I modelli Super Ikonta, come peraltro accade per la serie Ikonta e Nettar che ne rappresentano le varianti meno sofisticate, sono a ragione considerati tra i migliori esempi di fotocamere pieghevoli, o folding, nel segmento del medio formato.

Per non espandere eccessivamente le tematiche trattate in questa occasione concentrerò l’attenzione sui modelli Super Ikonta che tuttavia nacquero successivamente e come evoluzione delle Ikonta comparse tra le fine degli anni ’20 e l’inizio anni ‘30 e con esse, unitamente alle più economiche. Nettar, condivisero il catalogo Zeiss Ikon sino agli anni ’50.

Queste tre serie realizzarono sin da subito un rilevante e duraturo successo commerciale.

estratto dal catalogo Zeiss Ikon del 1951 con i due modelli Super Ikonta per il formato 6×6 derivanti dalle serie prebelliche

Come per le Contax, fotocamere 35 mm a telemetro realizzate dalla casa di Dresda nell’intervallo temporale antecedente e seguente la seconda guerra, anche per la famiglia Super Ikonta siamo di fronte ad una produzione che abbraccia un periodo simile come simile è il destino che portò questi due modelli a superare gli eventi bellici con nuove versioni rivedute ed aggiornate la cui produzione seguirà le vicende della Zeiss Ikon occidentale.

Un ulteriore punto in comune fu la realizzazione in Unione Sovietica sempre nella fase post bellica di apparecchi derivati, la cui produzione andò ben oltre il periodo degli omologhi esemplari occidentali.

A differenza tuttavia delle fotocamere Contax, le Super Ikonta avevano una storia produttiva particolare: già prima della guerra, infatti, venivano in parte realizzate a Stoccarda, nello stabilimento che un tempo apparteneva alla Contessa Nettel. In quella sede, le competenze maturate sotto la guida di August Nagel erano fortemente orientate alla costruzione di apparecchi fotografici di tipo folding, veri protagonisti della produzione dell’azienda. Così, mentre altrove si perfezionavano le sofisticate Contax, a Stoccarda prendevano forma le eleganti Super Ikonta, frutto di una tradizione artigianale solida e di un sapere tecnico profondamente radicato.

Ikoflex III prodotta tra il 1939 ed il 1940 fu l’unico modello della nutrita serie di biottiche Zeiss Ikon a beneficiare della versione del Tessar con aperura a 2.8 in uso sulle Super Ikonta unendo il vantaggio dell’indeformabilità del corpo rigido

In questa tipologia di apparecchi la precisione, la robustezza e l’indeformabilità dei meccanismi di apertura e chiusura nonché la qualità e la tecnica di lavorazione dei materiali per i soffietti costituivano il grande punto di forza che ha fatto arrivare sino ad oggi, ancora ben funzionanti, molti esemplari che uscirono dalla fabbrica di Stoccarda.

Come poi abbiamo visto nell’articolo sulle Kodak Retina, la tradizione nella realizzazione di questa tipologia di fotocamere, applicata anche al formato 35 mm, fu da Nagel portata nella nuova realtà produttiva che egli fondò alla fine degli anni ’20 dopo l’acquisizione nel 1926 della Contessa Nettel da parte di Zeiss Ikon e dopo la breve parentesi che lo vide ricoprire il ruolo di responsabile della produzione nella nuova azienda di proprietà della Fondazione Zeiss.

Qualità a parte, le Super Ikonta costituiscono un unicum nella produzione di questa tipologia di apparecchi anche in ragione del sofisticato sistema telemetrico la cui tecnica di progettazione e qualità costruttiva rimase sempre ben al disopra di quelle dei modelli della concorrenza ispirati alle folding di casa Zeiss.

Quando nel 1934 usci la serie prima serie Super Ikonta, il telemetro non solo era alloggiato nel mirino di visione ma era azionato da un sistema ottico di accoppiamento con l’obbiettivo attraverso due prismi coassiali rotanti posti sul carter dell’otturatore centrale Compur.

Il sistema risolveva in modo geniale la necessità di trasmettere al telemetro, posto sul corpo della fotocamera, i valori di messa a fuoco dell’ottica, il tutto in un apparecchio il cui l’insieme non era rigido ma apribile e richiudibile.

Il telemetro, inoltre, per la parte contenuta nel corpo macchina, era costituito da un prisma a forma di parallelepipedo composto da più sezioni solidali tra loro tramite incollaggio e contenenti gli specchi semiriflettenti.

Per quanto sia da sempre un appassionato di Voigtländer, se diamo uno sguardo alla produzione dell’epoca della casa di Braunschweig troviamo la Bessa 6×9 con telemetro a specchi e una realizzazione complessivamente più povera che nulla ha a che fare con quella di Zeiss Ikon.

Anche la Bessa II, tanto osannata, ha una costruzione decisamente meno affidabile, con la delicata trasmissione meccanica dei valori dal telemetro all’ottica che richiede la focheggiatura ad infinito perchè l’apparecchio possa essere chiuso. Diversamente la forzatura del meccanismo può generare danni rilevanti che compromettono il buon funzionamento della macchina.

Le Super Ikonta, infine, avevano il sistema di caricamento automatico della pellicola e montavano, su alcune versioni, la versione del Carl Zeiss Jena Tessar con apertura a 2.8.

L’avvio della produzione di folding per pellicola in rullo, avvenuto come facevo cenno sopra con la serie Ikonta, fu determinato dalla necessità di mettere mano, razionalizzandola, alla varietà di modelli che derivava dalla progressiva aggregazione di aziende del settore avviata in Germania già ad inizio ‘900 e conclusasi nel 1926 con la costituzione di Zeiss Ikon.

Le ragioni di questa politica aggregativa appaiono ben più evidenti negli anni seguenti la fine della Prima Guerra Mondiale, per via dalle misure imposte dai vincitori del conflitto, a seguito del Trattato di Versailles del 1919, che gettarono il paese in una difficile situazione economica.

Le Ikonta, quindi, furono realizzate in versioni dedicate a pressoché tutti formati di pellicola in rullo del periodo e sono identificabili dal codice con radice 52 seguito dal numero identificativo del modello seguito a sua volta da una barra e dal numero identificativo del formato.

La produzione delle Super Ikonta avviata nel 1934 è invece distinguibile dal codice 53 anche in questo caso seguito dai numeri con la stessa logica vista sopra.

Super Ikonta 532/16 – il codice del modello è di norma impresso sul rivestimento del dorso rendendo così più semplice l’identificazione del tipo di fotocamera

Ho cercato di semplificare il concetto della classificazione dei modelli prebellici in realtà più complessa per tipologia di otturatore Compur e di ottica che possono variare nell’ambito dello stesso codice o nome della fotocamera. Tutto ciò frutto della estesa produzione che ebbero queste fotocamere e del sistema produttivo che vedeva le ottiche provenire da Jena, i telemetri da Dresda, gli otturatori da Monaco ed infine i corpi da Stoccarda.

recuperai anni fa questa Super Ikonta 533/16 che ha le caratteristiche del modello prebellico ma ha l’ottica già trattata antiriflesso; si tratta con buona probabilità di uno dei primi esemplari prodotti a Stoccarda nel dopoguerra con componenti a magazzino riferiti alla produzione precedente; l’ottica è un Opton Tessar non T con un numero di matricola piuttosto basso

Nel periodo post-bellico la produzione delle Super Ikonta fu incentrata ancora su otto differenti modelli tutti dotati dal Carl Zeiss Tessar, in alcuni casi marchiato Opton Tessar per via della lite tra Carl Zeiss Orientale ed occidentale che caratterizzò per molti anni la possibilità per le due aziende di spendere lo storico marchio sui mercati internazionali.

estratto dal catalogo Zeiss Ikon del 1953 in tedesco; qui i modelli B e BX 532/16 e 533/16 vengono denominati Super Ikonta I e II

Per quanto riguarda gli otturatori, troviamo su alcune versioni il Compur Rapid già nella versione sincronizzata e su altre il nuovo Synchro Compur. Una differenza sotto il profilo del pratico utilizzo piuttosto irrilevante ma che ha un peso sulla quotazione delle fotocamere favorendo le versioni con il più recente tipo di otturatore.

Le Super Ikonta moderne sono state prodotte solo per pellicola 120 per i formati 6×4,5 – 6×6 e 6×9.

Tutte queste versioni riprendono, in alcuni casi migliorandole, le caratteristiche dell’analogo modello prebellico.

La Super Ikonta 531 o super Ikonta A prodotta a valere dal 1947 rappresenta dal mio punto di vista il modello più interessante della serie per le sue dimensioni estremamente ridotte che ne fanno un apparecchio leggero, ben trasportabile, soprattutto se dotato della borsa pronto in cuoio, e dalle grandi prerogative anche in termini di maggior numero di fotogrammi ottenibile con un rullo 120.

Zeiss Ikon Super Ikonta A 531 con Zeiss Opton Tessar 75 mm 3.5

Seguono poi le due versioni 6×6 con e senza esposimetro rispettivamente identificate con i codici 533/16 e 532/16 e con i modelli Super Ikonta BX e B.

Super Ikonta BX 533/16 con Opton Zeiss Tessar T 80 mm 2,8

Da ultimo la versione 6×9 531/2 più rara da trovare che ha nel tempo raggiunto quotazioni superiori al resto dei modelli.

Zeiss Ikon Super Ikonta 531/2 nella versione pre bellica con il Novar Anastigmat 105 mm 3,5

Non considero invece nel novero delle realizzazioni interessanti, ma è un parere soggettivo, i modelli realizzati solo nel periodo post-bellico dotati della calotta ridisegnata che integra il mirino e, laddove presente, l’esposimetro. Sono le 531/16 e 534/16 per il formato 6×6 che adottano un sistema di trasmissione meccanica dei valori di messa a fuoco tra ottica e telemetro.

Zeiss Ikon Super Ikonta 534/16; a sinistra la freccia gialla indica il sistema di trasmissione del valore di messa a fuoco dall’obiettivo al telemetro (per cortesia di Sandro Giorgetti)

Identico discorso vale per le Mess Ikonta 524/16 e 524/2 rispettivamente per il formato 6×6 e 6×9 che mantengono il telemetro incorporato ma non accoppiato.

Così sono capaci tutti.

estratto dal catalogo Zeiss Ikon del 1951 con la Mess Ikonta modello ibrido tra Ikonta e Super Ikonta

Tra le curiosità della serie post- bellica vi è quella del contapose della Super Ikonta 532/16 o Super Ikonta B, formato del fotogramma 6×6, che si ferma a 11 come nella prima versione prebellica 530/16.

Super Ikonta B 532/16 nella versione post bellica con Zeiss Opton Tessar T 80 mm 2,8

Particolare del contapose della Super Ikonta 532/16 che ha la numerazione dei fotogrammi fino a 11 anziché fino a 12

Entrambi le versioni, pre-bellica e post-bellica, presentano la particolarità di avere la finestrella di collimazione del primo fotogramma, necessaria per attivare poi l’avanzamento automatico del film, in posizione diversa rispetto al modello 533/16 dotato di esposimetro in produzione dal 1939.

raffronto dei dorsi della Super Ikonta 532/16, in alto, e della 533/16 in basso; notare il differente posizionamento della finestrella di riscontro della numerazione della carta protettiva pur adottando entrambe le fotocamere lo stesso formato 6×6

Questa particolarità, da alcune fonti attribuita alla necessità di creare una maggiore spaziatura tra i fotogrammi per via di problemi di trascinamento del film manifestati sin dal primo modello, ha invece a mio avviso una ragione ben differente.

Super Ikonta B 532/16 con dorso aperto e pellicola 120 in rullo caricata con fotogramma in posizione 1

All’epoca dell’uscita della prima Super Ikonta, modello 530/16, siamo nel 1934, il formato 120 privo della numerazione per il formato 6×6, per intenderci quello in Europa denominato all’epoca B, era ancora abbastanza diffuso e aveva spinto qualche hanno prima anche la Franke e Heidecke, con il modello Old standard del 1932, ad adottare la finestrella di riscontro per il primo fotogramma in corrispondenza della numerazione del formato 6×9.

Tuttavia, la particolare forma a elle del dorso della Rolleiflex consentiva di sfruttare il fondello per la finestrella rossa di collimazione facendo sì che non vi fosse alcuna perdita di pellicola.

Sulla Super Ikonta invece la finestrella, pur sistemata nella prima posizione utile del dorso, determinava la collocazione eccessivamente avanzata del primo fotogramma rispetto all’inizio della pellicola.

rappresentazione grafica del posizionamento del primo fotogramma 6×6 utilizzando un rullo 120 privo della numerazione, sopra, e con numerazione, sotto, per il formato quadrato

In questo modo i fotogrammi disponibili si riducevano a undici come indicato sul contapose di questi apparecchi.

Il fatto che la Super Ikonta 532/16 non fu mai modificata sistemando la questione del contapose, che doveva apparire già anacronistica alla fine degli anni ’30, lascia intuire quanto la ripresa della produzione nella fase post-bellica dovette fare i conti con un approccio le cui priorità riguardavano la rimessa in produzione, con il minimo delle modifiche, del maggior numero di modelli realizzabili nelle linee produttive di Stoccarda.

Quando nel 1939 uscì la versione successiva, la 533/16 dotata di esposimetro, la versione B2 della pellicola 120 con numerazione per il formato 6×6 era già in uso da tempo e la finestrella sul dorso fu posizionata in modo coerente i valori impressi per tale formato sulla carta protettiva del film.

Con la 533/16 viene inoltre di molto semplificato, nel sistema di caricamento del film, quello di attivazione del contapose che sulla 532/16 resta decisamente più complicato richiedendo, almeno per me, la necessità di rileggere sempre il contenuto del libretto di istruzioni.

Mentre la versione 532/16 senza esposimetro della 6×6 rimane sostanzialmente invariata nelle forme e nel funzionamento rispetto alla versione prebellica, la 533/16 subisce alcuni aggiornamenti molto simili a quelli messi in atto sulla Contax IIIa rispetto alla Contax III dalla quale mutua lo stesso esposimetro.

Super Ikonta 533/16 nella versione pre-bellica, sopra e post-bellica, sotto; notare il diverso disegno e le maggiori dimensioni della scatola dell’esposimetro nella versione più datata; analogo intervento subì la Contax IIIa rispetto alla III

Vi è in particolare una riduzione delle dimensioni della calotta che conferisce alla Super Ikonta BX una forma più aggraziata rispetto a quella della sorella più anziana.

Se si vuole acquistare una Super Ikonta per utilizzo, soluzione questa sempre auspicabile, occorre oggi mettere in conto un discreto investimento ripagato tuttavia in generale da buoni risultati e da una discreta praticità d’uso.

raffronto tra una Signal Nettar a sinistra, e una Super Ikonta 531/2 entrambe dotate del Novar Anastigmat a tre lenti; le Signal Nettar, così denominate per il sistema dei riscontri colorati presente sull’otturatore, sono una buona soluzione se non si vogliono investire somme ingenti in una Supe Ikonta; dal punto di vista della qualità ottica i Novar fanno la loro parte nonostante vengano di norma mano considerati rispetto ai più blasonati Tessar; in questo caso le due ottiche, oltre a rappresentare una versione con differente luminosità sono anche nella versione con e senza trattamento antiriflesso

I modelli più interessanti hanno oggi un valore abbastanza allineato tra versioni pre e post-belliche vantando le prime una serie di appassionati dei Tessar o Novar senza trattamento antiriflesso.

Sulla base della mia esperienza devo dire che apprezzo più i modelli del dopoguerra con trattamento antiriflesso delle lenti ma è una questione di gusto personale.

Venezia – Super Ikonta 531/2 con Novar Anastigmat 105 mm 3,5 senza trattamento antiriflesso – Kentmere Pan 200 sviluppata con Ilfotec LC29 – questo esemplare del 1937 arrivato sino ai nostri giorni in ottime condizioni, presenta una perdita di nitidezza all’infinito che richiede un approfondimento; mantiene di contro un’ottima trasparenza delle lenti e una resa tonale molto interessante

Occorre poi osservare che per quanto costruite con ottimi materiali, i modelli prebellici possono arrivare ad avere all’attivo anche dieci o quindici anni in più di quelli più recenti che tuttavia già totalizzano ad oggi una ragguardevole età essendo stata interrotta la produzione delle folding Super Ikonta nella seconda metà degli anni ’50.

Tra i controlli da effettuare vi è la verifica della trasparenza del mirino che può soffrire di opacità dovute all’ossidazione in corrispondenza degli incollaggi delle varie componenti del sistema del telemetro.

Occorre poi verificare l’integrità dei leveraggi che comandano apertura e chiusura della fotocamera controllando anche, nei limiti del possibile, che il coperchio di chiusura sia bene in asse. Diversamente l’apparecchio potrebbe aver subito un colpo in posiziona aperta e dovrebbe anche manifestare una certa resistenza quando di si cerca di chiuderlo o riaprirlo.

Le folding, purtroppo, per quanto comode da utilizzare e trasportare per via delle dimensioni compatte che assumono una volta chiuse, hanno l’inconveniente di poter perdere le corrette tolleranze nella distanza tra ottica e piano focale fattore questo che si traduce di norma in una perdita di nitidezza dell’ottica.

Se possibile, è sempre meglio far controllare la fotocamera da un riparatore esperto che sia dotato di un collimatore per la verifica della corretta messa a fuoco. In subordine si può fare da soli inquadrando un soggetto sufficientemente lontano, utilizzando un vetro smerigliato e un lentino, selezionando la posa B, la messa a fuoco ad infinito ed aprendo tutto il diaframma. Non è tuttavia la stessa cosa.

Milano Piazza Cordusio, Super Ikonta BX 533/16 – Rollei Superpan 200 sviluppata con Rollei Supergrain

Occorre poi evitare di toccare i due prismi rotanti presenti a seconda della versione sul carter dell’ottica o sul braccetto ribaltabile. Per quanto di norma tenuti in posizione da due anelli filettati dotati di tacche di riscontro, il movimento accidentale che può avvenire ad esempio in occasione di una pulizia energica di questa parte, può determinare una staratura del telemetro la cui sistemazione richiede mani esperte e pazienti.

Super Ikonta 531/2 – ben visibile il braccetto ribaltabile, qui in posizione aperta, con il sistema a prismi rotanti

Da ultimo suggerisco, come già fatto in occasione dell’articolo sulle folding Korelle, di aspirare delicatamente l’interno del soffietto in modo che polvere e residui di materiale non finiscano sulla pellicola. Questa operazione deve essere periodicamente ripetuta prima dell’inserimento di un nuovo rullo con una frequenza che dipende dalle condizioni di conservazione del soffietto.

A questo punto non resta che utilizzare la vostra Super Ikonta traendone grande soddisfazione.

Max Terzi

maxterzi64@gmail.com

Milano, Museo della Scienza e Tecnologia, padiglione ferroviario – Super Ikonta 532/16 – Il ford FP4 sviluppata con Rollei Supergrain – ripresa a mano libera con tempo di 1/10 di secondo

Stresa (VCO) – Super Ikonta 533/16 versione prebellica – Il ford FP4 sviluppata con Rollei Supergrain

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