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Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; in questa occasione parleremo di un obiettivo fotografico per il formato 35mm che si può definire storico, dal momento che rappresenta uno dei primi grandangolari con schema ottico dotato di uno spazio retrocale alle spalle dell’ultima lente così ampio da permettere il movimento di uno specchio reflex, consentendo quindi di applicarlo a questa categoria di fotocamere con indubbi vantaggi rispetto ai grandangolari destinati ad apparecchi a telemetro, quali la messa a fuoco reflex eseguita direttamente sul vetro smerigliato sfruttando l’immagine effettivamente proiettata dall’obiettivo e la possibilità di inquadrare e mettere in bolla con estrema precisione rispetto a mirini tipo Albada, esigenza particolarmente sentita coi grandangolari in riprese di architettura.

L’obiettivo in questione vanta un nobile lignaggio e si tratta dell’Angènieux Retrofocus Type R1 35mm 1:2,5 del 1950, un esemplare la cui denominazione allude chiaramente all’ampio spazio retrofocale disponibile e che nel tempo sarebbe entrata nel lessico comune ad identificare per antonomasia questa tipologia di schemi ottici.

 

 

Il nome Angènieux ha davvero bisogno di poche presentazioni nel settore, e sebbene le traversie economiche affrontate negli anni ’90 abbiano portato l’azienda prima in amministrazione controllata e poi ad occuparsi esclusivamente di progetti ottici militari/aerospaziali o per il cinema, il marchio gode tuttora di chiara fama legata ai suoi grandangolari retrofocus e ai suoi pregevoli zoom, alcuni dei quali, nelle ultime fasi della vecchia gestione, vennero destinati anche ai corredi fotografici 35mm come i modelli 35-70mm 1:2,5-3,5, 70-210mm 1:3,5 e 28-70mm 1:2,6 AF.

L’azienda venne fondata da Pierre Angènieux nel 1935 e si tratta di un lodevole esempio nel quale l’imprenditore è anche inventore, e molti dei progetti ottici alla base dei prodotti Angènieux sono stati calcolati da Pierre in persona; il lancio degli schemi retrofocali nel 1950 garantì all’azienda rinomanza mondiale e l’apprezzamento per il brand è confermato da molti esempi eloquenti, come l’utilizzo da parte di NASA di un luminosissimo Angènieux 25mm 1:0,95 cinematografico per le prime immagini ravvicinate del suolo lunare realizzate nel 1964 dalla missione Ranger 7.

 

 

Il 35mm 1:2,5 R1 (qui un bellissimo esemplare OGRA 2 / quarto tipo per l’italiana Rectaflex) è stato il primo modello Angènieux di tale categoria ad arrivare sul mercato e da molti viene considerato il primo grandangolare retrofocus per reflex effettivamente realizzato; premettendo comunque che ottiche simili erano già in uso da anni nel cinema per certe riprese a colori che imponevano tali caratteristiche, la paternità del primo grandangolare retrofocale per reflex vede in realtà una disputa fra Harry Zöllner / Rudolf Solisch di VEB Carl Zeiss Jena e appunto Pierre Angènieux, e tecnicamente la questione verte sul definire il momento effettivo nel quale il progetto ottico venne completato dalle parti, perché sebbene i fan tedeschi ascrivano al Flektogon la palma del vincitore, se consideriamo l’effettiva commercializzazione il primo a giungere sui banchi di vendita fu invece l’Angenieux (1950 contro 1952).

Prima di discutere questo argomento è tuttavia opportuno definire meglio il concetto di retrofocus.

 

 

Semplificando drasticamente, un grandangolare retrofocus si differenzia da un classico modello a struttura simmetrica (con lenti davanti e dietro il diaframma a configurazione quasi speculare) perché prevede un elemento aggiuntivo anteriore di tipo divergente che consente di aumentare lo spazio retrofocale (a parità di lunghezza focale e angolo di campo) lasciando allo specchio reflex lo spazio necessario per il suo movimento; il concetto è semplice ma il progetto in realtà si complica quando si viene chiamati a correggere le varie aberrazioni, alcune delle quali (come distorsione o aberrazione cromatica laterale) difficili da gestire in questo tipo di architetture.

A destra sono visibili 2 grandangolari Carl Zeiss Jena da 25mm 1:4 e 80^ di campo, il primo, a schema simmetrico tipo Topogon, prevede 2 coppie di lenti falciformi simmetricamente contrapposte, è estremamente compatto ma lo spazio posteriore è largamente insufficiente all’applicazione su un apparecchio reflex; il secondo esemplare invece prevede sempre una focale da 25mm e apertura 1;4 ma impiega uno schema retrofocus tipo Carl Zeiss Jena Flektogon, e si può notare come al modulo di base siano stati aggiunti 3 grossi elementi frontali, 2 divergenti e 1 convergente, che a parità di fattori incrementano drasticamente lo spazio retrofocale e in combinazione correggono anche varie aberrazioni; il nostro Angènieux Retrofocus Type R1 35mm 1:2,5 sfrutta proprio tali principi.

Torniamo ora alla disputa per il primato nel settore.

 

 

Nell’immediato Dopoguerra, recuperata una certa operatività nei martoriati stabilimenti di Jena ora sotto controllo sovietico, il Dr. Prof. Harry Zöllner assieme a Rudolf Solisch iniziò a lavorare su questo principio tecnico, forse anche perché nella DDR disponevano dei prototipi della reflex ideata a fine anni 30 da Zeiss Ikon Dresden e furono fra i primi a sviluppare apparecchi del genere per il formato 35mm, avvertendo quindi l’esigenza di grandangolari compatibili; questa pagina è estratta dallo Jenaer Jahrbuch dell’anno 2002, una sorta di almanacco periodico nel quale venivano descritti ed elencati i conseguimenti tecnici della DDR, e nello specifico il celebre progettista ottico di Carl Zeiss Jena Dr. Eberhard Dietzsch, a sua volta famoso per la paternità di molti obiettivi anche speciali, descrive la nascita dello schema ottico retrofocus di tale brand, battezzato Flektogon; come si può osservare, il Dr. Prof. Harry Zöllner, qui immortalato nel 1956 con i suoi collaboratori, completò il calcolo per il primo Flektogon (un 35mm 1:2,8) nell’Agosto 1949 (esattamente il giorno 13 di tale mese, come si desume da altri documenti tecnici).

 

 

D’altro canto, il relativo brevetto per lo schema ottico del Carl Zeiss Jena Flektogon 35mm 1:2,8 venne depositato da Zöllner e Solisch all’ufficio brevetti DDR solamente l’8 Marzo 1953, mentre come vedremo Pierre Angènieux consegnò l’analogo documento per il suo Retrofocus Type nel Febbraio 1950; come si può osservare, il brevetto del Flektogon 35mm 1:2,8 prevedeva 2 differenti “embodiments”, uno a 6 lenti e l’altro, più complesso, con 7 lenti e l’elemento posteriore trasformato in un doppietto collato; inizialmente la versione scelta per la produzione fu proprio quella più complessa con 7 lenti, impiegata nei primi Flektogon 35mm 1:2,8 e anche nel Flektogon 12,5mm 1:2,8 per cinema 16mm, salvo poi dirottare in seguito sulla versione a 6 lenti alternativa, evidentemente più economica da produrre.

Nella schermata ho inserito anche le 2 serie di dati grezzi del progetto, evidenziando in grafica quella relativa alla prima configurazione a 7 lenti.

 

 

Come si può notare, mentre molti retrofocus della primissima ora sfruttavano un modulo base con schema a tripletto o tipo Tessar a 4 lenti in 3 gruppi, nel Flektogon tale elemento sfrutta una più complessa struttura tipo Xenotar/Biometar, nella quale, in pratica, partendo dal Doppio Gauss simmetrico a 6 lenti in 4 gruppi con 2 doppietti cementati accanto al diaframma, si semplifica il doppietto posteriore trasformandolo in una lente singola e passando quindi ad una struttura asimmetrica a 5 lenti in 4 gruppi; probabilmente Zöllner e Solisch sfruttarono questo modulo più complesso perché consentiva una migliore correzione e anche perché la Carl Zeiss Jena aveva già ipotizzato uno schema del genere vari anni prima, quando il prototipo Versuch 1941 n° 7 da 35mm 1:2,8 che ne anticipava la struttura fu completato in data 24 Maggio 1941, come si deduce da questa rara scheda dell’epoca; i progettisti avevano dunque una base di partenza già sviluppata per aggiungere l’elemento divergente e creare il tipo Flektogon.

 

 

Se confrontiamo il Carl Zeiss Jena Flektogon 35mm 1:2,8 con il coevo Angènieux Retrofocus Type R1 35mm 1;2,5 osserviamo un approccio simile: in entrambi abbiamo infatti un elemento divergente anteriore di grosso diametro e molto spaziato che definisce le caratteristiche da retrofocus, tuttavia mentre nel Flektogon troviamo poi un modulo Xenotar/Biometar con lente posteriore sdoppiata e collata, nell’Angènieux abbiamo un gruppo tipo Zeiss Tessar a 4 lenti al quale risulta anteposto un quinto elemento convergente, probabilmente sfruttato per compensare la distorsione geometrica.

Come nota a margine, il grande spazio richiesto fra il o gli elementi divergenti anteriori e il modulo base ha sempre compromesso la compattezza di questi obiettivi, e infatti studiando i brevetti dei modelli più miniaturizzati previsti per il sistema Olympus OM; come lo Zuiko 35mm 1:2,8, si osserva come i progettisti avessero profuso un notevole impegno proprio per ridurre tale spazio e di conseguenza l’ingombro longitudinale del sistema.

 

 

Riprendendo il discorso sulla cronologia effettiva del primo retrofocus per reflex 35mm, il brevetto dell’obiettivo francese venne depositato a nome di Pierre Angènieux in persona e con richiesta prioritaria francese in data 17 Febbraio 1950; in questo caso non sappiamo con esattezza quando Angènieux avesse effettivamente completato il calcolo ottico prima di predisporre e consegnare la richiesta di brevetto, tuttavia se quest’ultima risale al 17 Febbraio 1950 e il calcolo del Flektogon fu ultimato il 13 Agosto 1949 e possibile che entrambi i disegni siano stati ultimati nello stesso periodo, pertanto non mi sento di attribuire all’uno o all’altro il ruolo di primogenito; se invece consideriamo l’effettiva comparsa sul mercato, ovviamente non c’è storia perché l’Angènieux era in vendita nel 1950 e il Flektogon sono a partire dal 1952, peraltro inizialmente limitandosi all’area COMECON.

 

 

Un’altra curiosa analogia con il Flektogon di Carl Zeiss Jena riguarda proprio il brevetto, dal momento che anche nel caso dell’Angènieux 35mm 1:2,5 sono previsti 2 “embodiments” in alternativa, e anche qui uno di essi è più complesso e prevede una lente aggiuntiva cementata all’elemento posteriore del sistema; infatti possiamo notare come nel secondo schema il doppietto posteriore del modulo “tipo Tessar” (in pratica l’ultimo elemento dello schema verso la fotocamera) non sia più il classico doppietto cementato con una lente divergente e una convergente unita assieme ma nel caso specifico le lenti collate sono diventate 3, portando quindi a 7 il numero complessivo degli elementi; tuttavia, contrariamente a quanto avvenne a Jena, per il 35mm 1:2,5 Angènieux Retrofocus Type 1 fu adottata invece la configurazione più semplice a 6 lenti.

 

 

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Rendiamo pertanto omaggio al nostro Angènieux R1 e non manchiamo di notare anche la sua peculiare apertura massima, vezzosamente spinta già allora ad 1:2,5, perché un Angènieux deve per forza essere speciale, noblesse oblige.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

 


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