Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; lo Zeiss Sonnar 50mm 1:1,5 per Contax (qui in una tarda versione di fine anni ’50 prodotta da Carl Zeiss Oberkochen) è un celeberrimo normale molto luminoso che copriva circa 46° di campo sulla diagonale del formato 24x36mm e costituì una pietra miliare del settore fin dalla sua introduzione nel lontano 1932; inizialmente confezionato da Carl Zeiss Jena, nel dopoguerra vide la sua produzione sdoppiata fra una serie terminale a Jena (la Contax in DDR non era più prodotta e quindi anche il suo obiettivo principe non era più necessario) e i nuovi modelli ricalcolati di Zeiss Opton / Carl Zeiss, e quest’ultima serie venne distribuita fino al 1961 (ma versioni create per speciali cineprese ad altissima velocità di Oberkochen furono prodotte ancora per alcuni anni); com’è noto, quest’obiettivo dalle prestazioni ancora attuali terminò la sua carriera solamente perché le arrembanti reflex imponevano uno spazio retrofocale troppo abbondante per il Sonnar, e per tutta la sua gloriosa carriera è rimasto fedele allo schema originale ideato da Ludwig Bertele e caratterizzato da un elemento singolo anteriore seguito da due tripletti collati, ciascuno costituito da tre lenti cementate assieme.
In realtà, a questo mainstream che caratterizzava gli obiettivi fotografici di focale e copertura normale il geniale Bertele affiancò fin da subito una versione apparentemente semplificata e che, rinunciando a parte della sua copertura angolare, consentiva di mantenere aperture elevate anche con un numero inferiore di elementi.
In campo prettamente fotografico l’unico esempio di questa stirpe è costituito dal celebre Olympia-Sonnar 18cm 1:2,8 del 1936, presentato sia in montatura telemetrica diretta che con barilotto corto per scatola reflex Flektoskop; questo luminosissimo teleobiettivo utilizzava un’interpretazione dello schema Sonnar che replicava l’elemento singolo anteriore e il tripletto centrale già visti sui modelli da 50mm ma semplificava il modulo posteriore, riducendolo ad una singola lente (evidentemente sufficiente a correggere le aberrazioni con un angolo di campo sostanzialmente ridotto); la sua struttura prevedeva quindi solamente 5 lenti, con un tripletto collato stretto fra 2 elementi singoli.
Questo tipo di configurazione, accettando l’angolo di campo più contenuto, permetteva teoricamente di mantenere aperture estremamente elevate nonostante la semplificazione strutturale e, in realtà, era stato concepito dal progettista già intorno al 1929-30 per utilizzo cinematografico.
Il denominatore comune di tutti questi schemi Sonnar, sia quelli da 50mm che costituivano i normali delle fotocamere Contax (con struttura 1 – 3 – 3 oppure 1 – 3 – 2) che i modelli “tele” luminosi semplificati (con struttura 1 – 3 – 1), è rappresentato dal caratteristico tripletto collato centrale che Ludwig Bertele aveva già sviluppato negli anni ’20 per i luminosissimi obiettivi Ernostar disegnati nel suo precedente impiego alla Ernemann di Dresden; infatti Bertele disegnò ottiche Ernostar con apertura 1:2, 1:1,8, 1:1,5 e addirittura 1:1,0 (le ultime due mai prodotte in serie) e tutti condividono questo inconfondibile elemento (evidenziato in grafica) che era frutto di una geniale intuizione per correggere l’aberrazione cromatica, con le lenti esterne che interagivano con l’elemento centrale generando nei due casi sotto-correzione e sovra-correzione di tale aberrazione; il Sonnar “tele” luminoso a 5 lenti si può sicuramente considerare figlio delle 3 versioni più luminose di Ernostar, uno schema così valido che viene tuttora utilizzato e ritroviamo anche in famosi ed eccellenti obiettivi moderni, come il Leica Elmarit M ed R 135mm 1:2,8, il Leica Summicron-R 90mm 1:2 o il Leica Elmarit-M 90mm 1:2,8 ultima versione.
La prima applicazione concreta di questa struttura 1 – 3 – 1 venne disegnata da Ludwig Bertele intorno al 1930 e si trattava di un Sonnar da 2,5cm con apertura 1:1,4 destinato a cineprese 16mm della Zeiss Ikon Dresden; considerando che lo studio per l’Ernostar luminosissimo con apertura 1:1,0 venne completato nel 1928 e che questo nuovo Sonnar 1:1,4 fu concepito nel 1929-30, possiamo sicuramente parlare di un processo stepless, in cui il progettista accettando un’apertura inferiore riuscì ad eliminare 2 lenti singole e 4 passaggi ad aria, elemento fondamentale in tempi di lenti uncoated; questa scheda Zeiss Jena originale dell’epoca mostra chiaramente l’inequivocabile schema ottico che esordiva proprio con quest’obiettivo.
Questo calcolo esordì sul mercato con un Carl Zeiss Jena Sonnar 2,5cm 1:1,4 destinato a cineprese 16mm Zeiss Ikon Dresden di media-alta gamma, come la Kinamo KS-10 del 1932 o questa Movikon 16 del 1935, un piccolo gioiello di meccanica fine disegnato dall’Ing. Heinz Kueppenbender, già a capo del progetto Contax.
Quest’obiettivo offriva caratteristiche di rilievo per quei tempi, dall’apertura 1:1,4 alla messa a fuoco accoppiata sia al telemetro che a un sistema di correzione del parallasse a distanza ravvicinata; una caratteristica di questo schema, qui già visibile osservando la montatura e poi ulteriormente esacerbata nei modelli più tardi, è la vistosa differenza fra il diametro della prima e dell’ultima lente, decisamente più minuta, mentre nei Sonnar 1:1,5 classici a 7 lenti per fotografia tale discrasia è molto più contenuta; in questo i Sonnar luminosi “tele” ereditano pienamente il retaggio Ernostar, che si sviluppavano in pratica come un unico elemento concentratore.
Il soggetto della foto è Erhard Bertele, figlio primogenito (allora ottantaquattrenne) di Ludwig Bertele, progettista dell’obiettivo stesso; considerando l’anzianità dell’obiettivo, l’utilizzo ad 1:1,5 a distanza di messa a fuoco minima e la ripresa in controluce, risoluzione e contrasto si possono considerare eccezionali e proprio l’assenza di flare evidenzia la grande efficacia del trattamento a 3 strati T 3-Belag e delle passivazioni dei componenti meccanici; si può dire che questo Sonnar per Arriflex prodotto nel Novembre 1942 per cineoperatori militari non appaia di trent’anni più giovane solamente nelle soluzioni tecniche ed estetiche ma anche per qualità di riproduzione: un’impressionante dimostrazione della genialità di Ludwig Jackob Bertele e dell’avanzamento tecnologico Carl Zeiss Jena di quel tempo.
Un abbraccio a tutti; Marco chiude.
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