Carl Zeiss Distagon 55mm 1:4 per Rolleiflex TLR Weitwinkel

 

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; le celebri fotocamere biottica 6x6cm Rolleiflex create da Franke & Heidecke di fatto diedero vita ad una tipologia di apparecchi caratterizzati da forti ed inconfondibili attributi estetici/funzionali e da una sterminata schiera di imitazioni più o meno pedisseque che testimoniavano indirettamente il largo apprezzamento tributato dalla platea di fotografi, che fossero professionisti, amatori ambiziosi o solo benestanti alla moda; in effetti la Rolleiflex, pur indulgendo ad un’apparenza esteriore da soprammobile art déco, garantiva prestazioni convincenti e ottimi risultati in una struttura compatta e leggera, e i suoi limiti operativi erano ben pochi, il più evidente dei quali rimase sempre l’impossibilità di cambiare la coppia di ottiche e consentire riprese per le quali un grandangolare o un teleobiettivo fossero determinanti.

Naturalmente l’Ing. Reinhold Heidecke era ben conscio del problema, tuttavia la serie di piastre con doppi obiettivi intercambiabili, analoghe a quelle poi largamente utilizzati dalla biottica Mamiya, non andarono oltre il prototipo perché l’incontentabile ingegnere temeva che questa soluzione avrebbe introdotto tolleranze deleterie per il risultato finale; in questo senso la Carl Zeiss venne in aiuto calcolando e fornendo gli aggiuntivi ottici Mutar 0,7x e 1,5x da applicare anteriormente alla coppia di ottiche convenzionali, tuttavia si trattava sempre di un palliativo, una scelta di compromesso.

Compromessi invece non ne prevedeva la soluzione definitiva adottata dall’azienda, cioè creare una coppia di nuovi modelli che fossero equipaggiati ab origine con un obiettivo Zeiss grandangolare o tele; la versione grandangolare esordì sul mercato nell’Aprile 1961, fu denominata K7W (Weitwinkel per gli amici) e il suo particolarissimo corredo ottico utilizzava un Carl Zeiss Sucher-Distagon 55mm 1:4 per la visione e un Carl Zeiss Distagon 55mm 1:4 per la ripresa; quest’ultimo apparteneva alla nuova generazione di ottiche retrofocus che Erhard Glatzel stava sviluppando grazie a nuovi elaboratori e a software di calcolo da lui stesso sviluppati, permetteva alla Rolleiflex TLR Weitiwinkel di coprire circa 72° di campo ed è il protagonista di questo articolo.

 

 

In realtà la nuova biottica wide, così intrigante e soprendente in un momento in cui la stessa Hasselblad 500C doveva ancora accontentarsi di un Distagon 60mm meno grandangolare, non differiva in modo sostanziale dalla coeva Rolleiflex serie E convenzionale, e possiamo osservare i dettagli esclusivi grazie ad un paio di immagini presenti nel manuale d’istruzioni originale.

 

 

Le principali modifiche sul corpo, corredo ottico a parte, riguardano il diametro delle baionette anteriori, ancora più ampie rispetto alla 2,8 E, al punto da imporre un nuovo standard per l’attacco di filtri e tappi anteriori denominato Gruppo IV; inoltre il punto di intersezione delle flange cromate anteriori fu resecato per accomodare le lenti frontali divergenti di grande diametro che caratterizzavano questi nuovi obiettivi grandangolari.

Anche il caratteristico pozzetto fu oggetto di modifiche per consentire la visione diretta da mirino sportivo con l’angolo di campo ampliato, pertanto la piastra anteriore col logo aziendale era incernierata in alto e si sollevava verso l’esterno facendo forza su 2 sporgenze laterali ed esponendo una finestra per traguardare di grandi dimensioni.

 

 

Naturalmente il passaggio alla nuova baionetta anteriore Gruppo IV di grande diametro impose anche l’arrivo di un tappo specificamente concepito e di adeguate dimensioni.

 

 

Ovviamente l’elemento che caratterizza la Rolleiflex K7W “Weitwinkel” è la coppia di obiettivi grandangolari prodotti da Carl Zeiss Oberkochen ed entrambi caratterizzati da 55mm di focale e apertura 1:4; l’Heidosmat da visione (ufficialmente denominato Sucher-Distagon da Zeiss) prevede uno schema più semplice e meno corretto con appena 4 lenti, mentre l’ottica da ripresa Distagon utilizza 7 elementi e garantisce la massima correzione compatibile con un progetto di quei tempi.

Questo grandangolare utilizza uno schema retrofocus, cioè con uno spazio insolitamente ampio fra il vertice posteriore dell’ultima lente e il piano focale, soluzione fondamentale per apparecchi reflex muniti di specchio mobile ma molto critica per il calcolo ottico rispetto ad un wide convenzionale che può avvicinarsi a piacimento al materiale sensibile (come ad esempio i grandangolari per Leica M); gli schemi cosiddetti retrofocali applicati ad ottiche con ampio angolo di campo comparvero a inizio anni ’50 per merito di Angenieux e Carl Zeiss Jena, tuttavia anche in casa Zeiss recepirono il vento del cambiamento e gli specialisti Lange ed Eismann crearono a loro volta i primi obiettivi di tale categoria, modelli che ad Oberkochen vennero ribattezzati Distagon, riferendosi all’etimologia latina e greca che rievoca i concetti di angolo e distanza.

 

 

Nella seconda metà degli anni ’50 la progettazione sui Distagon venne presa in carico dal giovane Erhard Glatzel, astro nascente del calcolo ottico; nel corso del 1959 Glatzel sfruttò a fondo le prestazioni di un potentissimo calcolatore IBM 7090 (talmente ingombrante e costoso che Zeiss lo utilizzava a noleggio con un salatissimo costo orario), e mentre definiva già le strutture dei futuri Distagon 25mm 1:2,8 per Contarex e 50mm 1:4 per Hasselblad, il 25 Novembre 1959 depositò la richiesta di brevetto anche per questo schema ottico grandangolare con 7 lenti in 6 gruppi, apertura 1:4 e angolo di campo da 64° (come un 35mm nel 24x36mm) che fungerà da base di partenza e riferimento per il successivo Distagon 55mm 1:4 montato sulla Rolleiflex K7W.

 

 

L’applicazione prioritaria che conteneva la configurazione definitiva del Distagon 55mm 1:4 venne consegnata in data 14 Novembre 1960 (sebbene fonti interne di Oberkochen consentano di retrodatare il calcolo effettivo al 13 Maggio di tale anno, mentre la relativa versione Sucher-Distagon da visione fu la prima ad essere completata, il 24 Marzo), tuttavia noi utilizzeremo il brevetto rilasciato in Gran Bretagna perché più comprensibile; il brevetto cita le specifiche dell’applicazione prioritaria, nella quale il modello descritto prevedeva un angolo di campo d 56° (28°+28°) e uno spazio retrofocale superiore a 0,9 volte la focale stessa, valori che saranno ampiamente superati nell’esemplare definito dal brevetto finale.

 

 

Questo documento contiene lo schema utilizzato sul 55mm di produzione, caratterizzato da un struttura abbastanza primitiva che risente del lavoro pionieristico di Helmut Eismann e Guenther Lange condotto l’anno precedente sul progetto del Distagon 35mm 1:4 in procinto di esordire sulla Contarex; lo schema del nuovo 55mm 1:4 per formato 6x6cm utilizza 2 elementi anteriori di ampio diametro e distanziati dal reso dello schema, il primo convergente per controllare la distorsione e il secondo divergente per aumentare lo spazio retrofocale, seguiti da una lente di grande spessore già utilizzata nel 35mm 1:4 del 1958.

 

 

Questa tabella introduce i parametri matematici di calcolo e le caratteristiche dei vetri ottici previsti, indicando anche le caratteristiche basilari del nuovo obiettivo, ora in grado di coprire 72° di campo (36° + 36°) e garantire uno spazio retrofocale pari a 1.1271 volte la lunghezza focale, cioè circa 61mm.

 

 

Il Distagon 55mm 1:4 progettato da Glatzel utilizza 6 differenti tipologie di vetro, tuttavia sono tutte abbastanza convenzionali e addirittura obsolete e nonostante il calcolo risalga al 1960 il progettista non ha previsto vetri lanthanum Flint o lanthanum Crown agli ossidi delle Terre Rare, ormai ampiamente utilizzati a quel tempo; in quest’obiettivo troviamo quindi, in sequenza,  barium Dense Flint BaSF6, borosilicate Crown BK7, barium Flint BaFN11, Dense Flint SF18, Crown Flint KF6 e 2 lenti consecutive in Dense Crown SK16, tutti forniti dalla vetreria Schott di Mainz.

 

 

I lettori più smaliziati e attenti avranno argomentato che un calcolo retrofocus da 72° nel 1960 imponeva ancora compromessi di progetto legati alla nuova tecnologia in fase di lento sviluppo, mentre la fotocamera di destinazione non prevedeva uno specchio reflex dietro l’ottica da ripresa a rubare spazio e sarebbe stato tecnicamente preferibile adottare un grandangolare a schema simmetrico tipo Zeiss Biogon, all’epoca sicuramente più corretto nelle aree periferiche del campo, e bisognoso di un maggiore arretramento che apparentemente non costituiva un problema…

Occorre però considerare 2 fattori: da un lato il padre degli schemi grandangolari simmetrici Zeiss Biogon, Ludwig Bertele, a quel tempo era già emigrato da 14 anni in Svizzera (dove aveva trovato impiego come capo-progettista alla Wild Heerbrugg) e da oltre un lustro era ufficialmente in pensione, quindi non sarebbe stato facile creare ex-novo e in fretta un Biogon 55mm adatto alla bisogna; dall’altro non dobbiamo dimenticare che la Rolleflex Biottica prevede comunque un grande specchio dietro l’obiettivo da visione che lo tiene ampiamente distanziato dal piano focale, avanzando anche tutte le flange e ghiere della sua montatura anteriore: pertanto un ipotetico grandangolare da ripresa tipo Biogon avrebbe richiesto un posizionamento molto più arretrato e quest’ultimo non sarebbe stato impedito da problemi di spazio retrofocale ma dalla necessità di allinearsi con la montatura dell’obiettivo da ripresa, altrimenti le componenti meccaniche anteriori avrebbero inevitabilmente intercettato il campo periferico inquadrato dall’ottica da ripresa, producendo un’abbondante e vistosa vignettatura meccanica del fotogramma, ovviamente inaccettabile.

Per queste ragioni non fu possibile sfruttare lo spazio libero fra lente posteriore dell’ottica da ripresa e piano focale, e si rese necessario un calcolo retrofocus tipo Distagon che, pur senza arrivare alle misure richieste dal corpo reflex Hasselblad 500C, avanzasse il gruppo di lenti fino ad allinearlo opportunamente, seppure al prezzo di un detrimento qualitativo rispetto all’obiettivo simmetrico.

 

 

Inoltre, come si può osservare in questa sezione, il voluminoso otturatore centrale che su ogni Rolleiflex fa corpo unico con l’ottica da ripresa non avrebbe fisicamente lo spazio per spostarsi in una posizione arretrata seguendo un obiettivo più rientrante, negando l’ipotesi a priori.

 

 

Dal momento che a quei tempi il nuovo sistema Hasselblad con ottiche Zeiss tipo C ad otturatore centrale si stava rapidamente affermando e nel settore professionale entrava in concorrenza con la 6x6cm biottica di Brauschweig, osserviamo il gruppo ottico del Distagon 55mm 1:4 lanciato nel 1961, unico grandangolare fornito sulle Rolleiflex, accanto a quello del Distagon 50mm 1:4 per Hasselblad, sia nell’originale versione C commercializzata dal 1964 che nella nuova edizione FLE ad elementi flottanti del 1989; gli schemi per Hasseblad imponevano uno spazio retrofocale superiore di circa 10mm rispetto al 55mm Rollefilex, pertanto risultano più complessi e basati su nuove e più moderne direttrici di calcolo ideate da Glatzel, secondo le quali si procedeva passando a modelli con stesso backfocus ma angolo di campo sempre maggiore partendo da un modulo base da circa 65° ed aggiungendo anteriormente nuove serie di elementi convergenti e divergenti alternati; nel caso dell’obiettivo per Rolleiflex uno spazio retrofocale ampio come quello previsto sui Distagon 50mm Hasselblad non sarebbe nemmeno stato necessario e d’altro canto le grandi dimensioni di questi ultimi sarebbero state incompatibili con quelle del compatto corpo Rolleiflex.

Gli schemi grandangolari retrofocus Distagon di fine anni ’50 nascevano seguendo un compromesso che ammetteva una vistosa curvatura di campo per controllare in modo ottimale l’astigmatismo, considerato da Glatzel un’aberrazione più deleteria per l’immagine finale, mentre la curvatura di campo in soggetti tridimensionali a distanza medio-grande e con un grandangolare fornito di adeguata profondità di campo non sarebbe stata così penalizzante nell’uso pratico.

Questa premessa è fondamentale prima di analizzare curve MTF originali Zeiss realizzate ad Oberkochen nel Giugno 1979, quando un tecnico forse annoiato recuperò vecchie glorie del recente passato e ormai fuori produzione da anni e le sottopose ad un ciclo di prove standard; ecco quindi i diagrammi MTF (funzione di trasferimento di modulazione del contrasto) ottenuti da misurazioni eseguite sul Distagon 55mm 1:4 della Rolleiflex Weitwinkel.

 

 

Questa serie di curve venne misurata con diaframma tutto aperto (1:4) e chiuso ad 1:8, definendo il trasferimento di contrasto residuo alle frequenze spaziali di 10, 20 e 40 cicli/mm (curve dall’alto al basso), leggendo dal centro ai bordi (da sinistra a destra) ed effettuando le misurazioni in orientamento sagittale e tangenziale (cioè con mire a trame parallele o perpendicolari alla semidiagonale di campo).

A quei tempi l’adolescenza tecnologica dei retrofocus impediva di correggere adeguatamente tutto il campo d’immagine e le ottiche erano fortemente ottimizzate in asse, zona che fornisce eccellenti valori a tutte le frequenze spaziali sia ad 1:4 che ad 1:8; passando dal centro ai bordi (a 40mm di distanza dall’asse sulla semidiagonale) l’obiettivo mostra un comportamento praticamente privo di astigmatismo e aberrazione cromatica laterale, come confermano le coppie di curve in lettura sagittale e tangenziale con valori molto simili, tuttavia l’andamento ad onda con un flesso drammatico nelle zone mediane è tipico di obiettivi con una forte curvatura di campo, ed il netto recupero a 3/4 della semidiagonale (a 30mm dal centro) è normalmente dovuto alla giacitura dei piani astigmatici definiti dalla curvatura di campo stessa che in quella zona riporta l’immagine su un piano di fuoco più vicino a quello scelto in asse, migliorando quindi il trasferimento di contrasto, mentre ai bordi estremi i valori crollano a zero indicando una copertura calcolata per coprire di misura il formato.

E’ comunque altamente probabile che nelle aree mediane ci siano piani di fuoco (evidentemente differenti da quello scelto in asse) in cui i valori sono molto più alti, pertanto l’impressione ricavata nell’uso pratico e suffragata dall’esperienza di chi ha utilizzato a lungo la Weitwinkel sul campo è molto più positiva di quanto le curve lascino intendere a prima vista (un problema che si è presentato anche con ottiche Leitz d’antan, spesso molto superiori nella pratica al verdetto delle prove per le stesse ragioni).

 

 

La presenza di curvatura di campo come elemento caratterizzante di questo Distagon 55mm 1:4 venne rilevata a suo tempo anche dalla prestigiosa rivista statunitense Modern Photography nel corso della sua recensione con prova sul campo della Rolleiflex grandangolare, tuttavia le immagini di soggetti generici nell’uso pratico rivelarono una qualità eccellente con una perdita ai bordi considerata molto leggera, a conferma che tale aberrazione penalizza più nei test teorici su mire piane che nell’impiego reale.

 

 

 

Come divertissement ho abbinato le curve MTF ad 1:8 del Distagon 55mm 1:4 Rolleflex con quelle corrispondenti del Distagon 50mm 1:4 T* CF FLE per Hasseblad, un modello lanciato 28 anni dopo e avvantaggiato da una planeità di campo decisamente superiore, caratteristica che nelle prove di questo genere costituisce un evidente vantaggio; si tratta comunque di un confronto improprio fra generazioni drasticamente differenti e introdotto solo come dato statistico proprio perché la percezione soggettiva di resa sul campo in presenza di curvatura può differire dai risultati di test come questi.

 

 

Per quanto concerne le misurazioni complementari, il DIstagon 55mm 1:4 tipo 10 41 37 ha palesato una vignettatura abbastanza vistosa, con l’illuminazione ai bordi a tutta apertura pari a circa il 25% di quella misurata in asse, il che significa 2 stop interi di differenza, mentre chiudendo ad 1:8 la perdita si riduce a circa 1 stop, quindi tollerabile e normalmente compensata dalla latitudine del negativo; anche la distorsione paga dazio alla fase primordiale di sviluppo dei retrofocus (con questo tipo di schema asimmetrico risulta più difficile correggerla) e presenta una deformazione a barilotto massima intorno al 2%, non irrilevante ma ancora all’interno della soglia di tollerabilità anche con soggetti geometrici e critici.

 

 

Confrontando questi dati con gli omologhi valori misurati sul Distagon 50mm 1:4 T* CF FLE per Hasselblad V del 1989, la vignettatura a diaframma spalancato risulta addirittura superiore mentre chiudendo ad 1:8 la situazione si ribalta e il nuovo Distagon garantisce una trasmissione ai bordi pari al 60% di quella disponibile in asse, un risultato leggermente migliore rispetto al 55mm Rolleiflex che probabilmente paga anche la montatura anteriore sporgente e claustrofobica per le 2 ottiche affiancate; passando alla distorsione, il valore è eccellente per un grandangolare medio retrofocus e il picco massimo, sempre a barilotto, supera di poco 1%; probabilmente una distorsione così ridotta nei grandangolari retrofocus Hasselblad è un capitolato richiesto specificamente a su tempo da Victor Hasselblad, dopo aver abituato bene la clientela col Biogon 38mm della famosa Super Wide, ottica da 90 gradi con distorsione inesistente: infatti sia il Distagon 50mm 1:4 del 1964 che il ben più complesso Distagon 40mm 1:4 che lo seguì dopo pochi anni prevedevano a loro volta una distorsione massima non superiore a 1%, valore ancora oggi estremamente favorevole.

Vediamo ora le statistiche di produzione.

 

 

La Rolleiflex grandangolare K7W è sempre stata una fotocamera abbastanza rara e quotata, infatti ne furono prodotti solamente 3.906 pezzi, divisi in 2 serie caratterizzate da un piccolo dettaglio tecnico: 3.502 esemplari furono assemblati dall’Aprile 1961 all’Estate 1965 e questo primo lotto può utilizzare solo film 120, permettendo 12 esposizioni, poi dall’Estate 1965 alla fine del 1967 furono costruite altre 404 fotocamere, con matricole sequenziali rispetto alle precedenti, aggiornate col dorso che consentiva di utilizzare anche pellicola 220 per 24 esposizioni.

Per quanto riguarda la parte ottica, spesso accade che i registri di Oberkochen siano lacunosi o contraddittori e anche in questo caso ho riscontrato incongruenze; procediamo quindi con ordine.

Come anticipato, sia l’ottica da ripresa Distagon 55mm 1:4 che quella da visione Sucher-Distagon (rebranded Heidosmat) 55mm 1:4 vennero realizzate e fornite da Carl Zeiss; normalmente per ogni lotto di produzione si assemblava lo stesso numero di obiettivi da ripresa e visione, utilizzando un lotto di matricole per i primi e poi continuando la numerazione a seguire nei secondi, quindi l’ultima matricola dei Distagon precede immediatamente la prima matricola dei corrispondenti Sucher-Distagon.

Nel 1960 la Zeiss realizzò 5 + 5 prototipi da consegnare a Rollei per prove interne ed allestire esemplari di preserie; ovviamente questi esemplari prevedono le classiche matricole prototipiche Carl Zeiss nell’intorno di 2.5xx.xxx e curiosamente, in questo caso, risultato prodotti prima i gruppi ottici per il mirino e poi quelli da ripresa.

La produzione effettiva iniziò nel 1961 e in quell’anno furono realizzati 3 lotti, teoricamente composti da 1.500 + 1.500, 500 + 500 e 1.400 + 1.400 pezzi; effettivamente nei primi 2 casi le matricole risultano sequenziali, e l’ultima numerazione dei Distagon precede immediatamente la prima dei corrispondenti Sucher-Distagon, mentre il terzo gruppo di 1.400 + 1.400 obiettivi è problematico perché non solo le numerazioni non sono sequenziali ma anche il numero i pezzi effettivamente compresi negli intervalli di matricole dei registri non corrisponde affatto a 1:400; nel caso dei 55mm 1:4 da ripresa si tratta infatti di 1.369 seriali e in quelli da visione di appena 1.245 obiettivi: è quindi evidente che ci sono stati errori nella compilazione dei registri; l’ultimo lotto di 400 + 400 obiettivi venne realizzato invece nel 1965, probabilmente per coprire la seconda serie di fotocamere, e in questo caso i numeri tornano nuovamente con matricole sequenziali.

Gli errori di compilazione sono comunque evidenti perché anche sommando le quantità teoriche dei vari lotti (e abbiamo visto che il terzo del 1961 palesa chiare incongruenze) abbiamo 5 + 1.500 + 500 + 1.400 + 400 = 3.805 coppie di obiettivi, mentre le fotocamere prodotte risultano 3.906 e questo senza considerare i numeri mancanti nell’intervallo di matricole del terzo lotto del 1961 rispetto ai 1.400 + 1.400 nominali ed utilizzati per la somma finale.

Se diamo per accertato che effettivamente tutte le K7W presenti nell’intervallo di matricole W 2.490.000 – W 2.493.905 sono state montate, allora è accertato che i registri di Oberkochen presentano errori.

Il Carl Zeiss Distagon 55mm 1:4 creato per la Rolleiflex K7W del 1961 è quindi un obiettivo storico sotto molti punti di vista: fu l’unico grandangolare offerto in questa leggendaria e longeva gamma di fotocamere, fu il primo Zeiss Distagon per formato 6x6cm in commercio ad infrangere la barriera dei 60mm di focale e 70° di campo ed utilizzava una tipologia di schema retrofocus che poi non venne più sfruttata nei successivi Distagon creati per Hasselblad e Rolleiflex SL66; un grandangolare da 72° su un corpo Rolleiflex ragionevolmente compatto e leggero (anche se il vetro aggiunto portò il peso a 1.355 grammi) e in grado di operare anche con tempi di posa ragionevolmente lunghi grazie all’assenza di specchio mobile costituiva una soluzione estremamente interessante per molti ambiti fotografici e il modello non ebbe la diffusione teoricamente meritata forse anche perché fra i fotografi non si era ancora completamente consolidato l’imprinting visivo all’immagine grandangolare e dinamizzata, con i corrispondenti stereotipi formali, mentre oggi è un pezzo molto apprezzato e ambito; come già discusso, il rendimento ottico è connotato dalla correzione spinta dell’astigmatismo a discapito della curvatura di campo, una scelta condivisibile in un grandangolo ed abbracciata con ottimi risultati anche da Leitz per vari obiettivi di modernariato, e sfruttando il formato 6x6cm ancora oggi la mitica “Weitwinkel” può dare grandi soddisfazioni al fotografo che sappia sfruttare i vocaboli nuovi messi a disposizione dal suo Distagon.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

(P.S. parlando di apparecchi Rolleiflex classici dell’epoca d’oro, non ho chiamato in causa la successiva Rolleiflex 4,0 FW con Schneider Kreuznach 50mm 1:4)

 

 

 

 

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