Carl Zeiss DIstagon 35mm 1:2 per Contarex

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; all’immortale sistema reflex 35mm Zeiss Contarex, presente per 3 lustri da fine anni ’50 fino all’azzeramento di Zeiss Ikon Stuttgart con l’uscita di produzione di tutte le fotocamere Zeiss, è già stato dedicato un esaustivo volume in lingua italiana, “Il libro Contarex” scritto da Pierpaolo Ghisetti assieme al sottoscritto ed edito proprio da New Old Camera, tuttavia anche in un libro completo e di grande formato come questo esistono limiti di spazio e impaginazione; pertanto approfitto di questo trecentesimo articolo scritto per Nocsensei per dedicare una profilatura più completa ad uno dei pezzi più interessanti e sfruttabili di tale corredo, il grandangolare luminoso Carl Zeiss Distagon 35mm 1:2.

 

 

Il Carl Zeiss Distagon 35mm 1:2 destinato alle reflex Contarex della Zeiss Ikon Stuttgart venne commercializzato nel 1965 e rimase ufficialmente a listino fino al 1973; entrò quindi in scena quando la livrea delle ottiche stava passando da una finitura satinata cromo al nero, pertanto di questo modello esiste solamente una versione, identificata dal codice 11.2414, e non sono noti prototipi o serie anomale con barilotto interamente nero (settore godronato della ghiera compreso) che invece sono presenti in altri modelli della stessa linea come i Sonnar 85mm 1:2 e 135mm 1:4.

Questo luminoso grandangolare, seguendo il trend generalizzato di tutto il corredo, garantiva una messa a fuoco minima insolitamente ravvicinata (0,22m) per non disponendo di un  sistema flottante per compensare le aberrazioni a coniugate brevi; la montatura anteriore sfruttava un doppio attacco per i filtri, con baionetta esterna B56 per le versioni Zeiss Ikon dedicate e una filettatura interna da 49×0,75mm che poteva accogliere anche filtri convenzionali; la baionetta esterna consentiva anche il fissaggio dell’apposito paraluce tipo 21-35mm, mentre l’aspetto spoglio ed essenziale del barilotto si deve all’assenza della ghiera per il diaframma, il cui controllo è trasferito alla rotella zigrinata sul frontale del corpo macchina, una soluzione largamente adottata anche nei sistemi fotografici attuali che renderebbe l’estetica di questo Distagon davvero moderna, se non ci fossero elementi démodé come la baionetta cromata anteriore e il settore con metallo fresato a vista a ricordarci l’anagrafe dell’obiettivo.

Nelle ottiche Contarex di nuova generazione commercializzate da metà anni ’60 l’iride del diaframma venne semplificato, passando ad una banale struttura a 6 lamelle; la scelta di abbandonare la complessa configurazione precedente deriva forse da timori per la corretta sincronizzazione di chiusura, visto che la propulsione proveniva dal corpo macchina tramite vari rinvii, e infatti nonostante il meccanismo ruoti su minuscole sfere è sufficiente qualche attrito di troppo dovuto a tempo e ossidazioni per causare ritardi nella chiusura del diaframma, producendo immagini sovraesposte, quindi i timori iniziali erano giustificati; i valori disponibili spaziano da 1:2 ad 1:22 e il comando presente sul corpo non prevede alcun arresto a scatto sui valori interi.

In questa nuova generazione di ottiche Contarex con barilotto nero lo smalto impiegato per la scala delle distanze in piedi passa da senape a rosso mattone, mentre la complessa baionetta per l’attacco alla fotocamera rimane invariata; al suo interno possiamo osservare un anello coassiale, fissato in un punto al rinvio interno per il diaframma e munito di un’asola quadrata nella quale si innesta un pin sporgente dal corpo Contarex ed applicato a sua volta su un anello la cui rapida rotazione provvede appunto a chiudere l’iride nell’obiettivo; l’angolo di campo dichiarato è 63°, indicando una focale effettiva leggermente superiore a 35mm (valore che, teoricamente, consentirebbe di coprire 64°), mentre utilizzando la lettura esposimetrica TTL tipo spot presente sui corpi Contarex Super e Super Electronic l’angolo di campo effettivo visto dalla fotocellula con quest’obiettivo è pari a 9,5°.

Questo Distagon utilizza lo stesso rivestimento antiriflesso messo a punto appositamente per il corredo Contarex (ed esteso anche alle nuove ottiche Zeiss Hasselblad tipo C); si tratta di un trattamento avanzato per i tempi ma ancora antecedente al multicoating Zeiss T*, arrivato solo nel 1972; l’obiettivo utilizza un complesso schema ottico che lo rende abbastanza ingombrante e di questo modello vennero prodotti solamente 3.150 esemplari (la maggioranza dei quali prodotti nei lotti iniziali), forse perché al suo esordio nel 1965 la versione Distagon 35mm 1:4 meno luminosa e più economica era già sul mercato da oltre un lustro e molti utenti avevano già coperto le loro esigenze acquistando tale modello; si tratta quindi di un obiettivo poco comune.

 

 

Per quanto riguarda lo schema ottico, la sua complessa architettura a 9 lenti in 8 gruppi di tipo retrofocus, con ampio spazio retrofocale posteriore per soddisfare le esigenze dello specchio reflex, venne calcolata da Dr. Erhard Glatzel e completata nel 1963; all’epoca grandangolari luminosi erano ancora appannaggio quasi esclusivo degli apparecchi a telemetro, nei quali il problema dello spazio retrofocale non esisteva, e il Dr. Glatzel stava sviluppando una nuova generazione di ottiche reflex ad ampio angolo di campo grazie ai nuovi elaboratori IBM e allo speciale software di calcolo adattivo con armonizzazione reciproca della aberrazioni messo a punto da lui stesso assieme al Dr. Wilson.

 

 

Lo sviluppo di questo schema fornisce lo spunto per una considerazione generale sui 35mm luminosi per reflex concepiti in Germania, perché questa caratteristica configurazione non era inedita ma venne creata nel 1958 da Johann Lautenbacher per conto dell’azienda Enna-Werk Optische Anstalt K.G. di Monaco di Baviera che la impiegò nel suo famoso Enna Super-Lithagon 35mm 1:1,9, autentico antesignano della categoria.

 

 

Osservando gli schemi ottici affiancati possiamo infatti osservare le evidenti analogie fra lo schema di Lautenbacher per Enna del Luglio 1958 e quello di Glatzel per Carl Zeiss del Maggio 1963, e questo fil rouge non si interruppe nemmeno in seguito perché se analizziamo lo schema del Leitz Summicron-R 35mm 1:2 per Leicalflex (calcolato da Watz nel 1970) dobbiamo prendere atto che questi alleli comuni sono ancora presenti in modo chiaro.

Pertanto il Distagon 35mm 1:2 per Contarex fu sicuramente una pietra miliare per la casa di Oberkochen, tuttavia la concezione generale dello schema va retrodatata al calcolo di Lautenbacher del 1958.

 

 

Questa pagina introduttiva proviene dal brevetto tedesco di tale obiettivo e conferma la paternità di Johann Lautenbacher per conto di Enna-Werk, mentre la data di consegna del documento è il 12 Settembre 1958; il titolo del brevetto è “obiettivo fotografico grandangolare di altissima luminosità”.

 

 

Questo schema associa il gruppo ottico ai parametri grezzi di progetto; per questo grandangolare Lautenbacher ha previsto 2 vetri anteriori Phosphate Crown a dispersione contenuta (formalmente simili al Borosilicate Crown BK-7 ma con minime differenze, sufficienti al cambio di categoria) mentre le 4 lenti posteriori sono realizzate in Dense Flint SF11 ad altissima rifrazione e alta dispersione e in Lanthanum Crown LaK9, vetro alle Terre Rare famoso perché legato all’evoluzione del primo Leitz Summicron 5cm 1:2.

 

 

Il brevetto relativo al Distagon 35mm 1:2 venne invece firmato dal Dr. Erhard Glatzel e presentato in Germania il 31 Maggio 1963; l’argomento discusso risulta essere “obiettivo grandangolare o semi-grandangolare di estrema luminosità”.

 

 

La necessità del distinguo sulle 2 tipologie è giustificata dal contenuto del brevetto; infatti, tipicamente, il Dr. Glatzel lavorava su uno schema scandagliandolo in ogni direzione e presentando numerose opzioni da esso derivate, con relativi brevetti lunghi e ricchi di “embodiments”; in questo caso la maggioranza delle ipotesi ruota attorno ad ottiche da 2×31°, cioè grandangolari da circa 35mm, con aperture 1:1,8, 1:1,9 e 1:2, tuttavia l’ultimo “embodiment” si accontenta di una copertura da 2×28° (corrispondente quindi ad un 40mm, cioè semi-grandangolare) ma accede ad un’apertura spinta come 1:1,4.

 

 

Lo schema presente nel brevetto corrisponde in linea di massima al Distagon 35mm 1:2 di produzione, tuttavia Glaztel introdusse piccole modifiche nell’interregno fra il brevetto e la produzione che noteremo in seguito.

 

 

Questo schema è relativo all’ultimo “embodiment” e rispetto a quello utilizzato nel 35mm 1:2 trasforma la lente singola davanti al diaframma in un doppietto collato (L5 + L6), spazia invece ad aria le 2 lenti dietro l’iride che nel 35mm 1:2 sono cementate (L7 ed L8) ed elimina l’ultimo elemento posteriore del 35mm, restando quindi su 9 lenti in 8 gruppi; questo schema corrisponde ad un 40mm da 56° di campo e il maggior diametro di certi elementi è giustificato dall’apertura massima, appunto portata ad 1:1,4; lavorando su questi schemi serviranno poi a Glatzel altri 10 anni, e l’utilizzo di una superficie asferica, per passare da questo ipotetico 40mm 1:1,4 al Distagon 35mm 1:1,4 che tutti conosciamo.

 

 

Questa tabella riassume i parametri grezzi di progetto del Distagon, e curiosamente l’apertura massima effettiva risulta essere 1:1,8, valore poi arrotondato per difetto ad 1:2 nella configurazione finale.

 

 

Lo schema con lo stato delle aberrazioni allegato al brevetto mostra una correzione estremamente spinta sull’asse per astigmatismo e curvatura di campo, elementi che compaiono solamente oltre i 15° di semiangolo; anche l’aberrazione sferica risulta ottimamente corretta mentre la distorsione a barilotto è molto contenuta e in pratica trascurabile.

 

 

Questa è la configurazione di schema ottenuta dai parametri matematici e ottici della tabella precedente ed è stata magistralmente realizzata dall’amico Pierre Toscani; lo spazio retrofocale di quasi 37mm garantiva il corretto funzionamento dello specchio reflex sui corpi Contarex, mentre oggi mette a disposizione una proiezione ragionevolmente telecentrica ai bordi che rende l’obiettivo correttamente utilizzabile in digitale su sensori 24x36mm.

Questo schema rigidamente ricavato dai dati del brevetto verrà poi confrontato con una sezione dell’obiettivo effettivamente prodotto.

 

 

Per quanto concerne la scelta dei vetri, si potrebbe dire che il Distagon 35mm 1:2 è il festival dei Dense Crown, dal momento che ben 6 lenti su 9 complessive prevedono quella tipologia di materiale, e 5 di esse utilizzano lo stesso vetro! Seguendo lo schema in direzione della fotocamera abbiamo quindi un Dense Crown SK14 in L1; un Dense Crown SK16 in L2, L4, L7, L8 ed L9; un Lanthanum Crown LAK9 in L3; un Light Flint LF5 in L5; un Dense Flint SF4 in L6.

Questi materiali erano forniti dalla vetreria di casa, la Schott di Magonza, e la profusione di Dense Crown ha garantito una ridondanza di lenti a dispersione cromatica contenuta.

 

 

Questa scheda originale Zeiss illustra invece il nocciolo ottico definitivo nella sua montatura meccanica; infatti le ottiche per Contarex, quantunque realizzate con materiali e precisione ai massimi livelli, risultavano molto semplici quando a montaggio, perché il gruppo ottico intero preassemblato entrava nel barilotto e veniva bloccato semplicemente serrando sopra il suo labbro anteriore la baionetta cromata per filtri e paraluce; il gruppo ottico era sigillato con l’eccezione di un’asola trasversale dalla quale emergeva una camma collegata al diaframma che entrava in un’apposita forchetta all’interno del barilotto, accoppiando l’iride al rinvio dal corpo macchina; prima di serrare la baionetta frontale era quindi necessario ruotare il gruppo ottico finchè tale rinvio a fondo-corsa non corrispondeva col diaframma completamente aperto.

 

 

Confrontando in esatta scala lo schema ottico del modello di produzione con quello ottenuto dai parametri grezzi di calcolo riportati nel brevetto possiamo osservare come la struttura sia quella, tuttavia l’elemento L3 in vetro LAK9 appare molto più spesso nello schema di serie e questo ha influenzato anche la posizione delle 2 lenti successive; i dati del brevetto pertanto non descrivono precisamente l’obiettivo di produzione perché queste piccole modifiche vennero aggiunte in seguito e non più brevettate.

 

 

Il Distagon 35mm 1:2 incarna bene la nuova generazione di ottiche grandangolari retrofocus progettate con massiccio ausilio informatico, utilizzando molte lenti spaziate sia per la potenza di calcolo a disposizione che per il supporto dei moderni rivestimenti antiriflesso; questo ha comportato un ingombro molto superiore a quello dei corrispondenti 35mm per telemetro (70mm di lunghezza per 68mm di diametro) ma la struttura corpulenta delle reflex di allora minimizzava tale problema e infatti il Distagon 35mm 1:2, qui illustrato col relativo paraluce 21-35mm, nell’uso pratico risultava ben bilanciato.

 

 

La mistica che avvolge questo famoso obiettivo risulta ancora più giustificata se consideriamo che proprio partendo dalla sua architettura il Dr. Glatzel derivò lo schema del suo leggendario successore, il Distagon 35mm 1:1,4; questi schemi provengono da appunti realizzati dallo stesso progettista nel 1975 ed utilizzati nei suoi gettonatissimi simposi internazionali sull’ottica moderna e, come si può osservare, la versione 1:1,4 anni ’70 fu ottenuta spaziando ad aria e sostituendo con 2 elementi la terza lente positiva del 35mm 1:2, applicando un profilo asferico alla superficie anteriore della lente subito dietro il diaframma ed eliminando l’ultimo elemento posteriore del modello precedente; il nuovo Distagon 35mm 1:1,4 T* fu in seguito molto apprezzato ed ambito dagli utenti e questo celebre grandangolare conserva gran parte del DNA relativo al predecessore anni ’60.

Nel 1979 al laboratorio tecnico della Zeiss Photoobjektive plant di Oberkochen, per ragioni che ignoro, si presero la briga di recuperare un esemplare di Distagon 35mm 1:2 per Contarex, ormai fuori produzione da anni, e di sottoporlo ad una serie di test MTF standard, aggiungendo anche le prove per vignettatura e distorsione; questi dati vennero poi romanticamente disegnati a mano su carta millimetrata perché all’epoca non erano disponibili stampanti per riportarli direttamente su carta…

Vediamo questi preziosi documenti, qui integrati rispetto a “Il libro Contarex” anche con le misurazioni accessorie.

 

 

Questi diagrammi MTF (funzione di trasferimento di modulazione del contrasto) vennero misurati secondo i classici standard Zeiss, definendo il contrasto residuo dal centro (a sinistra) verso i bordi (a destra) a varie frequenze spaziali, in questo caso 5, 10, 20 e 40 cicli/mm (corrispondenti alle coppie di curve dall’alto al basso), e ogni misurazione è stata realizzata con mire orientate sia parallelamente alla semidiagonale del formato (linea tratteggiata, lettura sagittale) che perpendicolarmente alla medesima (linea continua, lettura tangenziale); queste rilevazioni sono state effettuate alle aperture 1:2 (schema di sinistra) ed 1:8 (schema di destra).

Le misurazioni a tutta apertura suggeriscono subito un obiettivo di ottima qualità perché quasi 60% di MTF sull’asse a 40 cicli/mm (curve più basse) costituisce un valore eccellente e nettamente superiore alla media; i valori poi decrescono sul campo ma senza raggiungere mai livelli scarsi e l’andamento ad onda della curva in lettura sagittale suggerisce che l’immagine con quell’orientamento soffra di un certo astigmatismo, col relativo piano che va fuori fuoco da 10 a 15mm fuori asse per poi rientrare ai bordi, producendo nella pratica una percezione di sufficiente uniformità.

Chiudendo ad 1:8 i valori migliorano in modo evidente e producendo una notevole omogeneità sul campo, caratteristica tipica di molte ottiche Zeiss Contarex e sicuramente molto apprezzabile in un grandangolare luminoso calcolato nel 1963.

 

 

Anche caduta di luce ai bordi e distorsione forniscono risultati molto positivi; nel primo caso una trasmissione luminosa pari al 30% di quella assiale all’apertura 1:2 in un grandangolare costituisce già un riscontro positivo, e basta chiudere ad 1:4 perché tale valore salga al 70%, definendo in pratica un’illuminazione sul campo molto uniforme; passando alla distorsione, il valore massimo a barilotto è nell’ordine di 1,3%, difficilmente visibile nella pratica; illuminazione uniforme e distorsione ridotta rendono quindi il Distagon molto sfruttabile anche per foto di architettura, in interni ed esterni.

 

 

Molti anni fa, per una sorta di boutade, sovrapposi le curve MTF appena viste a quelle del successivo Carl Zeiss Distagon 35mm 1:1,4 T*, sebbene le relative misurazioni siano state realizzate con 1 f/stop di apertura in più (1:1,4 e 1:5,6); naturalmente ho eliminato la quarta curva per 5 cicli/mm, non presente nelle successive schede Zeiss, ed occorre considerare che nelle misurazioni di colore rosso del 35mm 1:1,4 la curva sagittale è continua e quella tangenziale tratteggiata (in quelle nere relative al vecchio 35mm 1:2 è il contrario).

A tutta apertura il Distagon 35mm 1:2 Contarex prevale a tutte le frequenze spaziali, anche in virtù dell’apertura di lavoro 1:2, specialmente sull’asse dove risulta davvero molto valido; a diaframma chiuso il nuovo 35mm 1:1,4 T* prevale invece marginalmente a 40 cicli/mm da 5 a 15mm fuori asse con orientamento sagittale, poi crolla vistosamente negli ultimi millimetri di semidiagonale mentre il 35mm 1:2 Contarex resta abbastanza omogeneo fino al bordo estremo.

Questo bizzarro confronto conferma le qualità del Distagon 35mm 1:2.

Risulta invece difficile trovare test sul Distagon 35mm 1:2 eseguiti all’epoca da riviste fotografiche, un po’ perché l’epoca d’oro delle prove mensili sugli obiettivi, quantomeno in Europa, ebbe inizio quando questa gamma stava uscendo di produzione e un po’ perché si trattava in effetti di attrezzature elitarie ed estremamente costose, solitamente evitate dai fotoamatori che leggevano tali pubblicazioni (un Distagon 35mm 1:2 costava 236.000 Lire quando un Nikkor-O Auto 35mm 1:2 richiedeva 137.000 Lire e per un Asahi Super-Takumar 35mm 1:2 bastavano 99.000 Lire); esiste tuttavia una lodevole eccezione perché la rivista Nuova Fotografia dedicò un test a varie ottiche da 35mm, fra le quali il nostro obiettivo Zeiss.

 

 

Questa rara recensione dell’epoca in lingua Italiana sottolinea la sovracorrezione dell’aberrazione sferica, un elemento che influisce su una sfumatura di comportamento che descriveremo successivamente ma garantisce anche la notevole resa fuori asse dell’obiettivo; i tecnici rilevarono anche una presenza di astigmatismo, già annunciata dall’andamento delle curve MTF misurate in Zeiss; il giudizio è comunque largamente positivo, e non potrebbe essere altrimenti per un’ottica oggettivamente molto buona.

Una recensione generale sul sistema Contarex, seppure senza test oggettivi o diagrammi, venne realizzata anche da Geoffrey Crawley, celebre esperto britannico, e pubblicata il 15 Settembre 1970 sul British Journal of Photography; ecco lo stralcio di quel lungo articolo dedicato al Distagon 35mm 1:2.

 

 

Crawley fu molto soddisfatto del rendimento riscontrato e valutò complessivamente il Distagon come un progetto moderno di altissimo profilo.

Quindi il Distagon 35mm 1.2 Contarex è preceduto da chiara fama e le recensioni d’epoca lo esaltano senza mezzi termini: per un fotoamatore moderno può quindi subentrare una certa curiosità per capire se queste valutazioni circoscritte al suo momento storico possano essere parimenti condivisibili tuttora o se invece i giudizi vanno ricalibrati alla luce delle prestazioni fornite dai modelli più moderni; proprio per cercare una risposta a questi legittimi interrogativi ho montato il mio esemplare su una fotocamera mirrorless full frame ed ho realizzato qualche scatto passeggiando nelle mie zone.

 

 

Immagine scattata a tutta apertura 1:2 con fuoco sulla terza fila di lacunari dall’alto; contrasto, risolvenza e distribuzione luminosa sul campo sono soddisfacenti.

 

 

Istantanea scattata ad 1:5,6 mettendo a fuoco il soggetto a destra in primo piano.

 

 

Il crop al 100% del suo volto evidenzia una nitidezza di buon livello.

 

 

Il crop al 100% su un elemento in secondo piano mostra invece come la citata sovracorrezione dell’aberrazione sferica comporti un calo di nitidezza evidente quando si esce dalla zona di massima messa a fuoco, con una percezione di profondità di campo leggermente inferiore a quella che ci si potrebbe aspettare con quella focale, apertura e distanza.

 

 

Immagine scattata ad 1:8 con polarizzatore Cokin B160; la resa è ineccepibile per un 35mm 1:2 così anziano.

 

 

Fotografia scattata ad 1:8 con polarizzatore Cokin B160 ed esposizione leggermente scarsa che hanno fatto emergere anche il punch cromatico che finora sembrava un po’ latitante; un’ottica del passato che accetta di mettersi in gioco in chiave moderna e si immedesima bene nel ruolo.

 

 

Immagine parimenti realizzata ad 1:8 con polarizzatore Cokin B160; nonostante i 16 passaggi aria-vetro del suo schema e l’antiriflesso di vecchia generazione l’immagine non evidenzia flare nonostante il bianco abbagliante di certi elementi al sole.

 

 

Questo dettaglio ottenuto ad 1:8 permette di apprezzare l’ottimo controllo della distorsione, effettivamente inavvertibile.

 

 

Interpretazione moderna estrema, con 3 scatti ad 1:8 e polarizzatore Cokin B160 realizzati ruotando la fotocamera verso l’alto e poi assemblati via software in una singola vista di più ampio respiro; anche in questa situazione l’obiettivo si è comportato molto bene ma nelle zone d’ombra era presente un certo cast freddo-bluastro, attenuato in sede di rifinitura; probabilmente i vetri e i trattamenti antiriflesso di questo modello trasmettono bene le corte frequenze dello spettro, quindi l’impiego di un filtro UV o Skylight potrebbe essere un buon suggerimento.

Questo impietoso confronto su fotocamera moderna e con gli standard attuali non fa che confermare le ottime caratteristiche del Distagon 35mm 1:2 per Contarex, un complesso wide luminoso calcolato sessant’anni fa che sicuramente precorreva i tempi quanto a prestazioni e con altrettanta certezza veniva sfruttato soltanto parzialmente dalla catena cinematica dell’epoca; è quindi un pezzo importante del corredo Contarex non soltanto per il valore storico e la rarità ma anche per prestazioni intrinseche così valide da renderlo perfettamente sfruttabile ed attuale ancora oggi, e questo conferma una volta di più le straordinarie capacità del suo ideatore, il compianto Dr. Erhard Glatzel.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

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