Tolleiflex, tra Repubblica Ceca e Giappone

Quello delle biottiche è un microcosmo sviluppatosi in modo consistente nel secondo dopoguerra con una appendice negli anni ’30 da parte di alcuni costruttori che imitarono il format inaugurato a Braunschweig dalla Franke e Heidecke nel 1929.

Devo dire francamente di subire il fascino di alcune copie Rolleiflex così come ha già scritto nel primo articolo che trattava in generale questo tema e nel secondo che esaminava le differenze tra Rollop prodotta in Germania e Pearl River prodotta in Cina.

Torno quindi sull’argomento con due classici, rappresentativi, almeno dal mio punto di vista, del meglio che i produttori concorrenti della Franke e Heidecke seppero sfornare.

Parliamo di due aziende, Meopta e Minolta, tutt’ora attive sebbene in ambiti non più direttamente correlati alla fotografia e alle fotocamere.

Meopta Flexaret VI e Minolta Autocord CdS entrambi esemplari del 1965

Meopta interruppe la produzione del settore fotografico all’inizio degli anni ’70 mentre Minolta, dopo la fusione con Konica del 2004, lo fece due anni più tardi, nel 2006, con la cessione a Sony del ramo imaging dell’azienda.

I due esemplari, Meopta Flexaret VI e Minolta Autocord CdS di seguito descritti, sono entrambi stati commercializzati nel 1965 ed appartengono ad una nutrita famiglia di modelli e versioni di biottiche realizzate dalle due aziende.

Siamo, in quegli anni, in una fase di piena maturità della produzione Rolleiflex con ancora molti imitatori che in alcuni casi riusciranno a dare continuità alla loro produzione bel oltre l’inizio degli anni ’80, frangente che costituì per la casa di Braunschweig, per i noti motivi, il definitivo abbandono della produzione classica.

Vediamo quindi alcuni elementi della storia delle due aziende che produssero le biottiche oggetto di questo articolo per poi passare alle caratteristiche e peculiarità dei due modelli.

Meopta affonda le sue radici nel 1933, quando a Přerov, città nella regione di Olomouc della Repubblica Ceca, fu fondata la società Optikotechna.

A Přerov, centro situato 290 km a sud est di Praga che conta circa quarantaduemila abitanti, è tutt’ora attiva la sede dell’azienda.

vista da Google Street View dell’attuale sede di Meopta

La ragione sociale Meopta risale invece al secondo dopoguerra, allorquando fu nazionalizzata e ribattezzata.

Meopta è l’acronimo di Mechanická Optická Výroba che, tradotta in italiano, suona grossomodo come produzione ottica meccanica

Optikotechna produceva inizialmente obiettivi e condensatori sviluppando ben presto una linea a proprio marchio di ingranditori, obiettivi, binocoli, cannocchiali da puntamento, nonché la gamma di fotocamere TRL Flexette.

Nel 1936 vi fu la prima fase di espansione attraverso la creazione di nuove strutture produttive per far fronte alla rapida espansione delle attività indotta dalla crescente domanda dei prodotti da questa realizzati.

immagine che ritrae l’interno della sede di Meopta nel periodo pre bellico – tratta dalla sezione storia del sito di Meopta

Durante la Seconda guerra mondiale, Optikotechna fu costretta a cedere il controllo della sua produzione all’esercito tedesco. Questo cambiamento ha effettivamente interrotto la produzione di tutti i prodotti non militari.

A seguito della nazionalizzazione, Meopta conobbe una nuova fase di espansione che portò alla realizzazione, in aggiunta alle forniture militari, di prodotti quali proiettori cinematografici della quale divenne tra il 1947 e il 1970 uno dei maggiori produttori mondiali.

In questo arco temporale si sviluppa la fortunata serie di fotocamere TLR Flexaret.

immagine che ritrae il nuovo edificio sede di Meopta negli anni ’50 – tratta dalla sezione storia del sito di Meopta

Tra il 1971 ed il 1989, l’attività di Meopta fu nuovamente focalizzata su produzioni militari e di conseguenza fu abbandonata la produzione di fotocamere.

Meopta Flexaret VI nell’elegante finitura grigia vista da differenti angolazioni

Il 21 marzo 1991 Meopta fu privatizzata compiendo quindi il primo passo, come società per azioni verso il libero mercato.

Secondo quanto riportato nel sito dell’azienda, Meopta occupa attualmente un sito di 135.000 m2 con 77.000 m2 di aree edificate che includono 26.000 m2 di aree produttive all’avanguardia.

Tra la produzione di fotocamere Meopta una seconda linea di apparecchi di successo, oltre a Flexaret, fu quella degli apparecchi 16 mm Mikroma nell’ambito della quale fu anche realizzata una versione stereo che utilizzava un sistema di visione del tutto simile a quello dell’americana Viewmaster.

La Mikroma II per pellicola 16mm in una pubblicità dell’epoca

Della storia di Minolta ho già fatto cenno negli articoli sulla collaborazione che la casa di Osaka ebbe con Leitz a partire dall’inizio degli anni ’70.

Fondata l’11 Novembre 1928 da Kazuo Tashima come Nichidoku Shashinki Shōten che suona come Japan Germany camera Company, inizia l’anno successivo la produzione della prima fotocamera a marchio NIFCA acronimo di Nichidoku Foto Camera.

Kazuo Tashima per cinquantaquattro anni alla guida dell’azienda

Nella nuova società trovano posto anche Willie Heilemann e Billy Neumann due tecnici tedeschi emigrati in Giappone nei pressi di Osaka.

Quella della collaborazione con la Germania resterà una costante dai primi anni di produzione, soprattutto per l’utilizzo di componentistica di derivazione tedesca, sino alla storica collaborazione con Leitz ufficialmente avviata nel 1971.

Kazuo Tashima resterà al timone dell’azienda per ben 54 anni lasciando la guida al figlio primogenito Hideo nel 1982.

In ossequio al tema di questo articolo, occorre ricordare che il nome Minolta viene introdotto nel 1933 come acronimo di Mechanismus Instrumente Optik und Linsen von Tashima, che la prima biottica prodotta è del 1936 con il nome Minoltaflex e costituisce il primato nella realizzazione di un apparecchio a due obiettivi in Giappone, primato conteso dagli esemplari realizzati da Heilemann e Neumann nel frattempo fuoriusciti dall’azienda di Tashima.

La serie Autocord risale invece al periodo post-bellico e viene prodotta dal 1955 al 1966 in quattordici modelli che terminano con le tre versioni della biottica dotata di esposimetro con cellula esterna al CdS o Solfuro di Cadmio.

Il modello CDS visto da differenti angolazioni

Il primo dei tre modelli, dotati di esposimetro alimentato a batteria, descritto in questo articolo, fu introdotto nel 1965.

I successivi due sono di fatto varianti che consentono l’utilizzo di pellicola 220 presentata da Kodak proprio in quell’anno.

appendice al libretto di istruzioni della fotocamera riferita all’introduzione del selettore 120/220 del film – per cortesia di Andra Aprà

Minolta e Meopta hanno nei modelli delle serie Autocord e Flexaret alcune caratteristiche in comune tra le quali il dorso incernierato nella parte inferiore della fotocamera con un sistema di blocco simile nonché un sistema di messa a fuoco basato sulla rotazione di un elicoidale posto direttamente sulla piastra che ospita le due ottiche.

particolare del sistema di chiusura e di blocco del dorso del tutto analogo a quello adottato dalle biottiche Rollop della tedesca LIPCA

particolare del sistema di messa a fuoco simile nei due apparecchi

Quest’ultima caratteristica le differenzia dall’impostazione classica Rolleiflex che vede la manopola di messa a fuoco posizionata lateralmente.

Troviamo anche, su entrambe le fotocamere, un sistema automatico di caricamento della pellicola.

Una ulteriore aspetto, comune ai due apparecchi, è la tipologia di ottica di ripresa costituita da un 75mm 3.5 per Minolta e un 80mm 3.5 per Meopta, entrambi di derivazione Tessar, di grande qualità in entrambi i casi.

Una curiosità legata al nome Rokkor dato alle ottiche Minolta, che deriva dal Monte Rokko, catena montuosa situata nella prefettura sudorientale di Hyōgo, che era visibile dalla finestra dell’ufficio di Kazuo Tashima.

Vediamo ora più in dettaglio alcune caratteristiche dei due apparecchi.

Meopta Flexaret VI

Questo modello si posiziona tra le ultime versioni della biottica Ceca, già in finitura grigia, e si distingue dal modello VIa che monta l’otturatore Prontror di produzione tedesca anziché il classico otturatore METAX con tempi da 1 secondo a 1/400 oltre alla posa B.

certificato di garanzia della fotocamera che ne data la vendita nel 1965

Rispetto alla VII non ha incorporato il commutatore di formato da 6×6 a 6×4,5 ma è di contro reperibile ad un prezzo più ragionevole se si considerano le eccellenti caratteristiche e il parco accessori.

vista della fotocamera con montato il mirino per film 35 mm e la speciale baionetta per l’innesto dei filtri descritti in seguito

Nella Repubblica Ceca ci sono un paio di negozi on line specializzati nel materiale Meopta dai quali è possibile acquistare fotocamere revisionate e relativi accessori potendo così godere di apparecchi ben funzionanti la cui manutenzione non è così accessibile ed economica da noi.

Nel vasto corredo di accessori trovano posto filtri, lenti addizionali e paraluce con attacco a baionetta B36 dedicato ai modelli in finitura grigia VI e VII ed alle loro varianti. Per i modelli precedenti in finitura nera, per intenderci fino al modello V, l’attacco è diverso e non compatibile.

Questi oggetti hanno purtroppo un costo proporzionalmente più elevato rispetto al prezzo di vendita delle fotocamere e, per la loro conformazione, almeno che io sappia, non possono essere sostituiti con montature di altro tipo.

particolare del filtro con innesto a baionetta B36 a due poli degli apparecchi Flexaret più recenti

Per esperienza personale devo dire che l’attacco più simile, per diametro e conformazione, è quello dei filtri Leitz per il 50mm Summitar, altrettanto rari e costosi. Occorre però osservare che i filtri Leitz, con passo a vite, devono essere manualmente trattenuti in sede durante l’utilizzo perché non hanno alcuna sicura posizione di blocco.

Molto interessante è anche il kit per pellicola 35 mm Flexkin, dal mio punto di vista ben più pratico ed evoluto dei tradizionali Rolleikin per Rolleiflex.

particolare del kit per pellicola 35 mm per Meopta Flexaret VI

Per le biottiche di Braunschweig, i kit Rolleikin post-bellici, prevedono il montaggio di un contapose esterno rappresentato dal manopolone posizionato al posto di uno dei due fermi esterni, quello superiore, del rullo di pellicola.

Capita così che, come per i calzini spaiati, si trovino spesso Rolleiflex con il contapose Rolleikin e kit di trasformazione senza contapose.

vista posteriore della fotocamera con visibile la finestrella tonda con l’indicatore del tipo di pellicola utilizzato; 60 nel caso di pellicola 120 e 35 nel caso di film 35 mm

Nel caso della Flexaret invece la macchina commuta automaticamente l’indicatore del tipo di pellicola presente sul dorso in base alla presenza o meno del riduttore per pellicola 35mm. Il contapose poi è dotato di due finestrelle circolari, una per i valori da 1 a 12, normalmente usati per la pellicola 120, e una con numerazione da 0 a 3 usata per contare le decine di pose quando si utilizza la pellicole 35 mm.

vista laterale della fotocamera nella quale si vedono la manopola di avanzamento film e le due finestrelle contapose, a destra quella pel pellicola 120 e a sinistra quella per le decine da utilizzare per la pellicola 35 mm

Il sistema più complesso da spiegare che da far funzionare, si avvia mettendo a zero l’indicatore delle decine ed esponendo i primi dieci fotogrammi. Scattato il decimo si ricarica l’apparecchio e si porta a 1 l’indicatore delle decine, operazione che riporta alla posizione uno il contapose principale. Le due finestrelle segnano a questo punto 11 e si può dunque procedere coi successivi dieci fotogrammi e così via.

Occorre fare attenzione a non arrivare al fotogramma 12 sul contapose principale, esposto il quale la macchina avanzerà senza più fermarsi come normalmente succede con la pellicola 120.

A parte questo sistema un po’ arzigogolato, un secondo punto di attenzione riguarda il fatto che la fotocamera si comporta sempre come se vi fosse caricata pellicola 120, quindi prima di posizionare sul numero uno il contapose principale avrà fatto scorrere un buon tratto di pellicola 35mm la cui capacità di esposizione si riduce di conseguenza a 32/33 fotogrammi rispetto ai 36/37 potenziali.

Ad arricchire il kit per pellicola 35 vi è un bellissimo mirino  con correzione manuale del parallasse che viene montato sulla slitta porta accessori della macchina e consente l’utilizzo in orizzontale della fotocamera, cosa praticamente impossibile sulla Rolleiflex se non attraverso l’uso dell’ingombrante pentaprisma al posto del pozzetto.

Nel caso di utilizzo del mirino sportivo la messa a fuoco deve essere effettuata a stima oppure focheggiando prima sul vetro smerigliato della fotocamera dove viene posizionata la mascherina per il formato 24×36.

sistema di impugnatura della fotocamera in orizzontale con pellicola 35 mm utilizzando il mirino aggiuntivo

alcuni scatti con la Flexaret VI – Orridi di Uriezzo (VB) – Kodak Gold 200 sviluppata con Kit C41 Ars Imago

Minolta Autocord CdS

La serie Autocord ha una interessante peculiarità che comportò per Minolta lo sviluppo di una complessa meccanica, ovvero il cambio nel verso di scorrimento della pellicola che nelle biottiche tradizionali, Rolleiflex in testa, parte dal rullino con pellicola da esporre posizionato nel fondello e raggiunge il rocchetto a ricevere posizionato nella posizione alta del dorso.

schema con vista laterale delle fotocamere – sistema di scorrimento della pellicola nelle biottiche Rolleiflex e nelle Autocord

Secondo il parare dei tecnici Minolta, il sistema tradizionale, mutuato da pressoché tutte le biottiche, comportava un percorso con una angolo a novanta gradi della pellicola da esporre, in grado di provocare la perdita di planarità del film, soprattutto nel caso intercorra una distanza temporale elevata tra uno scatto e l’altro, aumentando quindi la possibilità che la pellicola resti piegata.

Ora, non credo che gli utilizzatori Rolleiflex, me per primo, abbiano mai dato grande peso a questo aspetto. Vi è tuttavia da osservare che in Franke e Heidecke misero a punto uno speciale dorso che utilizza un vetro detto pianparallelo proprio per garantire la perfetta planarità della pellicola.

estratto dal libretto di istruzioni della Minolta CdS nel quale è illustrato il sistema di caricamento della pellicola

Minolta, su questa caratteristica impostò uno dei principali argomenti per sostenere la migliore qualità dei propri apparecchi TLR.

particolare del vano porta pellicola della fotocamera

La Minolta CdS adotta uno otturatore Citizen con tempi da 1 secondo a 1/500, oltre la posa B, ed un esposimetro non accoppiato dotato di una cellula esterna che caratterizza, unitamente al porta batterie di forma cilindrica posizionato accanto a questa, la forma di questo modello Autocord.

L’esposimetro, dotato di selettore per alte e basse luci, restituisce i valori in EV su un ampio display posizionato sulla parte sinistra della fotocamera e ben visibile dall’alto. Il valore deve essere poi riportato sulla scala EV coassiale all’anello di selezione dei tempi e diaframmi.

particolare del display dell’esposimetro con il selettore della sensibilità della pellicola, la scala in EV e l’ago indicatore

Il mirino della Autocord è particolarmente luminoso benché anche in questo caso non dotato di correzione automatica del parallasse.

per la Autocord era disponibile per la correzione del parallasse un accessorio del tutto simile a quello delle biottiche Mamiya

Sul vetro smerigliato si trova il cerchio di riferimento dell’area coperta dalla lettura esposimetrica.

La serie degli accessori disponibili è limitata a paraluce filtri e lenti addizionali che tuttavia in questo caso adottano la classica baionetta I Rolleiflex.

particolare della Autocord CdS con montato il sistema di lenti addizionale del tutto analogo ai Rolleinar per Rolleiflex ed il paraluce originale

Le Autocord hanno in generale quotazioni sensibilmente superiori rispetto alle altre copie Rolleiflex e certamente superiori a quelle della Flexaret. La motivazione risiede nella buona qualità realizzativa di questi modelli e nella minor disponibilità sul mercato dell’usato.

Sulla base della mia esperienza, certamente limitata rispetto alla gran mole di esemplari prodotti, devo dire che la qualità meccanica è mediamente superiore alle altre copie Rolleiflex in special modo alla Yashica Mat 124. Anche a distanza di anni e senza particolari interventi manutentivi le Autocord manutengolo una fluidità di scorrimento nell’avanzamento quasi sempre assente da rumori o cigolii.

Minolta Autocord CdS – Silvi Paese (TE) – Ferrania P30 120 sviluppata con Kodak D76

Costa dei Trabocchi (CH) – Ferrania P30 120 sviluppata con Gradual ST20 Bellini/Ornano

Entrambe le fotocamere hanno standard qualitativi di assoluto rilievo e come accennavo in apertura sono, sulla base della mia esperienza, tra le più originali ed affidabili imitazioni delle biottiche di Braunschweig.

Per entrambe le famiglie, Flexaret ed Autocord, occorrerebbe dedicare un apposito spazio per descrivere le molteplici variabili introdotte e, in special modo per Minolta, gli accessori creati per alcuni modelli dei quali in questo articolo non ho fatto cenno perché non compatibili con la versione CdS.

Max Terzi
maxterzi64@gmail.com

parlando di Minolta, ringrazio in modo particolare Andrea Aprà la cui disponibilità nei miei confronti e la cui infinità conoscenza del marchio è stata da me indegnamente rappresentata nelle informazioni essenziali contenute in questo scritto

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