Zeiss Ikon S310, l’ultima Contessa

Il nome Contessa ha caratterizzato una famiglia di fotocamere 35mm compatte prodotte da Zeiss Ikon nel secondo dopoguerra la cui capostipite è ancora oggi un apparecchio robusto e affidabile molto apprezzato non da ultimo per l’ottica, un Carl Zeiss Tessar 45mm 2.8 o meglio, uno Zeiss Opton come è più frequente incontrare.

Della prima Contessa, uscita nel 1950 si è già parlato nelle pagine di SENSEI.

Aggiungo solo il fatto, ammantato di romanticismo, che questa fotocamera deve il suo nome alla fabbrica nella quale fu costruita, sede della Contessa Nettel, fondata da August Nagel a Stoccarda, che entrata nella galassia Zeiss Ikon nel 1920 e rimasta attiva nei decenni successivi, sarà tra gli impianti produttivi dai quali ripartirà nel secondo dopoguerra la vita della rinata Carla Zeiss occidentale.

Qui sotto l’affrancatura, risalente al 1951, di una busta proveniente dalla sede Zeiss di Stoccarda che riporta l’effige della fotocamera.

I successivi modelli abbandoneranno il soffietto e saranno a corpo rigido con prerogative che non raggiungeranno mai il livello della produzione della prima serie.

La fine di questa famiglia di apparecchi fu suggellata dalla S310 ultima a mostrare il nome Contessa riprendendo la sagoma del primo modello.

Vi è anche da osservare, che l’ultimo modello prodotto con marchio Zeiss Ikon, la S312 della quale a breve parlerò, viene di norma annoverata tra le “Contesse” benché del nome, e della nobiltà derivante, non ne porti traccia.

Ma vediamo cosa accadde negli ultimi anni di storia della Zeiss Ikon che nel 1966 acquisì Voigtlander, portando così a termine il processo iniziato a metà degli anni ’50 con una prima partecipazione.

L’operazione ebbe il probabile obiettivo di unire le forze di due grandi realtà produttive in un periodo di forte sollecitazione dei produttori tedeschi ad opera dell’industria nipponica.

Nel primo periodo post acquisizione, la produzione delle due aziende prosegue in parallelo, ancorché sotto lo stesso cappello, con famiglie di apparecchi dalle caratteristiche simili, presenti in entrambi i listini.

La ricerca di una maggiore razionalizzazione della produzione avvia tra Stoccarda e Braunschweig un piano di produzione integrato con l’intento immaginabile di mantenere solo uno dei due siti produttivi.

Questo comportò il non poter determinare con certezza, come sottolinea Claus Prochnow in Voigtlander Report, se una specifica fotocamera provenisse da Braunschweig piuttosto che da Stoccarda.

In questo contesto si inserisce alla fine degli anni ’60 la storia della S310 la cui progettazione verrà curata da Paul Greger che operava per Voigtlander.

Nonostante all’epoca i due marchi fossero ormai uniti, in Zeiss decisero che la nuova compatta avrebbe dovuto essere marchiata solo Zeiss Ikon e avrebbe dovuto montare un’ottica firmata da Carl Zeiss che era per l’appunto un Tessar 40mm 2.8.

La S310 fu presentata alla Photokina del 1970, commercializzata nel 1971 e riportava per l’appunto, del family feeling Zeiss Ikon, anche la scritta Contessa.

Il fatto fu particolare, come osserva sempre Prochnow, visto che questa fotocamera avrebbe potuto tranquillamente chiamarsi Perkeo o Vito e montare un Color Skopar come ottica.

Appare dunque abbastanza chiaro che tra le mire di Zeiss Ikon vi era, con molta probabilità, l’utilizzo del proprio marchio anche per la produzione Voigtlander.

Prova ne è che per la Icarex furono prodotte versioni dell’Ultron a marchio Carl Zeiss.

Questa commistione, vedremo a breve, consentirà a Rollei, che alle fine del 1972 acquisirà da Zeiss il marchio Voigtlander, di rinegoziare i diritti sulle ottiche della casa di Oberkochen già utilizzate sui propri apparecchi.

Il 1972, fu caratterizzato anche dall’uscita di molti tecnici Voigtlander verso Rollei che fece una vera e propria campagna acquisti presso i vicini di casa, con l’intento di sviluppare nuovi modelli per alimentare la produzione di Singapore.

Siamo nel pieno della politica espansionistica voluta Heinrich Peesel e l’azione fu certamente favorita dall’aria di smantellamento che si respirava in Voigtlander.

Tra gli acquisti vi fu anche Paul Greger che nel frattempo aveva lavorato ad un evoluzione della S310, denominato S312, che integrava telemetro e paraluce telescopico nonché presentava un nuovo disegno della calotta con una linea più attuale.

Come prima accennato, nel 1972 Rollei rileva il marchio Voigtlander, interessata ad ottenere in base agli accordi con Zeiss, non solo la possibilità di utilizzare i diritti sulle ottiche Voigtlander ma anche quelli a marchio Zeiss indirettamente collegati e derivanti dal periodo di produzione congiunta Zeiss Ikon Voigtllander.

Questo passaggio mette meglio in luce le modalità con le quali avvenne la produzione su licenza delle ottiche Zeiss per Rollei 35 e Rolleiflex SL35 delocalizzata poi a Singapore nella Rollei Optical Ltd.

Con l’acquisizione del marchio Voigtlander da parte di Rollei, termina l’utilizzo del marchio Zeiss Ikon e la fabbrica di Stoccarda viene, sempre nel 1972, smantellata.

Accade così che la più recente Zeiss Ikon S312 cede il passo al pari modello marchiato Voigtlander: la VF101, ritornando così al brand che l’aveva progettata.

Quest’ultima fotocamera avrà uno scarso successo commerciale considerato il volume della produzione che superò di poco le 45 mila unità.

Il segmento delle compatte con telemetro verrà da li a poco occupato da Rollei con la VF35 che fu prodotta in circa un milione di esemplari alcuni dei quali a marchio Voigtlander con la sigla VF135.

La Contessa S310 si differenzia dunque dalla sorella maggiore per alcune caratteristiche, prevalentemente estetiche, nonché come sopra accennato, per l’assenza del telemetro e del paraluce telescopico.

Decisamente robusta, la S310 è un modello abbastanza comune che si trova a prezzo abbordabilissimo ed è in grado di fornire ottimi risultati.

La S312 invece, al pari della Reflex SL706, ha un indice di rarità molto più elevato per via del limitato numero di esemplari prodotti ed è decisamente, e forse ingiustificatamente dico io, costosa.

Vediamo nel dettaglio le caratteristiche della Zeiss Ikon S310.

Parto con il dire che il mirino, ampio e luminoso, consente di avere tutte le informazioni a disposizione quali tempi, diaframmi e distanza impostati.

L’esposizione è automatica a priorità di diaframmi con tempi da 8 secondi a 1/500.

I diaframmi sono selezionabili dalla ghiera posta sull’obiettivo tirando in avanti e ruotando la quale, è anche possibile impostare la sensibilità della pellicola.

In manuale può essere impostato solo il tempo di 1/30 per l’utilizzo del flash selezionando sulla rotellina posta sul frontale l’icona del lampo.

Portando invece la rotellina in posizione “A” viene attivato l’esposimetro.

Il tempo selezionato viene indicato nel mirino da un ago sulla scala da 1/500 a 1/30.

I tempi più lenti non vengono indicati.

La cellula dell’esposimetro è esterna ed è posizionata sulla ghiera frontale dell’obiettivo come visibile nella foto qui sotto.

Se si utilizzano filtri colorati, la filettatura è da 30,5mm, sarà necessario starare l’impostazione della sensibilità della pellicola del fattore correttivo del filtro, giacché non esiste altro sistema di compensazione dell’esposizione.

Vista la posizione della cellula occorre prestare attenzione a non coprirla con le dita durante l’utilizzo della macchina. A questo proposito anche l’utilizzo di un paraluce non è consigliato.

Benché non sia visibile l’indicazione del tempo usato al disotto di 1/30, è tuttavia possibile vedere l’intervallo di apertura dell’otturatore attraverso l’accensione della lampada sulla calotta che funge anche da test per le batterie, premendo il pulsantino rosso accanto, e da indicatore di funzionamento dell’autoscatto.

Nella stessa finestra è alloggiato il contapose.

La messa a fuoco da 0,9 metri ad infinito è rappresentata dalla scale metrica sulla ghiera dell’ottica e dai simboli di primo piano, gruppo e paesaggio nel mirino.

La cornice nel mirino è fissa e quindi non vi è alcuna variazione del parallasse variando la messa a fuoco.

Il sistema esposimetrico è alimentato da quattro batterie PX625 da 1,5V distribuite in due serie da due. La tensione è quindi di 3V e po’ essere fornita da una batteria al lito CR123A togliendo la plastica arancione dal porta batterie e garantendo una maggiore durata e un minor costo.

Il caricamento della pellicola è molto semplice e benché il rocchetto non abbia nessuna linguetta di aggancio del film, la carica avviene in modo sicuro e il corretto avanzamento della pellicola è indicato dallo spioncino posto a fianco dell’oculare di mira.

La planarità della pellicola è garantita dall’antina ribaltabile che copre il film prima dell’applicazione del dorso interamente rimovibile.

Entrambe caratteristiche che troviamo anche sulla Rollei 35.

La S310 ha alcune peculiarità che potrebbero indurre in errore quando la si maneggia per la prima volta soprattutto senza pellicola.

Proprio l’originale segnale di assenza di pellicola è spesso fonte di fraintendimenti circa il buon funzionamento.

Quando la macchina è senza film, la leva di carica una volta azionata non ritorna in posizione se non dopo aver premuto il pulsante di scatto o averla spinta manualmente, operazione che trovo di per sé innaturale visto che la leva offre una certa resistenza.

Premendo invece il pulsante di scatto la leva si sblocca di colpo e ritorna in posizione di riposo con un colpo secco.

A questa caratteristica occorre prestare un po’ di attenzione soprattutto da parte di quanti come me hanno per abitudine di inquadrare con l’occhio sinistro.

Avvicinando la macchina all’occhio e scattando, la leva di carica, ritorna repentinamente nella posizione di riposo e rischia di provocare l’espulsione del bulbo oculare destro dell’improvido fotografo.

Immagino che il progettista avesse in mente di realizzare una sorta di impulso alla selezione darwiniana degli utilizzatori che non leggessero per abitudine in anticipo i libretti di istruzioni delle loro macchine fotografiche.

La seconda caratteristica è che l’autoscatto, attivabile attraverso una leva posta sotto il barilotto dell’obiettivo, funziona solo se nella macchina vi è la pellicola.

Se la fotocamera è scarica e tentate di azionare l’autoscatto l’apparecchio si blocca e per sbloccarlo occorre togliere il dorso, ricaricare e azionare ancora il pulsante di scatto.

In assenza di informazioni di dettaglio su queste caratteristiche è probabile abbandonare la macchina nel cassetto o non procedere all’acquisto: un vero peccato.

Se siete alla ricerca di una compatta economica di qualità, la S310 è una buona soluzione purché, come sempre, si abbia la possibilità di verificarne il funzionamento prima dell’acquisto.

Porterete così con vuoi una buona compagna di viaggio e un piccolo pezzo della storia Zeiss.

Massimiliano Terzi
maxterzi64@gmail.com

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