Il terzo obiettivo della serie è il Canon RF 50mm f/1,2 L USM; questa versione ad alta luminosità venne offerta fin da subito (5 Settembre 2018, con disponibilità effettiva ad Ottobre) per caratterizzare immediatamente il nuovo sistema R come professionale, rinverdendo i fasti dei precedenti Canon FD 55mm f/1,2 AL / AL S.S.C. / S.S.C Aspherical, Canon FD 50mm f/1,2 L, Canon EF 50mm f/1,0 L USM e Canon EF 50mm f/1,2 L USM.
Purtroppo per il brand, l’entrata ad effetto di questo normale luminoso serie L venne oscurata pochi giorni dopo (10 Ottobre 2018) dall’annuncio Nikon per il suo Nikkor Z 58mm f/0,95 Noct, un obiettivo di proporzioni e peso colossali per un normale ed incredibilmente costoso che ha inciso ben poco sui numeri di vendita ma si è imposto di forza come il normale superluminoso per eccellenza nella nuova generazioni di ottiche per mirrorless digitali, mitigando fatalmente “l’effetto wow” per il Canon RF 50mm f/1,2 L che tuttavia era ottimo, meno costoso, trasportabile ed autofocus, quindi molto più fruibile nell’utilizzo reale sul campo.
Peraltro, come nota a margine, all’epoca il Nikkor Z 58mm f/0,95 Noct era bel lungi dall’essere pronto per la produzione, visto che fu disponibile solo un anno dopo nell’Ottobre 2019, e peraltro a tutt’ora ne sono stati prodotti solamente 1.327 esemplari, quindi il suo precipitoso annuncio, col senno di poi, sembra realmente una scelta strategica per togliere la scena al nuovo modello del concorrente.
Tornando all’RF 50mm f/1,2 L USM, in questo caso il barilotto è leggermente più corpulento rispetto alle versioni già viste ed è servito da un motore USM ad ultrasuoni, mentre non è presente la ghiera manuale delle aperture già notata nel 24mm f/1,4 e nel 35mm f/1,4 di introduzione molto più recente.
Anche per l’RF 50mm f/1,2 L USM sono riuscito ad individuare il brevetto collimante e, come vedremo, durante la serie apparentemente si rese necessario un redesign in corso d’opera che non è mai stato ufficialmente annunciato ma si palesa soltanto grazie ad un secondo e più recente brevetto.
Il documento che descrive lo schema ottico utilizzato fin dagli esordi nella serie venne firmato per Canon K.K. da Masato Katayose e la richiesta prioritaria di brevetto nipponico fu depositata il 27 Febbraio 2018, circa 6 mesi e mezzo prima del lancio.
Lo schema descritto, caratteristico e complesso, utilizza ben 15 lenti in 9 gruppi e, come nel modello di serie strettamente derivato, la messa a fuoco avviene grazia al movimento del gruppo anteriore L1-L11 che comprende anche il diaframma, mentre il modulo posteriore L12-L15 rimane stazionario: in questo caso abbiamo quindi una variazione dimensionale nel gruppo ottico quando passiamo a distanze ravvicinate; notate anche il ridotto spazio fra la lente posteriore e il piano del sensore (a destra), una caratteristica comune alle ottiche per corpi morrorless che ne massimizza la compattezza ma pone anche inediti problemi di proiezione telecentrica rispetto ai precedenti modelli EF per reflex EOS.
Lo schema ottico ufficiale Canon affiancato a quello descritto nel brevetto di Katayose conferma la corrispondenza del disegno, tenuto conto di piccolissime differenze legate ad imprecisioni grafiche; entrambi gli obiettivi prevedono la terza lente in vetro ED-UD a bassissima dispersione e utilizzano 3 superfici asferiche, collocate sul raggio anteriore di L1 ed L11 e su quello posteriore di L15.
Le informazioni sul disegno associate al brevetto sono complete, e anche qui troviamo i dati grezzi di progetto con raggi di curvatura, spessori, distanze e valori rifrattivi/dispersivi dei vetri, e sono inoltre presenti i parametri matematici che definiscono il profilo delle 3 superfici asferiche; ho aggiunto a destra le tipologie di vetri ottici Ohara utilizzati nel disegno, anche se per il Barium Dense Flint di L5 ed L10 non mi è stato possibile trovare una corrispondenza esatta in alcun listino dei vari produttori.
Il vetro Flint di L13, corrispondente al tipo Ohara S-TIM8, è evidenziato in grafica perché sarà protagonista delle considerazioni che faremo in seguito.
Il documento riporta anche diagrammi con le aberrazioni attese a infinito (in alto) e con messa a fuoco minima (in basso); pur considerando l’ampio intervallo del fondo-scala che non consente una valutazione accurata, le aberrazioni appaiono ben corrette e anche la distorsione geometrica nativa risulta estremamente contenuta, non richiedendo quindi alcuna correzione software “nascosta” da parte della fotocamera; passando a distanze brevi il flottaggio controlla bene la situazione, e da annotare abbiamo solamente un leggero stigmatismo ai bordi e il piano dell’aberrazione sferica che presenta un certo spostamento di fuoco fra differenti frequenze dello spettro che non era presente ad infinito; ottimo in ogni caso il controllo dell’aberrazione cromatica.
Disegnando questo gruppo ottico il progettista ha utilizzato 6 famiglie di vetri ottici: Flint F, Special Short Flint KZFS, Phosphate Crown PK di categoria ED-UD, Dense Flint SF, Lanthanum Dense Flint LASF e Barium Dense Flint BASF.
Specificamente, troviamo un Lanthamum Dense Flint tipo Ohara S-LAH65VS in L1 ed L15, un Dense Flint tipo Ohara S-TIM28 in L2, un Lanthanum Dense Flint tipo Ohara S-LAH99 in L3, uno Special Short Flint tipo Ohara S-NBH5 in L4, un Barium Dense Flint analogo ma non identico al tipo Ohara BAH22 in L5 ed L10, un Lanthanum Dense Flint tipo Ohara S-LAH98 in L6, un Phosphate Crown ED-UD tipo Ohara S-FPL51 in L7, uno Special Short Flint tipo Ohara S-NBH53 in L8, un Lanthanum Dense Flint tipo Ohara S-LAH96 in L9, un Lanthanum Dense Flint tipo Ohara S-LAH58 in L11 e L12, un Flint tipo Ohara S-TIM8 in L13 e un Barium Dense Flint tipo S-NBH52 in L14.
Abbiamo quindi 7 lenti in vetri LaSF agli ossidi delle Terre Rare e una in vetro ED-UD, con l’aggiunta di alcuni elementi in vetro con dispersione anomala; per quanto riguarda le superfici asferiche, 2 di esse sono collocate sull’esterno della prima e dell’ultima lente, ed entrambe sono prodotte utilizzando un Lanthanum Dense Flint Ohara S-LAH65VS specificamente ottimizzato quanto a caratteristiche fisiche per il glass molding della lente finale, ottenuta pressando in una sagoma di precisione lo sbozzo di vetro rammollito ad alta temperatura; questa procedura, come detto, consente di ottenere lenti asferiche in vetro a costi più contenuti.
Nella grafica sono evidenziate anche le posizioni delle 3 superfici asferiche e il movimento della messa a fuoco flottante; sicuramente si tratta di un progetto complesso che va oltre le tipiche configurazioni Doppio Gauss del passato ed appartiene ad una generazione completamente nuova.
Torniamo ora ai segreti che eventualmente si celano dietro la produzione in serie continuativa del modello.
Infatti ho potuto trovare un secondo brevetto per Canon K.K., firmato da Akira Azuma e con richiesta prioritaria nipponica in data 27 Aprile 2022, che introduce uno schema ottico quasi identico a quello che abbiamo visto nel precedente brevetto di Masato Katayose e dal quale è stato derivato l’obiettivo di serie; le differenze fra i 2 schemi appaiono effettivamente molto modeste (l’esemplare nell’intestazione del primo brevetto non è quello di produzione, molto più simile a modello di Azuma e visibile a seguire).
Inoltre, a parte una configurazione quasi identica, anche la posizione delle 3 superfici asferiche risulta la stessa in entrambi gli obiettivi, e così anche la messa a fuoco con spostamento del modulo anteriore; è quindi lecito interrogarsi sulle ragioni di progettare un secondo obiettivo quasi identico al primo 4 anni e 2 mesi dopo il precedente ed accollarsi i relativi costi quando il vecchio modello è regolarmente in produzione e teoricamente non richiede aggiornamenti.
In questa immagine ho accostato i dati grezzi di progetto per lo schema di entrambi i brevetti, con quello originale in giallo e quello successivo di Azuma in verde; osservando i vetri ottici forse si trova una possibile giustificazione al secondo progetto quasi in fotocopia: infatti i vetri utilizzati nei 2 schemi sono anche in questo caso gli stessi per entrambi, con l’eccezione di L13, elemento che nel modello originale del 2018 di Masato Katayose è realizzato con un Flint tipo Ohara S-TIM8 (indicato come A) e nello schema successivo del 2022 di Akira Azuma viene invece prodotto con un Flint tipo Ohara S-TIM5 (indicato come B), corrispondente al noto e comune F5, mentre il Flint precedente ha valori rifrattivi e dispersivi molto vicini ma leggermente differenti.
Approfondendo l’argomento, sembra che Ohara abbia inserito il Flint S-TIM8 in una serie di vetri fornibili solo su ordine speciale e destinati comunque ad una scomparsa dei listini in tempi brevi a causa della scarsa richiesta commerciale, mentre il tipo S-TIM5 non costituisce una versione particolare col l’S-TIM8 ma corrisponde pienamente ad uno standard prodotto da tutti i fabbricanti e più utilizzato, quindi senza rischi che possa uscire di produzione.
La mia idea, e considerate che si tratta solo di un’ipotesi, è che il fabbricante prendendo atto che il vetro originale sarebbe stato difficile da reperire, e quindi addirittura scomparso dal catalogo, abbia deciso di sostituirlo con la più comune versione tipo Flint F5, assicurandosi così la possibilità di produrre tale modello indefinitamente.
Inoltre è anche possibile che da allora nei Canon RF 50mm f/1,2 L USM sia presente la seconda versione di schema ottico disegnata da Akira Azuma, che tuttavia è stata approntata ad un costo: infatti la semplice sostituzione dei Flint di una sola lente con una versione dai parametri rifrattivi e dispersivi molto simili ha imposto comunque di ricalcolare interamente l’obiettivo: se osservate nelle tabelle qui sopra i raggi di curvatura delle lenti, gli spessori, gli spazi e i parametri matematici delle 3 superfici asferiche noterete infatti che sono stati integralmente modificati, e quindi lo schema “Mark II” di Azuma, nonostante visivamente sia identico a quello originale di Katayose utilizzato dal 2018, costituisce in realtà un progetto completamente nuovo ed è anche probabile che il progettista abbia approfittato di questa opportunità per ottimizzare ulteriormente il disegno e migliorare ancora le prestazioni.
Tutto questo non è mai stato dichiarato ufficialmente dal fabbricante ma gli indizi descritti lo definiscono come ragionevolmente possibile.
Passiamo ora al quarto obiettivo della serie, ovvero il Canon RF 50mm f/1,4 L VCM, introdotto il 30 Ottobre 2024 simultaneamente all’RF 35mm f/1,4 L VCM già trattato; in questo caso si tratta di una primizia perché sia nel sistema FD che in quello EF gli unici 50mm inseriti nell’esclusiva serie L erano versioni superluminose, con apertura f/1,2 o f/1,0, mentre il classico 50mm f/1,4 era stato allestito unicamente in configurazione tradizionale: evidentemente la grande sofisticazione del gruppo ottico previsto sul modello RF ha indotto il marketing a promuovere anche quest’obiettivo in prima categoria.
Anche questo esemplare esteticamente richiama i modelli 24mm f/1,4 e 35mm f/1,4 già visti, con una struttura snella e lineare e lenti anteriori di diametro insolitamente contenuto; quest’obiettivo con motore VCM ripropone nuovamente la ghiera fisica del diaframma ad uso dei cineoperatori, un addendum implementato nei modelli di più recente introduzione.
La messa a fuoco IF non chiama in causa le lenti esterne dello schema, pertanto le dimensioni fisiche dell’obiettivo non variano minimamente passando da infinito a coniugate brevi.
Anche in questo caso è stato possibile individuare un brevetto che descrive esattamente il gruppo ottico impiegato nella serie.
Il relativo documento per Canon K.K. venne firmato da un team di tecnici costituito da Tomohiro Ino, Takashi Ode e Yuki Matsuba, mentre la richiesta prioritaria di brevetto nipponico era stata depositata il 27 Febbraio 2024.
Anche questo schema abbandona le suggestioni Gaussiane convenzionali che avevano accompagnato tali obiettivi da un secolo a questa parte e approda ad una configurazione molto moderna e idealmente simile a quella vista nei grandangolari, con 3 gruppi principali individuabili: un telescopio anteriore, un relay lens e un modulo posteriore che gestisce la proiezione telecentrica a distanza ravvicinata dal sensore; come indicato in grafica, la messa a fuoco interna è finalizzata dal movimento dell’elemento singolo L6 assieme a quello del modulo L8-L11, mentre la configurazione complessiva prevede ben 14 lenti in 11 gruppi, numero davvero insolito per un 50mm f/1,4.
Confrontando lo schema originale del fabbricante con un “embodiment” del brevetto troviamo strutture corrispondenti; inoltre, entrambi gli schemi si avvalgono di 3 lavorazioni asferiche (la superficie anteriore di L2 ed entrambi i lati di L12) e prevedono la decima lente realizzata in vetro ED-UD a bassissima dispersione.
Vale anche la pena di affiancare gli schemi dei modelli RF 24mm f/1,4, 35mm f/1,4 e 50mm f/1,4 L VCM, tutti obiettivi introdotti nel corso del 2024, per osservare la matrice comune che connota questi schemi nonostante l’ampio intervallo di copertura da 84° a 46°: il family-feeling è molto evidente e si percepisce chiaramente l’origine da modelli ed algoritmi di calcolo comuni; come si può notare, la struttura comune con lenti anteriori di sezione contenuta consente a tutte queste versioni di calzare in barilotti dalle dimensioni simili e con andamento lineare, senza porzioni strombate per accogliere elementi di maggior diametro.
Va inoltre ammirata la flessibilità messa a punto dai progettisti che consente a questo modello iniziale di adattarsi con poche modifiche ad obiettivi di focale sostanzialmente differente, mentre il gruppo posteriore costituito da un doppietto divergente e dall’ultimo elemento molto incurvato sta diventando una cifra in questi obiettivi per digitale con ridotto spazio retrofocale e lo si può incontrare in molti modelli di svariati fabbricanti; a memoria il modello più datato che lo utilizza è lo zoom compatto Carl Zeiss Vario-Sonnar T* 35-70mm f/3.5-5,6 per Contax G lanciato nel 1998.
Canon, con la serie R mirrorless, ha voluto sfruttare a fondo l’opportunità di avvicinare il più possibile le lenti posteriori al sensore per compattare il sistema, nonostante le maggiori difficoltà di calcolo, e infatti nella prevedente serie EF per EOS il minimo spazio retrofocale utile per garantire il movimento dello specchio era intorno a 36-37mm, mentre nei 6 modelli RF che discuteremo in questa sede tale valore risulta invariabilmente più ridotto e sempre contenuto in un intervallo di 14-16mm dal sensore; specificamente, lo spazio retrofocale di questi modelli elencati in sequenza di focale sarebbe 15,75mm, 15,44mm, 14,60mm, 14,66mm, 14,67mm e 13,64mm.
Tornando all’RF 50mm f/1,4 L VCM, anche il relativo brevetto propone dati di progetto molto completi (le specifiche in chiaro dei vetri sono aggiunte da me e non contemplate dal documento); nella struttura sono presenti ben 4 spazi variabili per assecondare il movimento dei 2 moduli che gestiscono la messa a fuoco interna (essendo intercalati da elementi statici, il movimento chiama in causa lo spazio anteriore e posteriore di entrambi).
I dati includono anche i parametri matematici delle 3 superfici asferiche; in questo specifico dettaglio, la superficie anteriore di L2 interessata dalla prima curvatura parabolica è rivestita con una resina con indice di rifrazione nD= 1,53352 e dispersione (numero di Abbe) 52,8, valori che curiosamente corrispondono anche ad un vetro ottico ma in questo caso si tratta di una plastica iniettata fra la superficie sferica originale della lente in vetro e una sagoma asferica di alta precisione per produrre un rivestimento con le necessarie caratteristiche asferiche del profilo.
Lo spessore sull’asse della lente “madre” in vetro è di 1,35mm mentre quello massimo del rivestimento in resina è pari a 0,11mm.
Per quanto riguarda L12, interessata da entrambe le superfici a profilo asferico, anche in questo caso i progettisti sono ricorsi al vetro Lanthanum Dense Flint Ohara S-LAH65VS che, come indica la sigla aggiuntiva VS, appartiene ad una serie di materiali speciali che si comportano molto bene nel glass molding a caldo in uno stampo, indicando come questa lente e le sue superfici paraboliche siano ottenute con tale procedimento.
In tempi recenti sono stati presentati vetri adatti al glass molding anche con specifiche spinte, come materiali ad alta rifrazione/bassa dispersione e addirittura versioni del vetro ED-UD, consentendo quindi ai progettisti di prevedere il glass molding di lenti asferiche anche quando vanno realizzate con materiali dalle specifiche ottiche non convenzionali.
Focale e apertura effettive sono 48,50mm f/1,46, e la focale appena più corta mette a disposizione un angolo di campo leggermente superiore al nominale, circa 48° anziché 46°; in questo caso, come vedremo, la distorsione geometrica è ben corretta già nello schema nativo e non occorre prevedere una focale palesemente più corta per compensare il crop dovuto alla correzione software on-camera.
(continua nella parte 3)
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