La maggior parte della vasta produzione Rolleiflex si sviluppa tra la fine degli anni ’40 e l’inizio degli anni ’60.
In poco più di una decina d’anni escono, mal contati, oltre quindici modelli di biottica segno, da un lato, della risposta fornita dalla casa di Braunschweig al grande fermento che ebbe il periodo sotto il profilo dell’evoluzione dell’intero settore ottico fotografico ma anche, dall’atro, sintomo della necessità di restare competitivi con un prodotto ormai giunto a maturazione, per di più copiato in tutti modi possibili da aziende concorrenti orientali e occidentali.
Questa eccessiva frenesia finì per indebolire la redditività della Franke e Heidecke consegnandola, dopo la scomparsa di Reinhold Heidecke avvenuta nel 1960, ad un periodo di difficoltà che portò alla radicale ristrutturazione del 1964.
Per appassionati e collezionisti del marchio questa fase di grande sviluppo della produzione costituisce un momento di grande interesse.
Ricchi di nuovi modelli, di varianti, di accessori per i più disparati impieghi, gli anni ’50 rappresentano una cuccagna per chi voglia approfondire la conoscenza del mondo Rollei, voglia inserire nella propria raccolta un pezzo dalle particolari caratteristiche o voglia semplicemente usare una di queste meravigliose fotocamere per qualche scatto.

estratto dal catalogo Rolleiflex del 1953 – pagina descrittiva della Rolleiflex 2.8C; evidente la destinazione di questo modello al mercato professionale come recita il testo della pagina di presentazione del modello
In questo contesto, il modello che vi propongo oggi fa parte della prima serie avviata nel 1949 di biottiche con obiettivo di ripresa più luminoso del classico Tessar 75 mm 3,5 che aveva caratterizzato la produzione prebellica.
La Rolleiflex 2,8C fu prodotta, con denominazione di fabbrica: K.7. C, dal dicembre del 1952 al giugno del 1955 in poco più di trentamila esemplari.
Non è dunque una fotocamera con un indice di rarità elevato ma è di certo quella più interessante nel novero delle prime quattro versioni presentate dal 1949 in poi, prima dell’uscita della 2.8 E del 1956 dotata di esposimetro.
Di seguito il dettaglio con la specifica delle ottiche montate:
Rolleiflex 2.8A – 1949 – 1951 Carl Zeiss Jena Tessar 80 mm 2,8 o Opton Tessar 80 mm 2,8
Rolleiflex 2.8B – 1952 – 1953 Carl Zeiss Jena Biometar 80 mm 2,8 (1.250 esemplari prodotti)
Rolleiflex 2.8C – 1952 – 1955 Schneider Xenotar 80 mm 2,8 successivamente disponibile anche con Carl Zeiss o Opton Planar 80 mm 2,8
Rolleiflex 2.8D – 1955 – 1956 Carl Zeiss o Opton Planar 80 mm 2,8 in alternativa Schneider Xenotar 80 mm 2,8
Vediamo ora alcune caratteristiche della 2.8C.
Identificabile in prima battuta attraverso il numero di serie riportato nella classica posizione sopra la scritta Rolleiflex, abbiamo per questo modello due intervalli: dal numero 1.260.250 al 1.292.999 e dal 1.400.000 al 1.475.405.
Come si può notare lo scarto tra le numerazioni non è indicativo della quantità prodotta, sommando complessivamente centomila unità a fronte dei trentamila esemplari prodotti.
Questo modello introduce alcune novità quali la ghiera di messa a fuoco di maggiore diametro che alloggia al centro la ghiera con l’indicazione della sensibilità del film che in questo caso ha solo funzione di promemoria.
Migliorato anche il sistema di blocco del dorso in posizione chiusa che diventerà poi la soluzione adottata anche sui modelli successivi. In basso, sul frontale, troviamo altri due blocchi: uno per il pulsante di scatto e l’altro per il cavo del flash. Il primo, replicato sui modelli successivi con un nuovo disegno ha la funzione di bloccare lo scatto, evitando così pose accidentali durante il trasporto della macchina, e di blocco della posa B per mantenere aperto l’otturatore senza dover necessariamente utilizzare uno scatto flessibile con blocco.
Vengono inoltre introdotte due ghiere cromate sotto quelle di selezione dei tempi e diaframmi che hanno la funzione di blocco contro la rotazione accidentale dei selettori.

Popular Photography 1954 pubblicità della Rolleiflex 2.8C – la pubblicità di questi modelli molto diffusi negli USA fu piuttosto aggressiva
La più utile tra le nuove caratteristiche della 28C è probabilmente il meccanismo che permette di disattivare il blocco della doppia esposizione azionabile attraverso la parte zigrinata dell’anello coassiale alla leva di ricarica.
Questo nuovo comando non solo consente di effettuare esposizioni multiple sullo stesso fotogramma ma anche di ricaricare l’otturatore senza far avanzare la pellicola in caso di scatto accidentale con il tappo copriobiettivo o in caso di non funzionamento del flash.
Maggiori dettagli sono comunque contenuti nel video che trovate in fondo all’articolo.
Tutti i primi quattro modelli della nuova serie 2.8 furono destinati al mercato dei professionisti, non è quindi infrequente trovare esemplari molto usati ed in alcuni casi con i segni indelebili del loro intenso utilizzo.
La 2,8 C che ho recentemente recuperato è sicuramente appartenuta ad un fotografo che ne ha fatto un largo uso e questo è evidente se si esamina lo stato di conservazione della fotocamera.
Al di là di alcuni danni generati da colpi o da un’usura accentuata delle pelli, quello che appare più evidente è il grande deterioramento della lente frontale dell’ottica di ripresa, legato, con buona probabilità, ai ripetuti tentativi di pulizia.
Non era infrequente all’epoca che l’ottica di ripresa venisse pulita con materiale non idoneo, spesso con la cravatta del fotografo che utilizzava l’apparecchio.
In questo caso i segni lasciati nei tentativi di pulizia maldestri susseguitisi negli anni hanno di fatto compromesso la lente frontale che si trova oggi in condizioni disastrose.

danni da pulizia dell’ottica di ripresa dell’esemplare utilizzato nella prova
La curiosità di poter valutare quale tipo di influenza possa aver avuto questo danno sul buon funzionamento della fotocamera mi ha spinto a scattare un paio di rulli adottando alcuni accorgimenti, in primis quello di dotare la macchina di un paraluce e un filtro giallo scuro. I filtri Rolleiflex sono dotati di un trattamento antiriflesso di ottima qualità che almeno in parte può lenire la difettosità dell’ottica.
Ho due Rolleiflex 2,8E con lo Schneider Xenotar e devo dire che i risultati sono ben al di sopra di quelli ottenuti con questa esemplare. Tuttavia, è evidente come la qualità di questi obiettivi sia talmente elevata da poter sopperire, in alcune condizioni di ripresa, in modo egregio a un danno così evidente.
Può capitare di maneggiare esemplari di ottiche con danni da funghi, da pulizia o con presenza di polvere interna o opacizzazioni.
Ci si chiede spesso se questa tipologia di danni abbia effettivamente un effetto reale ovvero se esemplari acquistati a prezzi più bassi per via di questi difetti possano essere ugualmente utilizzati senza grossa influenza sui risultati.
Non è trascurabile il fatto che vi siano alcune tipologie di affezioni che possono colpire la il buono stato di un obiettivo che non influiscono proporzionalmente alla loro gravità sul risultato finale.
Questo, tuttavia, sulla base della mia esperienza, non può essere individuato attraverso il semplice esame dello stato delle lenti.
In queste situazioni è sempre opportuno fare delle prove non esistendo, purtroppo, una regola generale che possa guidare nella scelta di ottiche rovinate indicandone il livello di affidabilità nell’uso pratico.
In questo caso come è possibile vedere dai risultati, le abrasioni sulla lente frontale incidono soprattutto nella perdita generale di contrasto nei controluce, effetto che, mitigato da situazioni di normale illuminazione, può sembrare anche interessante.
Vi propongo quindi i risultati di questa sperimentazione che come sempre commento indicandovi anche il tipo di pellicola e il tipo di sviluppo utilizzato.

Milano, Santa Maria delle Grazie – Rolleiflex 2,8C Rollei RPX 400 sviluppata con Rollei Supergrain – cielo coperto basso contrasto, la situazione peggiore per un’ottica con questo genere di danni; la risposta è interessante ed il contrasto viene mantenuto nonostante la pellicola a più alta sensibilità

Milano, Piazza Gae Aulenti, Rolleiflex 2,8C Ilford FP4 sviluppata con Rollei Supergrain – anche in questo caso cielo coperto e buona risposta dell’ottica

Milano, Piazza Gae Aulenti, Biblioteca degli alberi Rolleiflex 2,8C Ilford FP4 sviluppata con Rollei Supergrain – controluce pieno con cielo velato: in questa occasione l’ottica danneggiata mostra tutti i suoi limiti

Max Terzi
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Complimenti Max !!!
Grazie Gianni!