Contax i4R e U4R

Un cordiale saluto a tutti i followers di NOCSENSEI; il sistema di fotocamere e obiettivi Contax-Yashica, col glorioso marchio redivivo, ha sicuramente informato di sé e segnato un’epoca, da metà anni ’70 all’inizio del nuovo millennio, proponendo prodotti raffinati e di alta gamma abbinati al nobile blasone, tuttavia questa complessa operazione tecnica e commerciale ha visto ben presto l’introduzione di una variabile imprevista, ovvero il controllo di Yashica da parte di Kyoto Ceramics e il relativo brand Kyocera, a partire dal 1983; le favorevoli condizioni della transazione e la volontà di controllare ogni aspetto tecnico, di design e produttivo furono fonte di grande frustrazione per gli uomini Zeiss, osservando come negli ultimi tempi la Kyocera in pratica definisse qualsivoglia dettaglio del prodotto finale, trattando il nome Contax e Carl Zeiss come un’etichetta prestigiosa da applicare a fine lavorazione ma con ben poca attinenza concreta all’azienda d’origine; questo articolo vuole descrivere proprio le ultime fotocamere prodotte da Kyocera col marchio Contax, modelli praticamente sconosciuti sol nostro mercato e arrivati a fine del 2004, quando ormai la parabola delle celebri Contax reflex 35mm si era esaurita da alcuni anni.

 

 

Per gli appassionati non coinvolti nelle vicende Zeiss, ricordo che lo Zeiss Stifgung (la Fondazione che gestiva il gruppo) nel periodo anteguerra produceva fotocamere tramite la Zeiss Ikon Dresden e obiettivi presso la Carl Zeiss Jena, mentre dopo il conflitto nella Germania Occidentale la Fondazione (dove era stata nuovamente registrata a nome del brand DFR) assemblava gli apparecchi fotografici tramite la Zeiss Ikon Stuttgart e gli obiettivi grazie alla Carl Zeiss Oberkochen, mentre nella Germania Orientale a controllo sovietico la corrispondente VEB Carl Zeiss Jena produceva ottiche mentre gli stabilimenti di fotocamere vennero accorpati in grossi Kombinat (come ad esempio Pentacon) che cancellarono l’identità originaria.

Il marchio Contax venne creato dalla Zeiss Ikon Dresden, destinandolo una raffinata fotocamera a telemetro per pellicola 35mm lanciata nel 1932 (in questa immagine vediamo invece la versione IIA del 1950 disegnata in DFR dalla Zeiss Ikon Stuttgart); questo sofisticato apparecchio e le relative ottiche Carl Zeiss Jena luminose e di ottima qualità disegnate da Bertele diedero vita ad un sistema leggendario, rendendo universalmente famoso il relativo nome.

A fine anni ’50 la Zeiss Ikon Stuttgart capì che il futuro della categoria apparteneva agli apparecchi reflex e profuse tutte le sue competenze nel celebre sistema Contarex, macchine eccellenti ma talmente costose da produrre che portarono progressivamente l’azienda alla bancarotta, finchè a inizio anni ’70 la Fondazione prese la dolorosa decisione di chiudere l’azienda e interrompere la produzione di apparecchi fotografici a marchio Zeiss.

Questa scelta drastica portò all’immediato paradosso, subito sottolineato dal celebre progettista ottico Dr. Erhard Glatzel, che la Carl Zeiss possedeva una gamma di obiettivi di altissima qualità e invidiati in tutto il mondo ma nessuna fotocamera prodotta dal gruppo in grado di montarli; pertanto, considerando anche la necessità di know-how nel campo dell’elettronica e di adeguare i costi di produzione alla concorrenza, lo Stiftung prese contatto con varie aziende nipponiche per impostare una join-venture che avrebbe portato alla nuova generazione di apparecchi; dopo un tentativo fallito con Asahi, la scelta definitiva premiò Yashica, all’epoca in possesso di notevoli competenze proprio nel campo dell’elettronica applicata alla fotografia e con il controllo di un brand che poteva produrre ottiche con elevati standard e a costi ragionevoli; proprio da questo imprevedibile matrimonio nacque il nuovo sistema Contax-Yashica del 1975, riesumando il marchio delle vetuste fotocamere a telemetro e saltando a piè pari quello Contarex, memori della recente disfatta finanziaria causata dalla sua gestione e produzione.

 

 

Il sistema Contax-Yashica prese avvio con la celebre Contax RTS tipo 1, un apparecchio che vantava tutte le prerogative per affascinare i fotografi: l’allure dell’immortale marchio, un corredo di ottiche Carl Zeiss con antiriflesso multistrato T*, il raffinato design frutto dello studio di Ferdinand Alexander “Butzi” Porsche, figlio di Ferdinand Junior e già autore delle immortali linee della Porsche 911 e un’elettronica all’avanguardia frutto del know-how Yashica, azienda che aveva anche ingegnerizzato l’intero apparecchio e ne gestiva la produzione in Giappone, così come anche il Planar 50mm 1:1,4 T* a corredo era a sua volta made in Japan.

 

 

Infatti, come confermato da questa bella immagine pubblicata su Stern n° 26/1975, a tutti gli effetti i componenti meccanici ed elettronici presenti all’interno della Contax RTS erano stati sviluppati da un team Yashica diretto dal Prof. Dr. Katsuhiko Sugaya e il coinvolgimento Zeiss nel corpo macchina, al di là del disegno della baionetta di innesto, probabilmente si limitava alle specifiche generali relative alle funzionalità richieste, anche perché Zeiss Ikon Stuttgart era stata soppressa e l’azienda di riferimento nella join-venture, la Carl Zeiss Oberkochen, produceva obiettivi ma non aveva alcuna esperienza riguardo alla progettazione di fotocamere.

Pertanto fin da subito il prestigioso sistema nacque e si sviluppò barcamenandosi in equilibrio fra l’immagine commerciale da prodotto tedesco di eccellenza e la realtà che vedeva invece un determinante contributo nipponico all’operazione; nelle fasi finali il rapporto fra Kyocera e Carl Zeiss finì per deteriorarsi a causa dello strapotere contrattuale del gigante nipponico che non lasciava più al partner tedesco nemmeno il design esterno per i barilotti degli obiettivi; a senso comune l’ultimo apparecchio reflex Contax prodotto da Kyocera con ottiche Carl Zeiss fu il modello Aria del 1998, tuttavia nel 2002 venne proposta una piccola tiratura di un modello pressoché sconosciuto, la RX II, che fu il vero canto del cigno e in pratica riproponeva una RX semplificata e priva del riscontro elettronico per la corretta messa a fuoco; sempre nel 2002 venne presentata anche l’ambiziosa reflex digitale full-frame Contax N1 Digital, mai prodotta in serie, e questo si può considerare l’ultimo anno di vita del famoso e prestigioso sistema.

 

 

L’avvento di Kyocera nella join-venture introdusse immediatamente una nuova prospettiva allo sviluppo del sistema Contax: l’azienda di Kyoto era infatti interessata al mercato degli apparecchi compatti e tascabili e fra i suoi primi contributi fu il progetto e la definizione della celebre Contax T, capostipite di una serie di raffinate ed esclusive compatte 35mm con fattura di elevata qualità, ottica Carl Zeiss e dimensioni molto contenute; il design complessivo della Contax T è interamente Kyocera, dal momento che venne realizzato da Toshio Kotake di Kyoto, un designer a ruolo presso Kyoto Ceramics, e la richiesta per il brevetto di design prioritario giapponese venne richiesta da Kotake-San l’11 Ottobre 1983, a dimostrazione del fatto che Kyocera avviò questo programma di compatte a marchio Contax immediatamente dopo aver acquisito il controllo di Yashica e quindi dell’affaire Contax, dimostrando fin da subito l’intenzione di tenere le redini del gioco e limitare Carl Zeiss al ruolo subordinato di semplice fornitore di progetti ottici (infatti anche la produzione effettiva degli obiettivi era delocalizzata in Giappone).

La Contax T si caratterizzava per soluzioni esteticamente gradevoli e molto raffinate, a partire dal pulsante di scatto a prova di usura realizzato con uno zaffiro artificiale ricristallizzato, una tecnologia nella quale Kyocera era leader mondiale (famoso anche il suo opale artificiale costituito da sferule di biossido di silicio aggregate e cementate con zirconio), e nonostante il prezzo molto elevato riscosse un grande apprezzamento fra gli amatori raffinati; a questa capostipite fecero seguito i modelli T2, T3, TVS, TVSII, TVSIII e le versioni T IX per pellicola APS-C e T VS Digital con sensore digitale da 5 megapixel; anche quest’ultima ed ennesima trasformazione del concetto Contax T arrivò nel 2002, confermando tale anno come la deadline del sistema. Oppure no?

In realtà Kyocera Corporation continuò a sfruttare il brand name Contax ancora per alcuni anni, come confermato da un paio di modelli compatti che sui nostri mercati sono transitati a malapena e risultato tuttora sconosciuti alla stragrande maggioranza degli appassionati; queste compatte digitali caratterizzati da un design molto moderno e raffinato sono le Contax i4R e U4R ed entrambe vennero presentate alla Photokina del 2004.

 

 

Queste immagini mostrano la compatta digitale Contax i4R con relativa dotazione e imballaggio e in 2 delle 3 livree alternative disponibili: rossa con elemento color titanio e nera con elemento argentato; la dotazione prevedeva una batteria agli ioni di litio con relativa unità di ricarica e alimentatore, cavi USM e video e un dock sul quale applicare l’apparecchio tramite una spina di interfaccia e che provvedeva a trasferire direttamente i files al PC, a un monitor/TV per la visione diretta o a una stampante; personalmente non avevo mai visto questa compatta sul nostro mercato al momento in cui era commercializzata, tuttavia nella seconda immagine il dettaglio col CD ROM che contiene il manuale e i driver mostra come questi ultimi fossero disponibili al suo interno in varie lingue, compreso anche l’Italiano.

 

 

La Contax i4U era un apparecchio dal design molto essenziale con un corpo monocromatico nel quale era compenetrato un settore metallico che incorporava un piccolo lampeggiatore elettronico e il prestigioso marchio Contax; estraendo tale modulo verso l’esterno la fotocamera era pronta all’uso e contestualmente veniva esposto un piccolo obiettivo Carl Zeiss Tessar da 6,5mm 1:2,8 (valori riportati anche sul frontale del corpo); la focale era naturalmente adeguata alle piccole dimensioni del sensore CCD da 1/2,7” (appena 5,37×4,04mm di lato) e 4 megapixel di risoluzione (idonei per una stampa da circa 15x20cm, oppure 2 copie affiancate stampate inkjet su un foglio A4); il sensore era abbinato ad un doppio processore Kyocera RTUNE che velocizzava la gestione del buffer e consentiva di scattare in sequenza continuata senza interruzioni a 3 fotogrammi al secondo, mentre la sensibilità disponibile variava da 50 a 400 ISO, valori modesti e legati alla necessità di contenere il rumore di fondo in un sensore di tecnologia CCD e risalente a 20 anni fa; sul retro era presente un piccolo display TFT da 2” con 130.000 dots di risoluzione, pari a 557×234 pixel; tutti questi parametri oggi fanno sorridere ma nel 2002 erano invece decisamente soddisfacenti per una fotocamera così compatta; il flash consentiva 4 programmi di gestione mentre l’obiettivo utilizzava uno schema tipo Tessar a 4 lenti in 3 gruppi e angolo di campo corrispondente ad un leggero grandangolare da 39mm sul 24×36 e veniva estratto dal corpo dopo l’accensione per garantire il corretto tiraggio.

Secondo l’azienda la “i” nel nome del modello indicava individualità, innovazione e ingenuità (?), l’apparecchio pesava soltanto 90g (quindi tanta plastica, nonostante l’aspetto esteriore lussuoso) e sul nostro mercato costava circa 400€, una cifra teoricamente non esagerata per un prodotto targato Contax ma in realtà questo modello nascondeva dietro un design raffinato una complessione piuttosto semplice ed economica.

La caratteristica peculiare della Contax i4R, il modulo estraibile verso l’esterno che contestualmente scopre un obiettivo Carl Zeiss Tessar, costituisce a tutti gli effetti un hommage ad un’altra fotocamera compatta che a sua volta utilizzava un Tessar e venne prodotta da Rollei a partire dai primi anni ’70, ovvero la A 110 e il successivo modello E 110.

 

 

Infatti, come si può osservare, anche in questo caso in posizione di riposo il corpo prevede una struttura compatta, poi l’estrazione di un modulo verso destra scopre il Tessar e predispone l’apparecchio all’uso: una citazione postuma che voleva forse rinsaldare i legami con un ambiente che profuma di Zeiss quando in effetti questa fotocamera è Kyocera al 100%.

 

 

L’intestazione del brevetto originale di Heinz Waaske per Rollei-Werke, Franke & Heidecke, Braunschweig conferma gli elementi comuni, soprattutto il piccolo settore rettangolare a sbalzo.

 

 

La Contax i4R prevedeva un’interfaccia sul fianco per il relativo dock che consentiva il trasferimento, la fruizione e la stampa delle immagini in modo semplificato e idoneo ad un’utenza non troppo specializzata; notate sul vistoso adesivo la specificazione “assemblato in Cina con componenti prodotte in Giappone”, oltre al marchio Kyocera Corporation: pertanto, nonostante i prestigiosi brand names tedeschi sul frontale, la fotocamera aveva ben poco di teutonico e si uniformava alle ormai consuete procedure per contenere al massimo i costi di produzione.

 

 

Il merito di questo semplice apparecchio è sicuramente quello di offrire un design realmente gradevole e raffinato, quasi da soprammobile per un arredamento moderno; in tutte le versioni con varie finiture l’anello frontale dell’obiettivo in dotazione è invariabilmente bianco con settore attiguo quadrato a contrasto , per creare un punctum e mettere debitamente in evidenza questo dettaglio che si fregia del mitico nome Carl Zeiss ma in realtà non prevede alcun numero di matricola e veniva interamente prodotto a cura di Kyocera in Giappone.

 

 

 

La vista fronte-retro della i4R evidenzia nella parte posteriore il piccolo display TFT da appena 130.000 elementi, dettaglio del resto comune alle digitali dell’epoca, e comandi abbastanza essenziali, con un joystick centrale a 4 posizioni, 2 pulsanti up e down che danno accesso alla modalità di ripresa video (consentita, a risoluzione 640×480 pixel), foto, playback e setup e altri 2 pulsanti circolari per il menu principale e altre opzioni di ripresa.

 

 

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Infine, l’esaustiva serie di illustrazioni propone il modulo di acquisizione con il suo attacco snodato e i relativi terminali con collegamenti flessibili per trasmettere i dati al corpo macchina e garantire contemporaneamente la rotazione del componente.

Come potete osservare Kyocera ha progettato ogni elemento del corpo macchina e i loghi Contax e Carl Zeiss, in queste fotocamere definitive della linea, venivano effettivamente utilizzati come un label a fine produzione, un’etichetta che garantiva la qualità grazie alla fama dei marchi ma non aveva alcuna relazione col prodotto.

Qualcuno potrebbe obiettare che almeno l’obiettivo era disegnato da Carl Zeiss, se non prodotto, tuttavia Kyocera esercitava un controllo totale anche in questo settore: infatti – come anticipato  -assieme alla digitale Contax U4R venne commercializzata anche la versione Contax SL300RT*, macchina che adottava la configurazione dei comandi con display più piccolo vista nel brevetto ed era proposta in livrea nera o satinata cromo con rivestimento nero o azzurro;  in questa fotocamera lo zoom in dotazione era sempre lo stesso e veniva regolarmente denominato sul corpo macchina Carl Zeiss Vario-Tessar T* 5,8-17,4mm 1:2,8-4,7; tuttavia l’evoluzione immediatamente successiva dell’apparecchio, praticamente identica e con obiettivo dalle stesse caratteristiche geometriche, abbandonava finalmente il logo Contax palesandosi per quella che era, cioè una fotocamera Kyocera, e infatti il modello venne denominato Kyocera Finecam SL400R, mentre lo zoom 5,8-17,4mm 1:2,8-4,7 non era più chiamato Carl Zeiss Vario-Tessar T* bensì Kyocera 3x Zoom Lens f= 5,8-17,4mm.

 

 

Pertanto la stessa dotazione ottica che in precedenza si fregiava del prestigioso nome Carl Zeiss T* in questa versione risultava semplicemente rinominata come Kyocera Zoom Lens, situazione grottesca che apre 2 scenari ipotetici: o Kyocera contrattualmente aveva davvero carta bianca, al punto da poter chiamare Kyocera un obiettivo Carl Zeiss, oppure (ed è ancora più inquietante) anche la versione precedente marcata Carl Zeiss Vario-Tessar T* era interamente progettata in Giappone da Kyocera e il nome Zeiss era solo un abbellimento aggiunto per rendere appetibile il prodotto; attualmente non esistono evidente a favore dell’una o dell’atra tesi, pertanto lascio ai lettori il piacere di scegliere in autonomia.

 

 

Come si può osservare la Kyocera Finecam SL400R replica integralmente le caratteristiche della versione precedente marcata Contax, tuttavia lo zoom con identiche specifiche non si fregia più del marchio Carl Zeiss T* ma è diventato un ben più anonimo Kyocera 3x Zoom Lens.

 

 

Le fotocamere digitali compatti Contax i4R e Contax U4R (assieme alla leggera variante SL300RT*) sono state quindi gli ultimi modelli a fregiarsi del celebre marchio riesumato alla Photokina di 30 anni prima, tuttavia come abbiamo visto ormai si trattava a tutti gli effetti di prodotti concepiti, sviluppati e realizzati da Kyocera, senza più alcuna attinenza con Yashica o con Zeiss se non per lo sfruttamento dei marchi; erano peraltro modelli avanzati per la loro epoca, costruiti con una qualità apprezzabile per la categoria e dal design molto accattivante, tuttavia gli appassionati che li acquistavano pensando ad una continuità con la grande tradizione Zeiss che tali marchi incarnavano non facevano che cadere nella rete sapientemente ordita dal marketing, sottoscritto compreso.

Quest’ultima fase dell’avventura Contax non è stato un bel periodo per Carl Zeiss, e dopo l’interruzione unilaterale della produzione di questi apparecchi da parte di Kyocera le finanze dell’azienda tedesca sarebbero state davvero in brutte acque se non fossero arrivate come manna dal cielo commesse per ottiche da camcorder Sony e per telefoni cellulari, ma questa è davvero un’altra storia.

Un abbraccio a tutti; Marco chiude.

 

 

 

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