È possibile insegnare a un tacchino a salire in cima a un albero, però per quel lavoro sarebbe meglio assumere uno scoiattolo.

Gian Paolo Montali

Ogni qualvolta mi avvicino al vasto mondo degli accessori per le biottiche di Braunschweig mi risuona in testa la frase di Montali che, pur nata in un contesto ben differente da quello della produzione ottica e fotografica degli anni ’50 e ’60, ben si adatta, a mio avviso, a molti dei casi nei quali lo sviluppo di una particolare fotocamera, un altro esempio si potrebbe fare con le fotocamere Leica a vite, ha retto nel tempo grazie al perfezionamento dell’apparecchio accompagnato dall’uscita di nuovi accessori che ne estendevano, a volte in modo un po’ acrobatico, le modalità di utilizzo.

È certamente il caso del Rolleimeter, dispositivo inusuale non tanto per una questione di rarità, quanto per il limitato periodo di produzione cha va dal 1954 al 1959, per le complicate operazioni di taratura da compiere prima dell’utilizzo, per l’esistenza di almeno quattro versioni a seconda della focale montata dalla macchina e dalla presenza o meno dell’esposimetro.

Rolleiflex 3.5 MX EVS del 1955 con Rolleimeter e Rolleikin (dispositivo per l’utilizzo di pellicola 35 mm)

Può quindi capitare di trovare esemplari di questo accessorio anche a prezzi abbordabili salvo poi scoprire che non si adattano al nostro apparecchio se non abbiamo fatto bene attenzione prima dell’acquisto nel valutare la compatibilità.

Il Rolleimeter è in sostanza un telemetro di ottima fattura che si monta sopra la piastra anteriore con la scritta Rolleiflex e consente, una volta aperto il mirino sportivo, di avere il riscontro di messa a fuoco corretto tramite il sistema a sovrapposizione di immagine.

particolare del Rolleimeter una volta montato sulla fotocamera: notare il braccetto di accoppiamento con la piastra di messa a fuoco che reca la scritta della focale compatibile, in questo caso 3.5; l’assenza del foro nella piastra con la scritta Rolleimeter corrispondente alla cellula, indica che questa versione è dedicata ai modelli senza esposimetro

Per funzionare in accoppiamento con la distanza impostata sulla fotocamera, il dispositivo è dotato, oltre che di un sistema di prismi, di un braccetto mobile che intercetta l’avanzamento della piastra anteriore durante la messa a fuoco e ne trasmette la posizione al sistema telemetrico.

Sciolti i nodi della compatibilità e della taratura, il Rolleimeter è un accessorio piuttosto utile se siete abituati a riprendere con il mirino sportivo del pozzetto: attraverso il sistema a sovrapposizione di immagine visibile al centro del campo inquadrato avrete sempre il riscontro della corretta messa a fuoco senza distogliere lo sguardo dalla finestrella di mira.

la freccia gialla indica la traiettoria dell’inquadratura attraverso il mirino sportivo, mirino che non prevede la correzione dell’errore di parallasse

Occorre solo stare attenti, in realtà la cosa vale anche se non usate il Rolleimeter, poiché il mirino sportivo non corregge l’errore di parallasse e può portare ad inquadrature sbagliate soprattutto in riprese a distanza più ravvicinata.

Questo accessorio richiede due tipi di taratura iniziale: la prima è da effettuare mediante il disco graduato fornito con il Rolleimeter e consente di regolare la corrispondenza esatta nel range 1,5 m – 90 cm di messa a fuoco, distanza che sconsiglio comunque di usare per la difficoltà di stima dell’errore di parallasse alla quale ho fatto cenno sopra.

particolare del disco di taratura posizionato attorno alla manopola di messa a fuoco; occorre far collimare i due valori all’infinito – linea rossa – e ricavare l’indice in corrispondenza della distanza minima di messa a fuoco – linea gialla

La seconda su infinito, attraverso il movimento della vite presente sul braccetto, inquadrando un soggetto sufficientemente lontano e regolando la vite in modo che l’immagine osservabile dal mirino sportivo abbia il dettaglio della zona centrale perfettamente sovrapposto.

a Rolleimeter smontato riportare l’indice ottenuto dal disco di taratura sulla scala graduata quindi montare l’accessorio sulla fotocamera ed effettuare la taratura ad infinito togliendo il cappuccio nero indicato dalla freccia rossa ed agendo sulla vite sottostante

Se cercate quindi un kit completo accertatevi sempre che vi sia la presenza del disco di taratura.

L’ultimo passo operativo raccomandato nel manuale d’uso del Rolleimeter riguarda la necessità che l’operazione di regolazione della messa a fuoco ad infinito venga ripetuta ogni qualvolta si monti l’accessorio sulla fotocamera.

Del resto, il processo di scoiattolaizzazione di un tacchino porta sempre con sé una certa complessità.

Quando venne presentato nel 1954 questo accessorio alimentò una accesa discussione tra gli utilizzatori Rolleiflex da sempre abituati a sentirsi dire che il punto di forza della fotocamera era nel sistema di messa a fuoco su vetro smerigliato.

estratto dal catalogo Rolleiflex del 1954 nel quale si fa timidamente cenno al nuovo accessorio Rolleimeter

La questione spinse anche l’importatore italiano ERCA ad uscire attraverso le pagine del proprio notiziario con un articolo dirimente del quale vi propongo la versione integrale.

L’articolo è molto interessante perché spiega nel dettaglio le caratteristiche di un telemetro di qualità.


L’apparizione del Rolleimeter ha suscitato dubbi e stupore ci sono pertanto arrivate concitate domande di questo genere: ma come, il principio dello specchio riflettore è stato battuto dal sistema a telemetro? Ci affrettiamo a placare questo stato di allarme che non ha ragione di essere, perché la Franke & Heidecke ha creato semplicemente un telemetro per la Rollei e non una Rollei a telemetro!

Questo è il punto principale, l’esatta precisazione. Il principio dello specchio riflettore non risulta quindi assolutamente scosso ed il Rolleimeter non è che un semplice accessorio destinato a facilitare l’impiego della Rollei per determinati generi e per determinate condizioni di ripresa

La Rollei è la macchina ideale per ogni genere di fotografia, perché là dove il mirino a specchio riflettore è malagevole, sopperisce il mirino a traguardo ricavato nel cappuccio.

Ebbene il Rolleimeter non fa che migliorare le possibilità d’uso del mirino a traguardo, mirino che, in linea generale, è impiegato in questi tre casi: 1) fotografia al buio e perciò al lampo 2) fotografie sportive o comunque di soggetti dotati di rapido movimento; 3) fotografie in precarie condizioni di comodità e stabilità per l’operatore, caso che si verifica spesso nel reportage.

Il Rolleimeter è un accessorio che si può mettere e togliere piacere ed in qualsiasi momento non implica modifiche sulla macchina; essendo destinato ad un apparecchio fotografico di classe non poteva essere che un telemetro di classe Le seguenti particolarità tecniche varranno a convalidare ciò, Le doti di un telemetro sono due: la sensibilità e la precisione Si badi bene a non confondere questi due concetti La sensibilità dipende soprattutto dalla lunghezza del braccio di comando degli organi ottici girevoli, cioè dal rapporto di ingrandimento del movimento di comando.

Basterebbe pertanto allungare detto braccio per aumentare la sensibilità, ma questo aumento però non ha motivo di essere se si va oltre un certo limite, fissato dal grado di precisione in sé dello strumento-

Sensibilità e precisione debbono, insomma, procedere di pari passo, perché a nulla servirebbe uno strumento altamente sensibile ove però il grado di precisione fosse scarso La precisione di un telemetro viene realizzata in primo luogo con l’adozione di un sistema ottico di grande nitidezza e risolvenza ed in secondo luogo aumentando o il rapporto di ingrandimento (delle due immagini telemetriche oppure la base ottica dei due obiettivi del telemetro, cioè la distanza che intercorre fra l’uno e l’altro.

Evidentemente anche per quanto concerne la precisione questa viene tanto meglio realizzata quanto più lo strumento è di grandi dimensioni A parte le doti ottiche, dunque, la precisione di un telemetro verrà misurata mediante il prodotto cosicche sarà facile per ognuno fare paragoni e sincerarsi del grado di sensibilità di precisione del Rolleimeter, misurando con un doppio decimetro la lunghezza del braccio meccanico l’ampiezza della base ottica, essendo nel Rolleimeter l’ingrandimento uguale ad uno.

Ma basta anche una semplice occhiata: il Rolleimeter è piuttosto voluminoso e come tale non può che avere le doti richieste; infatti, in linea di massima è più facile raggiungere la sensibilità e la precisione in uno strumento grande che non in uno piccolo! Per motivi di estetica e per ragioni di ingombro è innato in molti costruttori, specialmente quando tratta di cosiddetti apparecchi di piccolo formato, il deprecabile vizio di dotare le macchine fotografiche di telemetri troppo piccoli.

Ebbene, questi telemetri non possono materialmente raggiungere quel grado di precisione che da essi si dovrebbe pretendere per avere buoni risultati, e quindi a nulla serve una loro eventuale alta sensibilità.

Non si creda però che dal lato maneggevolezza le dimensioni del Rolleimeter siano controproducenti, perché questo, fissato alla Rollei, non sporge da nessuna parte del cappuccio nel quale è applicato Ed infine accenniamo ad una particolarità che è unica del Rolleimeter: la possibilità di regolare il suo accoppiamento all’obiettivo La precisione dell’accoppiamento è dunque controllabile in ogni momento ed eventualmente modificabile Chiunque è in grado di capire quanto ciò sia importante per una macchina che va in mano ai fotoreporter.


Il Rolleimeter mantiene la compatibilità sino ai modelli 2,8E e 3,5E uscendo di scena nel 1959 poco prima della presentazione della serie F che introduce l’intercambiabilità dei mirino e dello schermo di messa a fuoco.

Il sostanziale miglioramento nel sistema di visione apportato nella serie F rende, sul piano pratico, superfluo l’utilizzo del Rolleimeter. nelle nuove biottiche non solo gli schermi di messa a fuoco sono intercambiabili ma sono ben più luminosi del classico vetro singolo smerigliato montato sui modelli precedenti. Inoltre, la possibilità di montare al posto del pozzetto il nuovo prisma rende la messa a fuoco più agevole anche in condizioni estreme di forte o debole luminosità dell’ambiente nel quale si sta fotografando.

Il Rolleimeter tuttavia ben simboleggia l’estro creativo, il rigore progettuale e la produzione con standard di elevata qualità che contraddistingue l’attività della Franke e Heidecke almeno sino a tutti gli anni ’50.

Max Terzi

maxterzi64@gmail.com

istruzioni per l’utilizzo del Rolleimeter

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