Riprende dalla prima parte

 

 

Lo stesso tipo di brochure pubblicato a inizio anni ’80 vede l’obiettivo con la nuova livrea New FD; pur trattandosi della stessa ottica, la rivisitazione ha consentito di introdurre la citata riduzione della lunghezza, passando da 57mm a 53,5mm, mentre l’eliminazione del collare di serraggio e l’adozione della configurazione New FD ha permesso anche una leggera riduzione del peso, passato da 425g a 345g; inoltre la massima chiusura del diaframma passa da 1:16 ad 1:22, si guadagnano 5cm nella messa a fuoco minima e la montatura anteriore, grazie alla posizione più avanzata della lente frontale che allontana i rischi di vignettatura, è stata leggermente rastremata, passando ad un passo filtri da 52×0,75 che costituisce un po’ il nuovo standard delle ottiche FD d’impiego più comune, adottando quindi il corrispondente tappo anteriore C-52 e anche il paraluce BT-52 con baionetta dal diametro ridotto.

La stessa pagina ci consente anche di introdurre il fratello maggiore che condivide la stessa architettura ottica, ovvero il Canon FD 100mm 1:2; quest’ultimo, introdotto nel Gennaio 1980, fu prodotto solamente in configurazione New FD e quindi di tale ottica esiste solamente una versione.

L’FD 100mm 1:2 è a sua volta famoso per le elevate prestazioni ottiche, e infatti il documento sottolinea chiaramente le sue caratteristiche di risoluzione e contrasto che garantirebbero eccellenti risultati.

Questo modello di focale superiore prevede una lunghezza di 70mm e un peso di di 445g ma utilizza lo stesso passo filtri da 52×0,75mm e l’identica baionetta di servizio frontale, sfruttando quindi lo stesso tappo C-52, gli stessi filtri e l’identico paraluce BT-52 già visti nell’85mm 1:1,8.

 

 

Il Canon New FD 100mm 1:2 è un medio-tele molto luminoso che venne prodotto solamente dal 1980 al 1987, e considerando il suo prezzo decisamente superiore al popolare FD 100mm 1:2,8 che rimase contemporaneamente a listino le vendite complessive non furono ingenti, pertanto oggi è un modello ricercato e non facile da reperire sul mercato dell’usato.

 

 

Naturalmente in questo modello troviamo tutti i dettagli della style policy New FD introdotta nel 1979, con una livrea interamente nera di aspetto severo e professionale che appare piacevole e moderna ancora oggi; per garantire lo standard anteriore da 52mm, nonostante l’elevata apertura massima rispetto alla focale, la lente frontale si spinge fino al limite esterno della montatura, pertanto i dati identificativi dell’obiettivo sono riportati sul barilotto esterno, con la scritta principale “CANON LENS FD 100mm 1 : 2” sempre allineata ad ore 12 con ghiera su infinito; la scelta di fasciare la lente anteriore in una montatura così claustrofobica è supportata dal minore angolo di campo di questo modello e anche dal ridotto sbalzo della flangia anteriore, una scelta che peraltro favorisce la compattezza complessiva; anche in questo modello la messa a fuoco non prevede flottaggi mentre la chiusura del diaframma è possibile fino al valore 1:32, sicuramente poco sfruttato in un medio-tele luminoso destinato alla ripresa in luce ambiente a grandi aperture.

Entrambi gli schemi ottici tipo Ernostar degli FD 85mm 1:1,8 ed FD 100mm 1:2 sono stati calcolati da Sadahiko Tsuji, tuttavia per l’85mm 1:1,8 presentato nel 1974 non esiste alcun brevetto disponibile (nel tempo ho setacciato migliaia di documenti Canon di questo tipo senza successo) e l’unico effettivamente depositato riguarda lo schema del successivo 100mm 1:2.

 

 

Tale documento, sigla JPS53133028A, venne richiesto da Sadahiko Tsuji per Canon Kabushiki Kaisha il 25 Aprile dell’anno 52° dell’era Showa, ovvero il 1977, e descrive uno schema Ernostar con 24° di campo e apertura 1:2 perfettamente congruente col modello di serie, visibile sopra la sezione originale contemplata dal brevetto; i diagrammi delle aberrazioni previste mostrano una distorsione inferiore all’1%, quindi trascurabile, curvatura di campo e astigmatismo ben controllati e relativamente all’aberrazione sferica (primo diagramma a sinistra) i valori non sono eccessivi e anche lo spostamento di fuoco delle curve riferite a differenti colori/lunghezze d’onda dello spettro luminoso risulta contenuto, tutti indizi di un obiettivo dalle elevate prestazioni.

Lo schema ottico del precedente 85mm 1:1,8 è molto simile e possiamo aspettarci una correzione parimenti soddisfacente.

 

 

Per quanto riguarda i vetri ottici utilizzati nel New FD 100mm 1:2, bisogna riconoscere al progettista il merito di aver creato un medio tele luminoso, compatto e di elevate prestazioni senza ricorrere a vetri ottici esoterici e costosi, un’attenzione che viene sempre apprezzata dalle aziende perché riduce i costi di produzione.

In questo schema sono state impiegate 4 differenti tipologie di vetro ottico: Dense Crown, Dense Flint, Flint e Lanthanum Dense Flint; tenendo conto che le sigle indicate per ogni vetro sono riferite alla classificazione utilizzata all’epoca da Ohara (la vetreria nipponica che forniva fattivamente il materiale), differente da quella attuale, partendo dall’elemento anteriore troviamo un Dense Crown tipo Ohara SK15 in L1, un Dense Crown tipo Ohara SK14 in L2, un Dense Flint tipo Ohara SF18 in L3, un Dense Flint tipo Ohara SF5 in L4, un Flint tipo Ohara F16 in L5 e un Lanthanum Dense Flint tipo Ohara LASF03 in L6.

La combinazione di Dense Crown e Dense Flint nel doppietto cementato L2-L3, con dispersione cromatica sostanzialmente differente (i numeri di Abbe che la definiscono sono rispettivamente 60,7 e 29,2), contribuisce alla correzione cromatica mentre l’unico vetro agli ossidi delle Terre Rare e più costoso della norma è limitato alla sesta lente, di diametro modesto; quest’ultimo tipo, caratterizzato da un indice di rifrazione 1,806 e da una dispersione (numero di Abbe) 40,9, nei primi anni ’70 fu caratterizzato da un cambio di formulazione, eliminando il torio radioattivo utilizzato in precedenza, tuttavia quest’obiettivo venne prodotto a partire dal 1980, quando da molto tempo era già disponibile la versione rivista e senza torio.

 

 

Queste sono le caratteristiche generali dei 2 modelli presi in considerazione; essendo dei medio-tele luminosi con molti ambiti di impiego pratico, a suo tempo vennero testati da varie riviste specializzate del settore, pertanto ho recuperato quei vecchi test per osservarli insieme.

 

 

La rivista italiana Il Fotografo – Mondadori provò in 2 differenti occasioni sia l’85mm 1:1,8 che il 100mm 1:2, utilizzando il suo consueto metodo che consisteva nel fotografare mire ottiche piane e quindi definire la risoluzione massima ancora leggibile e misurata in 4 zone, dal centro agli angoli; entrambi gli obiettivi sono risultati eccellenti ed uniformi (il controllo dell’astigmatismo e l’elevato contrasto furono sicuramente d’aiuto alla leggibilità delle mire), specialmente il 100mm 1:2 che offrì valori fra i più alti mai misurati nella storia della rivista; pur considerando questi test come incompleti (lo stesso valore limite di una mira può essere misurato al microscopio con contrasto molto ridotto, al limite della della leggibilità, oppure con contrasto più elevato, con ben differente percezione soggettiva nella realtà), la prova costituì un significativo biglietto da visita per questi obiettivi FD.

 

 

Per quantificare cosa rappresentassero valori del genere, questa schermata mostra la risolvenza del Canon FD 85mm 1:1,8 abbinata a quella misurata dalla stessa testata e nel corso degli anni su corrispondenti obiettivi da 85-90mm prodotti dai migliori concorrenti: Nikon Ai, Olympus OM, Pentax M, Minolta MD, Leica R e Carl Zeiss per Contax-Yashica; pur non dubitando che alcuni degli esemplari utilizzati fossero dei “lemon” che non corrispondevano alle specifiche standard (ma tale eventualità sciagurata era dunque così frequente?), l’85mm 1:1,8 Canon FD emerge nettamente, specie alle maggiori aperture, e ricordiamo che l’FD 100mm 1:2 aveva mostrato una risoluzione ancora superiore (la linea rossa rimarca il riferimento delle 80 l/mm, livello che in questi test costituiva l’eccellenza assoluta, e l’ho aggiunta per un più facile confronto visivo).

 

 

La stessa serie di obiettivi venne testata anche dal mensile Fotografare, con prova sull’85mm eseguita negli anni ’70 (infatti l’esemplare è ancora in montatura “breech-lock”) e quella sul 100mm a inizio anni ’80; in questo caso gli obiettivi utilizzati non dovevano essere montati alla perfezione perché l’85mm fornì una risolvenza molto elevata ai valori centrali (con questo standard il valore da 56,1 l/mm era già eccellente anche per un buon 50mm ad aperture intermedie e nel centro del fotogramma) ma con un crollo molto vistoso in asse e nelle aree mediane alle massime aperture che non ha riscontro nell’uso pratico, e lo stesso discorso vale anche per la successiva prova del 100mm 1:2, con andamento simile a quello visto nell’85mm ma su valori complessivi ancora inferiori; nell’impiego reale entrambe le versioni forniscono risultati convincenti a grande apertura, quindi ritengo questo test fuorviante perché fornisce un quadro prestazionale che si discosta dal vero, quantomeno parlando di obiettivi correttamente montati e centrati.

 

 

A suo tempo anche la rivista Fotografiamo, meno nota rispetto alle maggiori testate dell’epoca, provò un Canon FD 85mm 1:1,8, tuttavia questo tipo di test non era molto significativo perché misurava a sua volta il potere risolvente fotografando mire piane ma visualizzandolo limitatamente al centro del fotogramma, senza alcuna informazione su come il rendimento eventualmente tenesse o invece degradasse passando nelle aree periferiche; da questa prova possiamo quindi annotare solo un potere risolutivo non elevato a tutta apertura che comunque recupera rapidamente ad 1:2,8 e diventa assolutamente eccellente  a 1:5,6 e 1:8.

 

 

Nelle ultime fasi prima della sua uscita di scena, la testata Il Fotografo – Mondadori modificò la grafica e il metodo delle sue prove e testò nuovamente un FD 85mm 1:1,8; i valori ottenuti, variando il metodo di riscontro, non sono direttamente confrontabili con i precedenti (i risultati numerici delle prove precedenti erano mediamente superiori) ma definiscono comunque un obiettivo uniforme che recupera rapidamente al chiudersi del diaframma con ottimi valori ad aperture centrali.

 

 

Il Canon FD 85mm 1:1,8 fu provato anche dal Centro Studi Progresso Fotografico, legato alle famose riviste Tutti Fotografi e Progresso Fotografico, e questo test evidenziò una distorsione ridotta, vignettatura viceversa avvertibile ad 1:1,8 e un rendimento uniforme che migliora decisamente passando dalla massima apertura ai valori 1:5,6 e 1:8; considerando quello che ho visto fare al mio obiettivo personale, credo che anche questo esemplare non fosse fra i più riusciti della serie (peraltro il test fu eseguito fuori tempo massimo, quando l’obiettivo era già fuori produzione, ed è possibile che si trattasse di un esemplare usato, con le incognite del caso).

 

 

Infine, anche il 100mm 1:2 venne provato da Centro Studi Progresso Fotografico, tuttavia questa prova è leggermente antecedente e risale ai tempi in cui questa nuova grafica era appena stata introdotta, e nella sezione con la qualità media non visualizzava ancora in settore grigio che definisce la differenza fra centro e bordi del campo, quindi non si può inferire se tale media è il risultato di asse e zone periferiche mediamente buone e molto simili o di asse straordinario e bordi scadenti, con identico computo complessivo.

L’obiettivo presentò comunque un comportamento simile a quello dell’85mm 1:1,8 visto nel test gemello (dettaglio prevedibile, vista l’analogia degli schemi ottici e la modesta differenza di focale), tuttavia con valori medi apprezzabilmente più alti e lettura ad 1:5,6 che compete con i migliori obiettivi attuali testati usando la stessa metodologia.

Dopo aver rievocato questa serie di test anni ’70 e ’80 l’obiezione che si può inferire nella maggioranza di essi è una qualità buona ma non straordinaria alle massime aperture, in netto contrasto con quanto espresso ai valori centrali; a tale scopo aggiungo quindi alcune immagini che ho scattato personalmente con l’esemplare di Canon New FD 85mm 1:1,8 visibile in alcune immagini all’inizio dell’articolo, al fine di valutare visivamente cosa possa produrre ai diaframmi più aperti.

 

 

Questo scatto venne realizzato a piena apertura 1:1,8, e pur mancando il celebre “snap” di contrasto per il quale gli FD divennero famosi la leggibilità dei dettagli è più che buona, considerando il diaframma in gioco, e anche le aberrazioni risultano sotto controllo, con un’immagine priva di flare.

 

 

Anche in questo soggetto colto al volo durante una pausa del lavoro e ripreso a massima apertura 1:1,8 troviamo presenza, nitidezza, contrasto e soppressione del flare più che buoni per uno scatto a diaframma spalancato, evidenza che mi ha fatto appunto dubitare circa il corretto assemblaggio degli esemplari che nelle prove avevano fornito ad 1:1,8 valori risolutivi infimi.

 

 

Chiudendo il diaframma ad appena 1:2,8 si percepisce un evidente step, con risoluzione e contrasto che aumentano in modo chiaro e definiscono una riproduzione già ottima, con l’unico limite della ridotta profondità di campo; risulta altrettanto evidente come un corto tele così luminoso ma molto compatto e con prestazioni già significative ad aperture ancora così ampie possa essere uno strumento di grande efficacia in molteplici situazioni.

 

 

Passando ad aperture centrali (in questo caso 1:8) definizione e contrasto su tutto il campo sono molto soddisfacenti anche con standard moderni, e il celebre “snap” Canon salta fuori con prepotenza.

 

 

Anche questa immagine in pieno controluce venne realizzata ad 1:8 e si può apprezzare l’efficace controllo di flare e riflessi garantito dal rivestimento Super Spectra e dalle varie passivazioni interne; le prestazioni complessive, quantomeno relativamente al mio esemplare e alle sue condizioni di assemblaggio, sono quindi molto soddisfacenti e non fanno rimpiangere i mirabolanti risultati promessi dal più costoso e prestigioso fratellone FD 85mm 1:1,2 L; se proprio dovessi cercare il pelo nell’uovo, forse nell’FD 85mm 1:1,8 il bo-keh nelle riprese alla massima apertura è un po’ nervoso e leggermente sgradevole rispetto al citato 85mm 1:1,2 L, tuttavia niente di allarmante o che possa inficiare un giudizio largamente positivo.

 

 

I medio-tele Canon FD 85mm 1:1,8 e 100mm 1:2 sono stati quindi 2 obiettivi versatili ed apprezzati per le ottime prestazioni complessive e che hanno contribuito a dare vita alla fama che ancora circonda tale sistema; inizialmente adattare queste ottiche su corpi più moderni e digitali risultava quasi sempre impossibile per il ridotto tiraggio da appena 42mm, tuttavia la nuova generazione di fotocamere mirrorless ha radicalmente risolto questo problema consentendo di rimettere in pista questi pezzi ancora in grado di offrire risultati molto validi; peccato che il loro prezzo di mercato, dopo il massimo deprezzamento seguito all’estinzione del sistema e all’avvento di reflex digitali non compatibili, abbia registrato una progressiva ascesa legata all’apprezzamento nel settore cine/video, per il quale questi obiettivi sono ricercati da chi non possa affrontare il costo proibitivo dei più famosi modelli specifici.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

 


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1 COMMENT

  1. Another excellent and well researched article. Thank you, Marco, for this deep dive into the history of these lenses. It’s really great to see the contemporary reviews.

    For the longest time fd 100mm f/2 was my only fast short telephoto lens, and I enjoyed how compact it was. But ever since getting zuiko 100mm f/2 and especially 90mm f/2, fd 100mm is collecting dust as zuikos are superior to it in every way.
    Or at least that is my general impression after using these lenses and doing an infinity sharpness test.

    Would love to hear your opinion on FD vs Zuiko performance.

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