Ma in fin dei conti quali sono le caratteristiche distintive di una Rolleiflex nei confronti della migliore delle imitazioni?

Questa domanda me la sono posta più volte anche in relazione alla più che buona qualità ottica e meccanica di alcune copie della famosa biottica di Brauschweig, sia europee sia orientali.

Eppure, sarà per una questione di blasone o di moda, le Rolleiflex spuntano sempre quotazioni più elevate delle loro copie più eccellenti.

Ma esiste un reale motivo che giustifichi questo fenomeno?

Dall’idea che mi sono fatto raccogliendo ed usando negli anni una buona gamma di modelli Rolleiflex ed altrettante imitazioni, la risposta a questi quesiti si trova in tre aspetti fondamentali, rappresentati contemporaneamente solo nelle famose fotocamere tedesche.

Questi sono: la qualità ottica, le soluzioni adottate nel tempo per renderne sempre più versatile l’uso e la tecnica costruttiva.

Sul primo aspetto credo non ci siano dubbi non solo sulla qualità delle ottiche Carl Zeiss e Schneider ma anche sul fatto che di norma sulle copie Rolleiflex furono a loro volta montati obiettivi di ispirazione Tessar derivanti dalla produzione Zeiss.

Procedendo poi per ordine, non solo le biottiche di Braunschweig adottarono soluzioni molto sofisticate già dagli anni ’30, basti pensare al sistema automat di caricamento del film, ma ebbero a corredo un vasto parco accessori, senza eguali nelle produzioni degli altri marchi.

tra gli accessori più interessanti vi è questo Rolleimeter che assiste la messa a fuoco tramite la misurazione telemetrica direttamente attraverso il mirino sportivo

Da ultimo la tecnica costruttiva, che ricomprende anche il capitolo della qualità dei materiali. Per quanto esistano copie di buona fattura, raramente si arriva all’apice raggiunto, ad esempio, dai modelli della serie F, soprattutto nelle realizzazioni dei primi anni ’60.

Fa parte di questa tematica anche l’accuratezza del sistema di controllo in ordine al quale non ho mai avuto modo di verificare se e in che modo in altre aziende il processo seguisse, con la stessa articolazione e lo stesso scrupolo, quanto fatto da Rollei. In ogni caso l’occasione di approfondire sulla stampa dell’epoca i procedimenti seguiti da quest’ultima in fase di montaggio e taratura delle fotocamere fornisce un idea di quante risorse, lavorative ed economiche, venissero impegnate nella realizzazione degli esemplari.

stabilimento Franke e Heidecke Braunschweig – attraverso un apposito strumento viene controllata la pressione necessaria per azionare il pulsante di scatto di questo esemplare Rolleiflex

Vi propongo dunque questo articolo, apparso nel 1955 sulla rivista inglese The Amateur Photographer a firma di Alec Pearlman e ripreso sul periodico Notizie ERCA nel numero di marzo del 1956.

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La maggior parte degli appassionati di fotografia non si lascia più oggigiorno affascinare dall’elegante aspetto esteriore di un apparecchio fotografico, né lo impressionano i superlativi che fabbricanti e importatori attribuiscono ai loro prodotti. Ci vuol ben altro per soddisfare le esigenze degli appassionati, anche se di media levatura.

Che cosa fanno i fabbricanti per far fronte alle sempre più pressanti richieste in fatto di rendimento di un apparecchio fotografico, rendimento di cui parla la loro altisonante propaganda? Questo è attualmente un problema molto importante, perché è divenuto oltremodo raro trovare maestranze veramente capaci e fabbricanti che sentano ancora l’orgoglio della perfezione dei loro prodotti.

Fra le case che possono vantare questi requisiti va anzi tutto annoverata la Franke & Heidecke, produttrice della Rolleiflex e della Rolleicord. Grazie alla cortesia dei suoi dirigenti ho avuto la possibilità di visitarla e rendermi conto di come la stessa sia riuscita a mantenere e persino superare il livello anteguerra.

I controlli iniziali dell’ottica

Se volessi riferire tutto quanto ho visto nei laboratori modello della Franke & Heidecke, dovrei scrivere un articolo di molte pagine; mi limiterò quindi a parlare dei procedimenti di controllo.

stabilimento Franke e Heidecke Braunschweig – collimatore verticale per l’aggiustaggio degli obiettivi montati

Anzitutto qualche cenno sugli obiettivi, unica parte, oltre l’otturatore e la cassa in pressofusione, che non venga fabbricata nei laboratori della casa in oggetto. Quando gli obiettivi arrivano dal fornitore, ognuno di essi viene controllato riguardo al suo rendimento, fotografando su una lastra 6×9 una tavola di controllo che riporta solo i valori più alti in linee per millimetro, e susseguentemente una seconda tavola sulla quale, a distanze di cm 2,5 centimetri sono segnate linee orizzontali e verticali in un campo circolare di 2 metri.

Mediante altre tavole collocate in diversi punti anteriormente e posteriormente a quella principale, è possibile ottenere con una sola ripresa tutti i dati relativi all’obiettivo controllato e di farsi un quadro generale di tutto il campo da esso abbracciato. In base a questa prova l’ottica è accettata o scartata.

Nel secondo caso verrà resa al fabbricante.

L’obiettivo trovato idoneo viene poi sottoposto ad un secondo controllo, mentre la lastra sviluppata e l’esito relativo sono accuratamente conservati. Il secondo controllo consiste nel determinare con precisione spinta al centesimo di millimetro la lunghezza focale; io stesso ho visto grandi serie di obiettivi, certamente diverse migliaia, sul cui imballo era diligentemente annotata l’esatta lunghezza focale e la misura del tiraggio (distanza dal piano d’appoggio dell’obiettivo al piano della pellicola).

Per definire quest’ultima si usa un collimatore, la cui precisione arriva sino alle più piccole frazioni di millimetro. Ogni obiettivo viene poi riposto in uno speciale casellario con una targhetta portante la lunghezza focale espressa in millimetri e frazioni di millimetro: 74,96; 74,97 fino a 75,01; 75,02; есс.

Gli obiettivi destinati al mirino sono in un primo tempo sottoposti ad una verifica cui assolve l’occhio stesso dell’uomo e vengono accettati solo quelli che hanno un potere risolvente molto alto, particolare che nell’apparecchio finito diventa visibile sotto la lente d’ingrandimento del cappuccio. In un secondo tempo, con un collimatore simile al precedente, subiscono un ulteriore controllo al centesimo di millimetro per determinare la loro esatta lunghezza focale e quindi ognuno di essi viene accoppiato con un obiettivo da presa di lunghezza focale identica: intraprendono così insieme il loro cammino attraverso la fabbrica, sempre accompagnati da un foglio informativo per i meccanici.

I frequenti controlli durante il montaggio

Come già accennato sorvolo su tutte le altre fasi di fabbricazione e di montaggio, sebbene siano molto interessanti. Ricorderò solo che tutti i pezzi, ogni due o tre processi lavorativi di tornitura o di montaggio, vengono verificati da un meccanico che è adibito solo ai controlli. Se risultano perfetti egli li passa al montaggio; in caso contrario li affida ad un altro meccanico per la rettifica. Questo metodo dei continui controlli inseriti nella lavorazione si ripete centinaia di volte durante il montaggio.

Quando l’apparecchio è montato, si corregge anzitutto il parallelismo degli assi ottici dei due obiettivi servendosi di un collimatore doppio di nuovo tipo. Collocato l’apparecchio su un supporto perfettamente piano con il collimatore in posizione verticale sopra di esso, viene proiettata su un obiettivo e poi sull’altro una piccola macchia di luce e il punto di riflessione dalla superficie degli obiettivi è a sua volta riflesso su una lastra di vetro.

Se le riflessioni non concordano con un minimo di tolleranza, l’apparecchio viene respinto, mandato all’aggiustaggio e poi sottoposto di nuovo a questo controllo.

stabilimento Franke e Heidecke Braunschweig – collimatore verticale per il controllo e l’aggiustaggio dell’asse di scorrimento della pellicola

Un collimatore di tipo simile serve per il centraggio delle singole lenti dell’obiettivo da presa montato nell’otturatore. In questo caso sono accuratamente vagliate le posizioni della macchia di luce riflessa dai vari elementi dell’obiettivo; le eventuali differenze in questo stadio sono così molto più visibili che con qualunque altro sistema.

Distanza fra obiettivo e pellicola

Il controllo più importante dopo quelli sopra descritti è l’aggiustaggio dell’obiettivo nella esatta posizione rispetto al piano della pellicola. Anche in questo caso l’apparecchio viene collocato su un supporto orizzontale sotto un collimatore verticale di nuovo tipo con l’ottica rivolta verso l’alto. In più questa volta si inserisce nel canale della pellicola uno specchio argentato che ha lo scopo di riflettere il raggio di luce diretto sull’obiettivo. La distanza ottica-specchio deve naturalmente armonizzare con la lunghezza focale dell’ottica stessa: qualunque differenza viene segnalata dallo strumento.

Un altro sistema sarebbe ad esempio quello di mettere a fuoco su un vetro smerigliato un disegno con linee molto fini che, quando la messa a fuoco è perfetta, si devono poter distinguere nitidamente.

Questo procedimento è però subordinato al fattore uomo, il quale come tale è soggetto a sbagliare, senza inoltre tener conto che l’occhio di un collaudatore affaticato può reagire con non sufficiente prontezza e precisione.

stabilimento Franke e Heidecke Braunschweig – collimatore verticale per l’orientamento dell’asse ottico dell’obiettivo da presa rispetto al piano della pellicola

Col nuovo collimatore si presentano invece al meccanico che esegue il controllo solo tre alternative: guardando attraverso una lente egli vede un disco luminoso su fondo nero; se la lunghezza focale è eccessiva il disco sarà circondato da luce rossa, se scarsa sarà circondato da luce verde; se la lunghezza focale è esatta non sarà visibile alcun colore oltre il bianco. II collaudatore dovrà quindi solo girare l’anello di messa a fuoco finché sparisca l’alone verde o rosso ed osservare se l’indicazione trovata è in corrispondenza dell’apposita freccia di riferimento. In caso contrario l’apparecchio viene scartato e passato di nuovo all’aggiustaggio.

Ora l’apparecchio finito deve ancora sottostare al definitivo controllo ottico, che è di carattere puramente fotografico.

Esso consiste nell’impressionare i dodici fotogrammi di un comune rollfilm e nell’eseguire fotografie con tavole di controllo che occupino tutto il campo dell’immagine; tali tavole sono simili a quelle servite per il primo controllo, a differenza delle quali comprendono anche disegni con lieve contrasto ed a colori.

Sei prove si scattano dalla distanza di un metro e mezzo e sei con l’apparecchio regolato su infinito. Le riprese su infinito vengono fatte attraverso un sistema ottico di massima correzione, per cui tale distanza risulta ottenuta in modo artificioso; il sistema ottico sussidiario ha lo stesso scopo di un collimatore, però copre tutta la negativa.

Per le prove da un metro e mezzo si fa la messa fuoco sul vetro smerigliato dell’apparecchio. Ad ogni ripresa si cambia il diaframma partendo dall’apertura maggiore per finire a f/22. Verificando attraverso il microscopio la pellicola così ottenuta si possono rilevare e correggere le ultime eventuali differenze.

Questo però si verifica molto di rado grazie alla precisione con cui sono state effettuate le prove precedenti. Le pellicole relative ai singoli apparecchi vengono messe agli atti assieme alle prove eseguite per l’ottica e conservate nell’eventualità che si verifichino reclami negli anni successivi.

Controllo dell’otturatore

Gli otturatori vengono controllati dal fabbricante con un sistema elettronico; tuttavia, perché apparecchio sia dichiarato idoneo, ogni tempo di otturazione deve essere sottoposto ad oltre venticinque prove, i cui risultati devono essere costanti. Pure con un sistema elettronico si verifica la sincronizzazione X ed M per tutti i tempi di otturazione.

Inoltre, un apparecchio ogni dodici è sottoposto ad un ulteriore radicale controllo. A tale scopo viene montato su un supporto speciale dove appositi congegni azionano meccanicamente il dispositivo di carica e scatto, mentre un contatore posto davanti all’apparecchio registra gli scatti.

Un secondo contatore viene invece messo in azione dalla luce che cade su una fotocellula passando attraverso l’obiettivo. Dopo alcune centinaia di scatti si confrontano i due contatori per verificare se portano lo stesso numero. Se danno risultati diversi l’otturatore viene smontato e ritornato al fabbricante.

Tolleranze minime

Grazie all’assoluta identicità degli obiettivi da presa e del mirino ed alle minime tolleranze nei processi di fabbricazione, la Rollei ha sempre goduto di ottima indiscussa fama; inoltre, si consideri che i metodi di controllo ora in uso sono oltremodo più sicuri di quelli d’anteguerra! Franke & Heidecke è: collaudi sempre più precisi e tolleranze di fabbricazione sempre più basse.

Un titolare stesso mi ha assicurato che l’armonia dei due obiettivi, la regolarità del canale della pellicola e la distanza fra obiettivo e piano della pellicola, vengono calcolate con una precisione al centesimo di millimetro: in verità un livello molto elevato.

stabilimento Franke e Heidecke Braunschweig – i dodici fotogrammi della pellicola di prova vengono osservati uno attraverso microscopio per determinare il potere risolvente dell’obiettivo. Il risultato è soddisfacente la pellicola viene conservata assieme al test originale dell’obiettivo

Gli appassionati ed i fotografi professionisti che devono acquistare un apparecchio fotografico faranno certamente cadere la loro scelta su uno strumento per il quale la parola precisione sia pienamente giustificata, ed io sono convinto che la Rollei terrà fede in ogni caso alla sua buona fama.

Con questo piccolo strumento si controlla la pressione necessaria per azionare il bottone scatto. Anche questa messa a punto deve essere molto esatta. Le tolleranze molto piccole

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Da questo scritto traggo due ulteriori considerazioni conclusive.

Se l’archivio della Franke e Heideke fosse ancora integro ed accessibile ciascun possessore di Rolleiflex o Rolleicord potrebbe richiedere e disporre dei negativi di prova e dei rapporti di montaggio del proprio esemplare (che è un po’ come se la mia nonna avesse le ruote…).

Questo articolato e costoso sistema di controllo qualità fu uno degli aspetti che alimentò la crisi finanziaria dell’azienda nella prima metà degli anni ’60 dovuta anche ad un calo di interesse del mercato per le biottiche, dai costi industriali complessivi sopportati da Rollei che si approvvigionava da produttori terzi per una buona parte delle componenti chiave delle fotocamere e da una politica di prezzo decrescente che scontò le maggiori difficoltà del marcato.

In quel periodo, la ricerca di marginalità spinse l’azienda tedesca ad agire sulla qualità dei materiali gestiti direttamente, tra questi di certo le componenti meccaniche. Le versioni più recenti fino alle White Face, per quanto di norma maggiormente valorizzate dal mercato, sono quelle per qualità dei materiali meno curate nell’ambito della complessiva produzione TLR di Rollei.

Max Terzi

maxterzi64@gmail.com

titolo originale dell’articolo apparso sul periodico Notizie ERCA del marzo 1956 Moderni procedimenti di controllo nel montaggio dell’ottica e degli apparecchi fotografici Rollei

Amateur Photographer è la più antica rivista cartacea di fotografia al mondo ancora in attività. Fondata a Londra il 10 ottobre 1884, il periodico britannico rappresenta una vera e propria istituzione editoriale per il settore, rivolgendosi sia ad appassionati sia a professionisti.

Venne pubblicata per la prima volta dall’editore Hazell, Watson & Viney e curata da J. Harris Stone. Agli esordi la tecnologia non permetteva ancora la riproduzione diretta delle immagini sulle sue pagine. Nel corso di oltre 140 anni di storia, ha ospitato interventi e scatti di leggende della fotografia come Alfred Stieglitz (che vi pubblicò una delle sue prime opere celebri nel 1887), David Bailey e Bob Carlos Clarke. Storicamente nota come una pubblicazione settimanale, a maggio 2026 il periodico si è rinnovato passando a una cadenza quindicinale, con una veste grafica più moderna e un formato brossurato di 100 pagine. Disponibile anche la versione digitale. Attualmente è edita dal gruppo Kelsey Media.

esemplare di Rolleiflex 3.5E parzialmente smontato – per quanto sia affascinante poter guardare dentro una Rolleiflex, scoprendo così le sue finezze meccaniche, anche per la semplice manutenzione ordinaria è consigliabile rivolgersi ad un riparatore esperto

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