Topcon R, le prime reflex di Tokyo Kogaku

Alle reflex 35 mm Topcon dedicai qualche tempo fa un articolo in due parti nel quale l’attenzione fu prevalentemente concentrata sui modelli degli anni ’60 che contribuirono, con loro un grande contenuto innovativo,  allo sviluppo di una nuova generazione dei sistemi di lettura esposimetrica.

L’entrata della Tokyo Kogatu nel Keiretsu Toshiba, per chi volesse approfondire lascio il link a questo articolo, contribuì all’acquisizione di nuove competenze che sfociarono nella realizzazione del primo sistema di lettura TTL applicato ad una fotocamera reflex 35 mm risalente al 1962/63 in anticipo rispetto al più celebrato caso della Pentax Spotmatic.

stralcio della pubblicità Topcon di fine anni ’60

Il fatto che, di norma, questo primato venga attribuito alla Spotmatic del 1964 è frutto della maggiore notorietà che questo modello ebbe non solo nei confronti di Topcon ma più in generale nei confronti dell’intero panorama di produttori del settore dell’epoca.

La Topcon RE Super, per quanto fortemente innovativa, non raggiuse mai volumi produttivi elevati e nacque, sulla base dei precedenti modelli Topcon reflex, dotata di innesto delle ottiche a baionetta Exakta.

Oggi appare sin troppo evidente la differente diffusione e notorietà che i due sistemi di attacco degli obiettivi intercambiabili, baionetta Exakta e vite 42×1, ebbero negli anni a venire. Occorre tuttavia considerare che la questione non era poi così scontata negli anni ’50 e nemmeno ad inizio anni ’60 quando fu presentata la RE Super.

Giova ricordare che la prima fotocamera reflex 35 mm nacque a Dresda ad opera di Ihagee nel 1936 già con innesto delle ottiche con una tipologia di baionetta che resterà invariata su tutti i successivi modelli Exakta.

Il passo a vite, nella misura che siamo abituati a vedere oggi su numerose ottiche per reflex 35 mm, nasce invece dalle Praktiflex quale evoluzione del modello prebellico del 1939 che adottava una filettatura con passo da 40 mm. Con l’uscita nella seconda metà degli anni ’40 della Contax S prodotta nella DDR tale misura iniziò un percorso di consolidamento che porterà il passo a vite 42x1ad essere, di fatto, il più diffuso innesto per obiettivi.

Occorre tuttavia considerare che nella prima metà degli anni ’50 le due tipologie di passo si equivalevano in termini di diffusione con una leggera prevalenza, forse, dell’innesto Exakta.

La maggiore diffusione nel tempo, vi sono fotocamere rimaste in produzione sino a tutti gli anni ’90 con questo innesto, è anche giustificata dal fatto che il passo 42×1 non era tutelato, né tutelabile nella sua impostazione base, da alcun brevetto.

Era quindi decisamente più agevole sfruttare senza oneri economici il passo a vite piuttosto quello a baionetta anche in considerazione del fatto che a differenza di quanto era rimasto di Zeiss Ikon a Dresda e della KW a Niederslitz, finite in mano pubblica, la Ihagee subì un pieno processo di statalizzazione solo alla fine degli anni ’60 restando nel frattempo sotto il controllo statale ma ancora formalmente di proprietà della famiglia Steenbergen.

L’adozione della baionetta Exakta sui primi modelli Topcon R già nel 1957 non fu tuttavia l’unico caso.

Nel precedente articolo sulla Revue Auto-reflex, versione commercializzata in Germania nel 1966 dal colosso di vendite per corrispondenza Foto Quelle, ho fatto cenno alla genesi degli otturatori a lamelle metalliche sul piano focale dei quali il Giappone divenne indiscusso leader nella produzione.

Revue Auto-reflex commercializzata nel 1966 dalla catena di vendita per corrispondenza Foto Quelle in Germania e versione rimarchiata della Konica Auto-reflex del 1965

La Revue Auto-reflex deriva dall’omologo modello realizzato da Konica 1965 dotato di uno dei primi sistemi di esposizione automatico a priorità di tempi sulla base del nuovo otturatore Copal Square S.

Copal è, sarebbe preferibile dire è stato, il più famoso produttore di otturatori in Giappone tanto da essere considerato l’alter ego della tedesca Friedrich Deckel di Monaco produttore degli otturatori  Compur.

La minore tradizione ed anzianità di Copal rispetto a Compur nella produzione di otturatori centrali, ha con buona probabilità agevolato l’estensione alla fine degli anni ’50 della ricerca della casa giapponese anche verso gli otturatori sul piano focale spinta anche dalla joint venture con Konica e Mamiya.

Copal vede la luce Tokyo nel 1946 incaricata da Nippon Kogaku della realizzazione di un otturatore centrale che tuttavia non fu mai installato su nessun apparecchio Nikon poi andato in produzione.

La Deckel viene invece fondata a Monaco nel 1903 divenendo fornitore di otturatori centrali di numerose aziende tedesche produttrici di fotocamere ed ottiche. Dal 1910 la Fondazione Zeiss entra nel capitale dell’azienda sino ad assumerne il controllo nei decenni successivi.

Torniamo in Giappone.

Già nella prima metà degli anni ‘50 Konica sviluppa il progetto di un nuovo otturatore metallico a scorrimento verticale denominato Hi Syncro montato nel 1960, per la prima volta, su una fotocamera prodotta in serie: la Konica F.

pubblicità della Konica FS

Sarà tuttavia solo nel 1961 che il nuovo otturatore Copa Square vedrà la luce dapprima sulla nuova Konica FS e, di lì a poco, sulla Nikkorex F e sulla Ricoh Singlex.

A fornire i corpi macchina per Nikon e Ricoh fu Mamiya attraverso il modello Prismat NP 35 del 1960 che troviamo negli anni successivi brandizzato anche dall’americana Argus e dalla tedesca Reflekta.

copertina del libretto di istruzioni dell’esposimetro clip on per la ARGUS SLR

Mamiya pur avendo finanziato il progetto del Copal Square non lo adottò sulle proprie fotocamere che continuarono ad essere dotate di otturatori a tendina in tela gommata a scorrimento orizzontale.

È tuttavia curioso osservare come sulla Mamiya Prismat NP 35 l’attacco delle ottiche intercambiabili era a baionetta Exakta e che, come ottica standard, era disponibile anche un Canon 50 mm 1.9.

pubblicità della Mamiya NP 35 con ottica Canon e di altre fotocamere contemporanee commercializzate negli Stati uniti quali la Tower 37 con attacco delle ottiche a baionetta Exakta e la Nikkorex

Questa ottica, abbastanza rara, non viene mai citata nella documentazione ufficiale Canon che all’epoca produceva per le Canonflex un 50 mm Canomatic con apertura a 1.8.

Non trovando letteratura sul Canon con innesto Exakta per Mamiya, non sono in grado di verificare se lo schema ottico fosse simile a quello del Canomatic né se le ragioni che portarono alla collaborazione tra le due case giapponesi fossero dipese da interessi economici reciproci.

Resta il fatto che anche Mamiya sviluppò, sebbene per un tempo molto inferiore rispetto a Topcon, un apparecchio con ottiche dotato di baionetta Exakta.

Mamiya NP 35 con ottica Canon e innesto Exakta

Sia nel caso di Topcon sia nel caso di Mamiya, il comando esterno del diaframma delle ottiche semiautomatiche, si trova in posizione invertita rispetto a quello in uso sugli apparecchi Exakta.

Su questi ultimi, infatti, il rinvio del pulsante di scatto è posizionato, impugnando la fotocamera, sulla sinistra mentre sulle Topcon R e Mamiya Prismat è a destra.

La compatibilità quindi tra ottiche Exakta e Topcon, o Mamiya, è estremamente limitata e andrà ulteriormente a ridursi quando nel 1960 verrà presentato il modello Topcon RII che per la prima volta adotterà il sistema di trasmissione automatico del diaframma che troviamo poi anche sulla RE Super.

Per Mamiya invece l’adozione della baionetta della casa di Dresda ha inizio e termine con il modello Prismat NP35 che, per aggiungere un’ulteriore curiosità, era dotato di un doppio pulsante di scatto come sulle Miranda della serie F.

Vediamo quindi in maggior dettaglio la nuova baionetta Exakta/Topcon.

Per consentire il posizionamento delle due camme di trasmissione del diaframma fu necessario allargare il diametro esterno della baionetta facendo così cadere, come accennavo sopra, qualsiasi pur tenue compatibilità con le ottiche Exakta sia a diaframma manuale sia semi-automatico.

raffronto della baionetta Exakta tra la Topcon Re Super a sinistra e la Topcon RII, marchiata Beseler C dall’importatore americano, a destra

Nonostante la scarsa compatibilità e il minore sviluppo che negli anni ’60 ebbe la baionetta Exakta, fu comunque deciso di perpetuare la scelta iniziale sino alla cessazione della produzione classica a marchio Topcon con il modello Super DM della fine degli anni ’70.

Per l’intera durata dei modelli Topcon con diaframma automatico la baionetta non subì variazioni e, cosa anche in questo caso curiosa, il riscontro di rinvio del diaframma ad un esposimetro clip on o incorporato è presente già sulla Topcon RII che non adottò mai il sistema di lettura nemmeno come accessorio.

raffronto tra il 58 mm 1,4 Auto Topcor RE, a sinistra, montato sulla RE Super e sui modelli successivi, e il F. Topcor 58 mm 1.8 montato sulla Topcon Beseler C, a destra: come è possibile notare sull’ottica più datata è già presente il rinvio del valore del diaframma all’esposimetro

Sarà infatti solo sul modello RIII del 1961 che farà la comparsa un esposimetro clip on anche in ragione dell’unificazione in un’unica ghiera dei tempi di esposizione.

la più rara Topcon RIII del 1961 dotata dell’esposimetro clip on e caratterizzata dalla scritta Automatic sul prisma; nonostante il rinvio del diaframma già presente sull’ottica, non vi è alcun sistema di trasmissione del valore all’esposimetro; il diaframma deve quindi essere riportato manualmente dal display di lettura alla ghiera dell’obiettivo

Topcon RII, marchiata Beseler C per il mercato americano, separata nelle sue varie componenti; notare il selettore dei tempi ancora suddiviso tra alte e basse velocità

estratto del manuale di Istruzioni della Topcon R con il dettaglio del funzionamento della doppia ghiera dei tempi

La repentina evoluzione dei modelli Topcon R fece si che la produzione fu limitata e prevalentemente indirizzata al mercato americano.

Pesanti e massicci, gli apparecchi della serie R, per quanto vissuti, mantengono caratteristiche di precisione ed affidabilità anche superiori rispetto ai successivi modelli Topcon dotati di esposimetro incorporato che soffrono della complessa meccanica di trasmissione dei valori di tempo e diaframma al sistema di lettura.

Come poi succede sulle Canon Pellix, la cellula posizionata su parti mobili può nel tempo generare anche per Topcon problemi di interruzione del cablaggio e quindi di malfunzionamento dell’esposimetro.

Probabilmente l’idea di utilizzare il vasto parco ottiche con attacco Exakta non spinse Tokyo Kogaku a produrre un vasto parco ottiche per gli apparecchi della serie R.

Per il modello RI era disponibile, oltre allo standard 58 mm con apertura 1.8, una limitata serie di ottiche solo alcune delle quali dotate di diaframma semiautomatico, caratterizzate dal collare del pulsante di scatto di colore diverso a seconda della focale.

Sono obiettivi piuttosto rari e di conseguenza costosi.

estratto dal libretto di istruzioni della Topcon R del 1957 con la descrizione delle ottiche disponibili

Per i modelli RII ed RIII fu invece realizzato un nuovo 58 mm 1,8 completamente automatico caratterizzato dalla scala di messa a fuoco integrata nella ghiera e visibile attraverso un display trasparente.

Topcon RII, marchiato Beseler C, con l’ottica F. Topcor 58mm 1,8 con diaframma automatico

Quello del display è un fantastico esempio seguito poi da pressoché tutti i produttori di ottiche autofocus trent’anni dopo.

Non sono in grado di dire se sullo stesso schema di funzionamento dell’F. Topcor fossero poi state prodotte altre focali: di fatto sia la Topcon RII sia La RIII sono pienamente compatibili con le successive ottiche Topcor per RE Super.

Topcon RII con il più recente 58 mm 1,4 RE Auto Topcor

Gli obiettivi per Topcon RI sono utilizzabili anche sui modelli successivi tanto che il pulsante di scatto anche dalla RE Super in poi verrà lasciato in posizione frontale come sui primi modelli R.

Fa eccezione la Topcon RE-2 che tuttavia, com’è noto, non fu una produzione della Tokyo Kogaku se non per il sistema di lettura esposimetrica identico a quello della RE Super.

esempio di utilizzo della stessa base con otturatore Copal della Topcon RE-2 utilizzata per la SEARS TLS dotata di innesto delle ottiche 42×1; SARS è stata una storica azienda americana di vendita per corrispondenza con sede a Chicago nata a fine ‘800

Tutti gli apparecchi della serie R hanno oggi quotazioni piuttosto elevate che vanno ben oltre quelle dei successivi modelli, fatta eccezione per la Super DM, ultima vera Topcon, piuttosto difficile da trovare soprattutto in buone condizioni di uso.

La Super DM fu infatti una fotocamera che ebbe, più della altre, un utilizzo professionale.

Sotto il profilo pratico la serie R di Topcon, ad esclusione del più rudimentale modello RI, è utilizzabile anche oggi con buona soddisfazione anche grazie alla possibilità di utilizzare il vasto parco ottiche.

Tra queste vi sono gli interessanti, e piuttosto rari, grandangolari quali il 21 mm f4 e il 25 mm 3.5.

Topcon RII con il successivo 25 mm 3,5 Auto Topcor RE qui con il paraluce originale

Milano, City Life – Topcon RII con Auto Topcor RE 25 mm 3,5 – Kentmere 400 sviluppata con Bellini Hydrofen

Le fotocamere Topcon hanno da sempre una nicchia di entusiasti che ne apprezzano in particolare la qualità delle ottiche che soprattutto per alcune focali non ha, dal mio punto di vista, eguali nel vasto mondo degli obiettivi per fotocamere 35 mm.

La modularità consente poi di disporre di una serie di mirini ed accessori, soprattutto per i modelli più recenti, che rendono ancora oggi ben utilizzabili questi corredi.

Per la serie R, la limitata produzione dell’epoca rende invece più introvabili alcuni mirini, utilizzabili in alternativa al pentaprisma. Quest’ultimo per dimensioni e luminosità molto interessanti nel panorama dell’epoca, consente comunque un pieno utilizzo anche in più complesse situazioni di ripresa.

Tra gli accessori particolari per Topcon R vi è la slitta porta accessori inclinata di 45° che viene montata sulla ghiera coassiale al manettino di riavvolgimento e serrata da una anello godronato.

Topcon RII marchiata Beseler C con la slitta porta accessori compatibile anche con il modello Beseler B che corrisponde alla Topcon R del 1957

E’ anche questo un accessorio che simboleggia la grande originalità ed inventiva che caratterizzo questa serie di fotocamere.

Max Terzi

maxterzi64@gmail.com

Staff NOC, Marika, Vittoria e Susanna nel corso dell’evento di presentazione della nuova Pentax 17 – Topcon RII con Auto Topcor RE 58 mm 1,4 – Kentmere 400 sviluppata con Bellini Hydrofen

Milano, City Life – Topcon RII con Auto Topcor RE 25 mm 3,5 – Kentmere 400 sviluppata con Bellini Hydrofen; la qualità delle ottiche Topcor è testimoniata anche dai risultati in riprese di questo genere che denotano una pressoché tutale assenza di riflessi in una situazione di forte controluce; non male per un’ottica che ha ormai una sessantina di anni alle spalle

Milano, City Life Palazzo delle Scintille – Topcon RII con Auto Topcor RE 25 mm 3,5 – Kentmere 400 sviluppata con Bellini Hydrofen;

Topcon RII, marchiata Beseler C per il mercato americano, con l’ottica standard F.Auto Topcor 58 mm 1,8

Topcon RE Super in finitura nera con RE Auto Topcor 58 mm 1.4

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