Silvestri 6×9. Ritorno alle origini

Silvestri T30 è una fotocamera Made in Italy in grado di scattare su differenti formati di pellicola, fino al 4×5″. Interamente realizzata in alluminio, solida e leggera, accetta una moltitudine di obiettivi, non ultimi, naturalmente, quelli per il banco ottico.

L’abbiamo utilizzata per scattare alcuni rulli di pellicola Rollei RPX25 ( 280 linee/mm) utilizzando un dorso Horseman 6×9. Risultato? Il banco ottico non è mai stato così leggero e così vicino.

Buona lettura e buona visione a tutti

Gerardo Bonomo

 

 

IL ROLLFILM 120: LA FOTOGRAFIA DIVENTA POPOLARE

Forse non tutti sanno che l’invenzione del rollfilm rese la fotografia popolare e permise la realizzazione di fotocamera davvero portatili.

Dopo decenni di lastre in vetro e fotocamere campagnole pesanti e ingombranti il rollfilm permette l’invenzione di fotocamere davvero portatili e utilizzabili a mano libera, da un lato, dall’altro un semplice avanzamneto al fotogramma successivo e, ultimo ma non ultimo, la possibilità per l’utente di cambiare il rullo terminato e sostituirlo con un un nuovo.

Anche se con l’avvento della Leica e l’invenzione del fotogramma 24x36mm nacque il ben più diffuso formato 135, bisogna anche tenere presente che Kodak aspettò il 1934 per realizzare la pellicola 135, nonostante la prima Leica fosse stata presentata alla Fiera di Primavera di Lipsia nel 1925. Fino a quel giorno i leicisti dovevano caricare la pellicola cinematografica 35mm in appostiti caricatori usa e NON getta realizzati da Leitz. La leggenda vuole che le 36 pose, ovvero la lunghezza della pellicola di circa 164/167 cm sia dipesa dall’apertura delle braccia di Oskar Barnack, il padre di Leica, che al buio, tirando uno spezzo di pellicola cinematografica, arrivava appunto a circa 1,5 metri, per poi caricarla nelle apposite cassette di ottone di Leitz.

 

 

SE MICHAEL JORDAN AVESSE INVENTATO LA LEICA E OSKAR BARNACK GIOCATO A BASKET…

… i Chicago Bulls non avrebbero mai vinto una partita e i rullini 135 avrebbero avuto un’autonomia di 47 fotogrammi….. L’apertura alare di Michael Jordan è di 210mm…..

 

 

120: una storia oscura

120 è un formato di pellicola per la fotografia fissa introdotto da Kodak per la Brownie No. 2 nel 1901. Originariamente era destinato alla fotografia amatoriale, ma è stato successivamente sostituito in questo ruolo dalla pellicola 135. 120 film e il suo parente stretto, 220 film, sopravvivono ancora oggi come gli unici film di medio formato A dicembre 2018 tutta la produzione di 220 film è stata interrotta. Le uniche scorte rimanenti provengono dall’ultimo ciclo di produzione Fujifilm (2018) e si trovano principalmente in Giappone.

 

 

Nosferatu

It looks like part of a keep, and is close to an old chapel or church. I could not enter it, as I had not the key of the door leading to it from the house, but I have taken with my kodak views of it from various points.

The house has been added to, but in a very straggling way, and I can only guess at the amount of ground it covers, which must be very great.

There are but few houses close at hand, one being a very large house only recently added to and formed into a private lunatic asylum. It is not, however, visible from the grounds.”

 

La casa, molto vasta, risale a periodi assai antichi, direi addirittura al medioevo perché una parte di essa è di pietra di enorme spessore, con solo poche finestre alte e munite di pesanti inferriate, che sembrerebbe il residuo di un mastio; ha accanto una vecchia cappella o chiesetta.

Non ho potuto entrarvi, non avendo la chiave della porta per cui vi si accede direttamente dalla casa, ma ne ho ripreso fotografie da vari punti.

La casa è frutto di una serie di disordinate addizioni, ma non mi resta che indovinare l’entità della superficie coperta, che deve essere grandissima.

Accanto, solo poche case, una delle quali, assai vasta, riattata di recente e trasformata in manicomio, che tuttavia non è visibile dall’interno della proprietà.”

 

Eh già, Eh già! (Cit.La calda notte dell’ispettore Tibbs) 1897: The first folding pocket Kodak camera was introduced, and was mentioned in the novel Dracula, published the same year.

 

 

 

PUBBLICITA’ CORAGGIOSA O DISCUTIBILE?

Con la presentazione della Brownie Kodak inventa una sorta di mostricciatolo che è il soggetto preferito dalle bambine fotografe di allora.

Nn contentanta dal 1987 al 1997 comprare Ciribiribì, interpretato da Davide Marotta, un attore napoletano che di reente, nell’ultimo Pimocchio di Matteo Garrone interpreta interpreta un triplo ruolo: il Grillo Parlante, la marionetta Pantalone[1] e uno dei conigli . Nonstante sia affetto dalla sindrome di soques-charcot (malattia che induce all’invecchiamento precoce) è da ecenni che calca le scene, dal cinema al teatro fino alla pubblicità. Con tutti il rispetto per il vgrandissimo interpete napoletana, che nel film Passion di Mel Gibson interpreta il figlio di Satana, mi chiedo chi abbia diretto gli uffici marketing di Kodak, ai tempi dìdi Hop Frog prima, di Ciribiribì poi.

 

 

Un intrigo alla Tenente Colombo….

Facciamo un poco di chiarezza, la pellicola 135 ( che come il 120 non ha alcun significato geometrico ) o 35mm, che qui ha un signfiicato geometrico in quanto ne conferma con precisione l’altezza, è nata come pellicola cinematografica, convertita a pellicola fotografica da Oskar Barnack di Leitz che, semplicemente e con IMMENSA genialità immaginò che scorresse da sinistra verso destra anzichè dall’alto verso il basso.

Il 2 maggio 1887 il reverendo Hannibal Goodwin, 65enne sacerdote episcopale di Newark, nel New Jersey, deposita un brevetto per la produzione pellicola fotografica di celluloide utilizzabile nelle “telecamere a rulli”. E’ il risultato dei suoi esperimenti condotti per trovare un supporto su cui far scorrere le immagini che utilizzava nei suoi insegnamenti biblici. Il brevetto verrà concesso, però, solo il 13 settembre 1898 quando il nome del 44enne George Eastman brillava ormai forte nel panorama della produzione delle pellicole di celluloide (che utilizzava lo stesso processo ideato dal reverendo), come anche in quello dei primi apparecchi fotografici per il grande pubblico (che, battezzati Kodak, Eastman aveva messo in commercio fin dal 1888 con lo slogan “Voi premete il bottone, noi facciamo il resto”). Sarà quindi il nome dell’intraprendente imprenditore di Waterville e non quello dell’anziano reverendo di Newark a figurare tra quelli dei pionieri della storia del cinema. E’ infatti dibattuta la questione se il Kinetoscopio del 1889 – la macchina di Thomas Edison (ma messa a punto dal suo aiutante William Dickson) che faceva scorrere le prime immagini in movimento -, abbia utilizzato una pellicola di Goodwin o di Eastman. Fatto sta che, quando vi fu la prima dimostrazione pubblica del kinetoscopio, il 14 aprile 1894, Goodwin aspettava ancora il suo brevetto ed Eastman (che aveva già da 2 anni fondato la società Eastman Kodak), aveva fabbricato, con la collaborazione di H. M. Reichenbach, la pellicola trasparente di nitrocellulosa della larghezza di 35 mm, il mattone fondante dell’industria cinematografica (il 28 dicembre 1895 a Parigi vi fu la prima proiezione cinematografica dei fratelli Lumière). Ricevuto finalmente il brevetto della pellicola di celluloide, il reverendo Goodwin cercò di mettersi alla pari con Eastman fondando, nel 1900, la Film Goodwin and Camera Company ma, poco prima che quella che doveva essere una diretta concorrente per la Eastman Kodak iniziasse la sua attività, l’ormai 78ebbe Goodwin morì per le ferite riportate in un incidente stradale. Il suo brevetto venne venduto alla Ansco che, nel 1914, vinse una causa con la Eastman Kodak ottenendo l’astronomico risarcimento per l’epoca di 5 milioni dollari. Eastman comprese che il futuro era nel roolfim, tutt’ora prodotto e che bissato dal formato 35mm solo nel 1933,; il rollfilm, per altro, è tutt’ora in produzione e grazie a un complesso sistema di numeri distanziai tra loro, è in grado di essere utilizzato anche su fotocamere medio formato prive di qualsivoglia trascinamento pur meccanico automatizzato; è possibile quindi usarla con fotocamere di oltre un secolo fa che lavorano in 6×9, 6×7, 6×6 e 6×4,5.

Il 14 marzo 1932 Eastman si ucciderà sparandosi un colpo di pistola al cuore e lasciando questo biglietto: “Ai miei amici: il mio lavoro è compiuto. Perché attendere?”

 

 

L’ingranditore questo sconosciuto

Per motivi economici, ma non solo, anche per la praticità nella spedizione delle fotografie nella conservazione nei portfogli, il 99% dei fotogrammi 6×9 cm e non solo vengono stampati a contatto. Non c’è da stupirsi, visto che ancora oggi le fototessere vengono richieste in formato 20×20 mm ( circa ) E comunque un negativo 6×9 ha un’area talmente vasta che stampato a contatto trova degna sede anche in un album di famiglia. Domandiamoci perchè le Polaroid hanno sempre avuto un formato tascabile, pensate che Land, se l’avesse voluto, non avrebbe potuto inventare fotocamere e medium più generosi?

E continuiamo a parlare del formato 120.

Il formato pellicola 120 è una pellicola in rotolo che è nominalmente compresa tra 60,7 mm e 61,7 mm di larghezza. La maggior parte delle pellicole attualmente prodotte sono larghe circa 61 mm (2,4 pollici). La pellicola agli inizi era avvolta in una bobinain legno con flange metalliche, successivamente interamente in metallo e infine interamente in plastica. La lunghezza della pellicola è nominalmente compresa tra 820 millimetri (32 pollici) e 850 millimetri (33 pollici), secondo lo standard ISO 732: 2000. Tuttavia, alcuni film possono essere corti fino a 760 millimetri (30 pollici).Il film è attaccato a un pezzo di carta protettiva più lungo e leggermente più largo del film. La carta di supporto protegge il film mentre è avvolto sulla bobina, con una lunghezza extra sufficiente per consentire il caricamento e lo scaricamento del rotolo alla luce del giorno senza esporre il film. I contrassegni del numero di fotogramma per tre formati immagine standard (6 × 4,5, 6 × 6 e 6 × 9; vedere di seguito) sono stampati sulla carta di supporto.

 

 

Il formato 220 è stato introdotto nel 1965 ed ha la stessa larghezza della pellicola 120, ma con circa il doppio della lunghezza della pellicola e quindi il doppio del numero di esposizioni possibili per rullo. A differenza del film 120, tuttavia, non c’è carta di supporto dietro il film stesso, solo un leader e un trailer. Ciò si traduce in una pellicola più lunga sulla stessa bobina, ma non ci sono numeri di fotogramma stampati. Inoltre, non può essere utilizzato in vecchie fotocamere non modificate che hanno una finestra rossa come indicatore di cornice. Inoltre, poiché la pellicola da sola è più sottile di una pellicola con una carta di supporto, può essere necessaria una piastra di pressione speciale per ottenere una messa a fuoco ottimale se la pellicola è registrata contro il suo lato posteriore. Alcune fotocamere in grado di utilizzare pellicole sia 120 che 220 avranno una regolazione a due posizioni della piastra di pressione (ad esempio Pentax 6×7, Mamiya C220 o Mamiya C330) mentre altre richiederanno dorsi di pellicola diversi, ad es. la Pentax 645 o Kowa Six.

Le specifiche per la pellicola 120 e 220 sono definite nello standard ISO 732. Le precedenti edizioni di ISO 732 fornivano anche standard internazionali per i formati di pellicola 127 e 620.

 

 

IL MEDIO FORMATO NON E’ PAENTE DEL PICCOLO FORMATO ( neppure da parte di madre… )

Quando nel 1925 alla Fiera di primavera di Lipsia Leitz presentò la prima Leica il mondo rimase sbigottito dalle dimensioni del fotogramma. La Casa Madre assicurava comunque degli ottimi ingrandimenti fino al formato 10x15cm. Addirittura, la macchina era venduta in bundle con un ingranditore a ingrandimento fisso: era sufficiente posizionare un foglio di carta sensibile sotto e il negativo sopra, perchè questa sorta di piramide tronca esponesse, nitido, il negativo sul foglio di carta 10×15 cm.

Ci vollero lustri prima che il mondo accettasse il formato 24×36 come un formato in grado di essere ingrandito anche in dimensioni ragguardevoli. Assomigliò a quella sorta di calvario che subì per anni Olympus quando presentò il sensore e le fotocamere micro quattro terzi. Nessuno, neppure gli addetti ai lavori credevano nelle possibilità di un sensore così piccolo, e ancora oggi, anche se Olympus si è ritirata dalla produzione di fotocamere digitali, molti non credono che l’area di quel sensore, e i risultati, siano paragonabili anche solo a un sensore APS, per non parlare dei sensori FULL FRAME. Questione di grandezze ASSOLUTE, l stesse che fecero credere a chiunque che il TITANIC fosse inaffondabile….

Detto questo, cominciamo a osservare, senza calcolatrice alla mano, le differenze tra i vari formati di fotogrammi pellicola attualmente disponibili sul mercato.

 

 

Ingranditore a ingrandimento fisso Leica FILAR, 1925

Production era – ca.1925-1926
Type – Earliest Leitz wood box enlargers for enlarging up to 9 X 14 cm {WestLicht auctions 17/239 & 21/235} . . . black painted wood, 64mm fix-focus lens, for daylight, for enlargements to postal card size – see ‘Lager Vol.III’ p.227
FLEIN & FILAR (shown) without lamp housing
FLEIN & FLEOS for 6 x 9 cm enlargements
FILAR & FILIX for Post Camera 9 x 14 cm enlargements
FLEOS with 75 w Philips Argenta lightbulb
FILIX with 100 w Osram Nitra lightbulb

Negli anni dicembre del 1925 l’allora importatore di Leica per l’Italia, Ing. Ippolito Cattaneo Genova, proponeva nel listino al pubblico la Leica I con Elmar 5 cm f/3,5 e telemetro verticale a 275 lire. L’ingranditore Filar costava 50 lire…

 

UN FILM

E’ solo confrontando le rispettive aree che ci si rende contro delle differenze abissali tra il piccolo e il grande formato. Il 6x9cm si avvicina leggermente al 10x12cm che a sua volta è STRACCIATO dal 20x25cm. Grande formato significa ingrandimenti risibili, assenza totale di grana e una prepotente ed estesa gamma tonale.

 

 

DA UN +260% FINO A UN +1390% UN PO’ DI DIFFERENZA LA FA…

Non sono bruscolini, e visto che qui parliamo di 6×9 cm, la differenza rispetto al formato 24 x 36 è del 490%

E visto che i rapporti tra i lati del 6 x 9 cm sono gli stessi del 24 x 36mm, significa che a parità di formato di stampa, da una fotogramma 6 x 9 cm si ingrandisce il 490% in meno. Come spiegare ? se avete un’automobile lunga 5 metri, il paragone tra i due formati fa sì che voi lasciate al concessionario la vostra macchina lunga 5 metri e uscite con una macchina lunga 25 metri. Resa l’idea?

 

Spiegamoci meglio.

  • Risoluzione (resolution): è la valutazione oggettiva del dettaglio, quindi della capacità della fotocamera di distinguere due punti vicini, espressa in coppie di linee per millimetro oppure punti/pixel per unità di lunghezza (es: 300 punti per pollice). Se le ottiche fossero eccellenti, la risoluzione di una fotocamera coinciderebbe con la risoluzione del sensore o della pellicola. Siccome non tutte le ottiche sono eccellenti abbiamo spesso una risoluzione finale inferiore a quella del sensore. Tuttavia questo non è sempre un grosso problema. Possiamo partire a 100 lp/mm e terminare a 10 lp/mm ed avere un’ottima stampa. Per essere proprio precisi dovremmo avere 30 lp/mm su un’immagine a basso contrasto per tener conto dell’acutanza che è un parametro strettamente correlato:
  • Acutanza (acutance): è la valutazione oggettiva (quindi una misura) della nitidezza di un’immagine. Non riguarda il risolvere i dettagli ma le transizioni ai bordi, cioè quando c’è un cambio di livello di luminosità ad un bordo.

 

In pratica

Se per un’immagine con acutanza medio-alta e tanti dettagli fini occorrono 30 lp/mm ( la carta da stampa di norma ha una risoluzione di 40 linne mm, su una stampa 20×30 cm, allora dobbiamo ingrandire la pellicola di circa 8 volte (24×8=192, 36×8=288). Questo vuol dire che l’originale deve avere 240 lp/mm (30 x 8). Non esiste una coppia pellicola/fotocamera/obiettivo in grado di raggiungere questo parametro

Se prendiamo una macchina medio formato 4,5 x 6 cm di dimensione immagine, allora abbiamo che occorrono circa 5 ingrandimenti per il 20×30 di cui sopra. La situazione è migliore che non con il 24×36 ma comunque complessa. Occorrono lenti di qualità veramente elevata (servono “solo” 150 lp/mm)

E’ chiaro a questo punto il vantaggio di un banco ottico. Hanno buonissime ottiche e si ingrandisce poco o nulla per avere il 20×30. Perciò raggiungere e superare le 30 lp/mm è estremamente semplice.

Ecco perchè le immagini ottenute da macchine medio o grande formato appaiono più nitide di quelle fatte a partire da pellicola 35mm o digitale, anche se le ottiche per il 35 mm possono avere anche il doppio della risoluzione. Molto semplicemente non devono essere ingrandite troppo. E poi c’è la gamma tonale, ovvero la capacità di riprodurre la più ampia scala di grigi. Il primo “nemico” della gamma tonale è proprio la grana, ovvero l’ingrandimento

La Grana

La nostra percezione della nitidezza dipende anche dal dettaglio presente nell’immagine. A volte una grana evidente ma nitida aiuta. Morale, più è grande il negativo, buona la pellicola we relativo sviilppo e buone le focali sia da presa che da ingrandimento, maggiore è la nitidezza e la gamma dinamica ottenuta. Dimenticandoci per un momento le pellicole piane, usando una fotocamera 6 x 9 cm, dovremo, a parità di area di stampa, ingrandire del 5030%.

In meno….

 

 

MADE IN … ITALIA

Questo treppiedi Manfrotto, lo 058, Triaut per gli amici, tutt’ora in produzione, con leggerissime differenze rispetto al modello originale – del quale possono ancora essere richiesti i pezzi di ricambio – è siglato con un Made in Italia. Io credo che IL grande Lino Manfrotto, non fece scrivere FABBRICATO IN ITALIA perchè l’etichetta sarebbe risultata troppo lunga.

E’ con lo stesso concetto e con lo stesso orgoglio che vi presento un altra azienda fotografica italiana, tutt’ora operativa, che prende il nome dal suo fondatore: Silvestri

L’ultimo costruttore italiano di fotocamere, tuttora in attività, è l’artigiano fiorentino Vincenzo Silvestri, che nei primi anni Ottanta comincia a costruire fotocamere di medio formato destinate in maniera particolare alla fotografia di architettura. Stimolato a quanto pare dalla “archicamera” costruita per uso personale dall’architetto fiorentino Luciano Nustrini, Silvestri costruisce la fotocamera SLV per i formati 6x7cm o 6x9cm che permette il decentramento della piastra porta ottica e la completa intercambiabilità dell’obiettivo come del dorso. Per la fotocamera SLV vengono realizzati numerosi accessori, dorsi e mirini e vengono resi disponibili numerosi obiettivi tedeschi o giapponesi montati su otturatori a lamelle. La fotocamera SLV viene seguita dal modello Hermes, più sofisticata, che permette di arrivare ai formati 6x12cm e 4×5 pollici. Come la SLV, anche la Hermes offre il decentramento per le riprese di architettura. La terza fotocamera di Silvestri è la panoramica SG612 realizzata per il formato 6x12cm ma compatibile con i formati 6x9cm, 6x7cm e 4×5 pollici. La quarta fotocamera è la S4, che nasce per coprire il formato 4×5 pollici ma può essere usata con i film in rullo tipo 120. Tutte le fotocamere di Silvestri sono equipaggiate sul dorso con un attacco universale tipo Graflock per i magazzini per film in rullo e recentemente anche per l’impiego dei dorsi digitali. Oggi la produzione di Silvestri, insieme a quella della Lupa Fantuz, è la sola produzione di fotocamere italiane presente sui mercati internazionali.

 

 

SILVESTRI T30

Ecco la Silvestri T30, che ho utilizzato per le immagini che coroborano questo articolo.

Realizzata completamente in alluminio è priva di alcun tipo di meccanismo di trascinamento pellicola, riarmo otturatore: è un blocco di alluminio scavato a cui è possibile aggiungere dorsi, per esempio 6×9, che incorporano il sistema di avanzamento della pellicola, e svariati obiettivi, soprattutto da banco ottico, che a loro volta incorporino, oltre all’otturatore e al diaframma, un sistema elicoidale di messa a fuoco.

 

 

Accessori vari

Qui la vediamo con alcuni degli accessori utilizzati per le immagini di questo articolo, a cominciare dal Passport Color Checker, per passare all’esposimetro Sekonic Flash Mate L 308x, il grigio medio tascabile di Sekonic, la pellicola 120 Rollei RPX 25 e lo sviluppo Hydrofen di Bellini, anch’esso Made in Italia.
Accessori vari

Qui la vediamo con alcuni degli accessori utilizzati per le immagini di questo articolo, a cominciare dal Passport Color Checker, per passare all’esposimetro Sekonic Flash Mate L 308x, il grigio medio tascabile di Sekonic, la pellicola 120 Rollei RPX 25 e lo sviluppo Hydrofen di Bellini, anch’esso Made in Italia.

 

 

SI GIOCA TUTTO SULLO SCHERMO DI MESSA A FUOCO

Ecco come si presenta l’immagine, invertita sui quattro lati, sullo schermo smerigliato della Silvestri T30 – anche se avevo a disposizione un raddrizzatore di immagine., ma non di lati -. Aiutandosi con un loupe o lentino appoggiato al vetro smerigliato si agisce sulla ghiera di messa a fuoco dell’obiettivo fino a che, continuando micrometricamente ad andare in front/back focus si arriva alla focheggiatura perfetta. Niente microprismi, niente telemetro a immagine spezzata, il tutto, d’estate, soffocati sotto il panno nero d’ordinanza.

Finchè soni paesaggi, passi, ma quando si parla di ritratti, dopo aver focheggiato, bisogna smontare il vetro smerigliato, montare il dorso, togliere la volet, chiudere il diaframma all’effettivo diaframma di lavoro, armare l’otturatore e chiuderlo, il tutto sperando che il soggetto non si sia mosso, ovvero nn si sia avvicinato o allontanato anche impercettibilmente dal punto di fuoco appena eseguito. Una passeggiata… forse.

 

Continua a leggere l’articolo che prosegue con video, prova pratica e esempi sul sito di Gerardo Bonomo.

 

 

 

 

 

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