Telefono con fotocamera

Anche un tempo i telefoni avevano le fotocamere ma non ne erano pienamente consapevoli.

Peraltro nemmeno le fotocamere erano pianamente consapevoli di avere il telefono e questo dipendeva probabilmente dal fatto che esse godevano, rispetto al telefono, di maggiore libertà di movimento per via dell’assenza del filo.

Non era quindi infrequente, a differenza di oggi, trovarle in giro da sole, spesso al collo del proprietario che le portava in montagna o al mare lasciando a casa il povero telefono.

Questa generale inconsapevolezza dei due apparecchi, nella foto di copertina ritratti in raro momento di accoppiamento, non generava alcun risultato sul piano pratico, rispetto a quanto invece accade oggi nei più moderni smartphone.

Sempre questo insolito accoppiamento è stato nel tempo oggetto di approfonditi studi che avevano come oggetto se e con che modalità, questo momento di intimità producesse o meno gratificazione ai due soggetti.

In uno degli innumerevoli e dettagliati studi condotti da note università d’oltre oceano è dimostrato come fosse il telefono a palesare la maggior soddisfazione facendone di sovente vanto tra gli amici, suoi simili, che aveva occasione di incontrare in rete (telefonica).

E in quelle occasioni, giù commenti! Soprattutto da parte di quei telefoni che una fotocamera non l’avevano mai vista nemmeno in cartolina.

La fotocamera di contro, per sua natura maggiormente portata ad una visione matura e riflessiva, doveva spesso dissimulare.

Ci furono poi eclatanti casi di tradimento, quando ad esempio Kodak forni una fotocamera Instamatic perché venisse unita ad un apparecchio radio come accadde nella G.E.C. Transistomatic Radio Camera G822 del 1964, che è peraltro il mio anno di nascita.

 

 

Questa coincidenza temporale mi ha sempre fatto venire il dubbio su chi fossero realmente i miei genitori.

Del resto per le mie caratteristiche e passioni ci sta che possa essere stato concepito dall’unione di una radio e di una macchina fotografica.

Riprendendo invece il filo della storia, ben più raro era trovare telefoni che potessero fare riprese come nel rarissimo caso mostrato qui sotto. Da notare che il telefono è sempre lo stesso, il che denota una maggior libertà di costumi rispetto ad oggi, dove camera e telefono nascono e vivono indissolubilmente uniti.

 

 

Un’altro interessante caso è rappresentato, analogamente a quanto accade ai nostri giorni, dall’aumento del numero di fotocamere per singolo telefono.

Qui sotto il caso di telefono – sempre quello – con doppia fotocamera che rappresentò per l’epoca anche uno scabroso caso di gerontofilia.

 

 

Fu dunque quando il telefono si liberò definitivamente del filo che si compì il connubio vero e duraturo che tanti mal di pancia ha provocato poi ai produttori delle sole fotocamere.

Se siete arrivati a leggere fino a qui, avrete avuto modo di constatare come la passione possa portare allo squilibrio.

Io peraltro mi salvo solo in ragione del mio assoluto disinteresse per il mondo dei telefoni.

Riguardo alle fotocamere, beh!

Posso dire che una volta ero malato ma poi, dopo una efficace terapia, siamo guariti.

 

Massimiliano Terzi

 

In questo articolo semiserio abbiamo visto:
– una Robot Royal 36 sulla quale a breve uscirà un articolo dedicato;
– una Bolex Paillard D8L della quale ho parlato nella serie di articoli su Jacques-Bogopolski;
– una Voigtlander Stereflektoskop della quale parlerò prossimamente in un articolo sulla storia del marchio di Braunschweig;
– un telefono Face Standard in bachelite rossa. La FACE Standard – Fabbrica Apparecchiature per Comunicazioni Elettriche – è stata un’azienda italiana creata nel 1935 con sede a Milano come scorporo della Standard Electric Italiana. Dopo una lunga serie di vicissitudini societarie chiuse definitivamente le attività nel 2012.

 

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