Rolleiflex SL35 il fiore tardivo

Quali fossero stati i razionali che spinsero Rollei a lanciare nel 1970 la SL35 non è facile comprenderlo e nelle prossime righe cercheremo insieme di chiarirlo.

Dopo progetti assolutamente originali come la 16, la SL66 e la 35, la tanto attesa reflex 35 mm, che doveva completare la vasta gamma dei prodotti della casa di Braunschweig, arrivò in ritardo e con caratteristiche non certo all’avanguardia né originali come nelle precedenti creazioni.

Eppure fu una macchina che, per quanto non compresa fino in fondo, ebbe un discreto successo e diede origine ad una serie composta da svariati modelli se si considerano anche quelli che uscirono a marchio Voigtlander, dopo l’acquisizione di quest’ultima da parte di Rollei.

Spartana, essenziale, prodotta con criteri di assoluta qualità ma di contro anche portatrice di ingenuità progettuali che ancora oggi ne segnano il cattivo funzionamento, la Rolleiflex SL35 doveva essere, probabilmente, la reinterpretazione del concetto di reflex semplice, precisa, durevole e dotata, questo è vero senza ombra di dubbio , di una gamma di ottiche di assoluto rilievo.

Se non per l’originalità, questo modello può essere ricordato per aver aperto la strada alla produzione orientale delle ottiche che per la prima volta, se escludiamo quelle della Rollei 35, porteranno la scritta Made by Rollei e non più il marchio Carl Zeiss.

Made by Rollei, dà l’idea della megalomania che in quegli anni doveva aver pervaso i vertici della casa delle biottiche ed in primis Heinrich Peesel proveniente da una fabbrica di carrelli elevatori di Amburgo, assunto poi come direttore generale in Rollei a metà degli anni ’60 ed artefice del progetto di trasformazione dell’azienda.

Anche quella dell’utilizzo del marchio è una questione curiosa, se sia stata la Carl Zeiss a negare il marchio sulle ottiche prodotte a Singapore o se sia stata Rollei a pretendere di marchiare le ottiche con il proprio nome, senza rinunciare a citarne lo schema ottico, Biogon, Planar piuttosto che Sonnar, non è dato saperlo.

Sta di fatto che negli anni, le evoluzioni della SL35 montarono anche ottiche prodotte da Mamiya e Tokina marchiati Rolleinar e rigorosamente con la scritta “made in Japan”

Di certo, l’aver varcato i confini asiatici, favorì probabilmente la Carl Zeiss nello sviluppo di quello che da li a qualche anno, siamo nel 1974, sarebbe diventato il progetto Contax Reflex con il lancio della RTS.

E questa, permettetemi di dirlo con tutto il rispetto per la SL35, fu veramente un apparecchio rivoluzionario nato dall’accordo tra Yashica e Zeiss.

Sempre nel 1974, probabilmente consci di aver lanciato un progetto già vecchio prima di nascere, in Rollei decisero di lanciare la SL350 dotata del sistema a tutta apertura anziché stop down come su l’SL35.

Per la SL350 fu necessario introdurre una modifica agli obiettivi, caratteristica che troveremo poi sulle successive ottiche, ovvero la camma di trasmissione dei valori di diaframma al corpo macchina, come è possibile notare nella foto sottostante.

Come per la Rollei 35 anche per la Rolleiflex SL35 una parte della produzione, di minor volume in termini di pezzi prodotti, fu tenuta in Germania e le “made in Germany”, del tutto analoghe a quelle prodotte a Singapore, sono oggi più quotate nel mercato del collezionismo di questi apparecchi.

Stia invece tranquillo chi oggi vuole acquistare queste fotocamere per utilizzarle: gli standard produttivi a Singapore furono rigorosi tanto quanto quelli tedeschi e gli apparecchi asiatici sono del tutto analoghi a quello germanici.

Benché su questo tema ci siano da sempre opinioni profondamente controverse, che vedrebbero le fotocamere di produzione asiatica pesare meno delle sorelle tedesche o essere state assemblate con un controllo qualità inferiore, non vi sono riscontri oggettivi.

Di oggettivo c’è che messe sulla bilancia, le due versioni ritratte in foto, pesano entrambe 593 grammi.

Heinrich Peesel, dicevo prima, aveva già in programma una reflex 35 da lanciare subito dopo la 35 che usci, com’è noto, nel 1966.

Ispiratrice della nuova reflex di Braunschweig, doveva essere la Asahi Pentax Spotmatic alla quale Peesel attribuiva una genialità costruttiva che ne aveva decretato il grande successo dopo il lancio avvenuto nel 1964.

Paragonando la SL35 alla Spotmatic, si notano alcune somiglianze, prima fra tutte la stessa posizione e tipologia dei contatti syncro flash.

Molto simile anche il sistema di posizionamento delle cellule dell’esposimetro poste a fianco dell’oculare del mirino.

Da notare il riposizionamento del pulsante di attivazione dell’esposimetro che sull’SL35 è decisamente più comodo da azionare essendo situato accanto al pulsante di scatto.

Con la fotocamera nacquero anche due adattatori che davano la possibilità di utilizzare ad esempio le ottiche Pentax a vite mantenendo, con l’anello QBM/42×1 automatic, il sistema di lettura esposimetrica della Rolleiflex nonché la chiusura automatica del diaframma al valore selezionato durante lo scatto.

Il secondo tipo, marchiato QBM/42×1, da utilizzare con le ottiche con passo 42×1 con diaframma a preselezione, manteneva comunque attiva la lettura esposimetrica della macchina.

Questo dava la possibilità di usare il vastissimo numero di ottiche 42×1 con utilizzi che potevano arrivare fino all’ardito accoppiamento mostrato qui sotto tra una SL35 e un 80mm Biometar per Pentacon Six, munito di adattatore 42×1.

Non ci crederete ma anche in questo caso la lettura esposimetrica e il diaframma automatico sono perfettamente funzionanti.

La SL35 ricalca quindi lo spirito della Spotmatic e questo ci aiuta a capire che nell’intento di Heinrich Peesel ci fu con molta probabilità la pretesa di conquistare il mercato con un prodotto semplice, senza fronzoli ma estremamente versatile, come recitava la pubblicità del modello.

Adoro le pubblicità Rollei di quegli anni.

Dopo un avvio della produzione in Germania, la SL35 fu prodotta a Singapore dal 1973, dove Rollei aveva previsto la possibilità di abbattere i costi di produzione, il che avrebbe dovuto consentire di applicare una politica di prezzo di vendita più favorevole.

La politica di prezzo, spinse le vendite negli anni successivi.

Nonostante il prezzo comunque poco concorrenziale e le caratteristiche non proprio all’avanguardia la SL35 fu prodotta in Germania tra il 1970 e il 1972 in circa ventiquattromila esemplari e dal 1973 al 1976 a Singapore in poco più di trecentomila esemplari, anche se quest’ultimo dato solleva qualche perplessità soprattutto perché non troverebbe riscontro nella progressività dei numeri di matricola delle fotocamere che ho avuto modo di censire in rete in questi anni.

Comunque, ipotizzando che tale numero sia corretto, la produzione della SL35 fu complessivamente di tutto rispetto mettendo insieme in soli sei anni, un volume produttivo annuo medio paragonabile grossomodo al 50% di quello della Nikon F.

Dando per assodato che la produzione inizi dal numero di matricola 4 milioni, l’esemplare made in Germany riprodotto nella foto di copertina di questo articolo è il 7.367 esimo prodotto in Germania e risale all’incirca al 1971.

In questa immagine la macchina è corredata dal favoloso e super compatto Sonnar 85 mm 2.8.

le ottiche inizialmente prodotte in Germania furono:

– Distagon 25mm 2.8
– Distagon 35mm 2.8
– Planar 50mm 1.8
– Sonnar 85mm 2.8
– Tele Tessar 135mm 4
– Tele Tessar 200mm 4

Nel 1976 sotto la spinta dei modelli derivanti dall’acquisizione di Voigtlander, viene presentata la SL35M che tuttavia non ha più le caratteristiche di compattezza della sorella maggiore e deriva dalla VLS1 che a sua volta deriva dal progetto SL706 ereditato da Zeiss Ikon.

Sempre in quell’anno uscirà il prototipo della SL2000 la cui produzione in serie vedrà la luce qualche anno più tardi con la sigla SL2000F.

Alla Rolleiflex SL2000F ho dedicato questo articolo.

Alla SL35M fa seguito nello stesso anno la SL35ME che introduce l’automatismo a priorità di diaframma.

Nel 1978 esce la SL35E, completamente riprogettata e declinata, anche in questo caso, con il marchio Voigtlander nella versione VSL3E.

Questi modelli chiudono la produzione Rollei e Voigtlander nel mondo delle reflex 35mm con un volume produttivo, considerati entrambi i marchi, di poco più di 120.000 unità.

Massimiliano Terzi
maxterzi64@gmail.com

 

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