Canon FD 300mm 1:5,6 new

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; il teleobiettivo da 300mm di focale è un’ottica molto importante in un corredo 24x36mm, perché la sua copertura di 8° sulla diagonale, corrispondente ad un ingrandimento 6x rispetto al normale da 50mm, lo configura come un pezzo molto versatile e prezioso in tantissime circostanze, dalla ripresa di animali selvatici non troppo diffidenti alla documentazione di dettagli architettonici e paesaggistici ravvicinati con drastico taglio di inquadratura, dalla foto sportiva e di cronaca al ritratto, fino alla documentazione puntuale di soggetti ed eventi pericolosi o impossibili da riprendere a distanza più ridotta; soprattutto, il 300mm costituisce la più lunga focale le cui dimensioni, peso e fattore di ingrandimento permettano ancora ragionevolmente di utilizzarlo a mano libera, sia pure con la necessaria perizia.

Per queste ragioni il 300mm è spesso presente nel corredo del fotografo o dell’appassionato, in molti casi scelto per chiudere verso l’alto la scelta di focali disponibili, e la sua introduzione nel settore delle fotocamere 35mm si deve alla Carl Zeiss Jena che, nei primi tempi della WWII, mise in produzione il Sonnar 300mm 1:4 disegnato da Ludwig Bertele e predisposto per il box reflex della fotocamera Contax; all’epoca tale connubio di focale ed apertura era prodigioso e stupì il mondo ma, a partire dagli anni ’60, molte case aggiunsero un 300mm al loro sistema, a cominciare dal Nikon Nikkor e dall’Asahi Takumar.

In quella decade il brand Canon rimase alla finestra, apparentemente intento ad amministrare senza troppo slancio la transizione fra le sue eccellenti fotocamere a telemetro con attacco Leica a vite e le successive e molto più ordinarie reflex che mise a catalogo; in realtà la Casa stava preparando in gran segreto il colpo a sorpresa del sistema FD, introdotto nel 1971, nel quale era già previsto un teleobiettivo da 300mm, seppure di apertura abbastanza conservativa come 1:5,6.

 

 

Il sistema FD non perseguiva istituzionalmente la ricerca della massima compattezza e leggerezza, pertanto il nuovo Canon FD 300mm 1:5,6 del 1971 era piuttosto massiccio e la massa era penalizzata anche dal robusto collare di fissaggio al treppiedi; questa prima opzione fu sostituita nel 1973 da una versione evoluta che ne mantiene lo schema a 6 lenti in 4 gruppi ma sfrutta un design più moderno, eliminando gli elementi decorativi satinati cromo ed introducendo le caratteristiche scalfature parallele che fungono da presa per estrarre il paraluce telescopico e che rimarranno un elemento distintivo anche nei modelli successivi; nel 1973 era stato introdotto il nuovo trattamento antiriflessi multistrato S.S.C. (Super Spectra Coating) e sugli obiettivi che ne erano equipaggiati comparve la caratteristica sigla smaltata in rosso, tuttavia per il 300mm 1:5,6 si ritenne che il precedente antiriflessi Spectra Coating fosse sufficiente alla bisogna e questo modello fu denominato S.C.; il 300mm appena descritto rimase in produzione fino al 1977, anno in cui il 300mm 1:5,6 vide una piccola rivoluzione perché lo schema ottico venne sostituito da una configurazione più moderna e appena calcolata che prevedeva una struttura più semplice e leggera con sistema di messa a fuoco interna che rendeva la messa a fuoco molto più morbida e gestibile; in concomitanza con questo importante aggiornamento fu anche rivisto completamente il barilotto, introducendo una nuova versione allungata e di diametro ridotto nella quale un paraluce telescopico di grandi dimensioni e un’ampia ghiera gommata di messa a fuoco occupavano quasi interamente la sua superficie, una struttura che faceva segnare una drastica riduzione del peso, al punto che l’applicazione di un collare accessorio di fissaggio per treppiedi non fu più prevista; come ulteriore perfezionamento venne anche applicato l’antiriflessi multistrato Super Spectra e l’obiettivo venne denominato S.S.C.; questa terza versione, ancora provvista dell’originale sistema di fissaggio a collare detto “breech lock”, rimase a catalogo fino al 1979, quando comparve il quarto ed ultimo modello, col barilotto stilizzato secondo i canoni estetici della nuova serie FD new, baionetta di attacco rapido priva di collare, finitura completamente nera e ghiera di messa a fuoco gommata ulteriormente estesa, a scapito del paraluce telescopico; il protagonista delle note odierne è proprio questa definitiva versione.

 

 

Le configurazioni di schema ottico per il Canon FD 300mm 1:5,6 che hanno scandito l’intera vita del sistema sono dunque equamente distribuite fra le varie versioni: il modello originale a 6 lenti in 4 gruppi fu impiegato nei primi due modelli, uscendo di scena nel 1977 quando il 300mm 1:5,6 S.C. fu ritirato dal mercato; lo schema successivo, più semplice, moderno, leggero e con messa a fuoco interna, esordì nel 1977 con il 300mm 1:5,6 S.S.C. e rimase invariato fino al pensionamento della linea FD.

 

 

La revisione dello schema ottico con l’importante introduzione della messa a fuoco interna fu pianificata nel 1977 quando venne calcolata questa nuova architettura e ne fu prevista l’applicazione anche a 2 modelli di gamma superiore, il Canon FD 300mm 1:4 e il Canon FD 300mm 1:4 L che, affiancati al più economico 300mm 1:5,6, costituivano un tris in grado di soddisfare le esigenze di tutti i fotoamatori, da quello alle prime armi al più smaliziato; come nota a margine, il Canon FD 300mm 1:4 L fu il primo obiettivo a fregiarsi del celebre filetto rosso e della denominazione L e anche l’unico di tale serie a prevedere ancora, nei primi esemplari, la baionetta di fissaggio con l’originale collare “breech lock”.

 

 

Escludendo le versioni più prettamente professionali di grande apertura 1:2,8, a fine anni ‘70 la serie di 300mm Canon FD più abbordabili e diffusi comprendeva quindi l’FD 300mm 1:4 L (commercializzato nel Dicembre 1978 col vecchio attacco “breech lock” compresente al filetto rosso con designazione “L” e poi aggiornato ad FD new con attacco privo di collare nel Maggio 1980), l’FD new 300mm 1:4 convenzionale (lanciato nel Giugno 1979) e l’FD new 300mm 1:5,6 (parimenti introdotto nel Giugno 1979 ma già presente con tale schema ottico dal Marzo 1977 come 300mm 1:5,6 S.S.C. “breech lock”); questa tipologia di schema ottico con messa a fuoco interna utilizzata nei 3 modelli esordì quindi nel 1977 sul 300mm 1:5,6, passando poi al 300mm 1:4 L del 1978 e al 300mm 1:4 normale del 1979.

I primi studi sulla fattibilità di un teleobiettivo con sistema di messa a fuoco interna attuata da un piccolo doppietto di lenti collate situato nella parte posteriore dello schema furono avviati nel 1974 da Kikuo Momiyama, celebre progettista Canon a cui si deve la paternità di pezzi leggendari come gli FD 14mm 1:2,8 L ed EF 24mm 1:1,4 S.S.C Aspherical.

 

 

Questo brevetto, la cui versione prioritaria giapponese fu depositata da Momiyama per conto di Canon in data 11 Settembre 1974, descrive appunto un teleobiettivo composto da un tripletto spaziato anteriore e da un doppietto collato posteriore, il cui movimento consente la messa a fuoco; questo modello semplificato a 5 lenti, che peraltro prevedeva l’utilizzo di costose lenti anteriori in fluorite, non ebbe uno sbocco commerciale diretto ma introdusse la raffinatezza della messa a fuoco posteriore che venne poi ripresa in seguito.

 

 

L’artefice della con figurazione definitiva fu Sadahiko Tsuji, un altro pezzo da Novanta di casa Canon che registrò a suo nome quasi 200 brevetti e che ha calcolato, fra gli altri, anche famosi obiettivi FD come lo zoom 85-300mm 1:4,5, il 50mm 1:1,4 aggiornato, il 100mm 1:2 o il 200mm 1:4 Macro; Tsuji-San, nel corso del 1977, perfezionò lo schema originale di Momiyama introducendo un sesto elemento, il caratteristico menisco posteriore molto incurvato posto davanti al doppietto della messa a fuoco interna, definendo un’architettura che divenne un classico per il Brand e che, alternando nel modulo anteriore elementi a dispersione più o meno elevata, verrà utilizzato negli FD 300mm 1:4, FD 300mm 1:4 L, FD 300mm 1:5,6 new, FD 400mm 1:4,5 ed FD 500mm 1;4,5 L.

 

 

L’elemento qualificante dell’economico e leggero Canon FD 300mm 1:5,6 new consiste proprio nella condivisione dei principi basilari di uno schema ottico moderno e che aveva dato vita a modelli professionali di alte prestazioni; in questa illustrazione ho affiancato gli schemi ottici dei Canon FD 300mm 1:4 L, FD 300mm 1:4 convenzionale e 300mm 1:5,6 new: come si può osservare, la struttura caratteristica rimane invariata e la maggiore economia che caratterizzava il modello 1:5,6 è stata perseguita semplificando il tripletto anteriore, nel quale è stata eliminata la terza lente trasformandolo in un doppietto; i 300mm 1:4 in versione L e normale condividono la stessa struttura, con questo distinguo: nel tripletto anteriore del tipo L la prima e terza lente sono realizzate con vetro UD a bassissima dispersione Ohara S-FPL-51, una tipologia che prevede un numero di abbe vD pari ad 81,6 e corrisponde alle specifiche standard dei vetri ED utilizzati da molti concorrenti, mentre nel 300mm 1:4 normale è stato utilizzato il vetro Ohara S-FSL5, corrispondente alle specifiche FK5 e con una dispersione molto contenuta ma leggermente superiore a quella del vetro precedente (numero di Abbe vD= 70,2); nel 300mm 1:5,6 new protagonista di questo articolo è stato mantenuto lo stesso vetro Ohara S-FSL5 a bassa dispersione per la prima lente dello schema mentre, logicamente, non è stata più sfruttata nel terzo elemento del tripletto in quanto eliminato; il modello 1:5,6 mantiene le stesse caratteristiche dei 300mm di categoria superiore anche nel resto dello schema, prevedendo a sua volta il caratteristico menisco molto incurvato e il doppietto per la messa a fuoco posteriore; notate come in quest’obiettivo il diaframma si trovi all’interno del sistema ottico, mentre nei 300mm 1:4 è posteriore.

Il Canon FD 300mm 1:5,6 new, economico e leggerissimo, condivide quindi uno schema molto moderno che prelude a buone prestazioni, nonostante la semplificazione introdotta rispetto ai 300mm più luminosi e costosi.

 

 

L’obiettivo si caratterizza per una sagoma stretta ed allungata, condividendo la tipica livrea nera con numerazioni in smalto bianco e verde fluorescente che è tipica della serie FD new introdotta nel Giugno 1979; la montatura anteriore è servita da un tappo C58 e accetta filtri da 58mm, le lenti sono trattate con antiriflessi multistrato e buona parte del barilotto è occupato da un ampio ed efficace paraluce telescopico; l’ampia ghiera di messa a fuoco gommata consente una regolazione estremamente precisa e confortevole grazie alle sue dimensioni e all’adozione di una caratteristica ereditata dai modelli superiori 300mm 1:4, 400mm 1:4,5 e 500mm 1:4,5, cioè il Vari-Pitch Cam: in pratica, la ghiera di messa a fuoco agisce in modo differenziato, prevedendo una corsa maggiore verso infinito e minore a distanze brevi; in tal modo la regolazione su grandi distanze risulta più micrometrica e precisa, agevolando l’operazione; il sistema flottante consente di focheggiare fino a 3 metri senza modificare fisicamente le dimensioni del barilotto.

L’obiettivo prevede il classico attacco FD new, con pulsante di sblocco e assenza di collare di serraggio, un nuovo modello che era ritenuto dal fabbricante più rapido nella fase di intercambio e rinunciava al famoso collare di serraggio in metallo godronato ma prevedeva anche componenti più soggette ad usura e/o di qualità inferiore rispetto alla produzione precedente; la ghiera dei diaframmi consente di chiudere fino a 1:32 (i 3 modelli precedenti si fermavano ad 1:22) e l’obiettivo eredita dai predecessori commercializzati fin dal 1971 la caratteristica di consentire la regolazione di fuoco fino ad oltre infinito, un dettaglio che consente una precisa regolazione di tale distanza anche in presenza di dilatazioni termiche delle lenti introdotte dal surriscaldamento del barilotto al Sole; l’obiettivo misura 198,5mm di lunghezza, quindi non è eccezionalmente compatto, tuttavia pesa appena 631 grammi (650 con i tappi), un valore estremamente ridotto che lo rende il compagno ideale per lunghe camminate nei centri storici o in montagna; infine, per l’obiettivo erano previste le custodie tipo LH-B24 ed LS-A.

L’adattamento sulle moderne digitali full-frame mirrorless più compatte, magari con stabilizzatore on camera, consente di realizzare un combo da poco più di un chilogrammo di peso, dettaglio che rende questo FD 300mm 1:5,6 new molto interessante per chi percorra lunghi tratti alla ricerca di dettagli architettonici o frequenti i sentieri di montagna per scatti ravvicinati dei massicci; naturalmente il peso-piuma e la facilità di messa a fuoco consentita dal sistema IF non sono elementi sufficienti in sé e il retaggio da economico pezzo entry-level possono generare scetticismo sulle reali potenzialità fotografiche del suo sistema ottico; ho quindi raccolto alcuni scatti realizzati personalmente con tale obiettivo, operando a mano libera con una mirrorless Sony 24x36mm nel corso di passeggiate, immagini che condivido per rendere l’idea del suo potenziale e dei relativi limiti.

 

 

Scattando a colori l’obiettivo produce immagini con sfumature accurate e una gradevole maschera di micro-contrasto che accentua la percezione soggettiva di nitidezza; chiudendo ad 1:8 oppure ad 1:11 la resa è piuttosto uniforme su tutto il campo e i risultati sono complessivamente di qualità inaspettata in un obiettivo così economico; lo spettro secondario è presente ma contenuto e la correzione automatica dei moderni RAW converter è sufficiente a minimizzarlo, mentre la consueta distorsione a cuscinetto, presente in molti teleobiettivi di lunga focale, in questo modello è ridotta al punto da risultare trascurabile, come si può osservare nella terza immagine, geometricamente non corretta in alcun modo.

 

 

Lavorando in monocromatico il contrasto vispo che caratterizza l’obiettivo permette di produrre immagini brillanti; nella prima immagine (scattata come le altre a mano libera con apertura 1:11 e stabilizzatore on camera attivo) si può notare la definizione soddisfacente ed uniforme fino ai bordi (la vignettatura meccanica ai bordi estremi di questa fotografia è causata da un anello adattatore imperfetto).

 

 

 

Nelle brochure d’epoca il fabbricante puntualizzava come il sistema di messa a fuoco interna condiviso con i modelli superiori garantisse anche una forma di compensazione delle aberrazioni e mantenesse una buona qualità anche alla distanza di messa a fuoco minima; in effetti questo è il crop parziale di un’immagine realizzata a 3 metri di distanza e il rendimento complessivo è certamente piacevole, pur mancando il dettaglio calligrafico di un obiettivo macro.

 

 

Non si può disquisire di teleobiettivi senza parlare anche di moltiplicatori di focale… In questo caso, trattandosi di un 300mm di estrazione economica e poco luminoso, l’abbinamento ad un duplicatore si configura come un’autentica forzatura, specialmente se non si tratta dello specifico Extender FD 2X A concepito per i teleobiettivi con focale da 300mm e oltre ma, nel mio caso, del meno specialistico Extender FD 2x B, nato per ottiche da 200mm di focale o inferiori; ho voluto in ogni caso forzare il sistema, abbinando l’Extender FD 2x B all’FD 300mm 1:5,6 new per ottenere un 600mm 1:11 e, per rincarare la dose, trattandosi di un obiettivo con una spiccata vocazione per l’uso a mano libera, ho provveduto ad utilizzarlo senza treppiedi, chiudendo il diaframma di 2 stop ad 1:11 (T= 22 effettivo), forzando un po’ il settaggio ISO e contando sull’esperienza e sull’efficacia dello stabilizzatore on camera per mettere a fuoco in live view e riprendere a mano con un simile ingrandimento; ecco lo scatto ad un fregio architettonico realizzato in questo modo.

 

 

Pur dovendo ammettere la criticità della prassi, il risultato fornito dal 300mm 1:5,6 new con duplicatore di focale originale e 2 stop di chiusura ha superato le mie aspettative, suggerendo come anche questa scelta estrema sia eventualmente praticabile, in situazioni di emergenza.

In campo automobilistico vengono denominate “bloopers” quelle vetture dall’aspetto pacioso ed insospettabile che nascondono invece sotto il cofano motori feroci e prestazioni inaspettate; quando utilizzo quest’obiettivo, acquistato online per pochi spiccioli, “blooper” è esattamente la definizione che ogni volta mi sovviene e che gli calza a pennello: un’ottica snobbata e sottostimata per decenni e che invece consente risultati assolutamente decorosi, permettendo addirittura un azzardo professionale in situazioni in cui la leggerezza e anche l’eventuale “sacrificabilità” dell’attrezzatura si sposino con l’esigenza di una inquadratura sostanzialmente tele; il vigore e la “modernità” della riproduzione lo rendono immediatamente simpatico e l’unico, perdonabile neo di questo autentico value for money è la lunghezza di circa 20cm, in sé non eccessiva ma appariscente in un barilotto così striminzito, mentre la morbidissima e precisa messa a fuoco interna risulta realmente di categoria superiore.

Questa serie di considerazioni impone anche un plauso generalizzato a tutto il corredo FD, i cui obiettivi garantiscono invariabilmente prestazioni di rilievo, indipendentemente dal modello utilizzato e dal suo posizionamento di gamma.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

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