Guida alla Scelta dell’Ingranditore

Dopo estenuanti vagabondaggi avete trovato il soggetto giusto, avete misurato la luce, sistemato tempo e diaframmi, inquadrato e scattato. Poi avete sviluppato il vostro negativo con tutti i sentimenti. Siete a buon punto, non vi pare’

E invece, purtroppo, no: più del 70% del lavoro argentico ancora vi aspetta: dovete scegliere lo scatto migliore, valutare se utilizzare tutto il fotogramma o solo una parte, decidere il contrasto, l’esposizione e stampare, Solo a questo punto il processo argentico può dirsi concluso. Cosa vi manca, forse? L’ingranditore.

In questo videotutorial in modo approfondito e sinteticamente in questo articolo vi guiderò nella scelta dell’ingranditore.

Buona lettura

 

 

 

Liscio, a colori o a contrasto variabile?

Partiamo dal presupposto che in questo articolo parlerò unicamente di stampe in bianco e nero e di conseguenza o di ingranditori progettati per il bianco e nero o asserviti al bianco e nero.

 

Nell’immagine qui sopra vediamo da sinistra un Durst M670 con lampada a incandescenza – o a LED –  e cassetto portafiltri per la stampa in bianco e nero, lo stesso modello ma con illuminazione a lampada dicroica da 12V e relativo trasformatore con testa a colori e a destra , sempre con illuminazione dicroica il modello VC, ovvero Variable Contrast, appositamente prigettato per la stampa in bianco e nero su carta bianco  e nero, politenata o baritata, a contrasto variabile. va da sè che il più adatto dei tre è il modello VC.

 

 

Ingranditore a luce condensata

Gli ingranditori a luce condensata usano come sorgente luminosa una “comune” lampadina a incandescenza, attacco E27, 220V con watt variabili da 100 a 150. Recentemente, come nell’immagine allegata, sono state introdotte lampade a LED come le Osram Parathom 4000K LED da 5watt o 10 watt: il grande vantaggio è che non scaldano nè l’ingranditore nè soprattutto il portanegativi e hanno un evidente consumo di corrente ridotto fino a un 100%. Gli ingranditori a condensatori hanno nella testa uno specchio orientato a 45° che proietta la luce della lampada verso il basso dove una opportuna serie di condensatori -nell’immagine è visibile quello per utilizzare gli obiettivi da ingradimento da 80mm, adatti ai fotogrammi 6×4,5 e 6×6 – , differenti a seconda del tipo di obiettivo montato, condensano la luce sul fotogramma; la luce è relativamente dura, il che significa che granelli di polvere e altri inclusioni del negativo vengono leggermente amplificate in stampa sotto formi di punti o forme bianche, che vanno poi spuntinate sulla stampa finale asciutta.

Fino a qualche decennio fa con questi ingranditori si utilizzavano carte fotografiche a gradazione fissa, dallo 0 al 5, per modulare la morbidezza e il contrasto della stampa finale, fino a che Ilford invENTò le carte a contrasto variabile.

Un ingranditore a condensatori è costituito da una sorgente luminosa, uno o più condensatori, un supporto per il negativo e un obiettivo. Il condensatore fornisce un’illuminazione uniforme al negativo sottostante.
La sorgente luminosa di un diffusore di diffusione è diffusa da vetro o plastica traslucido, fornendo un’illuminazione uniforme per il film.

Gli ingranditori a luce condensata producono un contrasto più elevato rispetto a quelli a luce diffusa perché la luce viene dispersa dal suo percorso dall’immagine del negativo; questo si chiama effetto Callier. L’aumento del contrasto del condensatore enfatizza eventuali difetti negativi, come sporco e graffi, e la grana dell’immagine.

Gli ingranditori a luce diffusa producono un’immagine con lo stesso contrasto di una stampa a contatto dal negativo, contrasto che naturalmente può reso identico a quello di un ingranditore a condensatori usando il filtro appropriato.

 

 

 

L’EFFETTO CALLIER

L’effetto Callier è la variazione del contrasto delle immagini prodotte da una pellicola fotografica con diversi modi di illuminazione.

Non deve essere confuso con la variazione di nitidezza che è anche dovuta a coerenze parziali.
Il campo luminoso diretto ha caratteristiche direzionali estremamente forti per mezzo di una sorgente puntiforme e un sistema ottico (condensatore); in questo caso, ogni punto della pellicola fotografica riceve luce da una sola direzione.

Figura 1. Campo luminoso diretto

D’altra parte, in una configurazione a campo chiaro diffusa (vedi Fig. 2) l’illuminazione del film è fornita attraverso una lastra traslucida (diffusore), e ogni punto del film riceve luce da una vasta gamma di direzioni.

 

 

 

La collimazione dell’illuminazione gioca un ruolo fondamentale in contrasto con l’immagine impressa su un film.

In caso di elevata frazione di scattering, l’attenuazione fornita dalle particelle di immagine cambia considerevolmente con il grado di collimazione dell’illuminazione.

 

 

Nella figura 3 lo stesso fotogramma è riprodotto in configurazioni di campo chiaro dirette e diffuse. Anche il contrasto globale cambia: il contrasto a sinistra è molto più forte di quello a destra.

 

 

In assenza di scattering ( diffusione ), l’attenuazione fornita dall’emulsione è indipendente dalla collimazione dell’illuminazione; un punto denso assorbe una grande porzione di luce e un punto meno denso assorbe una porzione più piccola, indipendentemente dalle caratteristiche direzionali della luce incidente.

Nonostante questo, con un ingranditore a luce diffusa si riporta il contrasto nella norma cvon i filtri, ma mantenendo inalterata l’attenuazione della grana, della polvere e di eventuali graffi presenti sul negativo

 

 

I filtri VC e la carta Ilford Multigrade: la rivoluzione

“Il concetto originale è dovuto a Rudolf Fischer, che ha brevettato l’idea nel 1912, prima di continuare a inventare lo sviluppo del colore con gli accoppiatori di colore. Ma si è dovuro aspettare fino al 1940, quando Ilford lanciò Multigrade, perchè il mondo vedesse  la prima realizzazione commerciale di tale un prodotto. Il nuovo materiale rivoluzionario è stato annunciato da Frank Forster Renwick in un documento consegnato alla Royal Photgraphic Society nel maggio di quell’anno. Nel suo sommario, Renwick ha descritto Multigrade come dotato di qualità “magiche” in quanto coprirebbe quasi tutte le varianti delle carte a contrasto fisso fino a quel tempo commercializzate e che erano stati di uso comune e avrebbero dato una serie infinita di contrasti per soddisfare tutti i ti pi di negativi da stampare

Alla Photokina del 1978 Ilfrod annuncia la prima carta Ilfospeed Multigrade. Attualmente non solo Ilford, ma anche altre aziende, come Rollei, propongono carte a contrasto varabiale sia baritate che politenate, e tutte asservibili innanzitutto ai kit di filtri proprietari ilford attualmente in commercio: il kit della prima immagine è composto da 12 filtri che si inseriscono singolarmente nel cassetto portafiltri dell’ingrandiotre e permettono di ottenere le gradazioni dalla 00 fino all 5 con incrementi di mezza gradazione. A destra un altro kit, ancora in produzione, sempre composto da 12 filtri ( + un filtro rosso inattinico ) inserite in un kit che permett di montare i filtri al di sotto dell’ottica da ingrandimento, sono quindi filtri ottici, DIFFERENTI dal kit da inserire nel cassetto portafiltri, e anch’essi in grado di ottenere gradazioni di contrasto da 00 fino a 5 con incrementi di mezza gradazione. Sono compatibili con TUTTI gli ingranditori e con TUTTE le ottiche disponibili in commercio.E’ il sistema attualmente ancora più conveniente e non poco efficace per trasformare un comune ingranditore in un ingranditore VC. E’ addirittura possibile, per chi ne ha le capacità, sostituire le varie gradazioni durante l’esposizione della stessa stampa mentre vengono eseguite mascherature o bruciature.

 

 

Gli ingranditori a luce diffusa con testa colore

Semprr parlando di bianco e nero, adesso entriamo nel mondo degli ingranditori a luce diffusa che, come sopr’anzi spiegato, utilizzano come sorgente di illuminazione una lampada dicorica da 12v con relativo trasformatore e una potenza in watt variabile da ingraditore a ingranditore, la luce, anzichè riflessa da uno specchio e concentrata sul fotogramma da uno o più condensatori, finisce in un box di miscelazione che la rende morbida, ma non per questo restituisce immagini morbide.

Nel box di miscelazione sono di soliti annegati i filtri colore, ovvero il cyano, il magenta e il giallo; miscelando opportunamente i diltri giallo e magenta è possibile ottenere tutte le sfumature di contrasto di una vera testa bianco e nero a contrasto variabile.

Eventuali granelli di polvere presenti sul negativo sono meno evidenti, mentre il calore generato dalla lampada è assimilabile a quello della lampada a incandescenza degli ingranditori a condensatori. In questo periodo sia per gli ingranditori a condensatore che a luce diffusa si sanno cercando alternative nel mondo delle lampade LED, sia per un risparmio energetico che per una quasi totale soppressione del calore.

Ma non tutte le lampade sono uguali: i filtri rispondono correttamente quando la temperatura di colore della lampadina è intorno ai 4.000°K.

QUI trovate la tabella di conversione Ilford per l’utilizzo delle carte Multigrade con diverse teste a colori

 

 

Gli ingranditori a luce diffusa con testa a contrasto variabile.

Qui nello specifico prendiamo come esempio ancora il Durst M 670 VC. Al suo interno incorpora un filtro dicroico giallo e uno magenta, comandati da un unico selettore che permette di variare senza soluzione di continuità il contrasto da 00 fino a 5.

Permette di stampare fino al formato negativo 6×7 ed è corredato da un portanegativi in metallo dotato di quattro lame di intercettazione della luce residua. La testa è addirittura più piccola di quella di un Durts M601, il quale arriva al solo formato 6×6 e non ha la testa a luce diffusa VC. A mio parere è uno dei migliori ingranditori Vc al mondo.

Ecco il fondale X-Drop montato, visto da dietro, e pronto per lo shooting.

 

 

 

Il portanegativi

Il portanegativi del Durts M 670 VC, come per altri modelli, è costruito in robusto metallo e dispone di quattro lame regolabili per intercettare la luce che fuoriesce dal negativo al di fuori del fotogramma così da evitare da ingrigire la carta con riflessi indesiderati. Il sistema di attacco dei cristalli di spianamento del negativo, o delle mascherine, a differenza di modelli precedenti, è formato da due tacche in metallo inamovibili e un lamierino in acciaio armonico sotto il quale si punta il cristallo o la mascherina prima di allinearla sotto ai puntali.

 

 

Nei modelli precedenti non c’era il lamierino ma una sorta di ghigliottina regolabile che rendeva più preciso e meno rischioso verso potenziali sbeccature il posizionamento dei cristalli.

Nella parte terminale del portanegativi sono posizionati due puntali in metallo a scorrimento, in posizione arretrata consentono di inserire nel portanegativi i negativi in formato 120, spostati verso il centro servono per posizionare perfettamente al centro del fuoco dell’obiettivo sottostante i negativi in formato 24x36mm.

 

 

Cristalli o mascherine delimimitatrici di formato?

Lo preferisco di gran lunga i cristalli: quando cambio formato di negativo non devo ogni volta sostituire le mascherine di metallo; inoltre le mascherine di metallo non tengono il negativo perfettamente piano e inoltre portano via almeno un millimetro di fotogramma per lato, oltre a impedire di leggere il numero del fotogramma e, volendo, di includerlo nella stampa finale, magari in alcuni casi insieme all’immagine della perforazione della pellicola – nel formato 135 – Inoltre con le mascherine non è possibile ottenere sulla stampa finale il bordo nero intorno all’immagine del fotogramma che sottace il fatto che è stato stampato l’intero negativo senza alcun ritaglio, ovvero che l’inquadratura è perfetta – anche se ci sono modi “subdoli” per far apparire ugualmente il filo nero.

 

 

Il cristallo inferiore su cui appoggia l’emulsione è perfettamente trasparente, quello superiore è mordenzato- guardando attraverso l’immagine risulta annebbiata – come si nota dalle due immagini, o per aver subito un insulto chimico o meccanico; questo serve per evitare che la superficie lucida della pellicola aderisca, pur in modo reversibile al cristallo, formando sulla stampa i temibili e irreversibili anelli di Newton. Molti utenti lascaino il cristallo inferiore e posizionano la mascherina adeguata sulla parte superiore, per evitare di avere troppe superfici sulle quali potrebbe annidarsi polvere; ma in questo modo, come già spiegato, una parte del fotogramma viene sacrificata e la pellicola non è mai, soprattutto il formato 120, perfettamente pianparallela in ogni suo punto al foglio di carta sensnibile sottostante.

 

L’articolo continua con tutta la fase di stampa sul sito di Gerardo Bonomo

 

 

 

 

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