Canon PE 300mm 1:1,8

Canon PE 300mm 1:1,8: uno sconosciuto e luminosissimo teleobiettivo per fotofinish realizzato in una manciata di esemplari.

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; notoriamente, l’azienda Canon ha sempre curato la clientela professionale del settore sportivo producendo una gamma di teleobiettivi molto luminosi che sono diventati giustamente famosi per la loro qualità e che hanno sempre beneficiato dei più recenti avanzamenti della tecnica; il primo di questi “cannoni” digrande apertura realizzati con vetri speciali fu l’FL-F 300mm 1:2,8, al quale seguirono molti altri modelli, con lunghezze ed aperture diversificate, che andarono ad affiancare gli altrettanto pregiati obiettivi superluminosi di focale più convenzionale e anch’essi caratterizzati dalla profusione di materialie tecnologie speciali: un gruppo di eletti che, a partire dal modello FD New300mm f/4, confluirà nella nuova gamma unificata Canon serie L, il cui celebre filetto rosso sul barilotto testimonia l’appartenenza a questa schiera diobiettivi nati per prestazioni superiori.

Questi teleobiettivi professionali, articolati infocali da 200 a 1.200 millimetri, sono molto famosi e proprio per tale ragione ogni fotografo o amatore ne conosce a menadito vita, opere e miracoli, pertanto la placca identificativa presente in quest’immagine (Canon Lens PE 300mm F1,8) assieme a quella di due famosi 200mm superluminosi serie L può lasciare sconcertati, soprattutto per le caratteristiche di estrema luminosità chesottende e per il fatto che si tratta di un modello assolutamente sconosciuto;in questo mio intervento farò luce proprio su questo 300mm speciale che detiene tuttora il record di apertura nella sua focale.

In questo gruppo di ottiche, che ho raccolto nel tempo ed utilizzo ancora con soddisfazione, possiamo notare l’ultimo obiettivo serie L presentato nella gamma Canon manual focus, il raro FD 200mm 1:1,8 L chevenne calcolato nel 1987 da Sadatoshi Takahashi, Hideki Ogawa e Hiroshi Endo e fu inizialmente proposto in montatura autofocus Canon EF, nel 1988, salvo poi realizzare una piccola tiratura anche in configurazione FD-L, nel 1989, peraccontentare i tanti fotografi sportivi che utilizzavano ancora le classicheCanon F1 New, A1 o T90 con messa a fuoco manuale e che sollevarono un brontolio di disapprovazione per essere esclusi dall’accesso ad un simile gioiello: infatti il passaggio al nuovo sistema autofocus EF (traumatico in quanto le due baionette non erano assolutamente compatibili) era avvenuto da poco tempo emolti professionisti, dopo aver investito grosse cifre per il loro corredo di“cannoni” bianchi Canon, non si erano ancora decisi a svendere tutto perpassare al nuovo corredo EOS.

Nella stessa immagine è presente anche la naturale evoluzione commerciale del 200mm 1:1,8 L, ovvero il Canon EF 200mm 1:2 L IS stabilizzato e presentato 20 anni dopo.

La dotazione a corredo del Canon FD 200mm 1:1,8 Ldel 1989 è molto simile a quella dell’omologo modello EF-L autofocus commercializzato l’anno precedente e prevede una robusta valigia metallica asviluppo verticale, un ampio paraluce ad innesto rapido e il caratteristico tappo/cappuccio realizzato in materiale flessibile e che si può calzare solo dopo aver applicato sull’obiettivo il voluminoso paraluce,  in posizione di lavoro oppure invertita (il cappuccio, dotato di chiusura con laccio a strozzo, protegge gran parte dell’obiettivo ma risulta molto scomodo e fin da subito io avevo ovviato alproblema utilizzando l’obiettivo senza paraluce e cappuccio originale, sfruttando invece il tappo metallico di un catadiottrico sovietico KMZ MTO1000-A 1.100mm 1:10,5, adattando il diametro leggermente eccessivo con qualche striscia di neoprene adesivo applicato all’interno).

Nella fotografia è visibile anche i raro Canon FD-EOS Converter, lo specifico adattatoreche permetteva di utilizzare i teleobiettivi Canon FD-L da 200mm a 800mm suicorpi EOS (un escàmotage ideato dall’azienda per consentire ai fotografi Canondi lungo corso di montare i loro preziosi supertele FD-L sui nuovi corpi macchina autofocus, sebbene in manual focus e con diaframma manuale); siccome il tiraggio FD è pari a 42mm mentre il sistema EOS è passato a 44mm, non è fisicamente possibile applicare gli obiettivi FD su EOS mantenendo la messa a fuoco ad infinito, pertanto l’FD-EOS Converter comprende un gruppo ottico analogo ad un moltiplicatore di focale che permette di riposizionare lac oniugata immagine sul corretto piano di fuoco anche ad infinito; siccome la funzione “teleconverter” (con la relativa perdita di luminosità e qualitàottica) è solo un fastidioso effetto collaterale ineluttabile per finalizzare lo scopo, il fattore di moltiplica è stato mantenuto al minimo livello possibile, 1,26x, per cui, ad esempio, il Canon FD 200mm 1:1,8 L diventa un 252mm; l’assorbimento luminoso è pari a 2/3 di f/stop con l’eccezione del citato 200mm1:1,8, la cui pupilla posteriore è troppo ravvicinata al gruppo ottico dell’adattatore/moltiplicatore e troppo ampia per essere intercettata completamente, quindi la luminosità teorica di 1:2,25 risulta in realtà pari a1:2,5.

La piastra adesiva sulla valigia di trasporto mettein evidenza l’anomalia rappresentata da quest’obiettivo, prodotto a furor di popolo (Canonista) dopo il più moderno alter-ego EF-L e quando il sistema FD era già morto da anni.

Il Canon 200mm 1:1,8 L, soprattutto nella più diffusa montatura EF, è diventato rapidamente un obiettivo molto famoso ed apprezzato per riprese sportive indoor e in palazzetti, come ad esempio per foto di basketo pugilato, e comunque nel corso di eventi in condizioni di luce molto scarsaquando la distanza di ripresa non fosse una pregiudiziale, con apprezzati excursus anche per immagini di teatro e concerti al chiuso; dopo 20 anni dionorata carriera, nella continua marcatura reciproca e serrata con l’eternorivale Nikon, venne affiancato e poi sostituito dal nuovo EF 200mm 1:2 L IS, obiettivo che rinunciava ad una frazione di luminosità in cambio di una risoluzione ed un contrasto a tutta apertura apprezzabilmente superiori, una maggiore compattezza e leggerezza e l’adozione di uno stabilizzatore evolutocon un gain di ben 5 f/stop in grado di promettere (e mantenere) miracoli; quest’ultimo modello prevede la grande lente frontale realizzata in fluorite(Ohara S-FPL-53) mentre nel 200mm 1:1,8 L si utilizzava solamente vetro ED convenzionale (Ohara S-FPL-51).

Il preambolo sul 200mm 1:1,8 L era necessario perché il progetto confluito nel Canon PE 300mm 1:1,8 corrisponde ad un embodiment del suo brevetto, in realtà nato per esplorare l’ipotesi di un nuovo 85mm 1:1,2 evoluto e con messa a fuoco interna che rendesse più rapido l’autofocus; il brevetto è molto complesso e prevede due sezioni: la prima convari esemplari di 85mm 1:1,2 a messa a fuoco interna e la seconda dedicata ad un teleobiettivo molto luminoso da 200mm 1:1,8 (poi concretizzato nei modelli FD-Led EF-L), con un’eccezione: un esemplare con lunghezza focale incrementata a300mm (esattamente 295mm), pur mantenendo l’eccezionale apertura 1:1,8.

E’ curioso che questo articolato studio su un 85mm1:1,2 a schema Gauss complesso e messa a fuoco interna ottenuta sfruttando un modulo di lenti molto leggero non sia stato utilizzato nella serie, mettendo in produzione il noto EF 85mm 1:1,2 L che ha prestazioni eccellenti ma un autofocus francamente poco brillante perché movimenta un’ingente massa di vetro;altrettanto curiosamente, il recente EF 85mm 1:1,4 L sfrutta invece ampiamentei principi contenuti in questo brevetto di oltre 30 anni prima!

Tornando ai 300mm superluminosi, lo scettro di ampione del settore, da sempre, è storicamente attribuito al Nikon Nikkor AiS300mm 1:2, un cannone con ottime prestazioni e tuttavia limitato dalla messa afuoco manuale e dai 7kg di peso che rendono praticamente impossibile l’utilizzo a mano libera.

Il Nikkor AiS 300mm 1:2 fu calcolato nel 1983  da Kiyoshi Hayashi e le sue caratteristiche estreme sono state ottenuti più con un’azione di brutal force muscolare che graziea tecnologie particolarmente avanzate: in pratica, il progettista è partitodalla base del valido Nikkor AiS 300mm 1:2,8 IF ED dell’epoca, aggiungendo un elemento ED di ampio diametro nel gruppo anteriore, applicando un elemento divergente in vetro FK a bassa dispersione nel gruppo flottante di messa afuoco e trasformando gli elementi posteriori dello schema in due doppietti ipercromatici nei quali l’indice di rifrazione dei due elementi collati è analogo e la dispersione invece differente, per una messa a punto fine dell’aberrazione cromatica senza interferire sullo stato delle altre aberrazioni; aquest’obiettivo, fin da subito dirottato ad Hollywood e convertito ad uso cine, fu concessa una seconda vita quando venne riesumato in produzione e predispostofin dall’origine per quest’impiego alternativo.

Questo famoso obiettivo Nikon viene comunemente considerato il più luminoso obiettivo da 300mm regolarmente commercializzato, tuttavia andiamo a vedere cosa nasconde il brevetto Canon di Takahashi, Ogawa eEndo…

Il brevetto americano (qui scelto per facilità di comprensione) fu richiesto il 24 Febbraio 1988 e fa seguito a ben 4 analoghi documenti giapponesi risalenti al Febbraio, Ottobre e Dicembre 1987; l’intestazione fa genericamente riferimento ad un teleobiettivo di ampia apertura.

Nella seconda sezione, fra i numerosi embodiments alternativi per un obiettivo da 200mm 1:1,8, se non si presta attenzione potrebbe quasi sfuggire il modello il cui schema ottico è qui riportato, anche perché l’architettura ottica in effetti è analoga a quella delle altre versioni, se escludiamo il raggio anteriore negativo della terza lente.

Andando ad analizzare i relativi parametri di progetto, appare subito chiaro che si tratta invece di una versione moltospeciale: l’apertura massima è sempre 1:1,8 (1:1,86 effettivi) però la focale dell’obiettivo risulta essere 300mm (295mm effettivi) e non 200mm! Inoltre, osservando la rifrazione  e la dispersione delle prime due lenti, si nota come siano realizzate in fluorite mentre negli esemplari da 200mm in tale posizione è previsto un vetro ED convenzionale; questo schema e questi dati preconizzano quindi uno straordinario teleobiettivo da 300mm 1:1,8 con due lenti in fluorite di grandediametro: un exploit davvero notevole.

Anche i diagrammi con le aberrazioni previste per questo modello indicano un semiangolo di campo di circa 4°, compatibile con la copertura di un 300mm sul formato 24x36mm.

Conosco questo brevetto da molti anni e non mi era sfuggita l’anomalia del 300mm 1:1,8; tuttavia, quasi sempre, questi esemplari dalle caratteristiche spinte presenti nei brevetti non arrivano alla produzionedi serie, ragionevolmente per i costi eccessivi ed incompatibili con le logichedi mercato che sarebbero connessi alla loro industrializzazione; nel caso di questo esemplare, calcolai rapidamente il diametro dei 2 enormi elementi anteriori in fluorite ed immaginai fin da subito che non sarebbe stato possibile produrre tale versione a costi umani.

Ebbene, mi sbagliavo.

Infatti, un fotografo specializzato nella gestione delle macchine per foto finish negli ippodromi ha candidamente rivelato di aver utilizzato per molti anni un obiettivo Canon 300mm 1:1,8 applicato a questo tipo di apparecchiature; a suo parere non ne esisterebbero più di 5 esemplari, probabilmente realizzati su ordine speciale; ecco un’immagine da lui realizzatache mostra il Canon PE 300mm 1:1,8 schierato sul campo sulla linea di arrivo di una corsa per cavalli.

Trattandosi di una piccolissima tiratura realizzata ad personam, la fattura risulta un po’ artigianale e sembra che come base meccanica sia stato utilizzato il barilotto del Canon EF 200mm 1:1,8 L, aggiungendo un corpulento cannotto nella parte anteriore (un po’ quello che avveniva in certi obiettivi Zeiss Hasselblad tipo C, alcuni dei quali si basano sulla meccanica del Planar 80mm 1:2,8 con uno strombo ad imbuto aggiuntivo nella parte anteriore); se consideriamo in proporzione il diametro del barilotto “base” con messa a fuoco e baionetta e quello dell’elemento anteriore, possiamo intuire quale sia il diametro degli elementi in fluorite anteriori… Probabilmente solo il costosissimo Canon EF 1.200mm 1:5,6 hautilizzato lenti il fluorite di questa misura!

Naturalmente il Canon Lens PE 300mm 1:1,8dev’essere un obiettivo molto pesante e la montatura opportunamente prevede una robusta maniglia metallica per estrarlo dalla sua cassa di trasporto ebrandeggiarlo; è interessante notare che l’obiettivo è autofocus e presenta sullato sinistro del barilotto il classico pannello di controllo con lo switch perla limitazione dell’escursione di fuoco (da infinito a 5m, da infinito a 2,5m eda 5m a 2,5m), il selettore AF – MF e il sistema per presettare e richiamareuna specifica distanza di messa a fuoco; come intuibile, la distanza di lavoro minima è di 2,5m, una misura decisamente ridotta per la focale e la grande apertura e sicuramente ottenuta grazie alla particolare progettazione del gruppo di messa a fuoco interna.

Queste caratteristiche renderebbero l’obiettivo eventualmente utilizzabile su corpi EOS anche per riprese convenzionali, tuttavia lo status di ottica speciale è sottolineato anche dall’assenza delfiletto rosso e della denominazione L, sebbene le caratteristiche ottiche e meccaniche siano tipiche di questa linea al top della gamma Canon.

Lo schema ottico, come architettura, è analogo a quello del noto Canon 200mm 1:1,8 L; naturalmente, trattandosi di un 300mm dipari luminosità, le proporzioni sono molto superiori.

Infatti, mettendo in relazione gli schemi ottici dell’EF 200mm 1:1,8 L e del PE 300mm 1:1,8 visualizzati approssimativamente in scala reale, appare subito evidente come l’ingombro e il diametro del nocciolo da 300mm siano molto superiori, al punto che già gli elementi L4 ed L5 richiedono un abbondante strombo aggiuntivo rispetto ai diametri standard della montatura da 200mm utilizzata come base di lavoro.

In quest’immagine sono presenti gli schemi ottici dei Canon PE 300mm 1:1,8, EF 200mm 1:1,8 L ed EF 200mm 1:2 L IS; le analogi e ottiche fra le due versioni con apertura 1:1,8 sono evidenti e giova considerare che l’FD 200mm 1:1,8 L, sebbene utilizzasse nel suo schema solo 3 lenti in vetro UD (Ohara S-FPL-51), facendo a meno della fluorite per per seguire una maggiore economia, al momento della sua presentazione nel 1989 prevedeva un prezzo al dettaglio ampiamente superiore a 10 milioni di Lire dell’epoca, il costo di un’automobile utilitaria; difficile immaginare quale sarebbe stato illistino per un 300mm 1:1,8 con due enormi elementi anteriori in fluorite!

A sua volta, l’EF 200mm 1:2 L IS mostra i frutti di20 anni di perfezionamenti: il suo gruppo ottico (qui non in perfetta scala per chiarezza grafica, in realtà è ancora più piccolo) consente di realizzare un  obiettivo decisamente più compatto e le prestazioni ottiche sono eccelse, con una perfetta correzione dell’aberrazione cromatica grazie alla sinergia fra la grande lente anteriore in fluorite (Ohara S-FPL-53) e i 2 elementi in vetro UD (Ohara S-FPL51) presenti nei doppietti anteriori; l’obiettivo è anche stabilizzato e presenta un’ovvia ottimizzazione per il digitale, sottolineata dall’insolito filtro protettivo anteriore a profilo curvo (quindi è a tutti gli effetti una lente rifrangente, calcolata e compresa nello schema ottico), una sagomatura applicata per annullare i problemi che un filtro piano-parallelo convenzionale avrebbe presentato ricevendo la riflessione speculare dal sensore e rimbalzandola indietro.

Solleviamo definitivamente il velo sul Canon PE300mm 1:1,8 analizzando in dettaglio il suo schema ottico e i relativi vetri;l a ricerca di un’adeguata correzione dell’aberrazione cromatica anche inpresenza di caratteristiche geometriche così insolite è sottolineata dall’ampioricorso a vetri a bassa dispersione e a dispersione parziale anomala: 2 enormi lenti in fluorite, un elemento in vetro ED ai fluoruri a bassissima dispersionee due lenti in vetro Dense Crown ai fosfati.

L’architettura plasmata su quella del 200mm 1:1,8 Lreplica anche il leggerissimo doppietto interno per la messa a fuoco flottante, un modulo dalla ridotta inerzia che dovrebbe garantire un autofocus efficiente nonostante i valori in campo; va anche notato come questo schema risulti lo sviluppo di un tipo Gauss convenzionale, impiegato ad esempio nello Zeiss Planar Hasselblad 80mm 1:2,8 a 7 lenti o nel Voigtlaender Septon 50mm 1:2.

Resta la curiosità sul significato dell’acronimo PE: P potrebbe eventualmente stare per Photo Finish, la destinazione d’uso primaria dell’obiettivo, tuttavia ogni ipotesi resta aperta.

Il Canon 300mm 1:1,8 non è quindi la classica leggenda metropolitana che circola in rete ma un obiettivo concretamente prodotto, seppure in pochissimi esemplari; la sua struttura ottica, a distanzadi oltre 30 anni dal progetto, suscita ancora molta ammirazione, soprattutto immaginando quali avanzate tecnologie siano dietro la crescita in condizioni controllate di cristalli di fluorite artificiale di tali dimensioni (ho analizzato alcuni interessanti brevetti Ohara e Canon legati a questo argomento, magari potranno essere lo spunto per un futuro articolo); soprattutto, questa scoperta fornisce una sponda ai Canonisti irriducibili che non hanno mai accettato di buon grado il fatto che l’exploit Nikon del NikkorAiS 300mm 1:2 IF ED non avesse trovato adeguata risposta nella produzione Canon!

Un abbraccio a tutti – Marco chiude.

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