Un cordiale saluto a tutti i followers di Nocsensei; un po’ per ovvie ragioni anagrafiche/sentimentali e un po’ perché l‘organizzazione NOC è leader nell’offerta di materiale usato e da collezione, solitamente nei miei articoli tendo a parlare di pezzi vintage o di modernariato, lasciando in secondo piano i prodotti più moderni per i quali sono già ampiamente disponibili online molte informazioni di prima mano senza che si renda necessaria anche una mia replica ridondante; per ovviare a questo squilibrio nel pezzo odierno voglio invece chiamare in causa articoli professionali di ultimissima generazione, dal momento che specifiche scelte progettuali e non palesi per gli acquirenti delineano invece un preciso indirizzo tecnico con profonde ricadute nel settore produttivo e commerciale; l’argomento dell’articolo sarà quindi la serie di superteleobiettivi professionali proposti a partire dal 2021 nel corredo Canon R per le nuove fotocamere mirrorless, ovvero i modelli RF 400mm f/2,8 L IS USM, 600mm f/4 L IS USM, 800mm f/5,6 L IS USM e 1.200mm f/8 L IS USM.
Questi modelli ribadiscono il look iconico e inconfondibile che caratterizza le lunghe focali professionali Canon da ben 45 anni, con un’estetica minimale e priva di fronzoli ma al contempo immediatamente riconoscibile; tali obiettivi raccolgono una gloriosa eredità dagli analoghi precursori della linea FD L ed EF L, e in particolare il progresso tecnico risulta evidente analizzando il modello RF 1.200mm f/8 L IS USM: il tipo precedente, il leggendario EF 1.200mm f/5,6 L USM del 1993, prevedeva un f/stop di apertura massima in più ma rinunciava all’efficace stabilizzatore d’immagine presente nell’RF 1.200mm f/8 L IS USM, in grado di garantire un incredibile vantaggio con simili focali, e soprattutto peso, dimensioni e costi del tipo EF L erano quasi surreali.
Infatti l’EF 1.200mm f/5,6 L USM misurava 228mm di diametro per 836mm di lunghezza e pesava 16.500g, mentre l’attuale RF 1.200mm f/8 L IS USM che idealmente lo sostituisce prevede un diametro di 168mm, una lunghezza di 537mm e un peso contenuto in appena 3.340g, misure che con lo stabilizzatore attivo possono addirittura invogliare i più ardimentosi a cimentarsi a mano libera, mentre il precedente modello EF L era un mostro per esclusivo impiego su robustissimo treppiedi, per ottenerlo serviva un anno di attesa dall’ordine e il suo prezzo nel 1993 era di quasi 10 milioni di Yen; in altre parole, sui nostri mercati per accaparrarselo servivano circa 75 mensilità medie.
Quindi, apparentemente, le nuove tecnologie degli anni ’20 hanno dato vita ad obiettivi molto avanzati che prevedono anche dimensioni e pesi più contenuti e consoni ai compatti corpi mirrorless di destinazione; tuttavia, come vedremo, nel caso dei 4 “cannoni” citati il fabbricante è andato oltre, applicando un asinergia modulare che ora andiamo ad osservare.
Prendiamo quindi tali obiettivi e abbiniamoli a coppie, il 400mm f/2,8 assieme all’800mm f/5,6 e il 600mm f/4 col 1.200mm f/8: come noterete in ogni coppia il modello superiore prevede una focale esattamente doppia e una riduzione di apertura massima pari a 2 f/stop; inoltre, osservando la struttura esterna, salta all’occhio che in ogni coppia i barilotti appaiono identici fino alla strozzatura finale, e se poniamo gli esemplari di ogni coppia con la parte frontale sullo stesso piano, noteremo che il modello con focale doppia si distingue unicamente per una prolunga nella parte posteriore, con un allungamento di 65mm identico in entrambi i casi.
Queste strane analogie non sono ovviamente casuali, e vedremo in seguito la loro giustificazione.
Nella seconda metà degli anni ’10 il tecnico Yuichi Gyoda, specializzato in teleobiettivi, singolarmente o supportato da alcuni colleghi come Suguru Inoue e l’esperto Shigenobu Sugina ha calcolato per Canon K.K. numerosi nuovi teleobiettivi da 200mm f/2, 300mm f/2,8, 400mm f/2,8, 500mm f/4, 600mm f/4 e 800mm f/5,6 con ridotto spazio retrofocale utile sui corpi mirrorless, tuttavia nessuno di essi corrisponde alla struttura che troviamo nei 4 modelli protagonisti dell’articolo con l’eccezione di uno schema da 400mm f/2,8 che viene discusso in questo documento, del quale vediamo l’intestazione per le versioni giapponese e statunitense; la richiesta prioritaria nipponica era stata depositata il primo Giugno 2016 e questo costituisce il primo mattone del domino che porterà all’arrivo di questi superteleobiettivi luminosi serie RF, iniziando proprio dall’RF 400mm f/2,8 L IS USM.
Lo schema replica in linea di massima la struttura che troviamo nel 400mm f/2,8 di serie, e le 2 principali inesattezze che troviamo sono il materiale della lente evidenziata in posizione L7, che nel brevetto è fluorite (fluoruro di calcio) e nel modello di serie vetro super-UD con caratteristiche rifrattive e dispersive quasi analoghe, e quindi lo spessore della terzultima lente, sempre evidenziata, che nel modello di serie apparentemente prevede uno spessore inferiore (tuttavia non esistono disegni ad alta risoluzione dello schema di produzione, quindi le differenze possono dipendere anche da tolleranze nella grafica, così come il vetro super-UD impiegato prevede rifrazione e dispersione praticamente identici alla fluorite inizialmente indicata).
Le aberrazioni risultano molto bene corrette, in particolare la componente cromatica che è di vitale importanza in un tele di questa potenza, mentre si può osservare nella sezione come il piano focale sia relativamente vicino alla lente posteriore, compattando l’intero sistema.
Questa tabella riporta i dati grezzi di progetto per l’obiettivo illustrato; focale e apertura effettive sono 392,55mm f/2,9 e la lente frontale esordisce con un diametro notevole, superiore a 135mm, tuttavia questa nuova generazione di schema limita a quel singolo elemento le lenti di grande diametro, e affida la correzione dell’aberrazione cromatica principalmente ad un tripletto posto alle sue spalle nel quale le 2 lenti esterne sono costituite da fluorite, un materiale sicuramente costoso e complesso da produrre artificialmente ma con questo design di nuova generazione tali elementi prevedono un diametro contenuto in circa 84mm e 76mm, riducendo quindi radicalmente i costi.
Come si può osservare la lente L7 nel brevetto originale costituirebbe il terzo elemento in fluorite, mentre nel modello di produzione il materiale indicato è vetro super-UD, tuttavia se osserviamo i valori rifrattivi della fluorite utilizzata essi sono nD= 1,43387 e vD= 95,1 mentre, ad esempio, il vetro poi denominato da Canon “super-UD” e prodotto a Ohara, il tipo S-FPL53, prevede nD= 1,439 e vD= 95,0, quindi parametri molto simili.
Tutto il progetto utilizza in ogni caso vetri di formulazione molto recente, e la preferenza accordata al listino Ohara vede la sola eccezione degli elementi L8 ed L9 che invece sono materiali Hoya, nello specifico un Lanthanum Dense Flint LASF con altissima rifrazione (nD= 1,91) e dispersione ancora moderatamente contenuta (nD= 35,3) e un Dense Flint con rifrazione nuovamente elevatissima (nD= 1,922) ma dispersione superiore (vD= 20,9); il controllo dell’aberrazione cromatica viene inoltre rifinito da L12 utilizzando un vetro Phosphate Dense Crown PSK con dispersione contenuta e quote di dispersione parziale anomala.
Una verifica software del sistema ottico proposto nel brevetto ed eseguita dall’esperto amico Mark Jeffs, Progettista Capo di un’azienda leader mondiale nell’ottica, ha permesso di appurare l’effettiva cura maniacale dedicata alla correzione dello spettro secondario in questo 400mm f/2,8, finalizzata proprio grazie alla particolare scelta dei materiali, molti dei quali a dispersione anomala: l’utilizzo dei tipi S-NBH in L3, L11 ed L13 è infatti inusuale, il vetro PSK tipo S-FPM2 contribuisce fattivamente con la sua dispersione anomala e il Dense Flint S-NPH4 di L5 a dispersione elevata costituisce un elemento dispersivo nel cosiddetto “three material triangle”; infine, li vetro S-FTM16 della lente frontale è insolito in questa posizione e tale lente convergente in combinazione con la successiva lente in fluorite contribuisce a creare un cosiddetto “composite Crown” in un’area dove un vetro simile non esiste nella tabella P g.F”.
Tutto questo porta ad un’eccezionale correzione dello spettro secondario che garantisce prestazioni elevatissime anche a tutta apertura.
Torniamo ora alle strane analogie estetiche e dimensionali dei 4 teleobiettivi che sembrano abbinarli a coppie; le stesse specifiche del costruttore sembrano avvallare questo collegamento perché, parlando dell’800mm f/5,6 e del 1.200mm f/8, in entrambi i casi citano prestazioni sullo stesso livello, rispettivamente, dei 400mm f/2,8 e 600mm f/4, ottenute grazie ad un particolare modulo di lenti presente nella parte posteriore dei modelli più lunghi…
Andiamo quindi ad indagare.
Accostando a coppie i vari schemi ottici impiegati si individua subito il leit motiv progettuale di base: infatti le accoppiate 400mm f/2,8 + 800mm f/5,6 e 600mm f/4 + 1.200mm f/8 non condividono solamente gran parte del barilotto ma anche lo schema ottico del modello di focale inferiore compare invariato nel “compagno” di focale doppia, e in entrambi i casi nei modelli derivati da 800mm e 1.200mm troviamo un allungamento nella parte posteriore di 65mm e l’aggiunta di un gruppo moltiplicatore 2x calcolato appositamente e condiviso dai 2 esemplari.
Quindi, in parole povere, l’800mm f/5,6 è un 400mm f/2,8 con parte posteriore sostituita aggiungendo il modulo duplicatore di focale 2x, e parimenti avviene con il 1.200mm f/8 derivato dal 600mm f/4.
Nello schema apprezziamo anche la sezione del brevetto visto in precedenza con l’ “embodiment” da 400mm f/2,8 analogo al modello di serie, e in basso anche un altro “embodiment” di brevetto per un 800mm f/5,6 che tuttavia non venne impiegato, preferendo la modularità partendo dal corpo del 400mm f/2,8 con gruppo moltiplicatore 2x interno aggiuntivo, sebbene in questo caso il numero di lenti arrivi a 25 + filtro posteriore mentre nello schema da 800mm f/5,6 “nativo” ne troviamo solamente 17.
Queste sezioni ridisegnate in bella copia con i modelli RF 600mm f/4 L IS USM e 1.200mm f/8 L IS USM evidenziano meglio come tutta la struttura anteriore del barilotto e il gruppo ottico del 600mm siano condivisi col 1.200mm, che si differenzia principalmente per l’allungamento della sezione posteriore, con slot per filtro arretrata, e l’applicazione del modulo moltiplicatore, con 9 lenti e un elemento in vetro UD a bassissima dispersione.
La grafica evidenzia le 2 lenti in fluorite nel tripletto anteriore, dal diametro ragionevole, e la settima lente in vetro super-UD; la messa a fuoco in entrambi i casi avviene col semplice spostamento della lente singola posta dietro il diaframma, mentre lo stabilizzatore funziona grazie al movimento del modulo evidenziato.
Questa “conversione” dal modulo base del 600mm f/4 alla versione 1.200mm f/8 non impone nemmeno di modificare le scritte identificative sul barilotto, perché in questi modelli RF esse sono collocate nella ghiera cromata accanto alla baionetta posteriore, un elemento che veniva quindi sostituito applicando il cannotto “lungo” con gruppo moltiplicatore di focale (lo stesso discorso si applica naturalmente al 400mm f/2,8 convertito ad 800mm f/5,6).
Questa sinergia di componenti meccanici e gruppi ottici nelle accoppiate 400mm / 800mm e 600mm / 1.200mm costituisce in realtà una geniale trovata di marketing, dato per scontato che la qualità ottica dei modelli più potenti sia ottima nonostante l’accesso a tali focali grazie ad un gruppo duplicatore aggiuntivo: infatti notoriamente “cannoni” come un 800mm o un 1.200mm prevedono numeri di vendita molto modesti, e progettare ex novo e tenere appositamente in produzione un modello del genere risulta antieconomico, mentre in questo caso è sufficiente gestire la serie con i 400mm f/2,8 e 600mm f/4, pronti a trasformarsi nei corrispondenti 800mm f/5,6 e 1.200mm f/8 semplicemente prelevando un modulo dalla linea di montaggio e applicando il cannotto posteriore allungato col gruppo moltiplicatore, che essendo identico nelle 2 versioni ha comportato peraltro una singola sessione di calcolo.
Tutto a tarallucci e vino, quindi? Per rispondere introduciamo una nuova variabile nell’equazione, il duplicatore di focale Canon RF Extender 2x disponibile dal 2020 e mettiamo quindi in campo alcune considerazioni economiche.
Il duplicatore Canon RF Extender 2x è disponibile dal 2020 e sfrutta un gruppo ottico a 9 lenti in 5 gruppi ad alte prestazioni, sebbene non preveda elementi UD a bassissima dispersione o asferici; il suo schema ottico al momento attuale non è mai stato esibito dal fabbricante, tuttavia ho recuperato il relativo brevetto che mostra questa configurazione, appunto a 9 lenti in 5 gruppi (l’affermazione su certi siti ufficiali che sia invece composto da 7 lenti in 4 gruppi è un errore di compilazione).
Lo schema dell’RF Extender 2x è stato disegnato da Junya Ichimura, una progettista della nuova generazione, e la richiesta prioritaria di brevetto venne depositata in Giappone l’8 Aprile 2019; nel documento sono presenti 2 differenti “embodiments” ma la versione di serie è prodotta partendo dal secondo, l’unico ad avere il sistema di lenti raggruppato in 5 gruppi come nel modello finale.
In entrambe le sezioni si può apprezzare lo spazio retrofocale estremamente ridotto che palesa la destinazione ad un apparecchio mirrorless come, appunto, le Canon serie R, mentre i diagrammi delle aberrazioni descritti in basso sono riferiti all’abbinamento con un inedito (e mai prodotto) obiettivo principale da 100mm f/2 con schema molto complesso e parimenti contemplato in questo brevetto.
Analizzando i dati grezzi del modello prodotto in serie si nota il massiccio utilizzo di vetri alle Terre Rare ad altissima rifrazione e dispersione contenuta, caratteristica frequente nei moltiplicatori di focale d’alta gamma, e in particolare 4 elementi utilizzano vetri Lanthanum Dense Flint LASF con indice di rifrazione 1,883 e 1,953, abbinato ad una dispersione molto contenuta per un valore rifrattivo così spinto, mentre non sono presenti vetri a bassa o bassissima dispersione o con dispersione parziale anomala.
Pertanto, al fine di ottenere un 1.200mm f/8, un’opzione alternativa all’acquisto di tale obiettivo consiste nell’applicare l’RF Extender 2x al Canon RF 600mm f/4 L IS USM, ottenendo anche in questo caso un 1.200mm f/8 che, incidentalmente, risulta anche leggermente più corto dell’RF 1.200mm f/8 L IS USM (che misura 537mm, mentre il 600mm f/4 con RF Extender 2x arriva invece a 511mm); in entrambi i casi la focale definitiva è ottenuta abbinando allo schema base del 600mm f/4 un gruppo moltiplicatore 2x con 9 lenti, anche se naturalmente nel 1.200mm “nativo” tale modulo è stato concepito esclusivamente per quest’accoppiata e ottimizzato, mentre nel caso dell’RF Extender 2x il sistema è nato per un accoppiamento più generico, garantendo comunque ottima qualità.
Nella scelta fra 600mm duplicato “ab origine” contro 600mm duplicato con accessorio andiamo ora a considerare un fattore molto importante, il costo complessivo di acquisto, utilizzando come riferimento il listino ufficiale corrente all’atto della stesura di questo articolo, Dicembre 2025.
Il Canon RF 600mm f/4 L IS USM risulta prezzato 15.499,99 Euro (fa un po’ sorridere il prezzo decimale “da discount” su una cifra così consistente).
Il Canon RF 1.200mm f/8 L IS USM viene invece proposto a 24.599,99 Euro, e qui è opportuno soffermarsi, perché per ottenere il cannotto posteriore allungato e il gruppo moltiplicatore di focale aggiuntivo l’acquirente deve sborsare un extra di ben 9.100 Euro che non sono giustificati da una specifica e più complessa ingegnerizzazione o da elementi ottici più ampi e sofisticati.
Passiamo infine al Canon RF 600mm f/4 L IS USM accoppiato al suo duplicatore Canon RF Extender 2x; l’obiettivo costa sempre 15.499,99 Euro mentre il duplicatore di focale ha un listino di circa 768 Euro, pertanto in questo caso l’ottica da 1.200mm f/8 ci viene a costare 16.267,99 Euro, ovvero ben 8.332 Euro in meno rispetto all’RF 1.200mm f8 L IS USM, con l’innegabile vantaggio supplementare di poter utilizzare anche un 600mm f/4, togliendo il moltiplicatore, mentre l’RF 1.200mm f/8 L IS USM prevede ovviamente una focale fissa.
L’obiezione residua riguarderebbe la superiore qualità di un 1200mm fisso rispetto ad un altro ottenuto con un 600mm + moltiplicatore 2x, ma l’ironico nella faccenda è che anche il primo, a tutti gli effetti, è il 600mm f/4 con aggiunto un moltiplicatore 2x, quindi immagino che la forcella qualitativa, se mai esiste, sia molto ridotta, anche considerando la recente progettazione del duplicatore RF Extender 2x e la sua sofisticata struttura a 9 lenti.
Naturalmente lo stesso discorso, identico e speculare, si può trasferire al Canon RF 400mm f/2,8 L IS USM con corrispondente Canon RF 800mm f/5,6 L IS USM:in questo caso il 400mm costa di listino attuale 14.399,99 Euro, l’800mm arriva a 20.899,99 e il 400mm col duplicatore RF Extender 2x costa complessivamente 15.167,99 Euro, consentendo quindi un risparmio di 5.732 Euro rispetto all’800mm nativo (comunque ottenuto anch’esso applicando un duplicatore di focale allo schema originale del 400mm f/2,8) e avendo nuovamente a disposizione 2 differenti focali, 400mm con il singolo obiettivo e 800mm applicando l’extender.
Canon ha quindi introdotto una sinergia di scala che consente di snellire la produzione, eliminando linee di montaggio specifiche complete per le focali superiori, e di mantenere per queste ultime pesi e ingombri lodevolmente contenuti, tuttavia a mio avviso la differenza nel prezzo di listino fra i modelli base da 400mm e 600mm e i relativi derivati da 800mm e 1.200mm è troppo elevata, rendendo quindi appetibile l’alternativa dell’RF Extender 2x, col quale otteniamo obiettivi con identica focale e apertura geometrica nonché gruppi ottici finalizzati in modo molto simile, e peraltro – mi ripeto – con il vantaggio impagabile di poter smontare l’extender e disporre quindi di 2 focali nettamente differenziate aggiungendo solo i 340g di peso del duplicatore separato.
Rivolgendo meno interesse agli utili commerciali sarebbe stato eventualmente possibile prevedere la possibilità di rimuovere l’ultimo settore con baionetta nelle focali da 400mm e 600mm e predisporre elementi analoghi allungati e con gruppo moltiplicatore da applicare in sostituzione per ottenere a scelta le versioni da 800mm e 1.200mm sfruttando il gruppo 2x calcolato appositamente ma conservando la possibilità di sfruttare anche l’obiettivo con la focale originale montando il fondello standard, in un revival del concetto già sfruttato nel sistema Leica Apo-Module-R per Leica reflex, tuttavia un’azienda si basa e tira avanti sui profitti e quindi, dal suo punto di vista, è comprensibile la scelta delle focali fisse da acquistare individualmente, anche se ottenute duplicando lo schema di partenza come in questo caso.
Un abbraccio a tutti; Marco chiude.
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