Vedremo nuove macchine analogiche a marchio Pentax?

Vi sono argomenti in grado di toccare le corde degli appassionati suscitando emozioni forti.

A questo proposito, proprio nell’ultima settimana, si è diffusa la notizia di un possibile ritorno da parte di Ricoh alla produzione di fotocamere analogiche a marchio Pentax e questo ha suscitato entusiastiche reazioni del tutto comprensibili ed in buona parte condivisibili.

Ho letto molti articoli apparsi in rete su questa notizia, articoli nei quali sono quasi sempre evidenziati i contenuti emozionali del marchio Pentax che ebbe la capacità negli anni ’60 di rendere accessibile ad un vasto pubblico di clienti un prodotto realmente all’avanguardia.

La Spotmatic, dotata di uno dei primi sistemi TTL di misurazione dell’esposizione, il primato è conteso con ALPA e Topcon, era in grado di utilizzare il vasto parco delle ottiche del diffuso innesto a vite 42×1 e rappresentò per molti anni la pietra miliare alla quale si ispirarono altri produttori, famoso il caso della Rolleiflex SL35 che ho raccontato in questo articolo, ma soprattutto, nelle sue varie declinazioni, vendette un numero esagerato di esemplari che non ha eguali in nessun altro produttore di reflex, giapponese o tedesco che sia.

Pentax Spotmatic corredata da un 80mm 2.8 Biometar per Pentacon SIX

Vero anche che Asahi proprio perché convinta dell’intramontabilità del successo della Spotmatic accumulò un ritardo nel rinnovamento che gli costò negli anni ’70 la perdita di quote di mercato ed il mancato ingresso nel mondo della fotografia professionale 35 mm alla quale erano già approdate, pur con diverse tempistiche, Nikon e Canon.

Fatta quindi la debita tara a quanto letto, ho preferito riprendere la notizia originale, apparsa sul sito di Ricoh dal 20 dicembre scorso attraverso un comunicato dal titolo Il marchio PENTAX lancia un progetto dedicato allo sviluppo di nuovi prodotti basati su sull’utilizzo di pellicola

Il comunicato è visualizzabile a questo link e di seguito ne riporto l’abstract tradotto in italiano

TOKYO, 20 dicembre 2022 — RICOH IMAGING COMPANY, LTD. è lieta di annunciare un nuovo progetto di ricerca che prevede lo sviluppo di nuove fotocamere a pellicola a marchio PENTAX. Di recente c’è stata una rinascita dell’interesse per le fotocamere a pellicola; vogliamo utilizzare le competenze e le tecnologie delle fotocamere a pellicola sviluppate nel corso degli anni da Ricoh Imaging/PENTAX (la divisione PENTAX di RICOH IMAGING COMPANY, LTD. – nda) e fornire agli appassionati di fotocamere di tutto il mondo nuovi prodotti per fotocamere a pellicola. Svilupperemo e lanceremo nuovi prodotti e forniremo servizi post-vendita in modo che gli utenti esperti di fotocamere a pellicola e i fotografi più giovani che desiderano provare queste fotocamere per la prima volta possano godere appieno dell’esperienza della fotografia su pellicola.

Parto dall’attuale binomio Ricoh Pentax nato nel 2011 a seguito della cessione a Ricoh da parte di Hoya Corporation del settore imaging del famoso marchio di fotocamere che il produttore di vetri ottici nipponico aveva acquisito quattro anni prima attraverso la fusione con Pentax.

Nel gennaio 2022 è stata costituita la sezione imaging di Ricoh con l’obiettivo di sondare in prima battuta il mercato interno giapponese per valutare il possibile sviluppo e commercializzazione di nuovi prodotti legati al mondo della fotografia analogica, con l’ambizione, come specificato nel comunicato, di spingersi oltre i confini di un approccio convenzionale.

Niente male come premessa se pensiamo che questo progetto parte da un colosso come Ricoh.

Mantenendo gli ulteriori approfondimenti ancorati al solo materiale divulgato dalla casa giapponese, il progetto ha, a mio avviso, obiettivi dichiarati ed altri non palesemente esprimibili perché non è ancora chiaro quali soluzioni la fase di analisi potrà portare nel concreto.

Di certo la strategia comunicativa utilizzata è riuscita in prima battuta a creare interesse a fronte di un’idea ancora tutta da costruire.

Del resto occorre considerare che il riavvio della macchina produttiva e distributiva di un prodotto particolare come quello delle fotocamere analogiche, che ha pressoché terminato il suo ciclo di vita ormai da una quindicina d’anni, potrebbe non raggiungere mai un livello di profittabilità tale da renderlo economicamente sostenibile.

Sono quindi molti gli aspetti che la fase di analisi progettuale dovrà definire oltre, chiaramente, alla tipologia di apparecchio o di apparecchi da produrre e distribuire e sui quali fornire assistenza.

Tuttavia sulla base delle informazioni fornite da Ricoh Imaging sembrerebbe esserci la giusta consapevolezza dei limiti ma anche l’ambizione di poter trovare una strada per superarli.

Vediamo quindi nel dettaglio cosa dice il comunicato in relazione al progetto che prevede che vengano avviati:

  • la ricerca per lo sviluppo di nuove fotocamere a pellicola a marchio PENTAX – non la produzione – creando un team composto da diverse generazioni di ingegneri per trarre vantaggio dall’esperienza e dalle tecnologie delle fotocamere a pellicola introducendo anche le tecnologie e i concetti più recenti;
  • l’ascolto dei suggerimenti di fotografi e appassionati di fotocamere analogiche, attraverso eventi online e offline, creando una piattaforma che faciliti la condivisione delle idee.

Vi è poi un passaggio nel quale il livello di ambizione sale ancora toccando, anche in questo caso le corde del sentimento, quando si parla della difficoltà di procurarsi le parti necessarie per le vecchie fotocamere a pellicola.

Già vedo la vecchia reflex del nonno chiusa nel cassetto da decenni e destinata all’oblio per mancanza di chi possa rimetterla in funzione.

Riporto testualmente: oggi pochi produttori costruiscono e vendono nuove fotocamere a pellicola. Alcuni utenti di fotocamere a pellicola hanno espresso preoccupazione per il servizio post-vendita per le fotocamere a pellicola usate. Ricoh Imaging sta dando priorità al supporto dei fan delle fotocamere a pellicola in modo che possano godersi la fotografia su pellicola senza preoccupazioni, dallo sviluppo, produzione e vendita all’assistenza post-vendita.

Giova a questo proposito ricordare come la rivoluzione introdotta dall’elettronica, ben prima dell’avvento del digitale, abbia determinato una radicale trasformazione nel mondo dell’assistenza delle fotocamere, come del resto anche in altre tipologie di prodotto basate su di essa, rendendo oggi più difficilmente riparabile una reflex a pellicola AF di ultima generazione – o peggio una digitale – rispetto ad una fotocamera analogica meccanica.

Gigi Carminati nel suo laboratorio ritratto con una Minox 35GT ©MaxTerzi – il 2022 ha visto la cessazione dell’attività da parte di un altro storico riparatore; il continuo diminuire di questi professionisti costituisce un ulteriore problema nell’assistenza delle attrezzature fotografiche

L’elettronica se da un lato ha favorito la continua evoluzione degli apparecchi, fattore questo che ha molto alimentato la macchina delle vendite, ha dall’altro giocoforza introdotto il concetto della garanzia sino all’esistenza in vita del modello, sia per l’onere economico legato alla disponibilità dei ricambi sia per il costo complessivo del mantenimento di un sistema di assistenza sul territorio.

Se pensate allo sviluppo di alcuni produttori di fotocamere digitali dell’ultimo decennio e lo raffrontate al loro modello di assistenza, che in molti casi non passa per essere il più accessibile e tempestivo, provate ad immaginare quanto possa essere ambizioso il progetto di Ricoh.

Questo salvo non venga seguita una filosofia di prodotto simile a quella di Lomography nelle cui fotocamere quello che non c’è non si rompe e, qualora accada l’irreparabile, l’utente è già mentalizzato a comprarne una nuova che troverà con buona probabilità ancora disponibile a listino.

Ma sappiamo bene che Lomography non vende fotocamere o pellicole ma l’esperienza libera e creativa dell’uso dei suoi prodotti.

Trovo invece estremamente realistica la lettura della situazione attuale del mercato delle digitali fatta da Ricoh Imaging, lettura simile a quella alla quale ho fatto cenno nell’articolo sulla notizia dell’abbandono da parte di Nikon della produzione di fotocamere reflex.

Nel comunicato si cita la crescente popolarità della fotografia su pellicola soprattutto tra le giovani generazioni e questo è un dato di fatto riscontrabile anche nella crescita del mercato delle pellicole, in particolare nel bianco e nero, che, se non per i volumi, ha raggiunto oggi una offerta, per numerosità e differenziazione dei prodotti, ben superiore a quella degli anni ’80, periodo ancora di grande diffusione nel mondo amatoriale di questa tipologia di film, diffusione legata anche alla maggiore accessibilità dello sviluppo e alla stampa fai da te.

Sofia e la Nikon F – Canon EOS1 ©MaxTerzi

È poi altrettanto condivisibile la considerazione che vede gli smartphone protagonisti di un radicale cambiamento della cultura fotografica con la possibilità per chiunque di catturare facilmente immagini di buona qualità, ovunque ed in qualsiasi momento.

Per i numeri che sta esprimendo il mercato delle digitali, è facile intuire come molti produttori oggi piuttosto che chiedersi se è sostenibile riprendere la produzione di fotocamere analogiche si stiano interrogando se sarà sostenibile proseguire nella produzione di quelle digitali.

L’ultimo passaggio del comunicato rappresenta dal mio punto di vista l’essenza del progetto e spiega in poche righe il valore aggiunto del ritorno alla pellicola.

Per questa ragione lo riporto di seguito, sempre tradotto in italiano: gli utenti di fotocamere, tuttavia, ritengono che nella società odierna, basata sulla velocità, alcune attività richiedano un ritorno all’impiego del tempo. Poiché Ricoh Imaging/PENTAX crede che tempo e impegno significhino individualità, creatività e preferenze personali e che queste siamo veramente l’espressione di un’esperienza umana, il nostro obiettivo è fornire prodotti fotografici che comportino azioni complesse, dispendiose in termini di tempo e soddisfacenti.

Questo passaggio può a mio giudizio contribuire in modo rilevante a mettere fine alla concorrenza tra analogico e digitale con buona pace dei sostenitori dell’uno o dell’altra fazione, definendo un mondo alternativo e non in competizione nel quale la riflessione prende il sopravvento sulla velocità, pur apprezzandone gli indubbi vantaggi.

Se tutto ciò renderà possibile la ripresa della produzione su vasta scala di fotocamere analogiche non è ancora detto e citare come dato incoraggiante, come del resto ho visto fare, l’attuale decisione di Leica di riprendere la produzione della M6 non è a mio avviso significativo.

L’azienda tedesca non ha mai smesso di produrre fotocamere di elevata qualità costruttiva, mantenendo per i modelli a telemetro una impostazione classica, nonché, fatto ancor più rilevante, un target di prezzo di rilievo.

La riedizione della M6, che ho seguito con emozione, avrà successo in un segmento di clienti e potenziali clienti normalmente disposti a spendere per il valore percepito nel marchio e probabilmente solo in seconda battuta per coloro che intendono acquistare un apparecchio analogico.

Contribuirà poi, come del resto già accaduto negli ultimi anni per corpi e ottiche M a seguito del vero sviluppo delle versioni digitali, a far crescere ancor più il valore della M6 originale sul mercato dell’usato.

Occorre infine osservare l’insidia che si cela nella differenzia tra il concetto del mi piace, tanto caro ai frequentatori dei social, e quello del lo compro attorno al quale confliggono sentimento e razionalità.

Sarà quindi interessante vedere se il mondo dei like espressi si tradurrà poi, pur fatte le debite proporzioni, in un altrettanto numero di acquirenti.

Per Ricoh si tratta quindi di individuare una soluzione, inizialmente la casa giapponese sembrerebbe puntare al segmento point and shot, che porti allo sviluppo di nuove tipologie di apparecchi analogici non necessariamente simili a quelli che il mercato ci ha abituato a vedere in passato.

Questa logica disruptive rappresenta l’aspetto più importante del progetto: se dovessi immaginare una nuova generazione di analogiche non riuscirei con buona probabilità a pensare a qualcosa di molto diverso dalle fotocamere alle quali sono più legato, ma è abbastanza chiaro che, salvo casi eccezionali come quello di Leica sopra citato, non vi siano buone probabilità che il passato ritorni così come lo immaginiamo.

Tanti cari auguri di buon 2023 a tutti i lettori di SENSEI.

Max Terzi

maxterzi64@gmail.com

il progetto di Ricoh proporrà una diversa prospettiva di visione del nuovo mondo delle fotocamere analogiche

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