Voigtlander Bessamatic

L’articolo sulle reflex 35mm ad otturatore centrale esordiva con una citazione di Claus Prochnow riferita al modello Bessamatic.

L’autore dell’opera omnia sulla produzione della Franke e Heidecke, nonché, sebbene in tono minore, su quella Voigtländer, si pone il quesito sul perché l’innovativo otturatore Compur, che i progettisti utilizzarono sulla Bessamatic, fratello minore di quello sostanzialmente utilizzato per la Hasselblad 500C, possa aver segnato un destino così diverso per le due fotocamere presentate entrambe nel 1957.

Perché dunque la produzione della Bessamatic CS sia stata interrotta nel 1969 e quella di Hasselblad, pur nelle successive evoluzioni di modello, sia durata per i successivi quarant’anni è il punto dal quale partiamo per raccontare la storia dei modelli oggetto di questo scritto.

pubblicità dell’Hasselblad 500C del 1958

Voigtländer Bessamatic CS, ultima versione prodotta con esposimetro con cellula al Solfuro di Cadmio corredata in foto del 50mm Septon

Parlando del modello Bessamatic la narrazione infatti non può prescindere dal tentare di dare una risposta a questa domanda.

Il ruolo di Voigtländer nel panorama dei produttori tedeschi del dopoguerra assunse una valenza diversa rispetto al passato successivamente alla cessione da parte di Schering alla fondazione Carl Zeiss della quota di proprietà della casa di Braunschweig.

Questa operazione consente alla Fondazione Zeiss di raggiungere una quota ben oltre la maggioranza nella proprietà di Voigtländer.

Schering AG è stata una industria farmaceutica multinazionale tedesca da metà ottocento sino al 2006, quando venne acquisita dalla Bayer

Come abbiamo visto nell’articolo sul modello Icarex, il controllo da parte della fondazione Zeiss ebbe con buona probabilità due obiettivi. Il primo, prevalente, era quello di mettere le mani sul gruppo di progettisti di Voigtländer che custodiva competenze di rilievo sia in ambito ottico sia in ambito meccanico nella realizzazione di fotocamere.

Ne è un esempio l’attività svolta da Tronnier a cavallo tra la fine degli anni ’40 e l’inizio degli anni ’50 con il ridisegno dell’Heliar con l’utilizzo, nel nuovo schema ottico, del Lantanio che determinò l’uscita della prima lente apocromatica per i tre colori base.

L’Heliar è una storica produzione Voigtlander qui sopra descritta in un catalogo di inizio anni venti

Apo Lanthar progettato da Tronnier qui nella versione per Linhof Technika

Questo esempio, affiancato sempre ad inizio anni ’50 dalla realizzazione del nuovo schema dell’ottica standard luminosa per la Prominent, il Nokton, mette in evidenza un divario tra i due produttori principalmente determinato dalla differente sorte subita da Voigtländer e dalla Fondazione Zeiss nel corso degli eventi bellici di recente conclusisi.

Voigtländer, pur fortemente impiegata dalla metà degli anni ’30 nell’evasione di commesse militari, non abbandonò l’ambito produttivo fotografico avendo subito minori danni agli impianti nel corso del conflitto, fatto questo che gli consentì di riprendere le attività in modo più rapido rispetto alla Fondazione Zeiss, la cui sede di Dresda era andata completamente distrutta e che fu costretta a riorganizzarsi in un contesto territoriale diverso rispetto a quello dove si era formata e aveva operato negli ultimi cinquant’anni.

Il secondo motivo che spinse Zeiss ad assumere il controllo su Voigtländer è anch’esso con buona probabilità determinato dalla necessità di controllare il principale concorrente la cui proprietà fosse negoziabile sul mercato.

All’epoca, infatti, Leitz era ancora saldamente in mano alla famiglia così come la Franke e Heidecke era ancora di proprietà dei due soci fondatori.

Benché sia convinto che aziende come quest’ultima e come del resto Hasselblad, entrambe clienti di Zeiss per le ottiche, non costituissero grande un interesse per la Fondazione.

L’interesse per Voigtländer ai fini di governarne le scelte commerciali ebbe peraltro palesi manifestazioni negli anni seguenti l’acquisizione della quota di proprietà da Schering e si cocretizzò in veti posti alla realizzazione di innovativi progetti quale fu, ad esempio quello Icarex, uscito anni dopo la sua ideazione per non fare concorrenza al nuovo sistema Contarex.

Non vi è quindi da stupirsi se la Reflex 35mm ad otturatore centrale di Voigtländer sarebbe uscita qualche anno dopo l’omologo modello di Zeiss Ikon.

Rispetto alla Contaflex, Bessamatic viene progettata con una configurazione profondamente diversa che non troveremo su nessuno degli apparecchi Zeiss Ikon che chiudono, anni più tardi, la fortunata saga con la Contaflex S.

esemplare di Contaflex S in finitura nera

Differentemente da come fu per Kodak con i modelli Retina Reflex, la Contaflex infatti non abbandonò durante la sua lunga carriera il principio dell’ottica scomponibile in luogo dell’ottica autonoma montata sull’otturatore Synchro Compur a tale scopo progettato.

Bessamatic invece nacque già con le ottiche indipendenti che a differenza di Hasselblad erano prive di otturatore incorporato.

Negli apparecchi 35 mm, infatti, Compur semplificò la soluzione, anche per ragioni di costo, installando sul corpo macchina l’otturatore anziché disporlo su ogni singolo obiettivo.

Fatta questa premessa e proseguendo nell’individuazione delle possibili risposte al quesito di Prochnow citato in apertura, occorre tener conto della differente sorte che l’otturatore a tendina ebbe nel medio formato.

Dopo gli approcci di Bronica con la serie S di inizio anni ’60 e con La Rolleiflex SL 66 del 1966, le case costruttrici, sia orientali sia occidentali, ritorneranno negli anni ’70 all’adozione dell’otturatore centrale.

Ne sono prova le Bronica ETR ed SQ piuttosto che la Mamiya RB piuttosto che le Rolleiflex SLX.

Complice di questo ritorno fu da un lato la maggiore affidabilità degli otturatori centrali unitamente all’elevata differenza dei tempi più veloci sincronizzabili con il flash che nei grandi otturatori a tendina in tela gommata arrivavano a malapena ad 1/60 di secondo, scendendo ad 1/30 in apparecchi come la Pentacon Six.

Con la presentazione nella seconda metà degli anni ’70 dell’Hasselblad 2000FC il nuovo otturatore con tendine in titanio porterà la velocità di sincronizzazione a 1/90 di secondo, sempre lontana dalle velocità sincronizzabili con un otturatore centrale.

Nelle fotocamere reflex 35 mm l’otturatore a tendina aveva nel frattempo fatto grandi progressi dai primi Copal a lamelle metalliche a scorrimento verticale montati già ad inizio degli anni ’60 su Mamiya e Nikkorex all’impiego del titanio su apparecchi professionali inaugurato da Nikon già mel 1959 con il modello F, al nuovo otturatore metallico a scorrimento verticale presentato nel 1968 da Konica con il modello Autoreflex.

la serie Autoreflex di Konica inaugurò il nuovo tipo di otturatore con funzionamento a priorità di tempi; in foto il modello T3n del 1975

Nei modelli reflex 35 che si affermano progressivamente negli anni ’60, soppiantando quelli a telemetro, il lo svantaggio della sincronizzazione flash su tempi più lenti rispetto all’otturatore centrale cedette il passo ai molteplici vantaggi che vedono nei minori vincoli presenti nella progettazione delle ottiche per otturatori a tendina uno dei punti cardine che si univa alla maggiore semplicità meccanica che ne aumentava l’affidabilità.

Se quindi l’otturatore centrale montato sul corpo macchina garantiva una maggiore flessibilità rispetto alla soluzione delle ottiche scomponibili della Contaflex, presentava di contro maggiori vincoli rispetto alla soluzione di incorporare un otturatore centrale in ciascuna ottica.

Voigtländer Bessamatic CS con il classico corredo di ottiche: 50mm 2 Septon, 35 mm 3,4 Skoparex e 135 mm 4 Super Dynarex

Ecco, quindi, che il corredo di ottiche intercambiabili Bessamatic rappresenterà il più vasto numero di focali realizzate per questa tipologia di apparecchi, al quale fa seguito per poca differenza quello delle Kodak Retina III e IV, pur non arrivando ad eguagliare.

Kodak Retina IV con otturatore analogo a quello della Bessamatic, in foto corredata dalle ottiche di produzione Schneider

Gli sforzi non riusciranno tuttavia ad eguagliare i ben più vasti repertori di ottiche che prenderanno forma negli anni ’60 per i nascenti sistemi reflex 35mm con otturatore a tendina.

Vi sono due curiosità che caratterizzano a mio giudizio la produzione di ottiche Bessamatic, la prima riguarda l’assenza di una versione grandangolare che andasse oltre il 35mm Skoparex, benché Schneider avesse prodotto per la Retina il 28 mm f4 Curtagon.

Bessamatic corredata dal 50mm 2,8 Schneider Retina Xenar – le ottica per Retina Reflex possono essere adattata per Bessamatic e viceversa quelle per Bessamatic possono essere adattate sulle Reflex Kodak di ultima generazione

La seconda riguarda il condizionamento che le focali per Bessamatic ebbero nel corredo per Icarex che ne ricalca grossomodo il repertorio potendo, di contro, avere per quest’ultima serie di apparecchi un maggiore agio nella realizzazione di ottiche più luminose.

Fa eccezione il 50 1,8 Ultron per Icarex rispetto al 50 mm 2 Septon per Bessamatic.

Questo fatto ricorda un’altra tendenza conservativa manifestata da Zeiss nella produzione di ottiche per la Rolleiflex SL66 di fatto analoghe a quelle già per Hasselblad.

Un segno distintivo del corredo Bessamatic è rappresentato dall’innovativa ottica focale variabile presentata nel 1959: lo Zoomar 36 – 82 mm 2,8.

Bessamatic CS con ottica Zoomar

Come ho già avuto modo di osservare, molte delle innovazioni apportate ai dispositivi fotografici nel secondo dopoguerra traggono ispirazione dalla produzione di apparecchi cinematografici.

Gli obiettivi a focale variabile non fanno eccezione e nascono, come concetto e come denominazione, negli anni ’30 per applicazioni cine.

Lo sviluppo decisivo avviene subito dopo il secondo conflitto negli Stati Uniti ad opera di Frank Gerhard Back, Vienna 25 agosto 1902 – San Diego 6 luglio 1983.

Back è un Ingegnere Austrico che nel 1939 si trasferisce definitivamente oltre oceano e realizza dal 1946 la progettazione e produzione di obiettivi a focale variabile per riprese televisive.

Mutuando il termine zoom nella ragione sociale dell’azienda da lui fondata crea, per l’appunto il marchio, Zoomar.

La collaborazione tra Zoomar e Voigtländer ha un terzo soggetto in Heinz Kilfitt che realizzo le prime ottiche a focale variabile nell’impianto produttivo Kilfitt di Monaco.

estratto dalla brochure del Voigtländer Zoomar

In senso lato quindi questa ottica non è né di concezione né di produzione Voigtländer ma consentì all’azienda di Braunschweig di fregiarsi del primato nell’adozione di un’ottica zoom per un apparecchio 35 mm.

estratto del listino prezzi italiani del 1964

Negli anni successivi al 1959 dall’impianto produttivo Kilfitt uscirono esemplari Zoomar 36 – 82 identici all’originale Voigtländer con innesto per altri apparecchi reflex 35 mm

Quando Heinz Kilfitt si ritirò nel 1968, cedette la fabbrica Back, che proseguì la produzione con il marchio Zoomar come emanazione tedesca della sede americana di Long Island.

Nel 1986 successivamente alla scomparsa di Frank Gerhard Back, Zoomar lasciò il mercato civile, concentrandosi sulle ottiche militari statunitensi.

Nel frattempo, le ottiche a focale variabile erano pienamente entrate nei listini dei principali produttori di ottiche per apparecchi 35 mm e si affacciavano in quelle per corredi medio formato.

Occorre quindi fare chiarezza rispetto alla paternità di Voigtländer sul progetto. Zoomar che al dilà dei proclami dell’azienda si concretizzò nel contributo in fase realizzativa affinché potesse essere compatibile con il sistema di ottiche della Bessamatic e con l’esclusiva alla commercializzazione per il primo periodo.

Bessamatic fu prodotta, nei dieci anni nei quali fu commercializzata, in quattro versioni.

Il primo modello che era primo dell’indicazione dei diaframmi nel mirino, il modello semplifica M che di norma montava il raro Color Lanthar a tre lenti, il modello De Luxe, riconoscibile per la cornice cromata della cellula al selenio che contiene il prisma di proiezione dei valori del diaframma nel mirino e l’ultimo modello CS che introduce il sistema esposimetrico con cellula al Solfuro di Cadmio alimentata da una batteria posta sotto il coperchio anteriore del prisma.

Voigtländer Bessamatic De Luxe con il 50 mm 2,8 Color Skopar e il 35 mm 3,4 Skoparex

Giacché ho citato le due ottiche standard 50 mm Septon e Lanthar è doveroso menzionare il classico Color Skopar 50 mm 2.8 a quattro lenti.

Nel 1961 La famiglia di fotocamere reflex 35 mm ad otturatore centrale Voigtländer ricevette un nuovo modello con la Ultramatic progettata e realizzata nell’ambito del team di Walter Swarofsky che già abbiamo visto al lavoro per il modello di reflex con otturatore a tendina del 1957 dal quale anni dopo deriverà il modello Icarex.

Voigtländer Ultramatic nella prima versione con esposimetro al Selenio

La Ultramatic, nella prima versione, fu dotata di una vistosa cellula al selenio posizionata sul frontale del prisma come era per la Bessamatic. Introduceva due rilevanti novità: l’esposizione automatica a priorità di tempi e lo specchio a ritorno istantaneo prerogativa che perderà poi nella successiva versione CS anch’essa dotata di sistema esposimetrico con cellula al Solfuro di cadmio.

Sulle Ultramatic CS non è infrequente trovare il prisma completamente ossidato a causa del posizionamento della batteria di alimentazione dell’esposimetro che doveva sviluppare in qualche modo un flusso di corrente elettrolitica che ne danneggiava la specchiatura.

Voigtländer Ultramatic CS – differenza della Bessamatic CS, la batteria di alimentazione dell’esposimetro è alloggiata a fianco dell’oculare di mira

Le ottiche per Ultramatic benché abbiano lo stesso innesto di quelle per Bessamatic hanno un pallino giallo su una delle viti di tenuta della baionetta che le identifica come pienamente compatibili con il sistema di trasmissione della lettura automatica del diaframma del quale dispone la fotocamera.

Dopo la creazione nel 1966 del Gold Program Zeiss Ikon Voigtländer, che segnò il periodo di commercializzano a doppio marchio delle due aziende, la produzione delle reflex ad otturatore centrale cessò nel 1969. Di li a poco il marchio Voigtländer verrà ceduto alla Rollei Werke e per volere della Fondazione Zeiss il marchio Zeiss Ikon terminerà l’attività.

Max Terzi
maxterzi64@gmail.com

pubblicità anni ’50 degli apparecchi Voigtländer , in questo caso della Vito CLR nella quale viene citato il motto “…perché l’obiettivo è meraviglioso”

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