Rolleimatic, the Sleeping Beauty

La seconda metà degli anni ’70 fu per la Rollei Werke un periodo molto complicato, caratterizzato da un lato dalla necessità di svecchiare una produzione composta da modelli datati o invecchiati precocemente, sfruttando i numerosi progetti rimasti nel cassetto, dall’altro di far fronte alla crisi finanziaria iniziata nella prima metà del decennio che all’inizio degli anni ‘80 porterà al fallimento ed al conseguente smembramento dell’azienda.

La gamma di modelli, per quanto molto articolata, scontava le scelte fatte all’inizio degli anni ’70 in primis quella della delocalizzazione a Singapore di una grossa fetta delle produzione che non garantiva la reddittività prevista, soprattutto per il sottoutilizzo delle capacità produttive dello stabilimento che era arrivato nel 1974 a contare circa 5.700 dipendenti.

Anche l’acquisizione del marchio Voigtlander che aveva portato con sé una buona dose di progetti e competenze, non aveva fornito un sostanziale impulso se non per la possibilità, già descritta nell’articolo sulla Zeiss Ikon S310, di garantire a Rollei una posizione di favore nella negoziazione con Zeiss dei diritti sulla produzione delle ottiche.

La nuova monoreflex 6×6 elettronica SLX, presentata in anteprima nel 1973 ma entrata in listino tre anni dopo, per quanto estremamente all’avanguardia per l’epoca, non aveva risultati di produzione e di vendite sufficienti a sopperire alla situazione di difficoltà che si stava profilando.

Il 26 agosto del 1974, con un disavanzo di bilancio di 37 milioni di marchi su un fatturato 137, Enrich Peesel lascia, di comune accordo con la proprietà, l’azienda che ha in quegli anni accumulato un’esposizione debitoria per 500 milioni di marchi, condizione che in assenza di nuovi finanziatori porterebbe la Rollei Werke verso il fallimento.

Le due principali banche detentrici del credito, che ammontava grossomodo alla capitalizzazione della società, rinviarono la richiesta di liquidazione dettando alcune condizioni tra le quali una sensibile riduzione del personale nelle sedi di Braunschweig e Singapore.

A guidare il nuovo piano industriale viene chiamato Peter Canisius Josef Peperzak all’epoca Vice Direttore di Canon in Germania.

Sulla politica adottata da Peperzak occorrerebbe un capitolo a parte per la complessità della situazione che dovette affrontare e per le mosse che si riveleranno, con il senno di poi, assolutamente fallimentari

Tra queste ultime Peperzak valorizzerà numerosi progetti in parte derivanti dall’acquisizione di Voigtlander.

Sarà proprio in occasione della Photokina del 1976, nel corso della quale verrà presentato il prototipo della Rolleiflex SL2000, che il nuovo CEO nel discorso introduttivo alla kermesse si scaglierà contro la politica di alcune aziende giapponesi, in particolare Canon, che aveva presentato la nuova Reflex AE-1 con un prezzo target assolutamente competitivo e con un contenuto innovativo destinato, almeno nella visione classica, ad apparecchi di costo elevato.

Con questa mossa Canon, e a seguire altre aziende nipponiche, avvierà la fase di “disruptive innovation” della quale ho parlato nell’articolo sulla Rolleiflex SL2000F.

Rollei tenterà l’insidiosa via della politica di riduzione dei prezzi che in alcuni casi costerà all’azienda di Braunschweig l’applicazione di penali per dumping ed il blocco dell’esportazione in alcuni paesi.

Negli anni che seguono l’azienda porterà a compimento, in modo forse troppo repentino, alcuni interessanti progetti come quelli delle super compatte A110 ed E110 per caricatori Pocket 110, fotocamere che sono, sempre dal mio punto di vista, oggetti di straordinaria bellezza.

Rollei A110 alla quale seguì la versione più economica E110 in finitura cromata

La radice comune di queste fotocamere è rappresentata dal sistema di ricarica dell’otturatore e di avanzamento della pellicola, alla cui evoluzione Rollei lavora già dalla fine degli anni ’60 con il modello A26 che rappresenta il più sofisticato, completo e pratico apparecchio per caricatori Instamatic, distribuito tuttavia all’epoca ad un prezzo molto elevato anche in relazione al target che si avvicinava a questo tipo di pellicola.

Un segno della buona progettazione di questi apparecchi anche ai fini della produzione su scala industriale è rappresentato dalla struttura modulare rilevabile da questo esemplare di Rollei A110 smontato

Il punto di arrivo di questa evoluzione, alla quale aveva contribuito in modo sostanziale Heinz Waaske, è il modello Rolleimatic presentato nel 1980.

Questo modello ha anche la prerogativa di essere stato l’ultimo messo in produzione prima del fallimento.

vista frontale della Rolleimatic con l’anta basculante per la ricarica dell’otturatore e l’avanzamento della pellicola chiusa a protezione dell’ottica

L’immagine che si ha di Heinz Waaske e della sua attività prima presso la Fratelli Wirgin di Wiesbaden e poi alla Rollei Werke, è fortemente caratterizzata dal progetto della Rollei 35.

Occorre tuttavia osservare che questo progetto fu interamente gestito, promosso e realizzato in modo anomalo rispetto a quanto normalmente accadeva all’interno di aziende di una certa dimensione come erano quelle sopra citate.

In questi contesti la partecipazione di un tecnico con brillanti idee scontava all’epoca ambienti eccessivamente strutturati e conservativi con in più l’aggravante di dover partorire soluzioni in un mercato caratterizzato da una crescente complessità.

Una immagine che ha dato adito a molte interpretazioni sulla paternità di Vaaske rispetto alla Rolleimatic è questa realizzata nel 1994 nella quale il tecnico è ripreso mentre sembra spiegare il sistema di caricamento ad anta basculante della fotocamera

Pur con tutta la considerazione ed il rispetto che nutro per Vaaske, è dal mio punto di vista molto probabile che se questi fosse arrivato in Rollei qualche anno prima e avesse maturato il progetto della compatta 35mm in azienda, questa idea non sarebbe mai stata sviluppata.

Prova ne è che nessuna altra fotocamera prodotta da Rollei negli anni successivi sia mai per intero attribuibile a lui a conferma del fatto che in quegli anni e in quella situazione era estremamente improbabile che un solo soggetto potesse fare la differenza se non nell’ambito di competenze estremamente specifiche come potevano essere quelle della progettazione ottica.

Questa condizione potrebbe con buona ragione essere stata alla base dell’abbandono di Vaaske nel 1978 della sua posizione in Rollei, abbandono avvenuto lo stesso anno di uscita di Peperzak.

La Rolleimatic quindi viene a torto considerata nel suo complesso frutto della progettazione di Heinz Waaske, per quanto sia indubbia la sua partecipazione, in epoca non sospetta, ad una parte rilevante e di certo la più innovativa del progetto: quella del sistema di avanzamento.

vista di tre quarti della Rolleimatic con l’anta basculante aperta in posizione di ricarica dell’otturatore e avanzamento della pellicola

La Rolleimatic è una fotocamera compatta che prende dalla 35, benché con alcune limitazioni, le principali prerogative, arricchite da una maggiore semplicità d’uso.

Nascendo in un periodo fortemente tribolato anche sotto il profilo della gestione dei diritti sulle ottiche Zeiss, questa macchina non monta i classici Tessar o Sonnar della 35 ma un Rolleinar 38 mm con fuoco 2.8 di derivazione Tessar dotato nella parte superiore di riferimenti per la messa a fuoco a pittogrammi ed in quella inferiore dei riferimenti in metri e in piedi incisi sul barilotto cromato.

particolare superiore della Rolleimatic con l’anta basculante in posizione di scatto. Sono visibili pittogrammi sulla ghiera di messa a fuoco dell’ottica

A differenza delle fotocamere A110 ed E110 prima citate, che escono un paio di anni prima della Rolleimatic, vi una diversa e più tradizionale impostazione dell’otturatore, ormai completamente elettronico, ancora separato dal diaframma.

Nelle fotocamere 110 di casa Rollei, l’otturatore assolve invece, attraverso un sistema di apertura variabile, alla doppia funzione di tempo di otturazione e diaframma.

otturatore della Rollei A110, notare nell’immagine superiore il sistema di apertura variabile che funge anche da diaframma

Nonostante la maggiore sofisticazione, la Rolleimatic perde la sincronizzazione flash su tutti i tempi mantenendo quella a 1/30 di secondo con una forte limitazione della grande versatilità della piena sincronizzazione dell’otturatore centrale.

La presentazione di questa macchina avvenne non senza qualche difficoltà soprattutto per via di una frettolosa messa in produzione del prototipo, con aggiustamenti in corsa che costarono tempo e denaro soprattutto per la sostituzione dei primi apparecchi dalle cattive prestazioni.

È questa un ulteriore prova che il progetto avviato nel 1977 ma finalizzato solo tre anni dopo, non può essere attribuito a Waaske che aveva per l’appunto lasciato l’azienda nel 1978.

La Rolleimatic resterà in produzione poco più di un anno e ne verranno prodotti circa trentamila esemplari molti dei quali presenteranno da subito problemi di funzionamento soprattutto nell’elettronica.

Vi è da dire che la macchina, completamente dipendente da questa componente, non fu nemmeno assistita adeguatamente nel tempo visto il numero di esemplari prodotto e la specificità che non ebbe altro seguito.

Questo modello ha quotazioni molto basse sul mercato dell’usato ed è in generale piuttosto difficile da trovare, molto difficile da trovare funzionante.

La Rolleimatic appartiene a quella categoria di Rollei, unitamente ad esempio alla SL2000F o agli apparecchi della serie 6000 per le quali non è detto che se a batterie inserite la macchina non dà segni di vita essa sia morta.

Ma non è tuttavia nemmeno detto che potrebbe, dopo amorevoli cure, riprendere vita.

Che queste fotocamere in alcuni casi riconoscano, anche senza il fatidico bacio, il loro principe azzurro, risvegliandosi inspiegabilmente dal loro torpore, è surreale ma anche un dato di fatto e non sono i sali a farle rinvenire ma a volte qualche goccia di isopropanolo messo nel punto giusto.

Tutto sta a scoprire quale.

Proprio in questa circostanza mi è capitato di recente di rianimare una Rolleimatic caduta in un lungo e profondo sonno.

Constatato con un certo entusiasmo il risultato ho subito scattato un rullino per vedere se, unitamente all’apparenza, la macchina fosse poi realmente in grado di fornire fotografie accettabili dal punto di vista tecnico.

Ecco quindi i risultati e qualche considerazione sull’utilizzo pratico.

Parto con il dire che l’esposizione completamente automatica, che nella mente di chi la realizzò doveva essere un buon passo verso la semplificazione, è in realtà un grosso limite se messo in relazione alle altre prerogative della fotocamera.

La macchina imposta a proprio arbitrio tempi da 4 secondi a 1/500 di secondo e diaframmi da f 2.8 a f 16.

I comandi principali per le impostazioni dell’esposizione sono sul dorso dell’apparecchio, rappresentati da due cursori, uno per la regolazione della sensibilità da 25 a 400 ASA, l’altro per la selezione dei diaframmi in caso di utilizzo del flash e per l’utilizzo in automatico.

cursori di regolazione della sensibilità, dei diaframmi in modalità flash e dell’esposizione automatica

Non è presente la posa B benché coprendo la cellula dell’esposimetro con un pezzo di nastro isolante, l’otturatore rimanga aperto sino alla rimozione della mascheratura.

Non ho idea di come questa mossa influisca sul circuito elettrico dell’otturatore e sul consumo della batteria.

A occhio direi che questa pratica, che ho scoperto per puro caso, non è prudente da utilizzare.

coprendo la cellula dell’esposimetro con un pezzo di nastro isolante si ottiene una posa B “indotta”

L’alimentazione è garantita da una batteria 4SR44 da 6Volt alloggiata nel fondello che, almeno in questo caso, non crea problemi di voltaggio o di reperimento potendo anche essere sostituita da 4 LR44 da 1,5Volt.

la Rolleimatic funziona con una batteria 4SR44 o quattro batterie LR44

L’alloggiamento della batteria, di dimensioni generose, determina la maggiore larghezza della fotocamera rispetto alla Rollei 35 a vantaggio di uno spessore leggermente più contenuto.

dimensioni della Rolleimatic paragonate a quelle dalle Rollei 35

Abbastanza pratica da usare, occorre prestare attenzione durante il caricamento/avanzamento: il sofisticato sistema ad anta basculante va azionato con delicatezza e richiede due movimenti consecutivi per passare al fotogramma successivo con la macchina pronta per un nuovo scatto.

agendo in maniera eccessivamente energica in fase di caricamento sull’anta basculante vi è il rischio di sovrapposizione dei fotogrammi che nel mio caso si è verificato una sola volta in un rullo di 36 pose

Anche l’inserimento della pellicola è un’operazione piuttosto delicata. La coda deve essere ben agganciata al rocchetto ricevente che svolge su questo apparecchio la funzione di traino della pellicola. L’ingranaggio ha infatti solo la funzione di trasmettere l’informazione di regolare scorrimento ai fini della regolazione del trascinamento del film.

particolare del sistema di aggancio della pellicola

Durante l’utilizzo non si ha cognizione dei valori di tempo e diaframma impostati: il mirino è infatti dotato di due led uno verde che conferma il tempo di esposizione superiore a 1/30 di secondo ed uno rosso che si illumina per i tempi inferiori, avvisando il fotografo della necessità di assicurare la fotocamera ad un supporto durante lo scatto.

Vi è tuttavia da dire che le vibrazioni di scatto sono pressoché assenti e comunque inferiori a quelle dell’otturatore meccanico della Rollei 35, consentendo foto a mano libera, ancorché ferma, anche fino a ½ secondo.

Rolleimatic – Kentmere 100 – sviluppo in Rollei Supergrain – scatto a mano libera in interni con messa a fuoco impostata su 4 metri

L’ottica ha una eccellente nitidezza ed una buona resa mantenendo una discreta iperfocale nonostante la maggiore apertura rispetto al Tessar 3.5 della Rollei 35.

Rolleimatic – Kentmere 100 – sviluppo in Rollei Supergrain – dettaglio ingrandito da una scansione a 2700 dpi con crop fatto direttamente dal file digitale

L’unico grosso limite di questo obiettivo è costituito dai numerosi riflessi interni che si presentano con tempi lenti a tutta apertura in presenza di luci con angolazione particolare.

Rolleimatic – Kentmere 100 – sviluppo in Rollei Supergrain – scatto a mano libera in interni, si notano evidenti tracce di riflessi per luce parassita

Del resto il sistema di esposizione non consente di regolare i diaframmi né la fotocamera può montare un paraluce che unitamente ai filtri non sono ricompresi tra gli accessori.

Molto interessante è invece la reazione al controluce in esterni a diaframma chiuso.

Rolleimatic – Kentmere 100 – sviluppo in Rollei Supergrain – prova controluce in esterno

Praticamente assente la distorsione anche in condizioni di ripresa ravvicinate.

Rolleimatic – Kentmere 100 – sviluppo in Rollei Supergrain – ridottissima deformazione delle linee verticali

Il risultato è complessivamente interessante e conferma la buona qualità della produzione Rollei anche in un periodo travagliato come quello nel quale avvenne la presentazione della Rolleimatic.

Questa fotocamera, realizzata a Singapore, usci di produzione nel 1981 a seguito del fallimento e della riorganizzazione della produzione.

Massimiliano Terzi
maxterzi64@gmail.com

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