Quando la Rolleiflex SL66 apparve alla Photokina del 1966, Rollei stava entrando in un territorio che per anni aveva osservato con prudenza: quello delle reflex monobiettivo professionali per il medio formato.
La casa di Braunschweig, celebre per le sue biottiche Rolleiflex e Rolleicord, strumenti adottati da fotoreporter, ritrattisti e fotografi di strada, aveva negli anni ’50 subito una agguerrita concorrenza da parte di numerose aziende giapponesi che avevano inserito nel loro listino una TRL o erano addirittura nate, come fu il caso di Yashica, per la produzione di questa tipologia di fotocamere.
Per tutto quel decennio la concorrenza fu affrontata alla Franke e Heidecke attraverso il continuo susseguirsi di nuovi modelli di biottica, ne uscirono circa una quindicina, con caratteristiche in continua evoluzione nella tipologia di ottiche e nelle funzionalità.
Questa massiccia uscita di nuovi modelli se da un lato mantenne le Rolleiflex e Rolleicord sempre una spanna al disopra delle omologhe versioni orientali, finì per indebolire l’azienda anche a causa dell’enorme sforzo che la macchina tecnica e commerciale doveva effettuare per garantire la presenza ed assistenza nel vasto mercato internazionale nel quale Rollei era storicamente presente.
Negli anni Sessanta, inoltre, il mercato stava cambiando.
La visione e la ripresa attraverso un solo obiettivo, la modularità dei magazzini intercambiabili e la possibilità di lavorare con focali diverse, caratteristiche delle monoreflex Hasselblad e Bronica, stavano ridefinendo il lavoro professionale.
La SL66 nasce così come risposta tardiva ma ambiziosa: non una semplice imitazione, ma una macchina con una propria grammatica tecnica nella quale si trovano molte delle soluzioni già adottate nel periodo da altri produttori.

quarta di copertina della brochure sulla Rolleiflex SL 66 del 1973 nella quale viene illustrata la vasta e variegato produzione del periodo; in poco meno di un decennio l’azienda aveva si era riconvertita da realtà monoprodotto a multiprodotto
Per quanto innovativa la SL66 porta dunque con sé pochi elementi realmente nuovi.
La monoreflex di Braunschweig costituisce inoltre un dei tasselli del disegno complessivo di riconversione dell’azienda da mono a multiprodotto.
È curioso osservare come una delle più agguerrite aziende orientali, nata a fine anni ’40, come accennavo sopra, per produrre copie Rolleicord, dovette nello stesso periodo affrontare anch’essa una analoga conversione con modalità molto simili, in termini di politiche di prodotto, a quelle che adotterà Rollei.
La sola rilevante differenza tra le vicende di Rollei e Yashica risiede nella diversa concezione del mercato delle partecipazioni aziendali in Giappone: mentre Rollei finì per indebitarsi con il sistema bancario tedesco il cui parere fu dirimente nel decretare il fallimento a fine anni ’70, nel capitale di Yashica entrò Kyocera che ebbe non solo un ruolo chiave nel rifinanziamento dell’azienda ma con buona probabilità favorì anche gli accordi con Zeiss di inizio anni ’70 che evitarono a Yashica di subire la stessa sorte fallimentare di Rollei.
Com’è noto, Kyocera subentrerà poi nell’intero capitale di Yashica portando il know how che consentirà all’azienda di sfornare, benché tardivamente, l’interessante gamma di modelli degli anni ’90 arrivando anch’essa, circa trent’anni dopo Rollei, a presentare una monoreflex per il medio formato con la Contax 645.
Sulle influenze che caratterizzano la SL66 e sulle caratteristiche della fotocamera ho dedicato il video che trovate in coda all’articolo.
La fotocamera rimase in produzione sino al 1992 con gli aggiornamenti che seguirono le vicende di altri modelli della casa di Braunschweig dopo il fallimento di inizio anni ’80. È del 1982 l’scita della SL66E con esposimetro incorporato e lettura TTL flash, degli anni seguenti quella della SL66X che manteneva solo la misurazione TTL per la luce lampo e della SL66SE che introdusse un nuovo e più sofisticato esposimetro.
La produzione della SL66 non lascerà mai la Germania analogamente alle biottiche e diversamente dal resto degli articoli a catalogo che verranno, in tutto o in parte prodotti a Singapore.
A metà anni ’70 in Rollei avevano pianificato l’uscita di scena della fotocamera che avrebbe dovuto essere sostituita dalla SLX, interessante monoreflex a controllo elettronico che decretò il ritorno della Rolleiflex all’otturatore centrale. L’azione fu in alcuni paesi avviata con l’esclusione dal listino della SL66.
Tuttavia, i malfunzionamenti che accompagnarono la SLX finirono per consolidare la presenza della monoreflex meccanica e a garantirne la sopravvivenza a catalogo per molti anni ancora.
Max Terzi

estratto dalla brochure della Rolleiflex del 1973 con la parte dedicata alle nuove ottiche HFT
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