Carl Zeiss Jena SO-2 per spionaggio ad infrarossi

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; come ho già introdotto in altri pezzi analoghi condivisi su Nocsensei, negli ultimi anni della Guerra Fredda, quando il crollo del Muro e la dissoluzione dell’URSS si avvicinavano inesorabilmente, ai tecnici della Carl Zeiss Jena e in particolare al talentuoso Dr. Eberhard Dietzsch furono commissionati svariati ed insoliti obiettivi, destinati ad esigenze di spionaggio e sorveglianza da parte di personale del Ministerium fuer Staatssicherheit (MfS), il famigerato STASI; questi obiettivi venivano applicati a specifici dispositivi progettati e messi a punto dall’OTS, un dipartimento speciale dell’MfS (Operativ Technischer Sektor) e consentivano di effettuare sorveglianza discreta in contesti molto particolari; queste ottiche commissionate a Jena dall’MfS venivano denominate internamente SO, acronimo di Sonderoptik, cioè ottica speciale, ed erano abbinate ad una numerazione sequenziale connessa alla particolare tipologia di utilizzo; in questo contesto voglio descrivere la serie SO-2, corrispondente a potenti e luminosi teleobiettivi nati per spionaggio a infrarossi al buio, alcuni dei quali addirittura autofocus; si tratta di dispositivi dei quali tuttora si hanno informazioni molto scarne e frammentarie e che potrò raccontare con dovizia di particolari inediti anche grazie all’apprezzatissimo supporto del caro amico Detlev Vreisleben, collezionista ed eminente esperto del settore, che approfitto per ringraziare sentitamente; ringrazio fin d’ora anche il Dr. Eberhard Dietzsch per la condivisione di piani progettuali originali di tali obiettivi, da lui stesso calcolati.

La gamma di obiettivi Carl Zeiss Jena Sonderoptik SO-2 prevedeva l’utilizzo in abbinamento a proiettori/lampeggiatori IR e comprendeva tre modelli con quattro varianti:

  • SO-2 = obiettivo IR da 500mm 1:4 con messa a fuoco manuale;
  • SO-2.1 = obiettivo IR da 500mm 1:4 con sistema prototipico di messa a fuoco automatica;
  • SO-2.2A = obiettivo IR da 300mm 1:2,8 autofocus;
  • SO-2.2B = obiettivo IR da 180mm 1:2,2 autofocus.

Come vedremo, questi obiettivi di caratteristiche già impressionanti per l’epoca (1986-89) rappresentavano solamente l’elemento di acquisizione di un sofisticato dispositivo di spionaggio IR; questi complessi vennero prodotti sfruttando il fior fiore della tecnologia ottica, meccanica ed elettronica disponibile in DDR a quel tempo e arrivarono a costare al committente cifre folli, come i 215.615 Marchi necessari per il dispositivo con ottica SO-2.2B da 180mm 1:2,2, quando i corrispondenti SO.3.3 75mm 1:3,5 ed SO-3.4 135mm 1:3,5 ad ampia estrazione pupillare per fotografare da fori nelle pareti costavano rispettivamente 670 e 641 Marchi; fortunatamente per le casse statali, questi sistemi di sorveglianza furono prodotti in tiratura davvero limitatissima: ad esempio, 25 dispositivi con obiettivo SO-2,2B e appena 10 con obiettivo SO-2,2A; pertanto si tratta di pezzi oggettivamente rarissimi non soltanto perché si ometteva accuratamente di farne trapelare l’esistenza ma anche perché solo poche manciate uscirono dalle officine.

Procedendo per ordine, passiamo in rassegna le caratteristiche degli obiettivi IR da acquisizione.

 

 

L’ottica di focale più corta e anche la più luminosa è l’SO-2.2B da 180mm 1:2,2; questo luminosissimo teleobiettivo venne disegnato dal Dr. Eberhard Dietzsch per conto di Volkseigener Betrieb Carl Zeiss Jena e la richiesta per il brevetto DDR fu consegnata il 3 Gennaio 1984; la mission del progettista non era solamente quella di realizzare un teleobiettivo da 13° ottimizzato a infrarossi e di eccezionale luminosità, tale da consentire la messa a fuoco al buio con sistemi laser IR, ma anche quella di consentire una veloce messa a fuoco automatica, evitando quindi di movimentare l’intero modulo di lenti e prevedendo invece un sistema di messa a fuoco interna che sfruttasse la corsa di un singolo elemento.

 

 

Lo schema dell’obiettivo SO-2.2B prevede 7 lenti in 6 gruppi ed è concepito in modo da effettuare la messa a fuoco movimentando solamente l’elemento L5.

 

 

Nonostante la lunga focale e l’eccezionale apertura relativa, per disegnare lo schema ottico il Dr. Dietzsch non ha utilizzato alcun vetro speciale a bassa dispersione: infatti l’obiettivo non è inteso per un utilizzo in luce bianca su un campo spettrale esteso ma solamente nella regione dell’infrarosso, tipicamente fra i 700nm e i 900nm di lunghezza d’onda; pertanto l’obiettivo è ottimizzato appositamente in questo specifico range, fuori dal campo visibile; la grafica mette in evidenza come gli spazi contigui alla lente che consente la messa a fuoco interna presentino ovviamente una variazione quando si modifica il rapporto di riproduzione dell’obiettivo, cambiando di fatto la focheggiatura.

Il particolare schema ottico non prevede solamente la messa a fuoco interna ma garantisce dimensioni molto compatte, se relazionate a focale ed apertura, mantenendo un diametro della lente anteriore inferiore a 90mm e soprattutto minimizzando l’ingombro longitudinale del sistema, permettendo quindi di applicarlo ad un complesso dalle dimensioni molto ragionevoli.

 

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Oggi siamo meravigliati da tanta tecnologia ma il pensiero corre ansioso anche al clima pesante e avvelenato in cui cittadini più o meno ignari si trovarono giocoforza a condurre le loro esistenze, schermati da una patina di illusoria normalità talvolta davvero molto labile; pertanto dispositivi come questo 14717 non definiscono solamente l’avanzamento tecnologico del tempo ma testimoniano anche fasi e contesti sui quali è bene meditare profondamente.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

 

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