Nikon F2. Accessori (prima parte)

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; continuando nella celebrazione della mitica Nikon F2 nel cinquantenario della sua presentazione procedo ora alla descrizione dei suoi numerosi accessori, seguendo il principio informatore di prendere in considerazione quelli creati esclusivamente per tale fotocamera e anche quelli che erano stati concepiti in origine per la Nikon F e che, per caratteristiche tecniche e di design, sono in grado di abbinarsi solamente alla F2.

Pur escludendo le ottiche Nikkor, accessori macro/repro, filtri, paraluce ed altri elementi che sono un comune retaggio di tutti i corpi Nikon, la serie di accessori confezionata per la F2 è così estesa che la relativa trattazione verrà distribuita in 3 differenti articoli, dei quali questo è il primo.

 

 

La Nikon F2 arrivò nel 1971 ereditando l’impostazione generale e numerose caratteristiche peculiari della fortunatissima antenata Nikon F, ivi compresa la possibilità di rimuovere ottica, dorso, mirino e vetro di messa a fuoco per allestire la fotocamera in conformità alle esigenze operative più particolari e diversificate.

 

Questa prerogativa ha permesso ai tecnici della Nippon Kogaku di disegnare un sistema di accessori estremamente articolato e in grado di affrontare serenamente le situazioni professionali più complicate, confermando anche con la F2 il già consolidato assioma che abbinava idealmente fotocamera Nikon a corredo altamente professionale

 

 

Confesso che non è stato semplice definire e documentare l’intera linea di accessori esplicitamente creati per la Nikon F2, dei quali stiamo osservando un elenco molto articolato e tuttavia incompleto (da questa serie mancano infatti i lampeggiatori dedicati alla sua speciale slitta per accessori laterale e i relativi complementi); per la F2 sono infatti state realizzate svariate borse pronto, mirini normali ed esposimetrici di vario tipo con relativi oculari, lenti di correzione diottrica, visori a 90°, ingranditori, illuminatori e Servo-EE per l’automatismo (questi ultimi già discussi in un altro articolo monotematico disponibile su NOCSENSEI), numerosi vetri di messa a fuoco, dorsi ad alta capacità con relativi accessori, dorsi datari, motori di avanzamento di vario tipo con una caterva di alimentatori, cavi di interfaccia, intervallometri e comandi a distanza a luce modulata e via radio, lampeggiatori normali e stroboscopici con la prevedibile sequela di alimentatori, cavi ed accessori vari, oltre a slitte di adattamento speciali; non mancano neppure raccordi per la famosa gamma di microscopi Nikon e un sistema per riprese all’oscilloscopio!

Partiamo dunque per questo intrigante viaggio nel corredo F2.

 

 

Prendiamo innanzitutto in considerazione la classica borsa pronto; dove i concorrenti prevedono un modello per ogni corpo macchina, o al meglio un paio, per la F2 esistono addirittura 6 varianti di 3 tipi diversi; abbiamo infatti 3 borse rigide, 2 semi-rigide ed una morbida.

Nel primo caso troviamo il tipo CH-4 per corpo F2 con ottica standard, il tipo CH-5 per il corpo ed un obiettivo più corpulento (fino alle dimensioni dello Zoom-Nikkor 43-86mm 1:3,5) e il CH-11 che accoglie il combo precedente con l’aggiunta del Servo-EE tipo DS; nei modelli semi-rigidi è presente il tipo CF-1 per corpo con ottica standard e CF-2 per macchina ed obiettivo fino ad 85mm di focale; infine, la borsa morbida CS-12 accoglie la F2 con ottica di dimensioni normali e alla bisogna può essere collassata su se stessa per trasportarla a parte con ridotto ingombro.

 

 

La prima linea di accessori intercambiabili del corpo macchina riguarda una corposa serie di mirini; la Nikon F2 fu infatti equipaggiata con 5 mirini esposimetrici Photomic (DP-1, DP-2, DP-3. DP-11, DP-12) e 4 mirini privi di esposimetro, tuttavia nel primo caso solitamente si trattava di un equipaggiamento fornito di fabbrica che definiva anche il relativo modello (F2 Photomic, F2S, F2SB, F2A, F2AS), pertanto è convenzione comune considerare come mirini accessori intercambiabili solamente quelli privi di esposimetro; vediamo le loro caratteristiche.

 

 

Il primo mirino, definito DE-1, è a pentaprisma semplice, risulta molto compatto (lo scafo esterno segue in pratica il profilo dell’elemento in vetro), pesa appena 100g, fornisce un ingrandimento all’oculare di 0,8x con estrazione pupillare di 15-18mm e una copertura del 100%, tipica caratteristica dei corpi Nikon professionali; il DE-1 garantisce la massima leggerezza e compattezza al complesso e caratterizza la F2 con la stessa, iconica estetica che rese famosa la F2, col suo mirino a pentaprisma simile ad una piramide applicata sul corpo, una geniale idea del famoso designer nipponico Yusaku Kemekura che firmò anche numerosi advertising anni ’60 della Nippon Kogaku; il top è impreziosito da un rivestimento analogo a quello del corpo macchina e sulla sinistra è presente un contatto che si interfaccia a certi flash Nikon dedicati quando li applichiamo alla slitta di servizio a sinistra del mirino e garantisce l’accensione di una piccola spia nel mirino quando il lampeggiatore è carico e pronto a scattare.

Il vero limite del DE-1 è l’assenza di esposimetro, dettaglio a volte trascurato dai professionisti ma che negli anni ’70 cominciava ad essere meno gradito rispetto al decennio precedente; questa caratteristica è peraltro condivisa anche dai 3 modelli che vedremo in seguito e costituisce un po’ il limite di un apparecchio nel quale l’esposimetro non è presente sul corpo macchina stesso.

 

 

Per abbinarsi ai corpi F2 con le 2 finiture disponibili, il mirino DE-1 era disponibile sia in livrea cromata che nera; a tale proposito, nei mirini intercambiabili di tale fotocamera le scelte cromatiche risultano leggermente caotiche, perché i 5 Photomic esposimetrici sono invariabilmente neri, a prescindere dalla finitura del corpo, il mirino a pentaprisma DE-1 e quello d’azione DA-1 sono sia cromati che neri, il pozzetto DW-1 ha tutte le strutture sollevabili solamente nere ma con base cromata e, infine, il mirino ingranditore DW-2 è solamente e interamente nero…

 

 

Proseguendo oltre, il mirino d’azione DA-1 è un corpulento accessorio, anch’esso ereditato dal sistema F, con un grosso elemento in vetro dotato di superficie parzialmente argentata ed impostazione di fabbrica a -7 diottrie che garantisce la visione dell’intera immagine (100% del campo inquadrato, ingrandimento 0,7x) stando con l’occhio a ben 60mm dall’oculare, oppure, rimanendo a 20mm di distanza, è possibile spostare l’occhio di 16mm in verticale o 24mm in orizzontale in tutte le direzioni mantenendo comunque il controllo completo dell’inquadratura.

Questo mirino pesa ben 310g per quasi 72mm di spessore ma permetteva al fotografo di cronaca di inquadrate la scena in contesti concitati tenendo la macchina relativamente distante dall’occhio, un po’ come si fa oggi con le moderne digitali osservando l’anteprima dell’immagine inquadrata sul monitor posteriore tenendo la fotocamera in mano, e forniva chiari vantaggi rispetto al mirino convenzionale oltre a risolvere un annoso problema per i portatori di occhiali.

Il DA-1, come detto, era fornito sia in allestimento satinato cromo che nero e, contrariamente al DE-1, non prevedeva il contatto laterale con la relativa spia nel mirino per il pronto flash.

 

 

Il mio esemplare new-old-stock con la confezione e l’imballo in materiale sintetico; siccome l’oculare posteriore è di grandi dimensioni (il soprannome corrente era “televisore”) ed esposto, tale modello non prevedeva solamente il tappo quadrato a pressione per la parte inferiore ma anche una seconda cortina in plastica che si inseriva in due guide ai lati del mirino e serviva a proteggerlo quando non era in uso.

 

 

Per chi sognava un’Hasselblad in miniatura, o aveva particolari esigenze come scattare dal livello del suolo o riprodurre in verticale, era disponibile un mirino a pozzetto denominato DW-1; anche questo modello deriva dal corrispondente esemplare per Nikon F (subito riconoscibile per la classica “F” al centro dell’anta frontale) e la prima di molte retro-compatibilità fra Nikon F ed F2 riguarda proprio i mirini: infatti il loro sistema di aggancio e le relative quote sono identici ed è quindi possibile montare i mirini non esposimetrici per F sulla F2, tuttavia non è vero il contrario perché nei mirini per F2 la piastrina col brand name NIKON cubitale è applicata ad ogni mirino e non è presente sul corpo, viceversa nella F è applicata a sbalzo sul corpo e non sui mirini, pertanto se mettiamo un mirino F2 sulla F la piastrina NIKON frontale farà interferenza con l’analogo dettaglio fissato sul corpo, impedendo il montaggio, mentre se mettiamo il mirino della F su una F2 la macchina risulterà “sbrandizzata” perché la piastrina NIKON che normalmente vediamo è nel mirino, e su quelli per F è assente; notate come la stessa documentazione ufficiale dell’epoca specifichi che, rimuovendo dal mirino la piastrina incriminata, risulta possibile anche il montaggio inverso del mirino F2 su corpo F.

Tornando al FW-1, tale mirino prevede un cappuccio estraibile con una lente centrale da 5x per la messa a fuoco di precisione, ovviamente visualizza il 100% del campo inquadrato e una volta chiuso garantisce alla F2 la massima compattezza e leggerezza; la finitura esterna è la stessa del modello per F ed esibisce questa curiosa bicromia, con la base satinata cromo e il resto degli elementi neri; il peso è di appena 90g e anche questo modello, come gli altri, prevede come accessorio un tappo protettivo in plastica per la parte inferiore e una custodia rigida in pelle.

 

 

Infine, il 6x focusing finder DW-2 è un mirino simile ad un oculare ingranditore (in effetti è proprio questo), con una parte ottica molto sofisticata composta da 5 lenti in 3 gruppi; questo accessorio veniva utilizzato con particolari vetri di messa a fuoco (anche con riscontro a parallasse come il tipo M) in macro- e microfotografia e consente un’ampia correzione diottrica per adattarlo a difetti di vista, addirittura da -5 a +3 diottrie, con una distanza di lavoro di 16-19mm; il DW-2 pesava 230g, prevedeva solamente la finitura nera ed era fornito con tappo inferiore e conchiglia oculare in gomma con relativa ghiera di fissaggio.

Non contenta di aver messo in cantiere ben 9 mirini, fra Photomic e modelli senza esposimetro, la Nippon Kogaku ha realizzato anche altri complementi per questi accessori.

 

 

Per i mirini Photomic venne innanzitutto prevista una conchiglia oculare in gomma per evitare fastidi con illuminazione laterale (ovviamente inutilizzabile per gli occhialuti come me) e fu necessario allestire un modello specifico per F2 a causa della filettatura dei relativi mirini non compatibile con quella di altre Nikon.

 

 

Tenendo conto che i mirini Photomic sono prodotti in fabbrica con un settaggio diottrico di -1 diottrie, corrispondente ad un soggetto osservato ad 1 metro di distanza, l’azienda realizzò anche una serie di lenti di correzione diottrica per i portatori di occhiali che volessero utilizzare la fotocamera senza indossarli, mettendo a disposizione lenti standard da -5, -4, -3, -2, 0. +0,5, +1, +2, +3 diottrie; eventualmente la lente 0 poteva fungere da protezione per il mirino da graffi e polvere.

 

 

Nei mirini Photomic era anche possibile applicare il mirino angolare a 90° Nikon DR3, utile quando si effettuavano riproduzioni con la fotocamera in verticale e non si avevano a disposizione mirini come il DW-1 e il DW2; per adattarlo su F2 serviva uno specifico raccordo intermedio ed era poi possibile ruotarlo di 360° permettendo quindi di inquadrare anche da sotto.

 

 

Sui mirini Photomic si poteva applicare anche l’oculare ingranditore 2x, un accessorio che ingrandiva 2 volte la porzione centrale dell’immagine, facilitando la messa  fuoco in macrofotografia ed altre situazioni critiche (se vogliamo era un po’ l’antesignano del moderno sistema di messa a fuoco in live-view ad immagine ingrandita); terminata tale operazione il cilindro con gli elementi ottici si poteva ribaltare di 180° verso l’alto, consentendo la visione dell’intero campo inquadrato; questo accessorio è equipaggiato anche con un sistema incorporato di correzione diottrica da -5 e +1 diottrie.

 

 

Fra i componenti retaggio del sistema Nikon F che vennero riciclati ed ufficialmente pubblicizzati per Nikon F2 c’è anche questo illuminatore per mirino DL-1 (qui infatti montato su una F Photomic FTn del 1969); questo dispositivo accendeva una piccola lampadina davanti alla presa di luce del Photomic destinata ad illuminare il galvanometro nel mirino in condizioni di luce scarsa, ed ai tempi della F2 era ovviamente un pezzo tecnicamente obsoleto (basta osservare la batteria al mercurio da 1,35v che utilizza, quando la F2 era passata ab origine al più moderno tipo da 1,5 all’ossido d’argento), tuttavia le quote meccaniche (filettatura dell’oculare, altezza, distanza) erano compatibili e pertanto il DL-1 si poteva montare sia sul Photomic DP-1 della prima Nikon F2 Photomic del 1971 che sul successivo DP-11 fornito con la FAS prodotta dal 1977 al 1980.

 

 

Infine, un particolare mirino ancora presente nel corredo F2 era il DF-1, un modello a proiezione fisheye che copriva circa 160° di campo e veniva utilizzato per centrare l’inquadratura utilizzando alcuni obiettivi Fisheye-Nikkor non retrofocus che richiedevano il sollevamento dello specchio per il montaggio, come il Fisheye-Nikkor 6mm 1:5,6 da 220° e il Fisheye-Nikkor OP 10mm 1:5,6 da 180° a proiezione ortografica; il mirino prevedeva una slitta compatibile con quella presente attorno al nottolino di riavvolgimento della F2 e serviva, appunto, solo per definire il centro dell’inquadratura dal momento che le ottiche di destinazione prevedevano una copertura angolare decisamente superiore.

Il secondo gruppo consistente di accessori per la Nikon F2 è costituito dai vetri di messa a fuoco intercambiabili, strumenti essenziali per personalizzare la fotocamera ed adeguarla a particolari obiettivi o situazioni d’uso.

 

 

I vetri per F2 sono montati all’interno di un telaio metallico rifinito in grigio opaco e sono costituiti (salvo modelli speciali) da una lastrina con satinatura nella parte inferiore e struttura di Fresnel in quella superiore abbinata ad una lente condensatrice di maggiore spessore, una combinazione che garantiva una distribuzione luminosa molto buona a scapito di peso e ingombro; i vetri sono un altro elemento di compatibilità trans-generazionale perché il sistema di sblocco dei mirini, e quindi dei vetri di messa a fuoco che utilizzano un elemento comune, è identico su Nikon F ed F2, pertanto anche la struttura dei vetri e il relativo telaio sono stati mantenuti invariati ed è possibile un libero interscambio dei relativi vetri fra le 2 fotocamere; inoltre, e questo dettaglio è meno conosciuto, anche la parte ottica dei vetri per Nikon F3 è identica, mentre il telaio è ormai incompatibile con i vecchi modelli, tuttavia è possibile prelevare gli elementi ottici di un vetro F3 e inserirli nel telaio di un vetro F o F2 (previa rimozione del componente originale, ovviamente), rimontare il tutto ed ottenere un elemento funzionale; io stesso a inizio anni ’90 ho eseguito questa operazione acquistando – ovviamente nuovo – un vetro tipo P per F3 ed inserendolo in un telaio da F2 per avere su tale fotocamera questa versione difficile da trovare.

 

 

I vetri per F2, quasi tutti analoghi ai corrispondenti per F, prevedono svariate tipologie definite con sigle alfabetiche da “A” ad “R” (in realtà esiste anche una ulteriore versione “S” che tuttavia, come vedremo, veniva fornita solo con allestimenti speciali); fra i diversi modelli esiste anche qualche ridondanza: ad esempio, nei tipi “A” ed “L” l’unica differenza è nell’inclinazione del telemetro di Dodin centrale, così come i tipi “A”, “J” e “K” sono molto simili, uno presentando al centro il telemetro di Dodin, uno i microprismi ed il terzo entrambi; fra i modelli particolari si possono segnalare la versione “M” con croce centrale di messa a fuoco a parallasse, il tipo “R” con telemetro di Dodin ottimizzato per non annerirsi anche con obiettivi poco luminosi (1:5,6) e, soprattutto le versioni “G” ed “H” che si basano principalmente sul fuoco a microprismi e sono, in realtà, 2 famiglie di vetri (G1, G2, G3, G4 e H1, H2, H3, H4), ciascuno ottimizzato per uno specifico range di focali e/o aperture per fornire la massima brillantezza d’immagine e la più immediata percezione della corretta messa a fuoco.

Infine, il già citato modello “P” non ha caratteristiche speciali ma incorporando un settore perimetrale con satinatura e lente di Fresnel, corona centrale di microprismi con telemetro di Dodin ad immagine spezzata orientato di 45° e doppio riferimento ortogonale per inquadratura e messa in bolla risulta a tutti gli effetti un implemento rispetto al classico tipo “K” fornito di serie sulle Nikon a partire dagli anni ’70 ed è molto funzionale nell’uso pratico.

 

 

Chi ha sufficiente anzianità sul campo da aver utilizzato tale generazione di fotocamere ricorderà come la funzionalità ottimale dei vetri durante la messa a fuoco dipendesse dalla focale e dall’apertura degli obiettivi utilizzati, pertanto si rese necessaria una complessa tabella che prendeva in considerazione tutti gli obiettivi Nikkor allora disponibili a catalogo ed indicava il grado di compatibilità più o meno favorevole di ciascun vetro con ogni ottica, sebbene nella maggioranza dei casi i problemi reali riguardassero principalmente l’oscuramento delle “mezzelune” centrali nel telemetro di Dodin utilizzando ottiche poco luminose, e il fotografo poteva ovviare focheggiando sull’area esterna finemente smerigliata, naturalmente prestando molta attenzione.

 

 

Per complicare ulteriormente la vita a chi utilizzava vetri di messa a fuoco speciali, con certi accoppiamenti la luminosità trasmessa dal vetro risultava anomala, e siccome gli elementi sensibili dell’esposimetro incorporato nel mirino Photomic leggevano proprio sulla superficie di tale vetro si rendeva necessaria una staratura intenzionale per “ingannare” la fotocamera ed ottenere esposizioni corrette; i misteriosi riferimenti presenti sulla ghiera esterna del selettore ASA dei Photomic, accanto al triangolino per il settaggio della sensibilità standard, servono proprio a questo scopo e consentono di starare l’esposimetro compensando l’errore introdotto dalla particolare accoppiata vetro/obiettivo.

 

 

Per sapere come comportarsi occorreva quindi consultare una nuova, complessa tabella che riportava gli accoppiamenti fra obiettivi e vetri di messa a fuoco e indicava le eventuali correzioni richieste; come si può osservare, salvo casi sporadici, la maggioranza delle anomalie riguarda le 2 famiglie di vetri “G” ed “H”, già citati in precedenza per le loro caratteristiche molto particolari.

 

 

La libera intercambiabilità fra i vetri F ed F2 portava anche a paradossi come questo, ovvero una brochure della Nikon F e dei relativi vetri di messa a fuoco pubblicata nel 1973 (anno in cui effettivamente tale modello risultata ancora prodotto), quando la F2 era sui banchi di vendita ormai da 2 anni, una scelta forse suggerita dal fatto che, appunto, tali vetri in fondo fossero gli stessi della nuova F2 che si stava affermando; ho aggiunto questo documento perché il vetro tipo “P” discusso in precedenza viene ufficialmente denominato “Apollo Screen” e il testo specifica che venne sviluppato appositamente per il programma spaziale statunitense, che effettivamente ha sfruttato spesso corpi Nikon F: un dettaglio davvero cool; l’altro elemento sviluppato per le Nikon F “NASA” fu la leva di carica rivestita in plastica nera, introdotta anche sugli ultimi esemplari di serie (denominati infatti “Nikon F Apollo”) e poi ereditata dalla F2.

Osservate come, partendo degli ultimi anni della Nikon F arrivando a fine carriera della F2, le versioni aggiunte siano state solo il tipo “R” con telemetro di Dodin modificato per le ottiche poco luminose e lo speciale tipo “S” che vedremo poi con i dorsi data.

 

 

Naturalmente anche questo documento era accompagnato da una tabella di compatibilità fra vetri ed obiettivi, e risulta curioso come il tipo “K”, “L” e “P” risultino altamente raccomandati con TUTTI i Nikkor presenti in elenco, compresi i modelli di apertura molto ridotta che causavano l’inevitabile annerimento del telemetro centrale: evidentemente chi confezionò la tabella considerava sufficiente la possibilità di focheggiare sul vetro smerigliato.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

(la trattazione prosegue nel successivo articolo con la seconda parte)

 

 

 

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2 Comments

  1. Antonio Reply

    Buonasera, complimenti per il meraviglioso articolo!

    Sto cercando una conchiglia di gomma per la mia F2AS e sembra impossibile 🙁 mi sapreste dare qualche dritta? Sapete se uno dei modelli DK-.. si avvita correttamente nel DP-12?

    Grazie mille!

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