Seguendo sempre la traccia dell’interessante azione divulgativa svolta dall’importatore italiano delle biottiche di Braunschweig vi propongo la recensione di questo articolo apparso sul periodico Notizie ERCA nel dicembre del 1954.

Il pezzo tratta delle caratteristiche dei filtri originali per Rolleiflex ed in particolare del loro sistema di trattamento antiriflesso brevettato dalla Franke e Heidecke solo qualche anno prima.

Per i particolari tecnici e per la storia del trattamento antiriflesso Rollei vi rimando all’articolo di Marco Cavina apparso su SENSEI qualche tempo fa.

Per coloro che utilizzano le biottiche Rolleiflex, il corredo di filtri può rappresentare un vero e proprio investimento in aggiunta a quello dell’acquisto della fotocamera.

Soprattutto se si dispone di più di un esemplare magari con differente misura di innesto.

La differenza di risultato rispetto all’suo di filtri universali, reperibili a costi inferiori, non è tuttavia trascurabile ed a questa conclusione, che potrebbe apparire banale, non è difficile arrivare nel corso dell’uso pratico soprattutto se queste fotocamere vengono impiegate in contesti di ripresa particolari.

Quanto pubblicato da ERCA in questo articolo di inizio anni ’50 può invero non apparire oggi di grande attualità a maggior ragione se si considerano le potenzialità di correzione di alcune caratteristiche dell’immagine già con software della fotocamera digitale. In questo senso i filtri, pensiamo solo alla gamma di quelli di contrasto per il bianco e nero, ha via via perso di utilità pratica rimanendo in auge gli Skylight o gli UV spesso relegati alla sola funzione di protezione della lente frontale delle ottiche.

Includerei tra i sopravvissuti anche i filtri ND soprattutto nelle recenti versioni a densità variabile.

Con la pellicola invece l’utilizzo di filtri, soprattutto se di buona qualità, può fornire un valore aggiunto non trascurabile. Vale quindi la pena spendere qualche euro in più procurandosi quelli originali di tipologia più idonea al tipo di pellicola e di fotografia che vogliamo praticare.

Gran Sasso, Rifugio Duca degli Abruzzi – Rolleiflex 3,5E – Carl Zeiss Planar, filtro arancio, Ilford FP4 sviluppata con Ilfosol 3 – in questa situazione di ripresa l’uso di un filtro arancione originale Rollei ha consentito di valorizzare in modo più efficace i toni digradanti del cielo

Nel caso, ad esempio, del filtro Rollei H1 è possibile ottenere un buon valore aggiunto nella fotografia in notturna per attenuare i riflessi delle fonti di luce di norma ben più intense rispetto agli altri dettagli della scena.

In chiusura dell’articolo vi mostro qualche risultato legato all’utilizzo di questo filtro con una Rolleiflex 2,8E con Schneider Xenotar.

Veniamo ora all’articolo sui filtri Rolei.

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Perché i filtri colorati vengono muniti di strati antiriflesso.

Attualmente è quasi impossibile trovare in commercio obiettivi moderni di alto rendimento senza strato di protezione antiriflesso. I vantaggi che se ne traggono, cioè guadagno di luminosità, nessun pericolo di immagini doppie causa riflessi, e maggior brillantezza, sono così convincenti, che ormai nessun fabbricante di obiettivi pregiati rinuncia a sottoporli a tale trattamento.

La casa Franke & Heidecke, estendendo ora l’azzurramento agli accessori ottici e quindi anche ai filtri colorati Rollei, li ha resi perfetti. Come è noto, i vantaggi conseguiti col trattamento antiriflesso sono tanto maggiori quanta più superficie di separazione aria vetro possiede un’ottica, ciò che corrisponde praticamente al numero delle singole lenti libere. Analogamente si raggiunge un guadagno in luminosità quando sull’obiettivo si usano diversi accessori ottici trattati. In quanto alla brillantezza e particolarmente all’eliminazione delle immagini doppie, in molti casi con un unico accessorio azzurrato si raggiunge una correzione simile a quella che si otterrebbe correggendo un sistema ottico a più lenti.

Le unite fotografie lo dimostrano. Le fotografie 1 e 2 rappresentano una fessura luminosa e sono state eseguite con la Rollei ed il filtro giallo chiaro (obiettivo Zeiss Tessar 1:3,5/75 mm azzurrato). Sulla prima fotografia, eseguita con filtro non azzurrato, è chiaramente visibile la doppia immagine della fessura, che invece è stata eliminata nella seconda fotografia mediante l’uso di un filtro azzurrato.

L’immagine doppia della fessura luminosa è provocata da una riflessione che avviene nell’interno del filtro stesso (fig. 3). Una parte della luce che attraversa il filtro viene riflessa dal suo dorso, cade di nuovo sulla sua superficie frontale e, respinta da questa con intensità ridotta, colpisce infine, passando attraverso il filtro e l’obiettivo, l’emulsione sensibile nel punto B, mentre l’immagine principale si forma nel punto A. È stato constatato, in seguito a rigorose prove, che le immagini doppie provocate da riflessioni all’interno del filtro, si verificano soprattutto per soggetti molto vicini e solitamente verso i bordi dell’immagine.

Le fotografie 4 e 5 rappresentano lo stesso soggetto notturno e sono state eseguite rispettivamente con filtro verde non trattato e con filtro verde trattato (obiettivo Schneider Xenar 1:3,5 /75 mm trattato).

Nella fotografia eseguita con filtro non trattato si rileva chiaramente l’immagine doppia dell’insegna luminosa posta sulla parete della casa e di due lampade a globo. Nell’altra fotografia, eseguita con filtro trattato, queste doppie immagini sono state eliminate.

Esse sono causate da una riflessione che si verifica sulla superficie lucida della pellicola; da qui la luce viene respinta, colpisce il filtro passando attraverso l’obiettivo e infine, ancora attraverso l’obiettivo, ritorna alla pellicola (fig. 6).

Naturalmente, non sempre, usando filtri non azzurrati, si verificano immagini doppie tanto visibili, perché non sempre i soggetti ripresi presentano contrasti di luminosità così forti. Tuttavia, anche contrasti più miti bastano a provocare, usando filtri non trattati, una diminuzione del contrasto causa le riflessioni.

Sottoponendo anche i filtri al trattamento antiriflesso, la casa Franke & Heidecke è convinta di aver aiutato gli amici della Rollei ad ottenere fotografie sempre migliori.

Come si procede per azzurrare gli accessori ottici.

Il trattamento ideale dovrebbe conferire ai sistemi ottici la proprietà di evitare il verificarsi di qualsiasi riflessione nelle superfici di separazione aria vetro e di lasciar passare tutta la luce captata dall’obiettivo (fatta astrazione dall’eventuale assorbimento di determinati tipi di vetro). Finora purtroppo non è stato possibile realizzare risultati così perfetti, perché, secondo la qualità del vetro ed il procedimento usati, rimane sempre un residuo di riflessi che è più o meno rilevante, a seconda del colore della luce. Infatti, l’eliminazione dei riflessi avviene generalmente in minor misura per la luce blu (onde corte) e la luce rossa (onde lunghe), che per la luce verde (lunghezza d’onda media). Da questo ha origine la tonalità blu violetta che si nota osservando le lenti trattate.

A differenza dei normali sistemi di trattamento ad un solo strato, quello usato per gli accessori ottici della Rollei è un procedimento speciale detto a strati multipli, cioè sulla superficie vitrea vengono stesi, l’uno sopra l’altro, diversi strati. Questo procedimento è il risultato di profondi studi scientifici e tiene conto contemporaneamente del fatto che i vetri usati per i filtri Rollei hanno fattori di rifrazione relativamente bassi. Con vetri di tali caratteristiche il trattamento secondo il metodo ad un solo strato avrebbe naturalmente un effetto incompleto tanto che i filtri darebbero ancora rilevanti effetti di riflessione. Per questo la Franke & Heidecke ha adottato un sistema a più strati, riuscendo ad evitare quasi completamente le riflessioni ed ottenendo un risultato veramente efficace.

Ma il trattamento dei filtri Rollei è studiato in modo non soltanto da evitare le riflessioni, ma anche da provocare la massima trasparenza di ciascun filtro per le luci del suo stesso colore. Il trattamento è, cioè, selettivo.

Come già accennato, mediante l’azzurramento si ottiene che la riflessione della luce che si verifica inevitabilmente ad ogni superficie di separazione vetro aria, venga soppressa in misura rilevante e che la quantità di luce così guadagnata torni a favore del fascio luminoso che penetra attraverso l’obiettivo. É noto che i filtri hanno la prerogativa di lasciar passare solamente determinati colori e di conseguenza di assorbire i colori che sono complementari a quelli per i quali i filtri sono trasparenti. Questa caratteristica va tenuta in considerazione per il trattamento e ciascun filtro deve essere sottoposto ad un processo adatto alle sue proprietà spettrali.

L’efficacia del procedimento a più strati della Franke & Heidecke è visibile chiaramente dal diagramma esplicativo di fig. 7, che si riferisce ad un filtro rosso. La metà superiore del diagramma indica le parti di luce lasciate effettivamente passare dal filtro rosso in dipendenza della lunghezza d’onda: cioè soltanto la luce ad onde lunghe (lunghezza d’onda superiore a 600 m) passa attraverso detto filtro, mentre i raggi blu e verdi vengono assorbiti. Il filtro trattato è circa l’8% più trasparente di quello non trattato.

La metà inferiore del diagramma indica le proprietà di riflessione; il filtro rosso non trattato dà per ogni superficie di separazione vetro aria in base al suo fattore di rifrazione n= 1,54, una riflessione del 4,5%, uguale per tutti i colori della luce.

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Vediamo ora un esempio pratico attraverso questi scatti che ho realizzato con una Rolleiflex 2.8E con Schneider Xenotar con Rollei RPX 400 esposta a 3200 ASA e sviluppata con Rollei RPXD.

La fotocamera è stata utilizzata a mano libera.

Questa Rolleiflex, la prima che acquistai a fine anni ’90, aveva la lente anteriore dell’ottica di ripresa molto rovinata con graffi dovuti, come spesso accade, a ripetute ed energiche azioni di pulizia effettuate con panni non idonei.

Vi era all’epoca un’azienda ottica nel milanese in grado di lavorare le lenti rovinate senza variarne la curvatura e senza asportare eccessivo materiale, conservandone così intatte le caratteristiche.

Rolleiflex 2,8E con Schneider Xenotar – notare la lente frontale dell’ottica di ripresa priva del trattamento antiriflezzo a seguito dell’intervento di rimozione dei graffi

Occorre innanzitutto chiarire che questo tipo di intervento, eseguito ormai venticinque anni fa, è piuttosto difficoltoso da far realizzare oggi. L’azienda che operò all’epoca non effettua più interventi di questo genere. In questo caso, l’utilizzo di tecniche e attrezzature industriali garantì non solo la totale eliminazione dei danni alla lente ma, come accennavo sopra, anche il pieno mantenimento delle sue proprietà ottiche.

Per compensare la mancanza di antiriflesso, l’azienda che effettuò l’intervento mi sconsigliò dal far applicare un nuovo trattamento, ho da allora utilizzato questa fotocamera con un filtro Rollei H1 montato sull’ottica di ripresa.

Gli scatti che seguono sono, almeno dal punto di vista tecnico, un buon esempio di come anche in condizioni limite l’obbiettivo, pur modificato, si comporti, anche a tutta, apertura in modo egregio.

Per certi versi e sulla base della mia esperienza, decisamente meglio di altre più recenti e blasonate ottiche.

Milano, Teatro alla Scala e dintorni, Rolleiflex 2,8E con Schneider Xenotar e filtro H1- Rollei RPX 400 esposta a 3200 ASA e sviluppata con Rollei RPXD, scatti a mano libera; pur a tutta a apertura e pur in condizioni di ripresa difficili, gli scatti sono stati effettuati ad inizio gennaio in presenza di leggera nebbia, la Rolleiflex ha prodotto risultati interessanti riducendo al minimo gli aloni delle fonti di illuminazione diretta (lampioni e fari delle automobili). La presenza di leggera nebbia ha certamente contribuito alla proiezione verticale dei lampioni; nella foto dell’interno del teatro, l’utilizzo di un paraluce avrebbe certamente attenuato la luce parassita laterale proveniente a destra dal grande lampadario centrale

Max Terzi

maxterzi64@gmail.com

articolo tratto dal periodico Notizie ERCA del dicembre 1954. Titolo originale: Il trattamento dei filtri Rollei è a strati multipli e selettivo. Per cortesia di Andrea De Donno

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