Voigtländer 250 anni da raccontare – seconda parte

Segue dalla prima parte.

Lasciata la vicenda legata a Petzval, le attività della Voigtländer e Sohn a Braunschweig procedono a gonfie vele.

A differenza di altri produttori, Voigtländer concede in licenza ad altre aziende europee la fabbricazione delle ottiche, a patto che venga indicato il nome dell’azienda concessionaria.

Questo determina dagli anni ’60 dell’Ottocento in poi la presenza di obiettivi con diverse marchiature, riferibili ai diversi siti che li realizzarono.

Prima di arrivare alla descrizione dei nuovi schemi ottici di inizio ‘900 che rafforzarono il successo e la fama di Voigtländer, parlo di un tema che nel ventennio precedente si sviluppa in modo significativo ovvero quello della costruzione degli otturatori.

L’invenzione del primo otturatore avviene unitamente alla messa a punto dei primi materiali fotosensibili ed era rappresentato dal cappello del fotografo o dal tappo copri obiettivo, utilizzati entrambi per determinare il tempo di esposizione.

Come abbiamo detto nella prima parte, non era all’epoca fondamentale disporre di un meccanismo preciso giacché il tempo di esposizione poteva variare da decine di secondi a decine di minuti a seconda del materiale sensibile utilizzato.

Con l’evoluzione dei materiali sensibili, che procede speditamente per tutta la seconda metà dell’Ottocento, si riducono i tempi di esposizione ed aumenta, di pari passo, la necessità di controllare con precisione l’intervallo nel quale le emulsioni prendevano luce.

Voigtländer riconobbe da subito questa necessità e fu tra le prime aziende a fornire soluzioni in abbinata ai propri obiettivi, diventando così una dei primi produttori di otturatori.

In quegli anni, siamo grossomodo all’inizio del 1880, i produttori che diverranno poi famosi come e Gauthier a Calmbach a Monaco erano solo all’inizio.

Un decennio dopo, con la produzione di otturatori, Bausch & Lomb fondata negli Stati Uniti nel 1890, fu la prima azienda a diventare il produttore leader mondiale.

Sempre grossomodo in quegli anni, siamo nel 1886, John e Andreas Wollensak, arrivati negli Stati uniti da Wiesbaden nel 1882, impianteranno la loro azienda che produrrà a Rochester otturatori e ottiche per buona parte del ‘900.

Il successo di Bausch & Lomb derivò dall’aver risolto con un dispositivo preciso ed affidabile le questioni che in quegli anni erano state obbligatoriamente affrontate da coloro che si accingevano a realizzare questa tipologia di dispositivi.

Furono pertanto da subito sperimentati meccanismi ad iride che consentivano in primis l’uniforme distribuzione della luce e, per quanto possibile, l’esposizione uniforme del centro e del bordo del fotogramma.

Il meccanismo di apertura e chiusura doveva poi essere in grado di modulare la velocità in modo compensare la parte che per prima riceveva la luce quando si apriva l’otturatore e per ultima veniva coperta dal meccanismo in fase di chiusura, ovvero quella al centro dell’ottica.

Affinché questo meccanismo potesse lavorare in modo efficace, erano due i principi che dovevano intervenire: la spinta verso l’apertura ed il freno verso la chiusura dell’otturatore.

Nel primo otturatore Bausch & Lomb era possibile raggiungere una velocità massima di circa 1/100 di secondo che costituiva per l’epoca il tempo più rapido nel quale far compiere al meccanismo le operazioni di cui sopra.

Tale velocità diminuiva con l’aumentare delle dimensioni dell’otturatore, vi erano pertanto otturatori di grandi dimensioni che scattavano a 1/50 di secondo.

Questi tempi di scatto che oggi possono apparire lenti, erano per l’epoca una assoluta avanguardia.

Si aprì a questo punto la problematica costruttiva che riguardava il meccanismo di tensionamento che determinava la repentina apertura dell’otturatore e quella di freno che modulava la chiusura.

Il primo era costituito da una molla che tuttavia all’aumentare della tensione faceva di conseguenza aumentare le vibrazioni con un negativo effetto sulla nitidezza delle immagini.

Occorreva quindi trovare attorno al meccanismo di freno un efficace sistema di riduzione delle vibrazioni.

Voigtländer continuerà a lavorare fino alla Prima guerra mondiale attorno al proprio progetto di otturatore, che prevedeva un meccanismo di freno realizzato in cuoio e nel 1905 scriveva “a meno che non si desideri lavorare solo con un tappo copri obiettivo, le lastre devono essere esposte per mezzo di un otturatore. La condizione principale che il meccanismo funzioni senza vibrazioni è soddisfatta per tutti i dispositivi fabbricati nel nostro laboratorio o che forniamo attraverso altre aziende”.

Ma già nel 1895 Bausch & Lomb produceva otturatori centrali con sistema di frenatura a cilindro pneumatico che avevano una maggiore stabilità.

Per anni questi ultimi furono i migliori dispositivi al mondo fino a quando i fondatori delle società tedesche Deckel e Gauthier adottarono il medesimo principio e misero a punto sistemi equivalenti.

Siamo negli anni nei quali Valentin Linhof progetterà il primo obiettivo con otturatore centrale incorporato tra le lenti.

Nel 1903 la società Deckel di Monaco iniziò a produrre il modello Compound che tradotto significa “composto” ovvero dispositivo in grado di effettuare scatti veloci, scatti con apertura e chiusura comandata dal fotografo o di mantenere l’otturatore aperto ad esempio per le operazioni di messa a fuoco sul vetro smerigliato.

Questo schema che disponeva già del freno pneumatico, che troviamo replicato sui modelli Compound successivi, diventerà il punto di riferimento per la produzione degli otturatori centrali.

Christian Bruns, socio di Friedrich Deckel, in seguito ritiratosi dal sodalizio, nel 1910 fece domanda di brevetto per un otturatore in grado di modulare i tempi di esposizione attraverso un meccanismo di rallentamento meccanico ad orologeria.

La Fondazione Zeiss, all’epoca proprietaria di una quota della Deckel, comprese bene il significato di questa invenzione e acquisì il brevetto per metterlo a disposizione di Friedrich Deckel.

L’otturatore fu battezzato COMPUR, nome derivante dalla fusione di “Comp ound” otturatore all’epoca prodotto dalla Deckel, e “Uhr werk”, in tedesco “orologeria”, in riferimento al meccanismo utilizzato come ritardatore.

Nasce così l’otturatore Compur che ebbe un grande successo e fu adottato unitamente al pneumatico Compound anche da Voigtlander per gran parte delle proprie fotocamere per tutto il ‘900.

Otturatori a parte, Voigtländer si dedicò fino alla fine del diciannovesimo secolo quasi esclusivamente alla produzione di obiettivi, binocoli e dispositivi ottici e smise di occuparsi di otturatori quando la concorrenza di Deckel divenne tale da scoraggiare il produttore di Braunschweig dal proseguire in proprio lo sviluppo di questi dispositivi.

Fanno eccezione alcuni ritorni di fiamma nel periodo tra le due guerre dei quali parlerò più avanti.

Gli obiettivi, cavallo di battaglia dell’azienda, erano poi utilizzati da altri produttori di fotocamere.

Quando nel 1899 Hans Harting mise a punto lo schema ottico Heliar, Voigtländer cambiò la propria politica ed avviò gradualmente anche la produzione di fotocamere.

L’Heliar diverrà, unitamente agli schemi messi a punto da Zeiss in quegli anni, il nuovo punto di riferimento nel campo della produzione di ottiche fotografiche.

È curioso osservare come lo schema ottico a cinque lenti dell’Heliar è da alcuni considerato come un Tessar con una lente in più.

Il che porta questa tesi nella scia di quanto Voigtländer aveva già fatto negli anni anni ’40 con il progetto di Petzval.

Questa tesi è tuttavia improbabile giacché i due schemi ottici risultano palesemente derivanti da progetti diversi e il Tessar anche se di poco, arrivò successivamente alla presentazione dell’Heliar.

Fino a questo punto la produzione di ottiche da parte di Voigtländer è ben articolata e ad essa andrebbe dedicato un filone a parte.

Ritornerò sul catalogo Voigtländer nella terza parte allorquando, parlando degli anni ’30 del Novecento, farò riferimento ad una produzione più nota e consolidata.

Per il momento mi limito a dire che tre erano gli schemi prevalenti: Heliar, Dynar e Collinear.

Quest’ultimo, a seconda dei paesi dov’erano esportate le ottiche, veniva indicato con la “K” al posto della “C” iniziale.

Fissiamo a questo punto un altro importante aspetto che riguarda lo schema ottico Heliar per Voigtländer, Planar e Tessar per Zeiss, ovvero quello della progettazione ottica che coniuga la soluzione della questione delle aberrazioni alla possibilità di sviluppare gli stessi schemi per diverse focali e cerchi di copertura, dando così il via al vero processo di produzione industriale legato all’ottica fotografica.

Veniamo ora alle fotocamere.

La prima fotocamera equipaggiata con un’ottica Voigtländer Heliar non era una prodotta a Braunschweig ma a Görlitz da Curt Bentzin.

La storia di Bentzin è oltremodo interessante.

Noto nel 1862, fondò a Görlitz nel 1891 il suo primo laboratorio per attrezzature fotografiche.

Attraverso Paul Rudolph iniziarono i negoziati per la collaborazione con la Carl Zeiss e nel 1900 fu fondata la Aktiengesellschaft Camerawerk Palmos a Jena.

Fu presentato alla fine del 1900 il primo risultato di questa collaborazione la Film Palmos 6 x 9.

A seguito di rilevanti problemi finanziari, l’azienda fu liquidata nel 1901 e la produzione di apparecchi confluì nella Carl Zeiss.

Già nel 1902 Curt Bentzin opera nuovamente a Görlitz con una nuova azienda, specializzandosi in fotocamere reflex, fotocamere a lastra e fotocamere da studio e riproduzione.

La produzione su un limitato numero di modelli dà la possibilità a Bentzin di affinarne le caratteristiche e di proporre ad altre aziende la realizzazione di fotocamere in nome e per conto.

Tra queste vi era Voigtländer.

La nuova macchina, veniva equipaggiata con l’Heliar che con la sua apertura di 1:4,5 permetteva di scattare foto senza un treppiede meglio di qualsiasi fotocamera precedentemente sviluppata.

La fotocamera non aveva alcun nome e dalla sua uscita venne semplicemente chiamata “fotocamera reflex Voigtländer” nome che manterrà anche quando a produrla non sarà più Bentzin.

Poiché l’ottica di base per tutti i formati era un Heliar la fotocamera fu semplicemente denominata con il nome dell’obiettivo

E fu proprio a questa fotocamera che si ispirò Voigtländer quando iniziò a produrre in proprio, lanciando il modello “Vida”, una fotocamera reflex a specchio che ebbe molto successo e fu realizzata in diverse versioni, fino a sviluppare una controversia con Bentzin.

Un altro punto segnato nella spregiudicatezza del marchio Voigtländer.

Dal 1902 Voigtländer inizia anche la produzione di apparecchi stereo.

Uno dei modelli è mostrato qui sotto.

Di certo il modello di gran lunga più noto è la Stereflektoskop che viene prodotta dal 1914 al 1937 in numerose varianti ed ha un valore storico in quanto ad essa si ispirarono Franke e Heidecke quando nel 1920 fondarono a Braunschweig la loro azienda.

Giova ricordare che Paul Franke approda come apprendista in Voigtländer nel 1909 dove rimane sino al 1912 maturando un’esperienza soprattutto in ambito commerciale che gli sarà utile sia negli anni successivi sia come direttore commerciale di Spezialfabrik für Zielfernrohre Géhard che produce cannocchiali e ottiche di mira, sia nell’impresa che avvia dal 1920 con Reinhold Heidecke.

Quest’ultimo viene assunto nel 1900 come meccanico alla Voigtländer e dopo il servizio militare in marina, svolto dal 20 febbraio 1904 al 10 settembre 1905, riprende servizio nella stessa azienda.

Reinhold Heidecke è un eccellente progettista ed ha competenze nella meccanica fine che gli consentono di produrre da solo i prototipi degli apparecchi che egli stesso disegna.

Durante la sua permanenza alla Voigtländer suggerisce molti nuovi sviluppi ma tuttavia non riesce a far passare il suo progetto più importante: una nuova macchina fotografica con pellicola a rullo.

La pellicola a rullo, lanciata da Kodak per i suoi apparecchi Box Brownie nel 1900 rappresentava per l’epoca una grande potenzialità che non solo Voigtländer ma in generale i produttori dell’epoca non seppero o non vollero cogliere, probabilmente anche per la minore disponibilità di materiale sensibile che veniva prodotto negli stati uniti.

Sta di fatto che vent’anni dopo, quando alla Heidoscop fece seguito la Rolleidoskop che disponeva di un dorso per pellicola a rullo, oltre al normale dorso 6×13 a lastre, il successo fu dirompente e, come sappiamo, aprì la strada nel 1928 alla nascita della biottica che altro non è che una fotocamera stereo con un obiettivo da ripresa in meno.

Sotto il profilo societario, dopo la scomparsa di Peter Wilhelm Friedrich avvenuta nel 1878, l’azienda, sempre sotto il controllo della famiglia Voigtländer, viene trasformata in società per azioni e assume la denominazione di Voigtländer AG nel 1898.

Nel 1915 viene inaugurato a Braunschweig un nuovo stabilimento per la produzione di ottiche e fotocamere.

Nel 1925 la società chimica Schering AG acquista la quota di maggioranza di Voigtländer e nel 1929 da impulso ad un ulteriore ampliamento degli impianti produttivi.

Siamo così arrivati negli anni ’30 del novecento e da li riprenderemo nella terza parte.

Massimiliano Terzi
maxterzi64@gmail.com

Bibliografia:
Prochnow C., Voigtländer report volume 3, volume 2, Lindemanns Verlag 2007
Catalogo Voigtländer del 1914

 

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