Obiettivi Leitz anomali anni ‘50

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; gli anni ’50 per l’azienda Leitz sono stati un punto di svolta perché nel corso di questa decade l’azienda ha messo in campo coraggiosi investimenti, installando a Wetzlar computer all’avanguardia realizzati da Zuse ed Elliott, dando il via alla complessa esperienza canadese e progettando un’intera generazione di nuovi obiettivi che costituivano una decisa svolta rispetto ai retaggi anteguerra che si trascinavano ancora nel corredo; infatti in tale periodo vennero definite ottiche famose come il Super-Angulon 21mm 1:4 (in partnership con Schneider Kreuznach), il Summaron 28mm 1:5,6, il Summaron 35mm 1:2,8, il Summicron 35mm 1:2, l’Elmar 50mm 1:2,8, il Summicron 50mm 1:2, il Summilux 50mm 1:1,4, il Summicron 90mm 1:2 e l’Elmarit 90mm 1:2,8, ai quali si possono tranquillamente aggiungere anche i Summilux 35mm 1:1,4, Elmar 65mm 1:3,5 ed Elmar 135mm 1:4, presentati nel 1960 ma calcolati in precedenza; la presentazione della nuova ed avanzata Leica M3 con attacco a baionetta e la sfilza di inediti e performanti obiettivi garantì un notevole rilancio al brand e ancora oggi gli obiettivi di quell’epoca, interamente in metallo e satinati cromo, stregano col loro fascino molti appassionati, fra i quali sicuramente il sottoscritto.

In questa sede voglio mostrare alcune particolarità legate al parco ottiche Leitz anni ’50, discutendo prototipi o versioni speciali della linea Summaron 35mm e pezzi unici di Summicron 50mm.

 

 

Il Summaron 35mm 1:3,5 è un obiettivo genericamente negletto e sottovalutato, spesso anche per la caratteristica di sublimare lubrificanti sulle lenti all’altezza del diaframma che creano uno strato appiccicoso al quale negli anni aderisce la polvere aspirata dal movimento dell’elicoide, pertanto molti esemplari risultano “appannati” e non in grado di rendere al 100%; viceversa un Summaron 35mm 1:3,5 ben pulito e registrato fornisce tuttora risultati davvero soddisfacenti e costituisce anche un obiettivo importante dal punto di vista storico e tecnico perché nell’immediato dopoguerra sostenne praticamente da solo la richiesta nel settore grandangolare e traghettò il sistema Leitz dal modesto Elmar 3,5cm 1:3,5 prebellico fino ai successivi e definitivi progetti Summilux e Summicron 35mm.

Queste immagini le realizzai nel 2022 proprio con un Summaron 3,5cm 1:3,5 e si può apprezzare come il suo rendimento fosse lodevole e sfruttabile fino ai bordi, definendo un evidente passo avanti rispetto al precedente Elmar di pari focale e luminosità.

 

 

Il Summaron 35mm 1:3,5, probabilmente già in abbozzo durante gli anni di guerra, si caratterizzava per uno schema ottico Doppio Gauss a 6 lenti in 4 gruppi molto più sofisticato e performante rispetto a quello del precedente Elmar 3,5cm 1:3,5, e rispetto a quest’ultimo produceva una superiore nitidezza ai bordi e garantiva un’illuminazione periferica decisamente migliore e sfruttabile anche col più critico film a colori; questo modello era pronto per la produzione fin dal 1946, tuttavia le matricole dei primi lotti corrispondono al 1949; l’obiettivo venne inizialmente proposto in attacco a vite e con l’arrivo della Leica M3 anche con baionetta M, sia in configurazione standard con necessità di mirino accessorio esterno che in versione con “occhiali” specifici per il mirino di tale fotocamera; nel frattempo venne calcolata una versione di maggiore apertura grazie al nuovo vetro lanthanum Crown LaK9 già usato nel Summicron 50mm 1:2, e nel 1958 l’obiettivo venne affiancato dal Summaron 35mm 1:2,8, anch’esso proposto con attacco a vite e a baionetta M; entrambi i modello uscirono di listino nel 1960 e come si può osservare il loro percorso fu scandito da diverse varianti; vediamo ora alcuni esemplari particolari assemblati in questo interregno.

 

 

Il Summaron 35mm 1:3,5 esordì a fine anni ’40 in attacco a vite e con una montatura meccanicamente semplice che prevedeva indici riportati sul disco alla sua base come nell’Elmar 50mm 1:3,5 e messa di fuoco girevole; questo significa che modificando la distanza tutta la parte anteriore dell’obiettivo ruotava, magari rendendo più difficile leggere a colpo d’occhio i valori impostati o rischiando di compromettere il fuoco agendo all’ultimo momento sulla ghiera delle aperture; allora Leitz allestì un prototipo meccanicamente più evoluto che sfruttava un elicoide con guide ad avanzamento lineare chiuso all’interno di una struttura, mentre distanze ed indici della profondità di campo venivano riportati sulla superficie verticale del basamento e della ghiera di messa a fuoco; l’appartenenza ad una serie prototipica è immediatamente palesata dalla matricola anomala 0000116 mentre le soluzioni proposte, funzionali ed anche esteticamente piacevoli, nel 1954 vennero trasferite nella versione a baionetta M, con minime modifiche.

 

 

Un secondo prototipo di Summaron 3,5cm 1:3,5 definisce il passaggio dalla montatura a vite LTM alla baionetta M; questa evoluzione avvenne nel 1954 per equipaggiare con un grandangolare la Leica M3, sebbene quest’ultima fosse formalmente sprovvista delle relative cornicette, e il primo tipo proposto faceva sue le soluzioni viste nell’obiettivo prevedente, risultando quindi molto compatto; la mancanza di cornicette per la focale 35mm imponeva tuttavia di equipaggiare la M3 con un mirino esterno, come lo specifico SBLOO per 35mm oppure il multifocale VIOOH.

Questo esemplare è proprio il prototipo della prima versione a baionetta M; priva dei caratteristici “occhiali” di correzione per il mirino della M3 presenti in altre versioni dedicate; l’obiettivo è praticamente identico al modello definitivo prodotto in serie ma, come si può osservare, sulla ghiera frontale è assente il numero di matricola.

 

 

Questo terzo esemplare di Leitz Summaron 3,5cm 1:3,5 è una versione a baionetta per Leica M3 equipaggiata con l’aggiuntivo ottico che modifica il campo inquadrato nel mirino con la focale 50mm, adeguandolo alla copertura del 35mm e rendendo superfluo l’utilizzo dell’accessorio esterno, sia pure al costo in un evidente incremento degli ingombri (una opzione analoga interessò poi anche i 35mm Summaron 1:2,8, Summicron 1:2 e Summilux 1:1,4).

In questo caso l’obiettivo è strettamente di serie, tuttavia venne acquistato dal Governo Federale tedesco per abbinarlo ad una Leica M3 che veniva fornita da Leitz in speciale finitura verde oliva ed era destinato alle Forze Armate della DFR; il Governo Federale fino al 1968 acquisì 144 corpi Leica M3 verde oliva e la scritta “Bundeseigentum” significa proprio “proprietà federale”; tale dicitura era riportata sul corpo macchina e anche sui 2 obiettivi che solitamente costituivano il corredo di questa speciale dotazione per l’Esercito tedesco, ovvero un normale Elmar 50mm 1:2,8 e un teleobiettivo Hektor 135mm 1:4,5; il Summaron 3,5cm 1:3,5 “Bundeseigentum” di questa foto costituisce l’unica eccezione nota a questo protocollo e pertanto è un pezzo da collezione molto raro.

Notate come la dicitura “Bundeseigentum” sia abbinata ad un codice numerico, probabilmente legato alla commessa.

 

 

Come anticipato, nel 1958 Leitz commercializzò una versione evoluta del Summaron 35mm 1:3,5, con identico schema ottico ma nuovi vetri agli ossidi delle Terre Rare che consentirono di spingere l’apertura massima ad 1:2,8; uno degli artefici di questo studio fu il Dr. Helmut Marx, universalmente noto fra gli appassionati Leica per essere il padre del celebre Noctilux-M 50mm 1:1,2 asferico, e sebbene la commercializzazione effettiva del Summaron 35mm 1:2,8 ricada effettivamente nel 1958, il calcolo del gruppo ottico era stato finalizzato già alcuni anni prima.

 

 

Infatti questo prototipo è un Summaron 3,5cm 1:2,8 con primitivo e provvisorio barilotto in attacco a vite LTM e montatura di fuoco girevole, e venne assemblato addirittura nel 1955, probabilmente adattandolo alla montatura di un classico Summaron 3,5cm 1:3,5 a vite; come abbiamo premesso esisteva effettivamente la versione Summaron 35mm 1:2,8 in attacco filettato LTM, tuttavia quest’ultimo e raro obiettivo, prodotto in poche migliaia di esemplari, prevedeva una montatura evoluta, non ruotante e simile al corrispondente obiettivo con innesto a baionetta M, mentre questo Summaron 1:2,8 a vite incastonato in una struttura analoga alla prima versione di Summaron 1:3,5 non ha riscontri nella serie e tale prototipo venne probabilmente assemblato in questa struttura provvisoria per effettuare prove sul campo e verificare dal vivo le prestazioni del nuovo progetto.

 

 

L’aspetto reale del Summaron 35mm 1:2,8 di serie, sia a vite che a baionetta, ci viene invece mostrato da questo ulteriore prototipo, la cui immagine illustra una brochure Leitz uscita a metà del 1958; entrambe le versioni differivano praticamente soltanto per l’innesto al corpo macchina, mentre la montatura adottata nella serie, di aspetto più moderno e non ruotante, era questa.

L’appartenenza alla serie prototipica viene nuovamente rivelata dalla matricola dell’obiettivo, in questo caso 1234567, una sequenza vista anche in altri prototipi del genere realizzati dalla casa.

In fatto che lo schema ottico fosse già pronto nel 1955 non deve sembrare strano, perché nel 1958, quando si arrivò all’effettiva commercializzazione del Summaron 35mm 1:2,8, il Dr. Marx e il fido collaboratore Paul Sindel già da svariati mesi stavano lavorando su un progetto molto ambizioso per lo sviluppo di superfici asferiche da abbinare agli obiettivi Leitz di serie, e come “banco di prova” per finalizzare tali avanzamenti tecnici avevano utilizzato proprio lo schema Doppio Gauss del Summaron 35mm 1:2,8.

Ho scritto un pezzo specifico sull’evoluzione delle lenti asferiche Leitz, tuttavia è bene ricordare che il Dr. Marx, lavorando sull’architettura tipo Doppio Gauss del Summaron, individuò le superfici esterne del sistema come le più promettenti per tale applicazione, e calcolò empiricamente svariate versioni di schema ottico con superfici asferiche di differente profilo, realizzandole quasi artigianalmente e sperimentando su prototipi l’effettivo implemento nella correzione.

 

 

Un esempio di questi studi postumi sul gruppo ottico del Summaron 35mm 1:2,8, concretizzati proprio mentre il modello a tutti noto arrivava sui banchi di vendita, è costituito dal prototipo asferico noto col codice interno B638a e completato da Marx e Sindel nel Dicembre 1958; come si può osservare il suo schema è molto simile a quello del Summaron 35mm 1:2,8 di serie, tuttavia il profilo esterno della prima e dell’ultima lente è asferico, esattamente come nel primo Noctilux-M presentato anni dopo, e i tracciati riportati sullo schema replicano strettamente quelli presenti nei documenti originali dei nostri scienziati; a quanto ci è dato sapere questo esperimento sul Summaron 1:2,8 asferico non ebbe sbocchi commerciali perché l’implemento qualitativo rispetto al già ottimo esemplare di serie era tutto sommato contenuto, mentre i costi previsti per l’aggiunta di 2 superfici asferiche risultarono elevatissimi e non giustificati; peraltro Marx fu apparentemente ossessionato dallo schema Doppio Gauss simmetrico a 6 lenti in 4 gruppi: infatti, dopo il Summaron 35mm 1:2,8 di serie, il progettista disegnò prototipi asferici del medesimo, prototipi superluminosi asferici da normale, il Noctilux 50mm 1:1,2 e addirittura un prototipo 50mm 1:1,0 senza mai abbandonare questa struttura a 6 lenti, quasi un compagna per la vita, preferendo immaginare per quel 50mm 1:1,0 soluzioni tecniche talmente complesse e costose da essere irrealizzabili nella serie piuttosto che accettare come opzione un Doppio Gauss con  un numero maggiore di elementi, come poi in effetti fece Walter Mandler col Noctilux-M 50mm 1:1,0 a 7 lenti e privo di superfici asferiche o altre sofisticazioni.

Tornando ai nostri grandangolari, potete vedere, la storia e l’evoluzione dei “banali” Summaron 35mm è stata più interessante e complessa di quanto si possa immaginare.

 

 

Restando in ottiche Leitz nate o evolute negli anni ’50, vorrei aggiungere un dettaglio su un altro mostro sacro del marchio, il celebre Summicron 50mm 1:2 a 7 lenti, commercializzato con 2 leggere varianti di schema ottico, con attacco a vite o a baionetta, in montatura rientrante o rigida, quest’ultima a sua volta con 2 varianti nella godronatura della ghiera di messa a fuoco e l’opzione del modello Dual-Range con elicoide di messa a fuoco esteso e “occhiali” aggiuntivi; quest’obiettivo ha effettivamente tracciato nuovi standard per la qualità ottica e i modelli anni ’50, pur con i distinguo appena citati, si caratterizzavano invariabilmente per una finitura satinata cromo, salvo rarissime eccezioni.

 

 

Una di tali eccezioni è proprio questo Summicron-M 5cm 1:2 con baionetta M ma appartenente alla prima serie SOOIC con barilotto rientrante; quest’obiettivo, con matricola 1.379.604, è uno dei pochissimi Summicron a 7 lenti realizzati con finitura placcata oro direttamente da Leitz e fu creato per abbinarlo ad una Leica M3 a sua volta placcata in oro e con matricola 834.000.

Questi pezzi particolarissimi vennero realizzati nel 1956 e i dettagli dell’ordine non sono noti, tuttavia sappiamo che il destinatario era Ernst Leitz, Inc. New York, importatore e distributore statunitense di tali prodotti, e che la M3 con il relativo Summicron 5cm 1:2 rientrante placcati in oro vennero spediti il il 28 Luglio di quell’anno.

Leitz Wetzlar realizzò solamente altri 2 esemplari di Summicron 5cm 1:2 a 7 lenti placcati in oro, e in questo caso si tratta della versione rigida SOSIC, con schema ottico rivisto, ma appartenente tuttavia alla prima tipologia di questo modello, riconoscibile per le godronature sulla ghiera di messa a fuoco più piccole e ravvicinate.

In questo caso un Summicron 5cm 1:2 a 7 lenti placcato in oro doveva equipaggiare nuovamente una Leica M3 con analoga finitura preziosa, quest’ultima con matricola 873.000, e da un lotto di 4.000 Summicron di quel tipo prodotti nel 1957 (anno di questa nuova realizzazione) vennero prelevati 2 esemplari con matricola sequenziale, 1.474.799 e 1.474.800, placcando in oro entrambi ma differenziandoli leggermente: infatti l’esemplare 1.474.799 illustrato in queste foto prevedeva la finitura oro su tutto il barilotto, mentre il Summicron 1:474.800 si differenziava perché sulla ghiera di messa a fuoco venne aggiunto un settore di pelle pregiata identica a quella applicata anche sulla M3 dorata matricola 873.000.

L’azienda aveva quindi 2 Summicron-M 5cm 1:2 SOSIC / primo tipo placcati in oro da accoppiare al corpo, e in seguito a valutazione la scelta ricadde sull’esemplare 1.474.800 con settore in pelle, che andò a completare l’apparecchio, mentre l’obiettivo qui illustrato, matricola 1.474.799 e interamente dorato, venne per così dire scartato.

 

Courtesy of WCA Wetzlar Camera Auctions GmbH

 

Una trentina di anni fa la Leica M3 dorata matricola 873.000 col relativo Summicron-M 5cm 1:2 matricola 1.474.800 furono protagonisti di una lunga querelle fra grandi ed esperti collezionisti del marchio, con le fazioni impegnate a dimostrare se l’apparecchio fosse stato effettivamente donato o meno da Leitz alla famiglia Tiranty, storico distributore sul territorio francese che aveva sempre garantito vendite importanti.

Al termine di questo ennesimo excursus nei suoi meandri dobbiamo ammettere che il mondo Leitz non delude mai e probabilmente continuerà ad offrire chicche e curiosità anche oltre la fine dei nostri giorni terreni!

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

 

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