segue dalla prima parte

Nella prima parte abbiamo visto come l’esperienza orientale di Rollei, raggiunta l’operatività nei cinque siti produttivi a Singapore con un organico di oltre quattromila addetti, fosse stata celebrata dall’azienda nelle primavera del 1973 con una kermesse che ebbe ampio eco sulla stampa specializzata italiana e internazionale.

La stampa di settore presente per il nostro paese, faceva parte della delegazione dell’importatore ERCA ed era composta dai giornalisti delle testate Fotografare, Il Diaframma – fotografia italiana, Foto Pratica, e Nuova Fotografia.

Di Fotografare ho già anticipato alcuni tratti storici ed il fatto che la rivista dedicò ben tre articoli nel numero di maggio del 1973: il primo incentrato sull’allora Direttore Generale della casa di Braunschweig Henrich Peesel sottolineando il grande vantaggio che Rollei stava traendo dall’applicazione di bassi livelli salariali rispetto al livello retributivo occidentale.

Fotografare, maggio 1973 – titolo dell’articolo dedicato ad Henrich Peesel e all’impresa Rollei a Singapore; a causa dell’elevato indebitamento aziendale e del perdurare di una situazione economica difficile, Peesel sarebbe stato estromesso dall’azienda meno di un anno dopo la pubblicazione di questo articolo

Il secondo artico dedicato alla fotocamera Voigtländer VSL1, derivata dalla Zeiss Ikon SL706, ed il terzo al prototipo della nuova SRL medio formato SLX66.

Fotografare, maggio 1973 – titolo dell’articolo dedicato alla nuova Rolleiflex SLX66 che nelle mire della casa di Brauschweig avrebbe dovuto fare diretta concorrenza ad Hasselblad, cosa che non era riuscita al precedente modello SL66; La SLX66 verrà commercializzata solo a fine 1975; nel frattempo Hasselblad avrebbe l’anno prima completato la gamma delle proprie fotocamere SRL con la 2000FC dotata di otturatore a tendine in titanio

Il livello di compensi mensile indicato da Fotografare andava dalle 7 alle 35.000 a fronte del salario di un operaio specializzato che era ad inizio anni ‘70 in Nord Italia attorno alle 120.000 lire. Al sud era di circa del 30% inferiore, la differenza era determinata nel nostro paese dal sistema delle gabbie salariali istituito nel 1945 e definitivamente abolito nel 1972.

Tralasciando il fatto che questa comparazione lascia il tempo che trova, una azienda valuta sotto il profilo economico il costo del lavoro e non il salario netto, appare comunque abbastanza chiaro come l’applicare un livello di compensi sensibilmente più basso fosse all’epoca visto come un’opportunità, senza considerare l’insieme di costi di approvvigionamento di materie prime e di logistica che una serie di impianti così distanti e localizzati in una zona che non aveva all’epoca alcuna vocazione industriale potessero comportare.

Nuova Fotografia, maggio 1973 – immagine che introduce l’articolo su Rollei Singapore ed illustra l’interno di una delle linee produttive

Un’altra notizia interessante riportata nell’articolo, qui occorre sottolinearlo a riprova dell’ispirazione indipendente della rivista, riguarda il livello di indebitamento di Rollei.

Di seguito uno stralcio.

Il danaro Peesel lo trova presso le sue banche, che ormai sono prese nel vortice: mentre Franke e Heidecke erano abituati a non spendere più di 150 milioni di lire l’anno nell’ammodernamento degli impianti negli anni d’oro della Rolleiflex, Peesel nel 1970 (anno nero) spende quasi 3 miliardi, e nel ’71 (anno nerissimo) spende quasi 6 miliardi di lire in nuovi impianti. Le banche e la famiglia Franke sono a cavallo della tigre. Peesel dirige, e non resta che stargli dietro sperando che tutto vada bene. Franke il vecchio proprietario (si riferisce al figlio di Paul Franke socio fondatore scomparso nel 1950, nda) – ormai vive come un comune impiegato, con lo stipendio che la Rollei gli passa, perché la ditta non paga più dividendi. Serve ancora molto danaro: lo stabilimento di Singapore deve essere costruito in gran fretta, ed è enorme, la nuova Voigtländer deve essere potenziata. Peesel ottiene che nell’anno in corso ben 14 miliardi di lire siano destinati alla produzione di nuovi impianti. Affluisce personale, vicino ad ogni operaio è seduto un apprendista: dopo poche settimane l’apprendista diventa autonomo. Ogni cellula ne genera una uguale a sé stessa. L’anno scorso il gruppo Rollei aveva 3700 dipendenti. Quest’anno i dipendenti sono 7000. Alla fine del ’73 saranno 9000.

Nuova Fotografia, maggio 1973 – a Singapore Rollei realizzò non solo la produzione di fotocamere e ottiche ma anche quella di proiettori DIA e lampeggiatori elettronici trasferendo in oriente l’intera gamma di assemblaggio dei propri prodotti

Devo dire che fra tutte le notizie diffuse all’epoca dalla stampa, la lettura effettuata dal periodico diretto da Cesco Ciapanna sulla situazione di Rollei fu una delle poche a mettere in luce la situazione critica che di lì a qualche mese avrebbe portato all’allontanamento di Peesel dall’azienda.

Sempre nell’ambito dell’articolo apparso su Fotografare si trova questo passaggio.

Trascorrono i mesi e l’attività di Peesel è instancabile (si riferisce alla costruzione degli impianti di Singapore, nda). Occorre danaro, molto danaro. Occorre personale. Occorre una buona rete di distribuzione. Occorrono prodotti validi da immettere al più presto sul mercato.

Fotografare, maggio 1973 – Henrich Peesel mostra il porta pellicola contenuto nel dorso della SLX66; il ritardo o la mancata uscita di pressoché tutti i prodotti annunciati nelle conferenze stampa della primavera del 1973 crearono un rallentamento nell’attività produttiva e di conseguenza in quella commerciale dell’azienda

Ad inizio anni ’70 Rollei varò anche un massiccio piano di revisione della struttura distributiva in alcuni paesi mettendo ad esempio fine all’accordo con Honeywell negli Stati Uniti e creando una filiale americana diretta per l’importazione dei propri prodotti.

pubblicità Rollei apparsa sulla stampa specializzata americana ad inizio anni ’70 dopo la creazione della filiale statunitense dell’azienda e la conseguente fine dell’accordo con Honeywell; il tono e i contenuti non giovarono al successo commerciale della SL66 oltre oceano; erano finiti i tempi che solo una quindicina d’anni prima vedevano Victor Hasselblad e Reinhold Heidecke ritratti insieme in Svezia con le loro fotocamere al collo; una inutile caduta di stile che caratterizzò la gestione Peesel

Tutto ciò non fu sufficiente come poi dimostrano le vicende aziendali. Dopo l’uscita di Peesel l’azienda rischiò la dichiarazione di fallimento per via dell’elevato livello di indebitamento che le macchine produttiva e commerciale, ancorché potenziate, non riuscivano a compensare.

Ad incidere in modo significativo sui conti dell’azienda fu certamente anche la congiuntura internazionale sviluppatasi in quegli anni con la crisi petrolifera.

Per continuità di editore, vediamo ora il contenuto di quanto apparso su Foto Pratica nel numero di maggio del 1973.

Foto Pratica fu fondata nel 1969 sempre da Cesco Ciapanna, con l’intento di differenziare l’offerta con un nuovo periodico la cui linea editoriale fu improntata ad uno stile comunicativo più vicino a quello che caratterizzava all’epoca la trattazione di temi di attualità.

La nuova testata fu quindi battezzata come la prima rivista italiana di fotografia in rotocalco.

La direzione di Foto Pratica fu affidata nel 1991 a Gianni Baumberger cambiando nome in Foto Pratica. Immagini e di conseguenza linea editoriale. Baumberger già importatore italiano dei prodotti Topcon, fu una figura di spicco in Italia nell’ambito della divulgazione della cultura fotografica. Da sempre vicino a Ciapanna che dedicò, sin dall’inizio della pubblicazione di Fotografar, ampio spazio ai prodotti della Tokyo Kogaku, rimase direttore di Foto Pratica sino alla chiusura della testata avvenuta nel 2000.

L’articolo pubblicato dalla rivista sull’esperienza di Rollei a Singapore fu incentrato sul dualismo Giappone – occidente con un titolo degno della vocazione da rotocalco che recitava “Ai Giapponesi non far sapere cosa sta succedendo a Singa… pore”.

Foto Pratica, maggio 1973 – il titolo dell’articolo dedicato a Rollei Singapore ricalca il taglio della rivista

Il taglio narrativo è coerente con l’indirizzo di questa pubblicazione: è quindi più asciutto, poco tecnico ed un filo sensazionalista. Basti pensare all’introduzione che recita: Rapido, costante sviluppo della Rollei di Singapore: una spina nel fianco della produzione fotografica giapponese? Alcune delle ultime novità Rollei presentate a un ristretto dal dottor Peesel ad un ristretto numero di giornalisti del settore

L’articolo, corredato da molte immagini, alcune devo dire piuttosto interessanti, si concentra sulle novità di prodotto presentate nel corso degli eventi a Singapore.

Foto Pratica, maggio 1973 – un interessante scatto che ritrae Peesel durante la conferenza stampa di presentazione della SLX66 attorniato da giornalisti e fotografi

Ecco uno stralcio della parte introduttiva: Una Rollei alla riscossa. Una Rollei, infine, che dopo essere stata per tanti anni passivo oggetto da parte dei giapponesi di scopiazzature innumerevoli, più o meno sfacciate, più o meno valide, ti si va a piazzare con le sue ultramoderne fabbriche proprio in Estremo Oriente, quasi alle porte dello stesso Giappone. E così come un giorno il Giappone imitò perfettamente le tecniche costruttive tedesche, ecco che oggi la Germania si appropria del segreto fondamentale del successo giapponese: il basso costo della mano d’opera. E i risultati, almeno sinora, sembrano perfetti.

Lette con il senno di poi queste righe fanno sorridere.

Foto Pratica, maggio 1973 – nella carrellata di immagini e informazioni contenute nell’articolo vi sono anche scatti inediti che riprendono fasi del processo di lavorazione; in questo caso a fondo pagina la pressofusione per la realizzazione degli chassis dei proiettori Rollei

Il Giappone non imitò le tecniche costruttive tedesche semmai le migliorò a vantaggio di una qualità e modernità dei prodotti ben più avanti di quella maturata in Germania dalle aziende di settore soprattutto negli anni ’60.

I giapponesi già nella seconda metà degli anni ’50 fecero grandi investimenti di prodotto sugli otturatori a tendina allargando il campo a quelli con tendine in metallo utilizzando anche il Titanio come fu per la Nikon F già nel 1959/1960.

In occidente invece si proseguì ad investire sugli otturatori centrali, forti anche di aziende leader come Deckel e Gauthier che gravitavano nella galassia delle aziende della Fondazione Zeiss.. Le prime reflex con otturatore a tendina commercializzate in Germania ovest nell’ambito delle big del settore furono la Contare e la Icarex rispettivamente nel 1960 e 1966 entrambe a marchio Zeiss Ikon.

Vi è poi il caso di Edixa che considero sempre un capitolo a parte.

Ritorna il tormentone del costo del lavoro.

Tutto ciò fa capire, qualora ce ne fosse bisogno, di quanto il mondo occidentale avesse compreso poco il reale vantaggio competitivo dell’industria fotografica giapponese.

E questo passaggio, sempre tratto dall’articolo, ne è una ulteriore dimostrazione.

Tutto questo, naturalmente, non può passare inosservato. Il Giappone è a due passi. Singapore anzi la Rollei-Singapore è oggi la sua spina nel fianco.

Veniamo all’articolo apparso su Il diaframma fotografia italiana.

Diretta da Lanfranco Colombo fondatore dell’omonima galleria a Milano nella seconda metà degli anni ’60, la rivista ha un taglio prevalentemente incentrato sulle immagini. Il numero di maggio del 1973, nel quale appare l’articolo su Rollei Singapore, è interamente dedicato alla fotografia in Cina attraverso una serie di interessanti articoli.

Il diaframma Fotografia italiana, maggio 1973 – sulla ‘articolo pubblicato dalla rivista trova spazio la descrizione delle caratteristiche di Singapore con il contrasto tra vecchio e nuovo

Il pezzo dedicato a Rollei, pubblicato nella rivista alla sezione galleria della tecnica, ha un’apertura originale: Appena usciti dal freschino dell’aereo è stato come trovarsi in serra: 35° e un’umidità atmosferica da bagno turco. E per dieci giorni è stato così, in altalena tra gli schiaffi gelidi dell’aria condizionata ed il clima tropico-equatoriale (al quale peraltro ci si abitua rapidamente, ricavandone per di più beneficio sia per la respirazione che per i reumatismi). L’accenno al clima non è soltanto cronaca di viaggio: si tratta anche del primo problema che la Rollei ha dovuto affrontare, ancora in fase di pianificazione, per poter produrre a Singapore. Da qui una serie di soluzioni tecniche e chimiche che rendono i metalli resistenti all’umidità ed eliminano il pericolo delle malefiche colonie di microfunghi tra ingranaggi e lenti. La prima preziosa esperienza.

Nessun riferimento al costo del lavoro ma piuttosto spazio ad aspetti di carattere sociale e culturale di Singapore.

Nessun problema, anzi, condizioni di partenza più che favorevoli per quanto riguarda la manodopera. La popolazione dell’isola passa ora i due milioni, ed è composta per l’80% da cinesi, per il 15% da indiani, per il 5% da malesi ed altri gruppi etnici: ebbene, il 60% della popolazione totale ha meno di vent’anni, ed unisce ai pregi dell’età una buona educazione scolastica, la predisposizione razziale ad un lavoro preciso ed organizzato, l’entusiasmo tipico di una società nuova per lo sfruttamento delle possibilità d’avanzamento economico e di affermazione individuale.

In un contesto socio economico in forte crescita come fu Singapore a partire dagli anni ’70, l’adeguamento del costo del lavoro che rappresenta l’espressione di un fenomeno di riscatto sociale, non tardò a venire raggiungendo già nel corso di quel decennio livelli molto distanti da quelli che avevano convito Rollei ad organizzare in quel contesto i nuovi impianti produttivi.

l diaframma Fotografia italiana, maggio 1973 – particolare dell’immagine che ritrae un ambiente di Singapore che dovette all’epoca convincere della possibilità di investire in un contesto a basso reddito

Vi è da dire che Rollei beneficiò di incentivi e sgravi che il neonato governo di Singapore aveva offerto per attrarre investitori stranieri disposti ad avviare attività industriali.

Chiude questa carrellata l’articolo apparso su Nuova Fotografia.

Della rivista ho già scritto in occasione del pezzo pubblicato su SENSEI qualche tempo fa sulla Zeiss Ikon SL725.

Edita dal 1970 al 1981 in oltre centoventi numeri la rivista fu diretta da Fabio Consiglio e Bruno Palazzi nella redazione napoletana di Via Manzoni e contiene alcuni interessanti articoli con spigolature non comuni per la stampa di settore dell’epoca.

Nuova Fotografia, maggio 1973 – copertina del numero della rivista che contiene l’articolo su Rollei Singapore

Questo articolo ha contenuti maggiormente paradossali che avvalorano la teoria che la stampa italiana fu portata a Singapore con l’idea di far passare un messaggio di modernità, dinamismo e contrasto all’industria giapponese.

Nuova Fotografia introduce l’esperienza Rollei e come le altre testate, elencando poi la serie di modelli presentati durante le conferenze stampa.

Ci sono due passaggi a mio avviso degni di nota in relazione all’enfasi posta da chi scrisse questo pezzo.

Si parla qui delle fabbriche impiantate a Singapore.

Un attacco diretto ai giapponesi? Condotto con i loro sistemi e la loro spregiudicatezza, ma con in più la tenace programmazione tedesca? Avevamo scritto, un paio d’anni fa, quando la Rollei aveva annunciato per bocca del suo capo e cervello motore, il Dr. Peesel, l’inizio della sua espansione, che a Braunschweig avevamo visto i giapponesi d’Europa. Oggi, i giapponesi d’Europa si sono trasferiti in Asia per condurre il loro assalto sul terreno stesso degli avversari.

Nuova Fotografia, maggio 1973 – prima pagina dell’articolo con il calembour sul leone di Singapore

Valgono qui le considerazioni fatte prima in relazione alla scarsa conoscenza in occidente del vero contenuto del modello di produzione giapponese.

Nuova Fotografia, maggio 1973 – anche in questo caso si trovano alcuni scatti effettuati all’interno degli impianti produttivi; le maestranze singaporiane furono formate allo svolgimento anche di attività ad alto contenuto tecnologico il che determinò l’acquisizione da parte degli addetti di competenze e specializzazioni di rilievo

L’articolo prosegue poi citando, per l’ennesima volta, la questione del basso costo del lavoro e fornendo un’interpretazione singolare del concetto di democrazia guidata.

Qualcuno potrà domandarsi: perché proprio Singapore? La risposta si compone di due parti: da una parte il bassissimo costo del lavoro (6 volte meno che in Germania, ma an-che 3 volte meno che in Giappone); dall’altra la presenza di un governo forte, socialista per quanto riguarda i suoi rapporti con i cittadini, ma di mentalità capitalistica nei rapporti con le industrie straniere e che, secondo il criterio della democrazia guidata, garantisce agli imprenditori l’assenza di sconvolgimenti politici, di scioperi e di contestazioni.

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Il 9 agosto 1965, il Parlamento malese approva l’espulsione di Singapore dalla Malesia. Singapore diventa, così indipendente, dopo una lunga serie di travagliate vicende, come “Repubblica di Singapore” rimanendo all’interno del Commonwealth. Nel 1971, il Comitato per lo sviluppo economico nell’ambito della ricerca di nuove opportunità di sviluppo per il paese propone a Rollei di creare uno stabilimento di produzione a Singapore per fotocamere, proiettori, obiettivi e otturatori.

L’Azienda di Braunschweig e il governo di Singapore fondano un centro di formazione a Kampong Chai Chee per lavoratori nei settori dell’ottica di precisione, della produzione di utensili e della lavorazione di precisione.

Rollei investe complessivamente 149 milioni di dollari in un decennio, nel tentativo di rimanere competitiva rispetto ai produttori di fotocamere giapponesi.

Dal punto di vista degli obiettivi che aveva il governo di Singapore, l’operazione consente di contribuire al processo di industrializzazione del territorio con il passaggio, negli anni ‘70, dalle industrie a basso specializzazione a quelle a più alta tecnologia.

Indebitata senza rimedio e con volumi produttivi decrescenti per via di un repertorio di prodotti che non riuscì a tenere il passo con il mercato, Rollei dichiara fallimento nel 1981 dando così fine all’esperienza orientale.

Max Terzi

maxterzi64@gmail.com

Fotografare marzo 1973, tra le fotocamere prodotte a Singapore vi è la Voigtlander VSL1 presentate nel corso delle conferenze stampa della primavera 1973 e derivante dalla Zeiss Ikon SL706; prodotta in finitura nera era stata denominata da Rollei la perla nera di Singapore; a parte gli esemplari prodotti per la catena francese IFBA, la fotocamera non fu mai prodotta con altri marchi e non raggiunse mai i livelli produttivi pianificati

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