare un 50mm 1:3,5 all’attacco Leica M e prevedere anche una montatura rientrante vintage che costituisce una chiara citazione rappresenta un’azione sensata, visto che per 35 anni proprio un 50mm 1:3,5 è stato l’obiettivo base delle Leica, quindi i clienti possono assaporare il gusto di un’ottica rètro ma con prestazioni attuali e certamente superiori a quelle dello storico Elmar 1:3,5 al quale idealmente si ispira.
In questo caso i trattini colorati che identificano i modelli Apo-Lanthar sono stati omessi, per offrire un’estetica più discreta e raffinata.
Per quest’obiettivo il relativo brevetto venne depositato con richiesta prioritaria giapponese in data 10 Gennaio 2024, e nuovamente il documento prevede uno studio molto articolato.
Infatti il brevetto prevede 5 differenti opzioni, e in questo caso – nonostante l’obiettivo sia arrivato 5 anni dopo l’Apo-Lanthar 50mm 1:2 Aspherical visto in precedenza – i tecnici si sono affidati ad una più classica architettura Doppio Gauss, con una struttura ad 8 lenti che richiama le ottiche “process lens” apocromatiche per riproduzione e rappresenta un evidente overengineering rispetto alle difficoltà imposte da un 50mm di apertura così modesta; l’esemplare poi avviato alla produzione di serie è il primo.
Tale schema è conforme alla serie e prevede una focale effettiva da 49,1mm con apertura 1:3,56 ed è apprezzabile come l’azienda non abbia sfruttato una focale da 51,5 – 52mm come la maggioranza dei concorrenti, consentendo di sfruttare fino all’ultimo grado di campo previsto (e infatti la copertura effettiva è pari a quasi 48°, contro il 46° considerati come standard per un 50mm); osservate anche come lo spazio retrofocale da 33,14mm non sia ridottissimo ma risulterebbe comunque insufficiente per l’applicazione su un corpo reflex.
Nell’illustrazione ho inserito anche la tabella con i dati grezzi di progetto e osservando i parametri relativi ai vetri ho notato che si tratta di tipologie facilmente identificabili e corrispondenti a materiali noti e presenti nei cataloghi delle principali vetrerie, quasi come se Cosina in questo caso avesse preferito una fornitura esterna anziché attingere ai propri materiali.
Le aberrazioni previste dal progetto indicano una distorsione molto contenuta, una leggera curvatura del piano in orientamento sagittale per privilegiare la planeità di quello tangenziale (definendo un astigmatismo comunque molto contenuto) e spostamento di fuoco minimo per le curve dell’aberrazione sferica calcolate sulle 3 frequenze principali dello spettro, nuovamente ad indicare un superiore controllo cromatico.
Passando specificamente ai vetri ottici, anche in questo caso su 8 lenti abbiamo ben 7 tipologie differenti, tuttavia non sono previste superfici asferiche, forse inutili con un’apertura 1:3,5 e uno schema già così complesso, ad 8 lenti in 6 gruppi.
Procedendo dalla lente anteriore abbiamo un Fluor Crown analogo agli Schott FK5 e Ohara S-FSL5 in L1, un Lanthanum Dense Flint analogo agli Schott LASF31A e Ohara S-LAH58 in L2, un Lanthanum Crown analogo agli Schott LAK18 e Ohara S-LAL18 in L3, un Flint analogo agli Schott F5 e Ohara S-TIM5 in L4, un Light Flint analogo agli Schott LF6 e Ohara S-TIL26 in L5, un Phosphate Crown di categoria ED analogo agli Schott N-PK52A e Ohara S-FPL51 in L6, un Lanthanum Crown analogo agli Schott LAK8 e Ohara S-LAL8 in L7 e un Dense Flint analogo agli Schott SF8 e Ohara S-TIM28 in L8.
Complessivamente è una dotazione di notevole pregio per un “semplice” 50mm 1:3,5 e include anche un elemento ED e la lente L2 realizzata con uno dei vetri più costosi ed estremi del panorama.
Cosina ha quindi offerto col brand name Voigtlaender Apo-Lanthar una coppia di obiettivi da 50mm nettamente differenziati per apertura massima e anche filosofia di utilizzo ma accomunati da uno schema insolitamente complesso e concepito per una superiore correzione dell’aberrazione cromatica, sempre utile anche sui moderni sensori; il loro prezzo, in senso assoluto, risulta elevato per un “cinquantino” non particolarmente luminoso ma dobbiamo considerare che il loro target non è il bundle lens in plastica bensì le migliori realizzazioni tedesche del settore, e in questa nuova prospettiva, considerando la complessione meccanica e le qualità ottiche, il loro value-form-money diviene sostanzialmente positivo.
Un abbraccio a tutti; Marco chiude.
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