Topcon e il visconte dimezzato

Tra i curiosi ed affascinanti oggetti che riguardano il mondo del collezionismo fotografico vi sono senza dubbio i modelli di fotocamere e ottiche utilizzati per scopi dimostrativi.

Si tratta per lo più di piccole tirature, in alcuni casi addirittura di prototipi, di apparecchi ed ottiche di serie opportunamente modificati a seconda dell’utilizzo al quale erano dedicati.

In generale possiamo classificare questa tipologia di oggetti in due macro categorie il cui nome risuonerà a molti familiare poiché spesso costituisce l’attributo dell’esemplare, riportato accanto a marca e modello.

La prima categoria, direi la più insidiosa per un potenziale acquirente e utilizzatore, è quella degli apparecchi dummy o attrappe che sono esternamente simili in tutto e per tutto ai modelli originali ma sono stati privati di qualsivoglia meccanismo al loro interno e non sono quindi in grado di funzionare.

esemplare di Leica R4 dummy con il 50mm Summicron R dummy – notare il tappo di plastica nero al posto della lente posteriore del Summicron
esemplare di Leica R4 dummy con il 50mm Summicron R dummy con ottica montata sulla macchina

Questi erano di solito dedicati a vetrine di negozi o ad esposizioni statiche nelle fiere, per evitare di utilizzare, in quelle occasioni, esemplari originali che potevano essere facilmente sottratti da malintenzionati.

Appare evidente che di questa tipologia di oggetti ne facevano di norma maggiore uso i produttori di materiale di prestigio o coloro che, presentando nuove realizzazioni, non volevano finissero nelle mani della concorrenza prima della commercializzazione.

Di fotocamere dummy ha fatto un uso abbastanza sistematico Leitz e ancora oggi alcuni modelli sfiorano quotazioni in taluni casi maggiori dei corrispondenti esemplari originali.

Di norma queste realizzazioni erano affiancate da versioni demo, in questo caso assolutamente funzionanti e opportunamente marchiate, che venivano gestite dal personale della rete commerciale, dei negozi e degli stand fieristici.

Il che non le metteva al riparo dai furti ma le rendeva ben identificabili nel mercato dell’usato.

esemplare di Hasselblad 500CM con il nuovo Planar 80mm 2.8 CF nella versione DEMO UNIT con la marchiatura, su corpo, magazzino e ottica, not for sale

Ricordo che ad una edizione del SICOF di inizio anni ’80 le Leica R4 demo erano saldamente assicurate a robuste catenelle e gestite direttamente dal personale Leitz dello stand, che peraltro parlava solo tedesco o inglese. Le misure di sicurezza non evitarono il furto di alcuni esemplari che ebbe come diretta conseguenza l’allungamento della coda di coloro, me compreso, che volevano almeno per qualche secondo gustarsi il piacere di maneggiare la fotocamera che non avrebbero mai potuto permettersi.

un altro esempio di fotocamera marchiata per usi interni, in questo caso con la dicitura per collaboratore, anche qui, come sulla Hasselblad vista sopra, vi è la dicitura che ne vieta la cessione o la vendita

La seconda categoria, dal mio punto di vista più interessante, è quella identificata con l’appellativo cut away e riguarda gli apparecchi per i quali i produttori realizzavano copie con la parte esterna modificata in modo fossero visibili i meccanismi interni o con vere e proprie sezioni che consentivano di vedere l’affascinante distribuzione della meccanica.

i modelli cut away della serie M sono da sempre i più ambiti e di conseguenza i più costosi

In molti casi, sezioni a parte, si tratta di apparecchi completi e funzionati ma non utilizzabili per via della mancanza di tenuta di luce.

Per questa seconda categoria ci traviamo di fronte a tirature ancor più limitate e a quotazioni di norma elevate che variano a seconda della fattura e dell’epoca di realizzazione.

Una derivata di questa tipologia è quella delle fotocamere realizzate con l’intero guscio, o solo con una parte di esso, in plastica trasparente. Queste hanno avuto diffusione con apparecchi di più recente fabbricazione, soprattutto in presenza di contenuti di elettronica tali da non rendere più interessante una visione parziale dell’interno essendo più attrattiva la visione d’insieme di fili colorati e circuiti.

Agfa Rapid kit demo del nuovo sistema di pellicole lanciato dalla casa tedesca nel 1964 con il dorso trasparente per poter visualizzare il particolare sistema di aggancio del film 35 mm nella cartuccia ricevente
esempio di strip out fatto in casa su una Rolleiflex SLX – questo modello ha ormai una percentuale di esemplari non funzionanti e non riparabili molto elevata, tanto da meritare un posto sullo scaffale previa spogliazione del guscio esterno di plastica che è abbastanza facile da togliere interamente

La recente occasione di poter maneggiare due esemplari Topcon sezionati mi ha riacceso l’interesse per questa tipologia di fotocamere demo.

Ciò che colpisce subito è la fattura di queste macchine i cui modelli e verosimilmente la cui realizzazione, risalgono agli anni ’60 nei quali vennero commercializzati.

Si tratta di una Topcon RE-2, versione economica della RE Super, e di una Topcon UNI ad otturatore centrale, modello quest’ultimo che porta con sé un interessante aneddoto che ho citato negli articoli su Topcon.

Topcon RE-2 presentata nel 1965
Topcon UNI presentata nel 1964

La UNI fu uno dei più riusciti tentativi dell’industria fotografica giapponese dell’epoca di copiare, un decennio dopo, i modelli tedeschi di reflex con otturatore centrale ad ottiche intercambiabili che ebbero un buon successo negli anni ’50.

Il secondo produttore giapponese in ordine di volumi realizzati fu KOWA con una qualità meccanica decisamente più scadente rispetto a Topcon.

Alla Tokyo Kogaku dovettero tribolare e non poco per mettere a punto gli otturatori UNI che nonostante gli sforzi e la maggiore esperienza a disposizione non eguagliarono, se non minimamente, le prestazioni degli omologhi Syncro Compur per Contaflex, Bessamatic o Kodak Retina Reflex.

L’azienda realizzò un modello organizzativo che prevedeva un miglioramento continuo della qualità attraverso gruppi di maestranze, nei quali erano rappresentate tutte le mansioni della filiera produttiva, che si riunivano con cadenza settimanale per analizzare insieme le difettosità, individuare le soluzioni per ridurle.

Questo approccio, al quale contribuì l’ingresso ad inizio degli anni ’60 della Tokyo Kogaku nel Keiretsu Toshiba, prese il nome di settimana UNI.

Chi ha frequentazioni con il mondo dell’organizzazione aziendale avrà sentito parlare del metodo Lean o Kaizen che derivano dalla modellizzazione occidentale di un approccio di ascolto e co-creazione che ha contribuito al successo dell’industria giapponese dell’epoca.

Del resto occorre osservare come i giapponesi nel dopoguerra, salvo rari casi, non disponessero, in questo come in altri settori, di competenze sulla progettazione e l’industrializzazione dei processi produttivi che potesse consentire la conquista dei mercati internazionali.

sezione della Nikon F dalla brochure degli anni ’60 – la predisposizione di questi esemplari tagliati, prodotti spesso in copia unica, era anche mirata alla produzione del materiale divulgativo sul modello

Superarono questo gap attraverso la messa a punto di un modello organizzativo diverso che rende ad esempio ancora oggi Toyota il principale produttore mondiale di autoveicoli, leader da anni anche nella tecnologia Hybrid.

Sia la Topcon RE – 2 sia la UNI disponevano del nuovo sistema esposimetrico TTL della RE Super presentato nel 1963 che colloca questa fotocamera al primo posto nell’aver adottato un esposimetro TTL con sistema di lettura a tutta apertura.

La retorica narrativa ignora spesso questo fatto attribuendo erroneamente a Pentax e ad ALPA il primato del sistema TTL nel 1964, sistema che peraltro aveva in entrambi i casi il metodo di lettura stop down.

brochure Topcon – schema dell’esposimetro della Topcon RE-2

Nella sezione di entrambi gli apparecchi è ben visibile la cellula dell’esposimetro posizionata sotto lo specchio che aveva una serie di micro forature per il passaggio della luce proveniente dall’obiettivo.

La soluzione è mutuata dalla RE Super.

Topcon RE-2 con indicata, dalla freccia gialla, la cellula dell’esposimetro posizionata sotto lo specchio reflex

Un’altra caratteristica della sezione e lo schema ottico sei lenti del Topcor RE 58 mm 1.8 e dell’UV Topcor 53 mm 2 che per la UNI rappresentava l’ottica di maggiore luminosità.

Mi ha molto incuriosito la scelta di utilizzare solo la parte destra della fotocamera e non la sinistra.

Questo con buona probabilità per ragioni di abitudine di impugnare le fotocamere con la mano destra e quindi di aver a disposizione su quel lato i principali comandi che fanno si che questo lato abbia di norma un numero maggiore di particolari.

Questo fatto della parte destra, mi ha fatto ritornare alla mente il visconte dimezzato di Italo Calvino, citato nel titolo, che narra la storia del Visconte Medardo colpito in battaglia da una palla di cannone che lo divide in due separando, nelle due parti che continueranno a vivere, in una lo spirito buono e nell’altra il cattivo.

la vista frontale dei due apparecchi genera un effetto molto curioso che ricorda il passaggio del libro di Calvino nel quale il Visconte Medardo si risveglia nell’ospedale da campo dopo essere stato dimezzato dalla palla di cannone

Tirato via il lenzuolo‚ il corpo del visconte apparve orrendamente mutilato. Gli mancava un braccio e una gamba‚ non solo‚ ma tutto quel che c’era di torace e d’addome tra quel braccio e quella gamba era stato portato via‚ polverizzato da quella cannonata presa in pieno. Del capo restavano un occhio‚ un orecchio‚ una guancia‚ mezzo naso‚ mezza bocca‚ mezzo mento e mezza fronte. (…) A farla breve‚ se n’era salvato solo metà‚ la parte destra‚ che peraltro era perfettamente conservata‚ senza neanche una scalfittura. (…) Fatto sta che l’indomani mio zio aperse l’unico occhio‚ la mezza bocca‚ dilatò la narice e respirò. La forte fibra dei Terralba aveva resistito. Adesso era vivo e dimezzato.

da Il visconte dimezzato di Italo Calvino

Max Terzi
maxterzi64@gmail.com
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Gli esemplari Topcon e Hasselblad mostrati in foto sono per cortesia di Sandro Giorgetti (ex Fotocamera), le foto di Max Terzi. La Ducati Sogno, nella versione per collaboratore, per cortesia di Newoldcamera.

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