Contax come Kiev, e viceversa

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; la fotocamera a telemetro per pellicola 35mm Contax, introdotta a inizio anni ’30 dalla Zeiss Ikon Dresden e quindi evoluta a metà decennio nelle versioni II e III, è stata uno dei modelli più significativi nella storia della fotografia di piccolo formato, sia sul piano del design che per contenuti progettuali e prestazioni; l’eccellenza tecnica e i risultati prodotti dalle Contax con i relativi obiettivi Carl Zeiss Jena costituivano un punto di riferimento invidiato in tutto il mondo, e anche in Unione Sovietica, con l’evolversi favorevole del conflitto mondiale e la preventiva assegnazione sotto il suo controllo delle aree di Germania che includevano Dresden e Jena, assaporavano il momento in cui l’Armata Rossa avrebbe preso possesso degli stabilimenti, permettendo finalmente l’acquisizione delle sue linee produttive il cui trasferimento integrale era già stato previsto allo scopo di produrre in madrepatria un apparecchio identico che sarebbe stato un fiore all’occhiello dell’industria foto-ottica sovietica e sarebbe stato ribattezzato Kiev in onore del capoluogo sede delle linee di montaggio.

 

 

Com’è noto agli appassionati, il trasferimento a Kiev delle strutture, dei macchinari e del personale fu un calvario che si protrasse a lungo fra disegni mancanti, treni fermi per anni a causa del differente scartamento dei binari ferroviari sovietici, necessità di produrre ex-novo molti degli utensili e delle macchine operatrici, di istruire maestranze, di ottenere nuovi progetti dettagliati, pezzi di ricambio e esemplari completi come campione; il passaggio da Contax a Kiev è in effetti una delle storie più affascinanti e romanzate dell’universo fotografico, costellata di molti dettagli minori ed aneddoti a volta pazzeschi, come quello dell’aereo cargo che portava in Unione Sovietica le preziose campane sotto vuoto della Heraeus, necessarie per l’innovativo trattamento antiriflesso messo a punto da Carl Zeiss Jena, e che si schiantò durante il volo perdendo il prezioso carico.

Questa storia è talmente complessa e ricca di dettagli non ancora chiari che non ho assolutamente la volontà e la presunzione di produrne una descrizione compiuta, anche perché soggetti ben più competenti di me hanno dedicato la vita a questa missione, tuttavia prendendo spunto dall’articolo di una rivista statunitense pubblicato nel 1966 voglio parlare di una sorta di loop, per certi versi umoristico, che inerisce le ovvie analogie esteriori di Contax e Kiev con la relativa facoltà di scambiarsi i ruoli, come gemelli dispettosi; tuttavia procediamo con ordine, ricordando che le molte immagini dei rari pezzi presentati a seguire sono disponibili grazie al supporto dal caro amico Dr. Milos Paul Mladek, esperto e collezionista di livello mondiale.

Il fatto che le truppe Alleate fossero arrivate per prime nella zona sensibile con gli stabilimenti Zeiss Ikon, Carl Zeiss Jena e Schott fu una beffa per i sovietici, dal momento che il comando, ben comprendendo il valore strategico futuro di aziende ottiche così avanzate anche per le implicazioni militari, rastrellò gran parte delle attrezzature, maestranze e pool di scienziati delle aziende e li trasferì a Ovest, nella zona da lui controllata, e lo stesso scherzo stava per concretizzarsi anche per l’intera linea produttiva della Contax, quando l’arrivo dei sovietici vanificò tali piani; inventari alla mano, il progetto Contax e le relative linee produttive erano l’unica preda tecnologica di valore acquisita in tale settore, pertanto vennero pianificati tutti gli sforzi possibili per concretizzare il progetto della Contax made in USSR.

La situazione non era sicuramente rosea: i danni bellici avevano fatto la loro parte e molti macchinari sulla linea produttiva risultavano distrutti, compromessi o mal funzionanti, mentre la nutrita serie di blue prints necessarie a definire il complesso e sofisticato progetto della Contax erano andate perdute, pertanto venne richiesto di realizzarne una serie ex-novo, spesso smontando apparecchi ed effettuando le misurazione direttamente sui pezzi per ricostruire quanto necessario, mentre nel contempo fu imposto anche di realizzare serie complete di strumenti e macchinari richiesti per la produzione, oltre a consegnare corpi macchina e serie di obiettivi completi come campione.

Gran parte di questi complessi lavori vennero realizzati nei locali della Carl Zeiss Jena, e nel corso del 1946, anche per testare l’effettiva efficienza e funzionalità di utensili e macchinari appena prodotti e le relative calibrazioni, si procedette ad una piccola tiratura di alcune centinaia di Contax, prodotte quindi da Carl Zeiss Jena e prive di marchio identificativo, note come Contax no name.

 

 

Nel frattempo i tempi per il trasferimento dell’intero stabilimento a Kiev si prolungavano, con contrattempi di ogni tipo, e nel 1947 venne realizzata una tiratura di fotocamere sempre assemblate presso gli edifici di Carl Zeiss Jena; tali apparecchi esibivano nuovamente il logo Contax sul frontale ed erano riconoscibili dai precedenti esemplari standard di Zeiss Ikon Dresden per alcuni dettagli (ad esempio, il pulsante sul fondello e il materiale con il quale era realizzato quest’ultimo), il più evidente dei quali era il logo Carl Zeiss Jena “achromat” posto nella slitta superiore assieme alla matricola; questi apparecchi servivano anche come prova per i sovietici che il lavoro richiesto fosse andato a buon fine e che le linee ripristinate fossero effettivamente in grado di produrre la fotocamera, prima di procedere al trasferimento (in realtà i tecnici e le maestranze tedesche, in gran parte poi deportate a Kiev per completare l’opera, non accettavano di buon grado la situazione e provvidero in seguito a danneggiare o calibrare macchine e utensili, per sabotarne la funzionalità).

In questa serie del 1947 realizzata da Carl Zeiss Jena troviamo anche esemplari con dettagli inediti, come quello illustrato qui sopra che esibisce una presa di sincronizzazione per il lampeggiatore applicata sul fondello direttamente durante la fase di assemblaggio, come modifica sperimentale forse richiesta dai sovietici stessi.

 

 

Questo raro esemplare di “Jena Contax” mostra invece un secondo logo Carl Zeiss Jena sul frontale assieme ad una scritta in cirillico che si può tradurre approssimativamente “come promemoria”, ad indicare uno degli esemplari completi e perfettamente calibrati che vennero consegnati ai sovietici affinchè venissero utilizzati come modello di riferimento per l’assemblaggio finale; naturalmente vennero rastrellati e portati a Kiev anche tutti i pezzi di ricambio ancora da montare e recuperati negli edifici.

 

 

Il dettaglio della scritta in cirillico, un profetico memento riguardo alla sorte futura della magnifica fotocamera,

 

 

Una “Jena Contax” altrettanto anomala, che funge da medium per la narrazione seguente, è questo esemplare che esteriormente non differisce assolutamente dagli altri esemplari assemblati in tale frangente, tuttavia prevede una doppia numerazione applicata alla slitta superiore.

 

 

Osservando in dettaglio, la peculiarità dell’apparecchio non è solamente la doppia serie di numeri ma l’accesso ad una matricola di stampo tipicamente sovietico, con le prime 2 cifre ad indicare l’anno di produzione, appunto il 1947, una prassi mantenuta nei prodotti ottico-fotografici d’oltre cortina per decenni.

 

 

La “Jena Contax” appena vista costituisce un trait d’union con la Kiev che stiamo osservando; quest’ultima è una delle primissime fotocamere con la nuova denominazione, venne prodotta sempre nel 1947 e in una fase così iniziale che a Krasnogosrk non avevano ancora approntato esemplari del famoso normale 50mm 1:2 “SK” (Sonnar Krasnogorsk), realizzato con gruppi ottici Sonnar smontati trovati a Jena e assemblati con una nuova montatura autarchica, pertanto questa Kiev è ancora equipaggiata con un Carl Zeiss Jena Sonnar, a sua volta aggiornato con l’antiriflessi Zeiss tipo “T”.

 

 

In realtà all’epoca la situazione complessiva era ancora in alto mare e non era assolutamente possibile produrre autonomamente apparecchi a Kiev, e qui entra in campo la prima fase della mimesi fra gemelle: impazienti di esibire la prestigiosa spoglia di guerra, i tecnici avevano semplicemente preso corpi “Jena Contax”, interamente prodotti da maestranze tedesche alla Carl Zeiss Jena utilizzando eventualmente pezzi già realizzati in precedenza, applicando ai medesimi il marchio Kiev; peraltro l’inganno risulta palese e alla luce del Sole, dal momento che questa “Kiev” presenta lo stesso tipo di doppia numerazione della “Jena Contax” vista subito prima e, soprattutto, il logo Carl Zeiss Jena nella stessa allocazione!

 

 

In effetti il passaggio da corpi a tutti gli effetti Contax e tedeschi ad esemplari Kiev di completa ed autonoma produzione sovietica, compresi tutti i componenti, fu molto lento e scandito da tappe graduali, partendo da macchine 100% Contax solamente col marchio Kiev e passando per ibridi prodotti in Ucraina ma sfruttando ancora componenti originali tedeschi prelevati svariati anni prima (è nota ad esempio una Kiev esposimetrica anni ’50 con la piastra sensibile al selenio originale tedesca e con data di produzione 1936…), mentre nel frattempo alcuni elementi venivano modificati e ridisegnati per semplificare e agevolare le operazioni; come detto, fu un processo molto complesso e per la sua descrizione sarebbe ben speso un libro intero.

 

 

Un elemento distintivo di questi primi esemplari di origine “Jena Contax” e oggetto di un semplice rebadge col marchio Kiev è rappresentato dalla scritta che non è ottenuta incidendo la superficie bensì stampandola con una pressa; tale operazione veniva realizzata direttamente sulla piastra originale col logo Contax, e infatti smontando questi corpi Kiev sul retro della piastra è ancora possibile apprezzare in luce radente il rilievo sul metallo con la scritta originale Contax.

 

 

Se affianchiamo la slitta di servizio della “Jena Contax” a doppia numerazione e della Kiev viste in precedenza, notiamo ancora meglio come i 2 apparecchi appartengano alla stessa serie, e risultano separati da appena 28 numeri di matricola; in entrambi i casi la numerazione sequenziale prevede il “47” iniziale per indicare l’anno di produzione.

 

 

Questo esemplare appartiene invece ad una fase immediatamente successiva, sempre nell’anno 1947, e si tratta di un corpo Kiev effettivamente assemblato in Ucraina, probabilmente con molti elementi originali Contax e provenienti dalla Germania; in questo caso ovviamente il logo Carl Zeiss Jena sul top non è presente, la grafica del marchio è profondamente rivista e l’obiettivo in dotazione è il nuovo Sonnar Krasnogorsk 50mm 1:2, con barilotto sovietico e gruppo ottico originale Zeiss portato da Jena; quest’ultimo corrisponde a sua volta al primo anni di produzione, identificabile dalla grafica sul frontale.

La numerazione 47496 sul corpo si riallaccia direttamente a quella della Kiev posticcia su corpo “Jena Contax” descritta qui sopra.

 

 

Un altro raro esemplare dello stesso tipo prevede una matricola ancora più bassa, 47290, e anche il suo Sonnar Krasnogorsk è antecedente all’altro, con matricola del 1947 364 anziché 465.

 

 

Che questi esemplari di Kiev assemblati in Unione Sovietica venissero ancora prodotti sfruttando la scorta di ricambi portata dalla Germania si può inferire ancora dalle caratteristiche del marchio frontale: infatti in questi primi corpi le scritte sono ottenute nuovamente pressando la lastra originale col marchio Contax, mentre in modelli posteriori la grafica veniva incisa su una lastra piana e priva di marchi preesistenti.

 

 

Questa carrellata di marchi Kiev utilizzati dal 1947 al 1954 mostra le 2 opzioni prese in considerazione, ed entrambe utilizzate poi per molti anni a venire.

In questa prima fase, in sostanza, l’analogia fra gli apparecchi venne sfruttata al fine di spacciare per Kiev apparecchi che in realtà erano Contax tedesche, con l’intento di mostrare come la tecnologia sovietica fosse in grado fin da subito di gestire e mettere in produzione un apparecchio così prestigioso e sofisticato, mentre in realtà (almeno in quel momento) la situazione dietro le quinte era molto meno rosea e tranquilla.

Nell’introduzione avevo parlato di un loop, pertanto procediamo avanti nel tempo di una ventina d’anni per chiudere il cerchio.

Infatti, nel 1966 alcuni redattori di una prestigiosa rivista fotografica statunitense notarono sulle pagine della concorrenza un’inserzione pubblicitaria che promuoveva la vendita di fotocamere Contax II “brand new”, quando la loro produzione a Dresden si era interrotta negli anni di guerra e non era mai stata riesumata in Germania, visto il trasferimento dell’intera struttura a Kiev; nel frattempo la Zeiss Ikon Stuttgart aveva messo in produzione i nuovi modelli Contax IIa e IIIa (peraltro ormai fuori produzione anch’essi da anni ai tempi di questa vicenda), tuttavia l’inserzione mostrava chiaramente un corpo di modello prebellico originale Zeiss Ikon Dresden…

 

 

I giornalisti furono molto incuriositi, anche notando come la “Contax II” nella foto pubblicitaria fosse priva del relativo logo frontale e prevedesse invece una presa di sincronizzazione flash sul frontale, dettaglio inesistente nel modello di riferimento.

Dopo un primo tentativo di acquisto non andato a buon fine per “fine scorte”, i giornalisti ne trovarono uno pronta consegna presso un ingrosso del settore, acquistandolo; nel manuale d’istruzioni allegato era addirittura presente una fotografia dell’apparecchio con applicata sul frontale una piastrina supplementare con la scritta “CONTAX 2”, mentre l’esemplare effettivamente acquisito era non name e sempre con la famosa presa di sincronizzazione flash.

 

 

Come da loro stessi raccontato, si procedette allo smontaggio dell’apparecchio, prendendo atto che si trattava di una Kiev sovietica, sbrandizzata e spacciata per una fantomatica Contax II rediviva; a parte l’indole disonesta dei responsabili, in questo caso il processo era inverso, ovvero si spacciava per eccellente prodotto tedesco di prima fascia il clone sovietico acquisito a buon prezzo e con le sue origini celate, un processo al quale possiamo associare moderni divertissement dello stesso tipo, dalle telemetro sovietiche camuffate da Leica a vite a incolpevoli obiettivi Industar di Krasnogorsk di volta in volta trasformati e camuffati da Leitz Elmar o Zeiss Sonnar e Tessar; ecco dunque la chiusura del cerchio: stesso procedimento, a termini invertiti.

Come ultimo dettaglio, l’organizzazione che predispose la finta Contax 2 su base Kiev non poteva ovviamente proporla col classico obiettivo sovietico Jupiter-8 50mm 1:2 che costituiva l’equipaggiamento del modello originale, e per avere un obiettivo brand new si vide quindi obbligata ad acquistare un Carl Zeiss Sonnar 50mm 1:2 della Carl Zeiss Oberkochen (peraltro anch’esso fuori produzione all’epoca, forse avevano scovato fondi di magazzino), ottica ben più costosa dell’originale Jupiter-8 che probabilmente assottigliava in modo evidente i margini di guadagno!

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

 

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