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Storia di Rollei. Quarta parte: dagli anni ’80 ad oggi

Segue dalla terza parte.

La mossa di delocalizzare a Singapore la produzione di fotocamere si rivela nella seconda metà degli anni ’70 una scelta poco felice.

La sola valutazione riferita al minor costo del lavoro, tanto sostenuta da Peesel ed enfatizzata dalla stampa, si rivela assolutamente inefficace ai fini della sostenibilità economica del progetto. Per quanto nel 1975 a Singapore il costo orario della manodopera manifatturiera fosse sette volte inferiore rispetto a quello della Germania, l’enorme mole di investimenti per impiantare le linee produttive ed addestrare il personale, la notevole distanza geografica rispetto a casa madre, in anni nei quali la comunicazione non aveva le attuali potenzialità, e il modello di produzione poco efficiente, portarono Rollei ad un drammatico epilogo.

Per anni l’occidente pensò seriamente che il grande vantaggio di alcuni paesi orientali, tra questi nell’ambito dell’industria fotografica, ad esempio, il Giappone, fosse il minor costo della mano d’opera.

Se è pur vero che alla metà degli anni ’70 il costo della manodopera giapponese fosse grosso modo la metà del costo orario della manodopera tedesca, i reali fattori della competitività del sistema nipponico rispetto a quello occidentale, anche nel settore ottico fotografico, furono compresi troppo tardi e comunque mai completamente metabolizzati.

Di certo il problema non era riferibile solo al costo della manodopera che peraltro, nei vent’anni successivi, tenderà a livellarsi con quello tedesco.

Questi aspetti sono stati approfonditi su NOC SENSEI nell’articolo “il modello industriale giapponese del dopoguerra e l’industria fotografica”.

Nel 1981 a fronte di una crisi finanziaria irreversibile Rollei è costretta a dichiarare la bancarotta con il successivo licenziamento di circa 4.000 dipendenti. Tra le ragioni, della chiusura vi è il risultato di un’intensa concorrenza dei produttori di macchine fotografiche giapponesi alla quale Rollei non riesce a tenere testa con il modello industriale sviluppato a Singapore, nonché, come abbiamo in precedenza osservato, lo scarso coordinamento tra la base di ricerca e sviluppo in Germania e la base produttiva a Singapore.

Quando Rollei fallisce, lascia Singapore con migliaia di lavoratori addestrati alla precisione tedesca. Mr Chong Nam Soy, nella foto sotto, indossa la sua vecchia uniforme Rollei e ha in mano una fotocamera compatta Rollei 35 che ha assemblato in passato.

Le migliaia di lavoratori che hanno seguito il corso di ingegneria di precisione diventarono una base preziosa per l’industria degli hard disk sviluppatasi a Singapore negli anni ‘80.

Ma torniamo in Europa.

Peesel che nel frattempo avrà ceduto il passo ad un nuovo CEO non assisterà al fallimento e al conseguente smembramento dell’azienda.

L’uomo, che era riuscito in pochi anni a ribaltare la situazione produttiva e finanziaria di Rollei, non riuscirà a portare a termine l’articolato progetto volto a rendere profittevole il modello Rollei esportato in oriente con un livello produttivo su vasta scala.

A seguito del fallimento e della liquidazione, il marchio Rollei viene ceduto a Ringfoto, azienda tedesca di distribuzione di prodotto fotografici. Ringfoto utilizzerà il marchio per “brandizzare” alcune fotocamere compatte di fascia più economica commercializzate negli anni successivi.

Sopravvive invece, con un nuovo assetto societario, il nucleo produttivo di Braunschweig nel quale prosegue la produzione delle fotocamere: nasce nel 1982 la “Rollei Fototechnik GmbH”, tutt’ora presente con la ragione sociale DHV Fotototechnik.

Per comprendere meglio cosa eredita la Rollei Fototechnik GmbH occorre fare un breve passo indietro.

Nel 1968, la società Zeiss Ikon, di proprietà della Fondazione Carl Zeiss, acquisisce per intero la partecipazione in Voigtländer. L’interesse per Voigtländer da parte di Zeiss inizia invero nel 1956 con l’acquisto di una prima quota azionaria.

Voigtländer, fondata a Vienna nel 1796 e dalle cui maestranze arrivano con diverse modalità Franke e Heidecke, sviluppa da sempre la progettazione di ottiche di assoluta qualità ed arriva alla fine della seconda guerra mondiale con un assetto produttivo non del tutto compromesso, il che gli consente di riavviare tempestivamente la produzione gestendo quindi un notevole vantaggio competitivo rispetto agli altri concorrenti tedeschi.

Tra questi vi è Zeiss che per le note vicende storiche post belliche trasferirà, con il contributo degli americani, a Oberkochen, comune tedesco di situato nel land del Baden-Württemberg, quello che era rimasto nella regione Dresda che di li a poco sarebbe stata occupata dai russi.

Nel 1972 Zeiss Ikon esce dal settore fotografico cedendo a Rollei la Voigtländer con quanto rimasto della vecchia fabbrica, dei dipendenti e dei progetti in fase di realizzazione, tra i quali la reflex Zeiss Ikon SL 706.

Cos’abbia spinto Rollei ad acquisire quel che restava di Voigtländer non è del tutto chiaro. Di certo può avere influito la forte politica espansionista condotta da Peesel in quegli anni e, probabilmente, un sentimento di rivalsa nei confronti di un marchio coma Voigtländer dal quale provenivano i fondatori e con il quale avevano condiviso poi, per anni, la stessa piazza.

Anche questo è annoverabile tra gli errori compiuti in quegli anni, errori che non poco contribuirono alla debacle dell’azienda alla fine degli anni ’70.

Tuttavia non tutta l’eredità di Voigtländer si rivela inutile. Il sistema SL 35 integra nel parco ottiche alcune focali di progettazione Voigtländer, così come l’ evoluzione della SL35, nei due modelli SL35E ed SL35M, la cui qualità progettuale e costruttiva lascia molto a desiderare, viene marchiata anche Voigtländer con il modello VSL35E.

Rollei eredita anche il “Project 2000” che diventerà la Rolleiflex SL 2000 F. Annunciata alla Photokina del 1976, andrà in vendita solo 4 anni dopo. E questo ritardo peserà non poco sul suo futuro. La SL 3000 F viene prodotta in soli 5.000 esemplari.

Ritorniamo dunque al 1982 anno nel quale, dicevamo sopra, la società inglese United Scientific Holding, acquista dal fallimento una parte di Rollei proseguendo la produzione come “Rollei Fototechnik GmbH”.

La produzione si concentra negli anni successivi su una riedizione della SLX che di li a poco vedrà la luce con la nuova 6006, una evoluzione della SL66 con la SL66E e con l’evoluzione della SL 2000 F nella nuova 3003.

La produzione delle biottiche prosegue invece con l’inossidabile 2.8F sostituita da li a poco dalla 2.8GX.

Nel 1982, con l’introduzione della SL 66 E, Rollei inizia a utilizzare numeri seriali codificati invece di un sistema di numerazione sequenziale.

Il numero seriale ha 9 cifre, ad esempio #409490024.

La prima cifra più 5 rappresenta l’anno di produzione, in questo esempio 4 + 5 = 9. Sapendo che questo numero appartiene a una 6008 Professional fabbricata tra il 1988 e il 1992, l’anno di produzione è il 1989. Le cifre collocate in seconda e terza posizione, nel nostro esempio 0 e 9, sono per uso interno. Le cifre al 4 ° e 5° posto, meno 20, indicano la settimana del calendario dell’anno di produzione. Nel nostro esempio le cifre 4 e 9, meno 20 danno il risultato di 29. Quindi la fotocamera è stata prodotta nella ventinovesima settimana del 1989. Gli ultimi quattro numeri del codice indicano il numero sequenziale della produzione in quella settimana. Nel nostro esempio “0024” significa che la fotocamera era la 24a prodotta.

Qui sotto la tabella dei modelli della serie 6000 con gli anni di produzione e le caratteristiche.

Nell’elenco dei modelli sono evidenziate in giallo le versioni più interessanti ed affidabili.

Esistono differenti modelli della serie 6000 che rispecchiano fondamentalmente due famiglie di fotocamere, la versione completa e quella semplificata dello stesso apparecchio come ad esempio i modelli 6008 e 6003.

La serie 6008, sia nella versione iniziale, la Professional, sia nelle successive versioni SRC1000, Integral e AF, prima monoreflex medio formato ad adottare un sistema autofocus, è la più perfezionata e completa, in grado anche oggi di fornire grandi soddisfazioni. La dose di elettronica presente e il sofisticato sistema di trasmissione delle informazioni tra corpo macchina e obiettivo, rendono necessario un accurato test di funzionamento prima dell’acquisto.

Anche le più recenti fotocamere della serie 6000 possono montare gli obiettivi HFT della SLX che non consentono tuttavia di visualizzare il valore del diaframma impostato, nel display del mirino.

Le serie 6008 e 6003 montano ottiche dedicate marchiate «PQ» e dalle versioni identificate con la sigla SRC1000 marchiate «PQS». Queste ultime raggiungono il tempo di otturazione di 1/1000 di secondo grazie ad uno speciale otturatore in carbonio.

Sugli ultimi modelli Rolleiflex monta nuovi obiettivi prodotti da Schneider. Finisce così la lunghissima tradizione che vede su corpi Rolleiflex le ottiche Carl Zeiss.

Con un assetto societario sempre più ridotto e passando attraverso diverse proprietà, negli anni ‘90 Samsung acquisirà Rollei per poi cederla qualche anno dopo, prosegue la storia del marchio con la produzione concentrata attorno ad una reflex monobiettivo che, anche in questo caso, ha caratteristiche rivoluzionarie e all’avanguardia.

la Rollei Hy6 è stata sviluppata in Germania ef “Hy” sta per “ibrido”. Progettata pensando al futuro nel quale i dorsi digitali 48 x 48mm sarebbero un giorno divenuti obsoleti, la Hy6 è l’unica reflex di medio formato AF moderna che per prima è stata in grado di accettare la nuova tipologia di dorsi.

Oltre al potenziale vantaggio del formato più grande, Hy6 utilizza i leggendari obiettivi Schneider per Rollei, accettando sia le versioni con messa a fuoco automatica sia quelle con messa a fuoco manuale. Gli obiettivi incorporano un otturatore con velocità da 1/1000 a 32 secondi, che consente un’esposizione TTL flash con qualsiasi velocità grazie al sistema Metz SCA.

La DHW Fototechnik produce ancora tre modelli di biottica, la Rollei 35 oltre agli accessori. Le fotocamere possono essere realizzate secondo i desideri del cliente con il colore della pelle, delle finiture cromate ed altri particolari personalizzabili come riportato sul sito.

Una storia entusiasmante, di un marchio passato attraverso varie vicissitudini ed arrivato sino ai nostri giorni e quel che è stato narrato, in queste quattro puntate, è solo un breve riassunto del suo lungo passato.

Tanto ci sarebbe ancora da dire sugli uomini che hanno contribuito allo sviluppo dei vari modelli, piuttosto che sul rapporto tra Heidecke e Hasselblad e sui loro incontri in Svezia negli anni ’50 o sulla grande ispirazione che Zenza Bronica trasse dall’SL66 sviluppando il modello EC all’inizio degli anni ’70.

Spero con queste righe di aver stimolato la curiosità dei lettori anche verso quella parte di produzione Rollei meno conosciuta rispetto alle biottiche, ma a mio avviso ugualmente affascinante.

Il mio più grande auspicio è che questa curiosità possa tradursi in contributo per arricchire di nuovi elementi la soria di queste bellissime fotocamere.

Massimiliano Terzi

Bibliografia e sitografia:
brochure e manuali Rollei
https://www.straitstimes.com/singapore/made-by-rollei-singapore-a-peek-into-history
http://www.dhw-fototechnik.de/

Hanno fatto la storia: la Rolleiflex SL 2000 F, una eccellenza in ritardo

 

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